Il dibattito sugli enormi investimenti nell'intelligenza artificiale continua a crescere, ma Jensen Huang, CEO di NVIDIA, appare tutt'altro che preoccupato. Di fronte ai circa 660 miliardi di dollari che i colossi tecnologici stanno destinando alla costruzione di infrastrutture AI, Huang definisce questa fase come una opportunità storica, non come una spesa eccessiva o irrazionale.
Negli ultimi mesi, aziende come Amazon, Google, Meta e Microsoft hanno aumentato in modo significativo il loro CapEx, superando i 100 miliardi di dollari annui. Gran parte di questo capitale viene indirizzata verso data center, chip avanzati e infrastrutture dedicate all'IA. Questo trend ha generato timori tra investitori e analisti.
L'opinione di Huang sull'IA
Secondo Huang, però, il contesto attuale è profondamente diverso. L'intelligenza artificiale ha superato la fase sperimentale e ha raggiunto un punto di inflessione. Non è più una semplice curiosità tecnologica o un chatbot, ma uno strumento concreto e profittevole.
Aziende come OpenAI e Anthropic, citate direttamente dal CEO di NVIDIA, stanno già generando ricavi significativi, dimostrando che i modelli AI possono essere sostenibili dal punto di vista economico. Huang sostiene che ci troviamo di fronte alla più grande opportunità software della storia. In passato, il software era uno strumento utilizzato dall'uomo; oggi, invece, è il software stesso a utilizzare strumenti, prendere decisioni e creare valore.
Non tutti condividono l'opinione di Huang
Non tutti, però, condividono questo ottimismo. Alcuni critici paragonano l'attuale corsa agli investimenti alla teoria della dark fiber della bolla dot-com, quando enormi infrastrutture vennero costruite molto prima che esistesse una reale domanda. Huang riconosce implicitamente il rischio, ma ribadisce che la domanda di calcolo e di soluzioni AI oggi è concreta, crescente e guidata dal mercato.
Alla fine, il successo di questi investimenti dipenderà dalla capacità dell'AI di diffondersi tra il grande pubblico e di generare valore su larga scala. Per Huang, però, una cosa è chiara: l'attuale spesa non è uno spreco, ma il prezzo da pagare per costruire le fondamenta del prossimo ciclo tecnologico globale.