Videogiochi: non spendere 40€ per una skin non ci rende migliori degli altri

Non spendere 40€ per una skin nei videogiochi non ci rende migliori degli altri e non dà più valore alla nostra esperienza.

NOTIZIA di Nicola Armondi   —   01/10/2021
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Non esiste un modo giusto o sbagliato per giocare a un videogame. L'unico vero obiettivo di un gioco è intrattenere e ogni persona ha gusti e necessità differenti. A logica, quindi, non esiste un modo giusto o sbagliato per creare un videogioco (non parliamo di qualità, attenti, solo di obiettivi di design). Non esiste un modo giusto o sbagliato di commercializzarlo, fintanto che non inganni il consumatore sul contenuto proposto. Quindi no, vendere skin da 40€ (o da 1,000€ per quanto ci riguarda) non è sbagliato.

Questo discorso è stato fatto veramente troppo volte, eppure siamo qui di nuovo a proporlo. Tutto potrebbe essere riassunto in un banalissimo "con i tuoi soldi fai quel che vuoi, finché è legale e non fai danno ad altri". È comprensibilissimo che molti non vogliano spendere il prezzo di un AA per un singolo costume di un singolo personaggio di un singolo gioco, ma è comprensibilissimo che qualcun altro invece voglia farlo.

Non siamo qui per discutere di nuovo della correttezza di questo tipo di operazioni commerciali degli editori. Non siamo qui per dire che se queste skin vengono vendute a prezzi del genere significa che qualcuno effettivamente le compra e di conseguenza una compagnia che è lì per fare soldi si adegua. Siamo qui per discutere della profonda differenza tra comprarsi la skin e ottenerla giocando.

La skin di Ninetales costa 40€, convertita in soldi reali
La skin di Ninetales costa 40€, convertita in soldi reali

In realtà, vogliamo ampliare il discorso a un più generico ma comunque interessante: conta più il viaggio o la meta? Perché solo sotto questo punto di vista comprare la skin potrebbe essere un processo "limitante"... oppure l'esatto opposto, potrebbe essere la forma più pura di videogioco. Ci spieghiamo meglio. Il videogioco deve intrattenere, abbiamo detto, e lo fa dandoci qualcosa e chiedendoci qualcosa.

La richiesta, di norma, è una interazione ragionata (premere i tasti o scorrere le dita sullo schermo per far succedere qualcosa di ludico), ma conta anche la semplice attenzione rivolta al gioco (durante un filmato non faccio nulla, ma non smette di essere un videogioco).

Ciò che ci dà, invece, è una risposta alla nostra interazione (il gioco crea una situazione ludica che porterà a un'ulteriore interazione) oppure un contenuto non interattivo ma che amplia l'opera (come un filmato che porta avanti la storia del gioco).

In questo procedimento, vi è sempre una finalità ludica. Il gioco chiede qualcosa, ci dà qualcos'altro, e ci intrattiene. Questo processo è il viaggio.

L'intrattenimento genera infine in noi una serie di sensazioni: soddisfazione per una vittoria contro un potente boss, tristezza per la morte di un personaggio, gioia per l'ottenimento di un oggetto in-game. Queste sensazioni sono la meta.

Alle volte è temporanea (ci sarà un altro nemico da sconfiggere e un altro oggetto da ottenere a breve), alle volte è definitiva (ho visto il finale del gioco o ho ottenuto l'ultimo contenuto in-game secondario e ho raggiunto il 100%). A dare ancora più valore a queste sensazioni è però il sapere di aver compiuto un viaggio, breve o lungo che sia.

Cosa succede con le skin? Una volta ottenuta, l'acquirente prova una sensazione positiva. Può durare pochi attimi o per ore o per giorni, anche per tutta la vita. Non conta il tempo, a nostro parere. Tale sensazione non è in alcun modo diversa da quella provata da un giocatore che batte un potente avversario dopo molteplici tentativi. Cosa è mancato, però? Il viaggio. Comprare la meta con soldi reali annulla il viaggio (acquistare un contenuto in-game con una valuta guadagnata giocando è un discorso diverso, in quanto lì il viaggio c'è stato).

Chi scrive, istintivamente, trova tremendamente inutile l'acquisto di un micro-contenuto in-game tramite soldi reali e, se non si fermasse a pensare un secondo, si ritroverebbe a criticare aspramente questa realtà del mondo videoludico. Lo farebbe a torto, perché chiaramente dà più valore al viaggio che alla pura meta.

Non per tutti deve essere così. Per alcuni, forse per molti, la meta conta molto più di tutto il resto e poter spendere dei soldi reali per avere qualcosa di digitale è il modo perfetto per raggiungere il proprio vero obiettivo. Se per tali persone il viaggio è solo un qualcosa che si frappone all'ottenimento di ciò che si vuole, invece che di un modo per dare ancora più valore alla meta, perché aggirare il problema dovrebbe essere un male?

Perché il valore che noi diamo al viaggio, ci dovrebbe rendere superiori? Tutto quello che è intercorso tra una sensazione positiva e l'altra, tra una meta e quella successiva, che abbia richiesto pochi secondi o anche intere ore, perché dovrebbe rendere la meta più importante? Chi scrive non ha una risposta, sa solo che è così e basta. Forse però per alcuni è diverso e non è giusto criticare.

Quindi, conta più il viaggio o la meta? Che tipo di videogiocatore siete?