Prima ti pago, poi ti meno

Ninja Theory esordisce su iOS con una rilettura dei picchiaduro a scorrimento

RECENSIONE di Fabio Palmisano   —   27/12/2013
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Di tutti i generi videoludici, quello dei beat'em up a scorrimento ha sicuramente fatto più fatica di altri ad adattarsi ai nuovi standard imposti dalle console successive alla generazione a 16-bit. Se si escludono pochissime eccezioni meritevoli, infatti, si tratta di una categoria oramai quasi completamente abbandonata dagli sviluppatori, anche in un panorama come quello mobile che ha contribuito a riportare in auge tipologie di giochi finite nel dimenticatoio. Di diverso avviso è evidentemente Ninja Theory, che per il suo primo prodotto per iOS ha deciso di cimentarsi proprio in questo ambito: vediamo com'è andata.

Aridatece 'er puzzone

Lanciando l'applicazione di Fightback si ha subito l'impressione di essere stati catapultati negli anni '90, trovandosi di fronte un titolo che si perde davvero poco in chiacchiere: una manciata di schermate testuali ci informano che la sorella del protagonista è stata rapita da un criminale sporco e cattivo, e sarà dunque compito dell'utente aiutare il nerboruto eroe a farsi strada tra orde di scagnozzi a suon di calci e pugni fino a raggiungere boss finale. A rafforzare l'idea di un salto nel passato a due decadi fa contribuisce un design di menu ed interfaccia volutamente rozzo: un evidente tentativo di replicare il taglio umoristico di un prodotto come Far Cry: Blood Dragon, che prendeva possesso di un'estetica da film action di serie B al solo scopo di farsi beffe del materiale sorgente.

Prima ti pago, poi ti meno

Il risultato finale è però ben diverso, dato che l'ironia di Fightback non riesce minimamente ad incidere, fallendo del tutto nel supportare un titolo che si rivela soltanto brutto da vedere nelle schermate che fanno da corredo all'azione. Quest'ultima si sviluppa seguendo i canoni classici dei picchiaduro a scorrimento, anche se declinata alle particolari esigenze del mercato mobile: gli stage sono dunque molto numerosi (ogni livello corrisponde ad un piano di un palazzo da ripulire della feccia nemica) ma altrettanto brevi, allo scopo di facilitare una fruizione mordi e fuggi. Allo stesso tempo, il sistema di controllo è stato semplificato al massimo rimuovendo la possibilità di comandare i movimenti del protagonista, il quale sta fermo al centro dello schermo in attesa che gli avversari si avvicinino per riempirli di botte: un tap equivale ad un pugno ed una strisciata orizzontale od obliqua ad un calcio, mentre eseguendo lo stesso movimento verso l'alto o verso il basso ci si produce rispettivamente in un salto ed in una schivata. L'unione di questi elementi e la presenza di armi bianche e da fuoco consente la composizione di soddisfacenti combo, anche se non mancano i problemi strutturali: il software non è granché preciso nella rilevazione degli input e la reticenza degli avversari a farsi sotto può essere davvero snervante, considerando lo stretto tempo limite concesso per ogni stage.

Fightback è l'esempio perfetto di come rovinare un gioco intestardendosi sugli acquisti in-app

Peccato che le prospettive di poter godere di un onesto beat'em up vecchia scuola su iOS vengano letteralmente falciate dall'utilizzo quasi criminale che Fightback fa della formula free to play. Tutti i più antipatici espedienti che hanno contribuito a rendere tale modello indigesto a buona parte del pubblico videoludico sono infatti qui presenti all'ennesima potenza, coadiuvati dall'oramai arcinoto sistema a doppia valuta, con i dollari che si ottengono giocando ed i lingotti d'oro che vengono elargiti con estrema parsimonia a meno che non si decida di acquistarli.

Prima ti pago, poi ti meno

C'è l'indicatore di stamina che si riduce ad ogni livello e che va ricaricato tramite oro oppure abbandonando l'applicazione per qualche tempo; c'è una tassa da pagare per ritornare in gioco in caso di game over; ci sono potenziamenti e nuovo equipaggiamento per il protagonista messi in vendita a prezzi semplicemente esorbitanti; c'è infine una schermata all'inizio di ogni stage che invita ad acquistare costosissime abilità speciali e munizioni per la propria arma da fuoco. Come se tutto questo non bastasse, Fightback non si risparmia in tutta una serie di fastidiosi annunci promozionali, siano questi relativi alla pagina ufficiale di Facebook del titolo, ad altre applicazioni del catalogo Chillingo o semplicemente ad offerte relative a contenuti di gioco. La somma di tutti questi elementi porta non solo a masticare amaro durante la navigazione dei menu, ma anche e soprattutto a ridurre al minimo sindacale la reale esperienza ludica prima di scontrarsi con autentiche barriere di acquisti in-app. Non è infatti esagerato affermare che basta mezz'ora scarsa di gioco per arrivare ad un punto in cui diventa quasi impossibile proseguire senza spendere soldi reali: come ulteriore beffa, il titolo contempla la possibilità di cimentarsi in stage riservati alla pratica del grinding che però elargiscono ricompense talmente sproporzionate verso il basso da sfiorare il ridicolo.

Versione testata: iOS (1.6.1) Terminale utilizzato: iPad Air Prezzo: Gratis Link App Store
Multiplayer.it

5.0

Lettori

S.V.

Il tuo voto

Se non proprio tutte, Fightback aveva comunque molte carte in regola per imporsi come un convincente tentativo di dare nuova vita al genere dei picchiaduro a scorrimento su iOS: la grafica c'era ed il sistema di combattimento pure, e con un lavoro di pulizia del design si sarebbe potuto parlare di un ottimo titolo. Peccato che Chillingo abbia sfruttato il modello free to play nella peggior maniera immaginabile, infarcendo il software di espedienti per estorcere denaro all'utente i quali finiscono inevitabilmente per rovinare il tutto sommato apprezzabile lavoro di Ninja Theory.

PRO

  • Sistema di combattimento efficiente
  • Tantissimi livelli e potenziamenti
  • Graficamente più che dignitoso

CONTRO

  • Enfasi esagerata sugli acquisti in-app
  • Design poco gradevole
  • I controlli non rispondono sempre alla perfezione