Di streghe, gatti e monache combattenti 11

Momodora approda con il suo quarto capitolo su console, ed è un successo

RECENSIONE di Giorgio Melani   —   05/04/2017

Indice

In un'epoca in cui anche Cave Story è diventato praticamente un classico, le scelte estetiche che riportano a grossi pixel e impostazioni rigorosamente 2D hanno perso gran parte della loro spinta irriverente e rientrano in un'estetica ormai consolidata.

Questo non vuol dire che non sia ancora possibile distinguere tra chi adotta questo approccio con grande impegno e criterio e chi invece si adegua a quello che è diventato a tutti gli effetti un nuovo canone, e Momodora: Reverie under the Moonlight dimostra come questo tipo di rappresentazione abbia ancora tanto da offrire, specialmente se coniugato a una meccanica di gioco che funziona bene. D'altra parte non si tratta proprio di un titolo novello, essendo il quarto capitolo di una serie che, per chi segue un po' il panorama indie, si è già fatta notare da circa sette anni a questa parte. Il primo Momodora risale al 2010 e con il secondo capitolo sono disponibili gratuitamente su PC ormai da alcuni anni, mentre il terzo è stato pubblicato su Steam come gioco acquistabile, ma è stato con il quarto capitolo che la serie ha fatto il definitivo salto di qualità, cosa che ha spinto Playism a portare il gioco anche su console, dove i giochi di questo tipo si stanno affermando anche se siamo ancora piuttosto lontani dal panorama aperto e fervente che caratterizza il PC su questi fronti, e un gioco del genere arriva più facilmente se si è già dimostrato all'altezza, ha contatti con qualche alta sfera dei produttori o si appoggia a qualche nome altisonante. Momodora: Reverie under the Moonlight è invece un gioco sviluppato con tutti i crismi della produzione indie: portato avanti dalle quattro persone del team Bombservice, identificati da nickname come si conviene allo stile da garage developer genuino.

Momodora dimostra, ancora una volta, quanto il ritorno a stili classici possa portare aria fresca

Quasi metroidvania

Anche a causa del suo background, aspettarsi un metroidvania pieno sarebbe forse fuorviante, perché Momodora, così come anche il celebre Cave Story, è spostato su meccaniche un po' diverse, più incentrato sull'immediatezza dell'azione che sulla costruzione rigorosa di un level design da esplorare centimetro per centimetro alla ricerca di passaggi nascosti o sull'evoluzione del personaggio con velleità ruolistiche.

C'è però l'apertura dell'ambientazione a suggerire l'appartenenza al particolare genere ibrido e la sua struttura non lineare che consente di padroneggiare un'ampia mappa fatta si stanze e scenari diversi da approcciare con una notevole libertà. Questo non significa che manchino i momenti "avventurosi", nel senso di digressioni al limite con l'adventure, ma la sostanza si trova soprattutto intorno all'azione puramente platform e negli scontri, anche molto impegnativi, con i numerosi nemici che infestano le aree con tanto di immancabili boss. Si tratta dunque di concentrarsi soprattutto sul momento, sul costante pericolo che mantiene la tensione e il livello di sfida su alti livelli, traducendosi in un ottimo ritmo di gioco e nella necessità di tirare fuori una certa abilità per poter arrivare in fondo, piuttosto che concentrarsi sull'evoluzione della protagonista e sovrastare i problemi con livelli di esperienza ed equipaggiamenti superiori. Anche questa è una scelta in linea con il genuino classicismo scelto dal team, derivato anche dalla naturale evoluzione della struttura adottata nei primi Momodora, che per forza di cose non potevano presentare eccessivi approfondimenti in territori diversi vista la loro natura di action game sviluppati praticamente in casa. Eppure questa concentrazione su pochi ma buoni elementi di gameplay ha fatto emergere un carattere particolare e uno stile di gioco che non va preso alla leggera.

Il duro lavoro della monaca

Kaho ha uno stile di combattimento piuttosto particolare, visto che attacca con nient'altro che una foglia in mano per gli scontri a corto raggio mentre si affida a un più tradizionale arco per quelli a distanza maggiore. L'idea non tragga in inganno però, perché la foglia si dimostra un'arma letale e l'effetto che fa è simile al colpo classico di Strider, dunque la protagonista è ben equipaggiata per affrontare le minacce.

Gli incontri si dimostrano subito piuttosto impegnativi e impongono di imparare a utilizzare in maniera ottimale le manovre evasive per evitare gli attacchi, vista l'esigua quantità di energia e la notevole capacità di attacco che dimostrano fin dalle prime fasi i vari nemici sparsi per la mappa, senza parlare ovviamente dei boss. Si torna dunque alle origini dell'action anche per questo elemento: analisi dei pattern d'attacco, schivate col giusto tempismo e individuazione dei punti deboli e dei momenti migliori per sferrare i colpi, tutto molto "hardcore" anche perché piccoli errori costano tanto e il Game Over appare spesso e volentieri, considerando anche che i salvataggi non sono sempre dietro l'angolo. Messe insieme questa caratteristiche, il riferimento a Dark Souls non può che farsi strada nella mente, visto l'impatto del gioco From Software nel panorama attuale, ma i collegamenti sono ben più solidi con gli action/platform dell'epoca 8 e 16-bit, senza stare a tirar fuori i soliti noti. Si tratta dunque di una sfida d'altro tempi, impegnativa e a tratti anche frustrante, che bilancia con la necessità di vari tentativi una lunghezza non proprio impressionante del gioco (siamo al di sotto delle 10 ore, vicini alle 5), anche se i perfezionisti avranno di che tornare ad esplorarne i meandri.

Obiettivi Xbox One

Gli obiettivi sbloccabili sono solo 10 per il solito totale di 1000 punti, dunque si tratta di achievement tutti molti ricchi. Il risvolto della medaglia è che nessuno è particolarmente facile da conquistare: una prima semplice progressione del gioco garantisce il raggiungimento solo di pochi obiettivi e per una raccolta sostanziosa è necessario impegnarsi molto, portando a termine performance non semplici.

Una fiaba oscura

Lo stile grafico adottato è un chiaro omaggio alle produzioni in 2D più a 8 e 16-bit, con il classico "lo-fi" che induce l'effetto di una sorta di risoluzione bassa con grandi pixel a comporre i disegni. Questo non toglie che il lavoro si stato effettuato con una cura estrema nei particolari, ben visibile nelle belle animazioni dei personaggi e degli elementi dello scenario, disseminati di tocchi di classe, elementi semoventi e atmosfere particolari e molto variegate tra un'ambientazione e l'altra. Siamo più nell'ambito della fiaba piuttosto che del fantasy vero e proprio, con una torsione verso le interpretazioni più dark e oscure di questa, pur stemperate dal morbido tratto in stile anime che caratterizza tutta la scena. La similitudine con Castlevania è netta, ma Momodora presenta un'identità molto marcata proprio grazie a questo contrasto tra fiaba dark e cartoonesco, qui forse ancora più netto rispetto ai capitoli precedenti della serie. La storia è molto semplice ma funzionale a mettere in scena l'avanzata di Kaho tra miriadi di nemici: il mondo è invaso da mostri di varia tipologia e tutto sembra partito da una maledizione lanciata sul Regno di Karst, per cui l'unica speranza pare essere un colloquio con la regina locale alla ricerca di una soluzione. Non manca qualche colpo di scena anche se l'impianto narrativo non è proprio l'elemento cardine del gioco, ma c'è comunque una storia che avanza e viene raccontata soprattutto attraverso le interazioni e i dialoghi con i personaggi non giocanti, caratterizzati dall'immancabile ritratto dei soggetti che compare in sovrimpressione con le linee di testo.

Versione testata
Xbox One
Digital Delivery
Steam, PlayStation Store, Xbox Store
Prezzo
9,99 €
Multiplayer.it

8.0

Lettori (4)

6.9

Il tuo voto

Momodora: Reverie Under the Moonlight presenta un approccio semplice alle meccaniche metroidvania, ma estremamente impegnativo per quanto riguarda gli elementi di base action-platform. Ne viene fuori una vivace sfida d'altri tempi, con un ritmo serrato negli scontri, sostenuto da una risposta ai comandi molto reattiva e arricchito da una mappa ad andamento non lineare che rende comunque l'esplorazione un elemento importante. Lo stile pixellato non è certo una novità a questo punto, ma la particolare atmosfera a metà tra la fiaba dark e l'anime umoristico riesce a caratterizzare con forza questo gioco in mezzo alla vasta marea di produzioni con stile similare. Per il prezzo richiesto, vale la pena affrontare lo strano e pericoloso viaggio di Kaho in Momodora: Reverie Under the Moonlight.

PRO

  • Impegnativo e divertente
  • Bell'atmosfera tra fiaba dark e humor
  • Veloce e reattivo ai comandi

CONTRO

  • Un po' leggeri gli elementi metroidvania
  • Piuttosto corto