Ad un passo dall'eternità

Ci siamo goduti una lunghissima escursione in un mondo fantasy ricco di spessore e contenuti e quella che segue è la nostra approfondita valutazione di Pillars of Eternity, il nuovo RPG di Obsidian

RECENSIONE di Pierpaolo Greco   —   30/03/2015
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È sempre affascinante approfondire e scoprire i retroscena che talvolta circondano software house, publisher e più in generale l'iter di sviluppo di un videogioco. E la storia di Pillars of Eternity, ma soprattutto del suo sviluppatore, Obsidian Entertainment, è una di quelle che lascia con il fiato sospeso.

Ad un passo dall'eternità

Dopo essersi fatto un nome nel settore rilasciando, in poco più di dieci anni, un corposo numero di giochi di ruolo appartenenti alle saghe più note, da Fallout a Knights of the Old Republic, passando per Neverwinter Nights, Dungeon Siege e South Park, la società californiana si è ritrovata di punto in bianco a rischiare il fallimento a causa di un progetto enorme e dispendioso cancellato dal suo publisher a pochi mesi dall'arrivo sul mercato. E così, mentre la bancarotta si stava pericolosamente avvicinando, Feargus Urquhart, il fondatore, Chris Avellone e un'altra manciata di veterani del settore, si sono rimboccati le maniche e hanno deciso di offrire al pubblico l'idea alla base di Pillars of Eternity, al tempo Project Eternity, chiedendone il sostegno attraverso una campagna su Kickstarter. E ci fu il miracolo. Con più di quattro milioni di dollari raccolti complessivamente, rispetto al singolo milione richiesto, il progetto divenne il secondo videogioco più finanziato sulla piattaforma di crowdfunding (alle spalle di Torment: Tides of Numenera di inXile Entertainment) e dopo due anni e mezzo di sviluppo e un paio di beta, il gioco è finalmente e incredibilmente arrivato sul mercato. E ci ha letteralmente rapiti.

Il nuovo gioco di ruolo di Obsidian è quanto di più classico ci potessimo aspettare. E questo è un bene!

È tutto inedito?!

Potremmo scrivere decine di migliaia di caratteri per raccontarvi cos'è Pillars of Eternity e soprattutto qual è stata la nostra esperienza con il gioco ma cercheremo, in questa recensione, di essere il più stringati possibile e di andare dritti al punto per non rischiare di incorrere in spoiler o trascinarvi troppo a lungo su queste pagine. Iniziamo subito col dire che la nuova opera di Obsidian è un gioco di ruolo classico, senza compromessi, che cerca di ripercorrere le orme impresse nella storia del genere dai mitici titoli realizzati con l'Infinity Engine di BioWare: da Baldur's Gate a Icewind Dale passando per Planescape: Torment. Proprio con quest'ultimo sembra avere diversi punti di contatto a partire da un enorme focus verso i dialoghi e la profondità del comparto narrativo e per la scelta di un'ambientazione lontana dai classici Forgotten Realms.

Ad un passo dall'eternità

Ma se nel caso di Planescape si trattava pur sempre di un setting estratto da Advanced Dungeons & Dragons, in Pillars of Eternity l'universo è assolutamente inedito, disegnato e ideato proprio da Obsidian. Quindi una storia completamente nuova di zecca, un gameplay in tempo reale ma dove la pausa tattica è fondamentale e usata praticamente durante ogni combattimento e decine di ore di gioco all'interno di un'ambientazione fantasy inedita ma influenzata da alcuni canoni classici del genere. Non c'è veramente bisogno di chiedere altro se il vostro obiettivo è quello di ritrovarvi catapultati, in un attimo, in un periodo storico dove era la trama a farla da padrona, ci si ritrovava a leggere migliaia di righe di testi e si rischiava di rimanere per ore invischiati in un singolo combattimento o nel tentativo di esplorare ogni anfratto di un dungeon o di una foresta. Insomma, se ancora non fosse chiaro, Pillars of Eternity non è assolutamente un gioco per tutti, ma chi è alla ricerca proprio di questa tipologia di gameplay rischia di ritrovarsi tra le mani un altro titolo che, sulla falsariga di quanto successo nei mesi scorsi con Divinity: Original Sin e Wasteland 2, e per alcuni anche con Dragon Age: Inquisition, potrebbe regalargli delle grandi soddisfazioni e risucchiarlo per decine di ore.

Ad un passo dall'eternità

Dopo un rapido prologo che funge anche da tutorial, la storia si svilupperà in modo imprevisto e pregno di elementi stuzzicanti e con anche qualche colpo di scena. La storia riesce ad evitare adeguatamente i soliti cliché del genere, focalizzandosi su elementi abbastanza inediti come la guerra sottile e serpeggiante tra scienza e religione che sembra permeare l'intera Foresta di Dyr, la regione in cui è ambientato Pillars, una terrificante maledizione che sta rendendo sterile l'intera popolazione portando alla nascita di bambini senza anima, e un potere speciale che il protagonista si troverà a dover gestire e che gli permetterà di indagare nelle vite passate dei personaggi che incontrerà sul suo cammino e su eventi avvenuti in altre ere. Rischiando più volte la pazzia e il distacco dalla realtà. Ciò che contraddistingue la narrativa del nuovo gioco di Obsidian è, come scritto poco sopra, il grande focus sui dialoghi che da un lato permettono di evitare combattimenti e situazioni ostili o di approfondire determinati elementi della trama e dall'altro permettono di definire la biografia del protagonista attraverso un processo di crescita caratteriale che potremo influenzare attraverso le risposte che daremo ai numerosi personaggi non giocanti e che, allo stesso tempo, contribuirà a determinare l'atteggiamento dei PNG nei nostri confronti. Una sorta di processo iterativo che ci stimolerà a mantenere un vero e proprio ruolo, come avviene con gli RPG cartacei, puntando alla coerenza del nostro alter ego. Inoltre i ragazzi di Obsidian hanno pensato bene di inserire una piccola chicca presa in prestito dai libri game: durante le sequenze scriptate o in occasione di alcune interazioni con l'ambiente, il gioco ci mostrerà le pagine di un libro con tanto di disegni fatti a mano, offrendoci alcune opzioni di scelta per le azioni che potremo compiere per portare avanti la sequenza. Queste azioni saranno determinate sia dalle statistiche dei nostri personaggi, sia da eventuali oggetti che abbiamo nell'inventario e potranno avere esiti anche negativi.

Nulla si crea, nulla si distrugge?

E visto che abbiamo accennato ad alcuni elementi cruciali del gameplay come le statistiche o l'inventario, passiamo a parlare nel dettaglio degli elementi ruolistici e più propriamente "giocabili" di Pillars of Eternity. Immancabilmente il titolo si apre con la fase di creazione del personaggio. Anche in questo caso, come per la storia, elementi completamente inediti e originali si vanno ad innestare sugli stilemi classici del genere. Troveremo quindi sei razze che spaziano dai soliti umani, elfi, nani introducendo però anche gli Aumaua, dei giganti dalla pelle vividamente colorata, gli Orlan, l'esatto opposto che ricordano tanto gli halfling ed i Deiformi, particolari entità che per metà appartengono alle altre razze ma presentano deformità tali che li fanno sembrare figli di divinità o, per molti dei PNG che incontrerete, delle aberrazioni mutanti da esiliare.

Ad un passo dall'eternità
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Stesso discorso si può applicare alle undici classi tra cui potremo scegliere e che comprendono guerrieri, druidi, monaci, maghi, ladri e così via, affiancati da archetipi più inediti come il bardo che canta durante il combattimento potenziando gli alleati e maledicendo gli avversarsi o il cipher, una sorta di chierico che può sfruttare le anime dei nemici per evocare possenti malefici. La particolarità di Pillars è che a differenziare le classi sono soltanto le abilità o i talenti speciali, non le competenze nelle armi, negli stili di combattimento o nelle armature: tutti possono fare ed equipaggiare tutto, semplicemente alcune classi potranno avere dei bonus per determinate tipologie di attacco o difesa. Bonus che possono comunque essere "acquistati" durante la fase di leveling. Un altro elemento che evidenzia l'originalità del titolo di Obsidian e la sua natura di progetto inedito ed interamente sviluppato senza poggiarsi ad universi prestabiliti è la particolare gestione del doppio sistema di statistiche che determina le peculiarità dei personaggi. Le sei principali riguardano la forza di attacco (c'è un valore unico per determinare i danni da mischia, a distanza e magici), la probabilità di colpire un bersaglio, la costituzione e così via ed hanno precise influenze anche su tutti i dialoghi, ma ce ne sono poi altre cinque che invece riguardano la capacità di interagire con l'ambiente e di influenzare la resistenza dei protagonisti durante le sequenze scriptate. Pillars of Eternity implementa ad esempio un sistema stealth che permette di aggirare gli avversari o di scovare trappole e tesori nascosti, tutti valori influenzati dalla statistica furtività, ma non disdegna di offrire numerose serrature chiusi e forzieri bloccati che potranno essere scassinati in base alla propria competenza in manualità. O ancora, i valori di atletismo e sopravvivenza, faranno sì che i personaggi siano, rispettivamente, più resistenti alla fatica e possano avere maggiori benefici dall'uso di pozioni e cibo.

Ad un passo dall'eternità
Ad un passo dall'eternità

Ma potremmo andare avanti ancora per molto ad elencare tutte le caratteristiche di ruolo implementate in Pillars of Eternity. Il titolo, ad esempio, offre due diverse caratteristiche per simulare i punti vita di un personaggio: resistenza e salute, con la prima che si consuma più rapidamente durante il combattimento e porta all'incoscienza del personaggio nel momento in cui arriva a zero, ma si recupera in un attimo alla fine del combattimento, e la seconda che invece può essere ripristinata soltanto riposando in una taverna o consumando un fuoco di campo (se ne possono portare soltanto un numero limitato e dipendente dal livello di difficoltà impostato), oppure utilizzando specifici consumabili e determina la morte del personaggio nel momento in cui si esaurisce. E poi ci sono il crafting e gli incantamenti, accessibili in qualsiasi momento del gioco a patto di avere tutti i reagenti richiesti dalle ricette, la possibilità di gestire vari tipi di set di armi per ogni personaggio che possono essere cambiati al volo durante il combattimento e anche alcuni oggetti di uso rapido da montare su un numero limitato di slot visto che durante le battaglie non è possibile accedere all'inventario. Non manca ovviamente la gestione dell'equipaggiamento per ogni personaggio ed è presente un particolare sistema di inventario che non è legato a un numero massimo di slot oppure al peso degli oggetti ma consente di saccheggiare virtualmente qualsiasi oggetto trovato in giro per gli scenari depositandolo in un forziere oppure tenendolo a portata di mano nella sacca, più piccola e limitata, dei singoli membri del party. E proprio il gruppo rappresenta un elemento cardine dell'intera esperienza di Pillars of Eternity visto che la sua natura di gioco di ruolo classico così focalizzato sull'uso della pausa tattica, non può naturalmente prescindere dalla gestione di un party. Oltre al nostro protagonista potremo portare con noi e gestire completamente un massimo di altri cinque personaggi che potranno essere reclutati con il prosieguo della storia oppure creati a nostra totale discrezione all'interno della taverna pagando una sostanziosa dose di denaro.

Incredibilmente tanto, forse pure troppo

Insomma, se ancora non si fosse capito, il nuovo progetto di Obsidian è all'insegna dei contenuti: è realmente enorme e saprà tenervi incollati ai monitor tranquillamente per 60, 80 ore prima che riuscirete a completarlo. Considerate che, correndo molto, impiegherete non meno di una quarantina di ore per raggiungere entrambe le capitali del gioco che fungono da hub di raccolta per un numero enorme di quest che si dividono tra le principali in grado di portare avanti la trama, quelle secondarie e alcuni, piccoli incarichi che possono essere svolti spesso all'interno di una singola location. Pillars of Eternity è fedele ai titoli con l'Infinity Engine anche dal punto di vista delle mappe.

Ad un passo dall'eternità
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Non si tratta infatti di un free roaming open world alla Skyrim o come il prossimo The Witcher 3: Wild Hunt ma, come avveniva anche con il recente Dragon Age: Inquisition, il gioco è suddiviso in aree che devono prima essere scoperte e che possono poi essere raggiunte navigando attraverso una mappa generale del mondo di gioco, dopo un breve caricamento. La particolarità è che alcune di queste zone sono già conosciute fin dall'inizio, ma la maggior parte devono essere scoperte esplorando una mappa limitrofa e uscendo da uno dei quattro punti cardinali. Si parla di quasi duecento diverse location e a queste si aggiunge anche una roccaforte personale che andrà prima sbloccata e poi potrà essere potenziata pagando moneta sonante e aspettando il passaggio del tempo in-game per avere accesso a forzieri aggiuntivi e a piccoli ma sostanziosi bonus nel caso in cui si decida di riposare nella taverna personale. Inoltre quest'area della mappa funge anche da accesso a un dungeon enorme, composto da quindici differenti livelli, colmo di oggetti ed equipaggiamento e che si conclude con uno scontro con un boss veramente molto ostico. Se non ci sbrigheremo ad affrontarlo nel corso del gioco, la nostra roccaforte subirà attacchi costanti che dovremo tenere a bada attraverso costruzioni specifiche o intervenendo personalmente. Pillars of Eternity può essere inoltre giocato con quattro diversi livelli di difficoltà: i primi tre che possono essere cambiati in qualsiasi momento, mentre l'ultimo, il più complesso rinominato Via dei Dannati, può essere scelto solo in fase di creazione della partita e mai più modificato. Inoltre è possibile attivare due opzioni per rendere ancora più coinvolgente e rischiosa l'esperienza di gioco: da un lato abbiamo la possibilità di eliminare qualsiasi aiuto e sovrimpressione in game, dall'altro troviamo una sorta di modalità hardcore dove sarà possibile utilizzare un singolo slot di salvataggio e se per qualche motivo tutti i membri del party muoiono, quest'ultimo verrà cancellato, obbligando a ricominciare dall'inizio la partita. Infine c'è da parlare del level cap che è fissato al dodicesimo livello ma con una particolarità: Pillars of Eternity non distribuisce esperienza per l'uccisione di nemici e boss ma solo ed esclusivamente per l'esplorazione e la conclusione di quest rendendo molto lungo il processo di crescita e soprattutto particolarmente ragionata la scelta delle strade da percorrere.

Arrivati a questo punto della recensione è necessario però fermarsi un attimo a riflettere su quelli che sono i punti negativi del prodotto, tendenzialmente rimasti invariati fin da quando ne abbiamo parlato in occasione della beta dello scorso anno. Innanzitutto è sempre un peccato notare che una così grande scelta di variabili per quello che riguarda razze, classi, statistiche e background dei personaggi, non è accompagnata da un'uguale personalizzazione del comparto estetico del proprio avatar. Solitamente questa scelta si limita a pochissimi preset e ad una manciata di artwork, di indubbia bellezza ma veramente molto ridotti per numero e varietà.

Ad un passo dall'eternità
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Non ci ha neanche fatto impazzire la precisa scelta dello sviluppatore di non implementare alcuna funzione di auto livellamento dei membri del party. Se da un lato apprezziamo infatti la totale autonomia decisionale che viene concessa al giocatore per gestire la crescita di livello del party intero, a nostro parere era importante implementare anche la possibilità di far crescere in automatico i personaggi secondari perché magari non tutti (specie quelli che decidono di giocare a livelli di difficoltà più bassi) hanno la voglia e il tempo di studiare ogni singola abilità e valore delle statistiche per ogni membro che viene reclutato nel party. È una componente del gameplay che, a livelli molto alti dell'esperienza, quando si ha un gruppo intero di sei elementi può essere anche sfibrante. Ma dove davvero Pillars of Eternity mostra il fianco è nel cosiddetto "pathfinding", ovvero la capacità dei personaggi di scegliere la strada migliore per raggiungere un determinato bersaglio o luogo. In moltissimi casi vi capiterà di vedere i vostri compagni incastrarsi in qualche roccia o addirittura fermarsi prima del necessario durante un combattimento per attaccare un bersaglio diverso da quello che avete selezionato solo perché questo si trova in mezzo alla strada. Altre volte non vi accorgerete che nella mischia generale il vostro guerriero non sta fisicamente colpendo i nemici perché magari è fermo a pochissimi centimetri da loro ma quel tanto che basta per non far scattare l'attacco in mischia o, magari, il vostro chierico per evocare una magia di guarigione ha pensato bene di farsi un giro dell'intera stanza, attivando tutti i colpi d'iniziativa dei vari nemici sparsi per l'area, senza che ci sia una motivazione valida. Purtroppo questi sono soltanto piccoli esempi ma, specie durante i combattimenti più complessi, la cosa potrà rivelarsi molto frustrante e fastidiosa. Infine ci sembra doveroso segnalare che Pillars of Eternity non offre una reale coda dei comandi come da tradizione per il genere. C'è in realtà una possibilità di far susseguire una serie di abilità speciali con una fastidiosa combinazione di tasti ma in concreto sarete costretti a una microgestione spasmodica dei vostri personaggi per farli continuamente passare dall'auto attacco ad una determinata magia o abilità per poi ritornare all'auto attacco e così via. E questo è un gran peccato per un titolo che si ispira così fortemente a Baldur's Gate e compagnia ruolistica.

Requisiti di Sistema PC

Configurazione di Prova

  • La redazione usa il Personal Computer ASUS CG8250
  • Processore: Intel Core i7 860 a 2.8 GHz
  • Memoria: 8 GB di RAM
  • Scheda video: NVIDIA GeForce GTX 780
  • Sistema operativo: Windows 7 a 64 bit

Requisiti minimi

  • Processore: Intel Core i3-2100T a 2.5 GHz o AMD Phenom II X3 B73
  • Memoria: 4 GB di RAM
  • Scheda video: ATI Radeon HD 4850 o NVIDIA GeForce 9600 GT
  • Sistema operativo: Windows Vista / 7 / 8 con gli ultimi service pack installati
  • Spazio su disco: 14 GB

Requisiti consigliati

  • Processore: Intel Core i5-2400 a 3.1 GHz o AMD Phenom II X6 1100T
  • Memoria: 8 GB di RAM
  • Scheda video: AMD Radeon HD 7700 o NVIDIA GeForce GTX 570
  • Sistema operativo: Windows 7 / 8 a 64 bit con gli ultimi service pack installati

Ah, i sapori buoni di una volta

Tecnicamente Pillars of Eternity fa il suo sporco lavoro: schermate minimalistiche, tanto testo su schermo, animazioni di pregevole fattura e un ottimo utilizzo di piccoli effetti particellari che, le rare volte in cui ci sono, sanno farsi notare.

Ad un passo dall'eternità
Ad un passo dall'eternità

Ovviamente è un titolo che punta tanto ad un preciso passato storico e quindi si allontana con forza da tutte le meraviglie grafiche a cui abbiamo assistito in questi ultimi anni anche senza dover scomodare i vari Bloodborne o The Witcher: anche il confronto con Divinity: Original Sin, ad esempio, lo vede sicuramente uscire da perdente. Allo stesso tempo però Pillars of Eternity brilla da un punto di vista artistico con scenari disegnati a mano che, in taluni casi, lasciano veramente mozzafiato tanto sono ricchi di particolari e ricercati da un punto di vista estetico. I colori sono vibranti ed alcuni scorci sono di una bellezza difficile da descrivere a parole. Soffrono invece, purtroppo, i modelli dei personaggi e soprattutto di animali e nemici, tutti un po' troppo uguali e, tranne pochissime eccezioni, decisamente poveri di inventiva e originalità. Buono ma non ricco di grande spessore il doppiaggio che è disponibile esclusivamente in inglese, mentre sono eccezionali le musiche d'accompagnamento che ci sono sembrate particolarmente ispirate in alcuni passaggi. La traduzione in italiano si presenta piuttosto pulita, scorrevole e ben rifinita ma non mancano talvolta degli strafalcioni con singole parole completamente fuori contesto che non riusciamo a spiegarci. Essendo stato un argomento di costante dibattito durante i nostri live e Sale Giochi dedicati al titolo, ci limitiamo a spendere qualche parola aggiuntiva sulla fisica del gioco tirando in mezzo, nuovamente, il confronto con Divinity: Original Sin. Pillars of Eternity si differenzia per un singolo, importante elemento dall'eccezionale opera di Larian Studios: la volontà di innovare a partire dalla tradizione. Pillars of Eternity prende a piene mani dal passato del genere, quasi lo ricalca fedelmente e spinge al massimo sulla qualità e la pienezza della mitologia, dei testi, della narrativa, delle quest e dei personaggi che incontreremo sulla nostra lunga strada. Original Sin, invece, parte da quelli che sono gli stilemi classici del genere per tentare di rinnovarli implementando alcune novità come la grande interazione con l'ambiente che si concretizza in una gestione della fisica che diventa parte integrante del gameplay. Sono due modi, entrambi validi, per interpretare e sfruttare il passato e quale dei due sia preferibile è soltanto una questione di gusti personali. Da parte nostra la preferenza l'andiamo a dimostrare con il voto che segue.

Commento

Multiplayer.it

9.2

Lettori (165)

9.1

Il tuo voto

Non c'è bisogno di girarci troppo intorno: Pillars of Eternity è un titolo eccezionale anche alla luce di alcuni problemi che affliggono il gameplay e che in talune occasioni possono rivelarsi piuttosto frustranti. Il pathfinding su tutti. Ma si tratta di un gioco talmente colmo di cose che si possono fare, di storie che ci vengono raccontate, di personaggi che è un piacere ascoltare, di zone che è emozionante esplorare che non ci metterete poi molto a chiudere un occhio su questi difetti. Ovviamente non si tratta di un titolo che ci sentiamo di dedicare agli amanti dei giochi di ruolo tout court: bisogna essere degli estimatori della tradizione del genere e sentirsi pronti ad investire decine e decine di ore su un'esperienza che appartiene sicuramente al passato ma se deciderete di superare una manciata di pregiudizi e di lanciarvi in questa avventura, siamo convinti che ne uscirete soddisfatti e pieni di gioia.

PRO

  • È enorme e vi terrà incollati al monitor per un quantitativo strepitoso di ore tra quest e attività da svolgere
  • L'universo di gioco è denso ed estremamente dettagliato e la trama offre diversi spunti originali
  • Alcuni scenari sono meravigliosi da un punto di vista artistico
CONTRO
  • Il pathfinding è talvolta insostenibile
  • Avere una coda dei comandi classica avrebbe reso più tattici i combattimenti
  • Qualche opzione aggiuntiva per l'estetica dei personaggi e la gestione della loro crescita, non avrebbe guastato