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Il ritorno del Guerriero Nero

A diciassette anni dal tie-in per Dreamcast, Berserk and the Band of the Hawk ci riporta nel manga di Kentaro Miura

RECENSIONE di Tommaso Pugliese   —   21/02/2017
Berserk and the Band of the Hawk
Berserk and the Band of the Hawk
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Fin da quando è stato annunciato, durante l'E3 2016, abbiamo pensato che Berserk and the Band of the Hawk fosse il soggetto perfetto per un musou. Il manga di Kentaro Miura, la cui pubblicazione nipponica è cominciata nell'ormai lontano 1989, si presta infatti in modo eccellente alla struttura tipica delle produzioni targate Omega Force, vista l'abbondanza di combattimenti in stile "uno contro mille" e finanche i boss che caratterizzano l'opera originale. Ebbene, dopo svariate ore di gioco nell'ottica di una campagna composta da quattro differenti archi narrativi, che coprono gli eventi fino al volume numero 63 italiano, non abbiamo potuto che confermare tale impressione: Koei Tecmo ha fatto centro nell'aggiudicarsi questa licenza, sebbene per ovvi motivi difficilmente vedremo un sequel in tempi brevi. Serviranno altri diciassette anni, come quelli passati dall'uscita di Sword of the Berserk: Gut's Rage su Dreamcast? Speriamo di no.

Berserk and the Band of the Hawk dimostra come il manga di Kentaro Miura fosse perfetto per un musou

Il Re dei Desideri

La trama di Berserk, per chi non la conoscesse, ruota attorno a un imbattibile Guerriero Nero, Gatsu, che porta sul collo il cosiddetto "simbolo del sacrificio", un segno che attira spiriti malvagi e Apostoli: esseri umani che hanno sfruttato il potere del Bejelit per trasformarsi in mostri immortali, sacrificando ciò che di più caro avevano al mondo al fine di abbracciare una spietata oscurità.

Il ritorno del Guerriero Nero

La missione di Gatsu è quella di trovarli e ucciderli ricorrendo all'Ammazzadraghi, una spada enorme che solo lui riesce a brandire, ovviando alla mancanza del braccio sinistro e dell'occhio destro grazie a un'efficace protesi di ferro (che nasconde un cannone!) e a un'esperienza in battaglia che non ha eguali. La storia di Gatsu comincia infatti molto tempo prima: cresciuto da un mercenario, è stato abituato a combattere fin da bambino e a utilizzare sempre spade più grandi del normale, attraversando una serie di vicissitudini che lo portano anni dopo a entrare a far parte della leggendaria Squadra dei Falchi, un esercito capeggiato dal carismatico Grifis, splendido condottiero dai tratti efebici. Dotato di un'ambizione smisurata, Grifis determinerà a un certo punto un evento devastante per Gatsu e i suoi compagni, diventando il bersaglio della furia cieca che caratterizza il protagonista quando lo incontriamo per la prima volta nel fumetto. Questo arco narrativo iniziale, denominato "L'Epoca d'Oro", viene accompagnato nel gioco dalle sequenze dei tre film d'animazione prodotti fra il 2012 e il 2013, laddove invece per le storyline successive manca tale importante supporto, sostituito da cutscene in-game comunque di buona qualità.

La profezia di Zodd

Come accennato in apertura, Berserk and the Band of the Hawk è dotato di una campagna in single player che segue in modo relativamente fedele gli eventi del manga, modificando i tratti del protagonista man mano che la storia procede e dotandolo di conseguenza di nuove armi e abilità. I quattro archi narrativi sono suddivisi in oltre quaranta missioni che richiedono circa quindici ore per essere completate, a patto di selezionare fin da subito il livello di difficoltà "hard".

Il ritorno del Guerriero Nero
Il ritorno del Guerriero Nero
Il ritorno del Guerriero Nero

Utilizzando infatti il grado di sfida normale ci si imbatte in quello che è sempre stato un difetto dei vari Dynasty Warriors, ovverosia scontri molto semplici e banali anche contro i boss, che raramente riescono a metterci alle strette o finanche a costringerci a utilizzare la parata. Laddove il livello "berserk" risulta eccessivo, visto che ai tantissimi nemici (oltre centocinquanta) che possono affollare lo schermo contemporaneamente basta un colpo ciascuno per ridurci subito in fin di vita, il grado "hard" si rivela essere come detto la scelta giusta per una sfida dignitosa. Chiusa questa parentesi, passiamo al gameplay, che è quello tradizionale dei Musou e soffre dei medesimi limiti, nella fattispecie una grande ripetitività. Facendo crescere il proprio guerriero si sbloccano nuove combo, è vero, ma parliamo in ogni caso di manovre che vengono effettuate premendo solo i tasti Quadrato e Triangolo, cercando di far salire la barra della rabbia e quindi di scatenare la furia del berserker: una modalità in cui il nostro personaggio non sente dolore e non può essere fermato (a meno che non subisca attacchi potenti), e che a sua volta porta al caricamento di una devastante super mossa in grado di ripulire quasi interamente lo scenario, risolvendo in un attimo situazioni intricate. C'è la classica visualizzazione della mappa sullo schermo, con gli hot spot da raggiungere e i nemici da abbattere, sebbene in questo caso l'obiettivo sia quello di sconfiggere determinati avversari oppure, più raramente, proteggere i propri compagni o scortare cittadini verso la salvezza, anziché conquistare settori dello scenario come negli episodi di Dynasty Warriors. Viene dunque a mancare l'auspicato aumento dello spessore per un sistema di combattimento che non enfatizza in modo particolare i colpi, o quantomeno rimane distante dalle produzioni rivali di Capcom (Sengoku Basara), mettendo sul tavolo anche una serie di armi dalla distanza (il braccio-cannone, la balestra a ripetizione, le bombe, i coltelli da lancio e così via) che risultano però meno efficaci di quanto sarebbe stato lecito aspettarsi. A ciò si aggiunge una funzione di bottino e artigianato che permette di equipaggiare una serie di oggetti, fonderli per moltiplicarne i bonus e migliorarne l'efficacia utilizzando pietre preziose in cambio del denaro guadagnato in battaglia: un elemento implementato in maniera un po' noiosa, ma che nelle fasi più avanzate si rivela fondamentale per poter sconfiggere gli avversari più coriacei. Al di là di questo, rimane indubbiamente il grosso vantaggio di poter contare su di un bestiario ricco e ispirato come quello nato dalla mente visionaria di Kentaro Miura, fattore questo che riesce a garantire all'esperienza sempre un grande interesse. Gli sviluppatori di Omega Force, in effetti, non hanno dovuto fare granché sotto il profilo del design, limitandosi a tradurre sullo schermo i mostruosi Apostoli nel ruolo di boss, a cominciare dall'imbattibile Zodd per arrivare al Conte che si vede nei primi numeri del manga, al folle inquisitore Mozgus e man mano agli altri formidabili, raccapriccianti avversari di cui quest'opera è ricolma.

Trofei PlayStation 4

Da buon musou, Berserk and the Band of the Hawk consente di sbloccare molti dei suoi quaranta Trofei eseguendo un numero sempre maggiore di uccisioni in battaglia, nonché naturalmente completando gli archi narrativi che compongono la campagna in single player. Non mancano gli achievement legati al potenziamento dei personaggi e alla raccolta degli oggetti, per chi è disposto a rigiocare più volte le stesse missioni.

Ognuno deve inseguire un sogno

La campagna di Berserk and the Band of the Hawk viene coadiuvata da due modalità di supporto, il Free Mode e l'Endless Eclipse. Il primo consente semplicemente di rigiocare tutte le missioni completate utilizzando i personaggi sbloccati fino a quel punto: ce ne sono otto più due varianti, dunque siamo molto distanti dai numeri dei vari Dynasty Warriors ma è possibile contare su di una buona diversificazione, visto che ogni guerriero dispone di combo e special differenti.

Il ritorno del Guerriero Nero
Il ritorno del Guerriero Nero
Il ritorno del Guerriero Nero

La modalità Endless Eclipse è invece un curioso survival in cui ci ritroveremo ad affrontare i mostri che popolano l'Eclissi, l'evento in cui vengono evocati i componenti della Mano di Dio, con la possibilità di avanzare e selezionare dei "sogni" contando da una parte sul supporto del misterioso Cavaliere del Teschio, dall'altra su di un'unica barra dell'energia vitale che in genere non può essere ripristinata, rimandandoci al punto di partenza in caso di sconfitta. Si tratta di un contorno discretamente ricco, in particolare l'Endless Eclipse, ma il cui fascino è relativo: laddove i limiti della campagna vengono compensati da una trama poderosa, queste modalità non possono contare sul medesimo supporto narrativo e giocarle si trasforma dunque in una pratica riservata unicamente ai fan sfegatati dei musou. Sul fronte tecnico gli splendidi personaggi e gli ispiratissimi mostri creati dalla matita di Miura, come detto, vengono molto ben rappresentati sullo schermo grazie a un uso ormai maturo del cel shading e allo sfruttamento delle capacità delle piattaforme di attuale generazione, che hanno sostanzialmente limitato il fenomeno del pop-up dei nemici a pochi metri che caratterizzava i capitoli di Dynasty Warriors fino a qualche tempo fa. Il gioco gira a sessanta frame al secondo piuttosto stabili, senza cali evidenti anche quando ci sono letteralmente centinaia di nemici sullo schermo, ma la qualità degli scenari rimane altalenante: si tratta alla fine dei conti di meri sfondi per l'azione classica di questo genere di giochi, ma un'attenzione maggiore in relazione alle location non avrebbe guastato. Sì, alcune mappe presentano un grado di dettaglio discreto e le texture in primo piano non peccano mai di definizione, ma in termini di geometria c'è ancora tanto lavoro da fare. Nel caso specifico di Berserk bisogna inoltre muovere una critica nei confronti delle censure: nonostante la classificazione PEGI 18, gli sviluppatori hanno tagliato determinate sequenze dell'anime (con l'unica eccezione di una scena molto cruenta, ma che probabilmente aveva un ruolo importante ai fini della caratterizzazione del protagonista) e allo stesso modo la grafica in-game presenta molto sangue ma nessun reale smembramento: i nemici vengono lanciati via anziché finire in pezzi sotto i colpi dell'Ammazzadraghi, ma visto che agli alberi animati capita di essere tagliati a metà sembra si tratti di una decisione che nulla ha a che vedere con l'aspetto prettamente tecnico. Peccato. Per quanto concerne il sonoro, le musiche sono di buona fattura e i dialoghi in giapponese trasmettono l'immancabile intensità a cui gli attori nipponici ci hanno da sempre abituato, ma manca del tutto una localizzazione in italiano, visto che i testi sono in inglese.

Conclusioni

Versione testata PlayStation 4
Multiplayer.it
8.0
Lettori (25)
7.5
Il tuo voto

Il manga di Kentaro Miura si prestava perfettamente a essere trasformato in un musou, e Berserk and the Band of the Hawk svolge tale lavoro in maniera ottima, mascherando grazie all'eccellente trama dell'opera originale, riprodotta fino quasi agli ultimi volumetti, le inevitabili mancanze delle produzioni targate Omega Force, nello specifico un gameplay molto semplice e ripetitivo, nonché un grado di sfida assolutamente banale laddove si affronti la campagna al livello "normal". Oltre alla trama, grandi protagonisti del titolo sono i personaggi, giocabili e non, nonché le raccapriccianti creature che dovremo affrontare, in particolare i potentissimi Apostoli. L'impianto rimane insomma il solito, che ben conosciamo e che non tutti apprezzano, ma il vestito con cui ci viene presentato stavolta è proprio quello delle grandi occasioni: se amate Berserk, l'acquisto è praticamente obbligato.

PRO

  • Campagna lunga, contorno discretamente ricco
  • Personaggi e mostri ispiratissimi, trama straordinaria
  • Grafica fluida e definita, ottimo uso del cel shading...

CONTRO

  • ...ma le ambientazioni sono spesso spoglie e banali
  • Gameplay fortemente ripetitivo, troppo facile il livello "normal"
  • Non abbiamo per nulla apprezzato la censura