La Commissione Europea si è espressa in merito alle istanze sollevate dalla campagna "Stop Killing Games", decidendo di non raccomandare una nuova legislazione che impedisca agli editori di videogiochi di revocare l'accesso ai titoli "online-only" una volta terminato il loro ciclo commerciale.
La decisione, che rappresenta una battuta d'arresto per il movimento, è stata motivata da questioni legate ai diritti d'autore. In un comunicato stampa ufficiale, l'istituzione ha dichiarato: "La Commissione ritiene che in questa fase non possa proporre un obbligo legale per mantenere giocabili i videogiochi dopo che smettono di essere forniti commercialmente". La nota prosegue chiarendo che "Ciò è dovuto, inoltre, ai diritti di proprietà intellettuale esistenti. Secondo il diritto d'autore dell'UE, i titolari dei diritti godono di diritti esclusivi sulle loro creazioni. Oltre al diritto d'autore, anche altri diritti di proprietà intellettuale possono essere rilevanti in quanto possono proteggere diversi aspetti visivi e tecnologici di un videogioco".
In alternativa a un intervento normativo diretto, la Commissione ha annunciato che incontrerà i rappresentanti dell'industria e dei consumatori "con l'obiettivo di elaborare un codice di condotta del settore sulla gestione del 'fine vita' dei videogiochi" e di promuovere una campagna di sensibilizzazione sui diritti dei consumatori.
L'esito non ha colto di sorpresa i vertici della campagna. Pochi giorni prima che la decisione venisse resa nota, il fondatore di Stop Killing Games, Ross Scott, aveva pubblicato un video in cui dichiarava che, pur gradendo il supporto della Commissione, il timore era quello di ottenere esclusivamente "una comunicazione non vincolante senza alcun cambiamento reale".
A fronte di questa decisione, Scott ha sostenuto che l'esito della Commissione "non ha molta importanza", poiché il movimento sta perseguendo i propri obiettivi seguendo un iter alternativo direttamente attraverso il Parlamento dell'Unione Europea, mirando a emendare l'attuale Digital Fairness Act.
"Abbiamo fatto seri passi avanti in Parlamento", ha spiegato Scott. "Solo di recente, abbiamo avuto una richiesta di indagine sull'azione legislativa rivolta alla Commissione firmata da 45 membri del Parlamento Europeo e, collettivamente, abbiamo il sostegno della maggioranza su questo tema. Ciò significa che siamo nella posizione di approvare una legislazione al riguardo anche senza la benedizione della Commissione".
Il fondatore ha quindi invitato i sostenitori a mantenere l'ottimismo, sottolineando come la mobilitazione sia attiva anche oltreoceano: "Quindi il messaggio che emerge da tutto questo è di non farsi scoraggiare da ciò che decide la Commissione. Non è più il fattore decisivo in questa vicenda. La legislazione dell'UE dovrebbe procedere in ogni caso. In realtà, per la traiettoria su cui ci troviamo, tutto sembra procedere per il verso giusto sia nell'UE che in California. Sto quasi aspettando che succeda un imprevisto, perché in questo momento la nostra posizione sembra quasi troppo bella per essere vera". Nonostante l'apertura di una nuova, e potenzialmente lunga, fase di attesa sul fronte legislativo, l'iniziativa, partita nel 2024, sembra dunque disporre di solidi margini di manovra e di una chiara strategia politica per il futuro.
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