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L'editore di Manor Lords considera l'IA un cancro e non la vuole nei giochi che pubblica

L'industria dei videogiochi è divisa sull'uso dell'intelligenza artificiale generativa, come dimostra la presa di posizione dell'editore Hooded Horse.

NOTIZIA di Simone Tagliaferri   —   09/01/2026
Un momento di Manor Lords

Mentre le grandi aziende tecnologiche e una parte consistente dell'industria videoludica investono centinaia di miliardi di dollari nello sviluppo di strumenti di intelligenza artificiale generativa (pensate a Microsoft o Electronic Arts, per avere due esempi), si moltiplicano le voci contrarie, che la contestano sia sul piano qualitativo, sia su quello etico. Se per alcuni l'IA rappresenta una rivoluzione paragonabile all'avvento del personal computer, capace di rendere lo sviluppo dei giochi più rapido, economico e accessibile, per altri è una minaccia concreta alla creatività e al lavoro umano.

Tra i critici più espliciti e diretti c'è Tim Bender, CEO dell'editore indie Hooded Horse, noto per aver pubblicato titoli come Manor Lords, Against the Storm, Soviet Republic, Cataclismo ed Endless Legend 2, che nei contratti specifica che nei giochi che pubblica non vuole risorse create con l'intelligenza artificiale generativa.

Senza peli sulla lingua

In diverse interviste, Bender ha definito la diffusione dell'IA generativa nell'arte come un "cancro", sostenendo che ha complicato drasticamente il lavoro degli editori indipendenti.

Against the Storm non usa IA generativa
Against the Storm non usa IA generativa

Il problema, però, non è tanto dichiarare il divieto quanto farlo rispettare. Non esistono strumenti affidabili per individuare i contenuti generati dall'IA all'interno di un videogioco. Piattaforme come Steam si basano principalmente sulla buona coscienza degli sviluppatori, un sistema che lascia ampi margini di errore o omissione. Anche l'uso temporaneo di immagini "placeholder" generate con IA può trasformarsi in un rischio, perché basta una svista affinché un asset non venga mai sostituito.

Abbiamo giocato a Olden Era e sembra un Heroes of Might and Magic, finalmente Abbiamo giocato a Olden Era e sembra un Heroes of Might and Magic, finalmente

La difficoltà aumenta ulteriormente quando entrano in gioco freelance e studi esterni, una pratica comune nello sviluppo indie. Per questo Hooded Horse arriva a sconsigliare qualsiasi uso dell'IA generativa anche nelle fasi preliminari dello sviluppo, per evitare che contenuti indesiderati finiscano nel prodotto finale, malgrado la buona volontà degli studi.

Alla base della posizione dell'editore non c'è solo una questione di qualità o di reazione del pubblico, ma una presa di posizione morale. Bender sottolinea come accettare asset generati da modelli addestrati su opere altrui significherebbe tradire i propri artisti.

Per Hooded Horse non si tratta di una questione di immagine o di pubbliche relazioni. "Non è un problema di PR, è un problema etico", ribadisce Bender. In un contesto in cui l'IA è sempre più pervasiva, l'unica strategia possibile, secondo l'editore, è la vigilanza costante e l'impegno a rimuovere e sostituire qualsiasi contenuto generato artificialmente, qualora venga scoperto.

Una battaglia che, conclude Bender, non dovrebbe nemmeno essere necessaria, ma che è diventata inevitabile in un'industria sempre più divisa tra innovazione tecnologica e tutela del lavoro creativo degli esseri umani.