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Il massacro di Jacksonville scatena la paranoia dei videogiocatori contro una stampa mai così pacata

La stampa generalista non ha dato la colpa ai videogiochi per il massacro di Jacksonville, e allora perché i videogiocatori sono sulla difensiva?

NOTIZIA di Simone Tagliaferri   —   27/08/2018

Dopo i fatti di ieri avvenuti a Jacksonville, in Florida, dove il ventiquattrenne David Ketz ha aperto il fuoco contro i partecipanti a un torneo di Madden NFL 19, è partita l'alzata di scudi del mondo dei videogiochi a difesa del medium, contro chiunque volesse accusarlo della strage.

Ora, è lapalissiano che in una nazione in cui le stragi di massa perpetrate da singoli individui stanno diventando la normalità, non sia possibile dare la colpa delle stesse ai videogiochi, ossia indicarli come movente unico dei gesti criminali, nemmeno in un caso come quello di Jacksonville in cui l'assassino è un giocatore professionista.

Però nel caso di Jacksonville chi è che ha sollevato accuse contro i videogiochi, tanto da far inferocire i videogiocatori? Nessuno, almeno in Italia. Quantomeno nessuno che abbia un minimo di potere. Leggiamo ad esempio i titoli di alcuni quotidiani online nostrani:

Ansa: "Usa: perde a torneo videogiochi e spara, tre morti"

Repubblica.it: "Jacksonville, perde il torneo e spara sugli altri giocatori: 3 morti compreso il killer e 11 feriti"

Corriere della Sera: "Sparatoria a un torneo di videogiochi in Florida: tre morti"

Il Messaggero: "Jacksonville, sparatoria al torneo di videogiochi: almeno 4 morti e 11 feriti. Morto aggressore"

Il Post: "Due persone sono state uccise a un torneo di videogiochi a Jacksonville, Florida"

Libero Quotidiano: "Florida, sparatoria a Jacksonville. "Morti e feriti" a campionato di videogame"

Il Mattino: "Jacksonville, sparatoria al torneo di videogiochi: almeno 4 morti e 11 feriti. Morto aggressore"

La Stampa: "Perde il torneo di videogame e spara sugli altri concorrenti: 4 morti in Florida. Il killer si è ucciso"

Il Fatto Quotidiano: "Usa: sparatoria in Florida durante torneo di videogame, 3 morti. Tra loro anche il killer: ha aperto il fuoco dopo avere perso"

Avvenire: "Florida, sparatoria a un torneo di videogiochi: tre morti"

TGcom 24: "Usa, perde a un torneo di videogame e fa una strage: 3 morti e 11 feriti"

Agi: "Sparatoria a un campionato di videogames in Florida, 4 morti e 11 feriti"

Il Sole 24 Ore: "Florida, perde al torneo di videogame e fa una strage: 3 morti e 11 feriti"

Il Secolo XIX: "Sparatoria a un torneo di videogame in Florida: quattro morti"

Quotidiano.net: "Florida, gli spari al torneo di videogame a Jacksonville: almeno 4 morti" Leggendo i relativi articoli si rileva facilmente che si tratta di semplici pezzi di cronaca che non puntano il dito contro nulla o nessuno. Abbiamo cercato anche pezzi di commento alla notizia, ma non abbiamo trovato nulla di rilevante (comunque sia se nei prossimi giorni emergerà qualche importante presa di posizione, la riporteremo sicuramente).

Insomma, contro chi è stata fatta la levata di scudi, fomentata anche da importanti rappresentanti della stampa videoludica nostrana? Mai come in questo caso i quotidiani sono stati equilibrati nel trattare l'argomento, nonostante la ghiotta opportunità di muovere facili accuse. Siamo ben lontani dai tempi in cui Giulietto Chiesa si scagliò contro GTA V.

Sulla stampa estera il dibattito è sicuramente più acceso, ma più che accuse ai videogiochi si può leggere la tristezza di dover registrare come normale un fatto che normale non dovrebbe essere. L'oggetto del contendere è soprattutto il controllo delle armi in USA, non certo l'influenza dei videogiochi sulla mente dell'assassino.

Domanda: non è che siamo diventati un pochino paranoici? È vero che in passato i videogiochi sono stati attaccati da più fronti, ma davvero siamo arrivati al punto di doverci difendere prima che arrivino gli attacchi? Insomma, non è che le giuste lamentele per le immotivate polemiche che hanno sommerso l'industria dei videogiochi in passato si sono trasformate in una specie di Fortezza Bastiani?