La recensione di Shadow of the Colossus per PlayStation 4 215

Dopo oltre un decennio dal suo debutto, torna su console di casa Sony un intramontabile capolavoro

RECENSIONE di Giordana Moroni   —   30/01/2018

Indice

Concettualmente creare il remake di un videogioco è come dedicarsi al restauro di un'opera architettonica: non è solo un lavoro di svecchiamento, non basta rimuovere la patina del tempo sedimentata sull'intonaco ma bisogna operare scelte più complesse. Cosa vado a correggere, rifare, aggiustare e cosa, al contrario, lascio invariato? Sono decisioni che comportano una certa responsabilità, anche perché molto spesso ci si trova ad agire su un'opera datata e ideata da qualcun altro; è necessario quindi studiare bene la creazione che si ha davanti e abbracciarne l'essenza per restituire al mondo un prodotto il più autentico possibile. Certo, si noteranno gli elementi originali e quelli moderni ma l'importante è ottenere un'armonia che sia appagante ma fedele. Forse questo paragone potrà sembrare pretenzioso per qualsiasi videogioco ma non certo per Shadow of the Colossus, grande capolavoro delle passate generazioni. Il team di "restauratori" che ha operato sul secondo titolo prodotto da Fumito Ueda e il suo studio è quello di Bluepoint Games, già artefici della rimasterizzazione uscita su PlayStation3 nel 2011. Cos'è cambiato e cosa è rimato invariato?

Tutto da zero

Nonostante sia stato ripetuto in più occasioni dalla stessa Sony è bene ricordarlo anche in questa fase di giudizio: il remake per PlayStation 4 è in tutto e per tutto il gioco originale uscito in Europa nel 2006. Questo significa che rimangono invariati i contenuti, la storia e i collezionabili perché il grosso del lavoro è stato fatto sul lato tecnico. Il titolo infatti vanta un completo rifacimento degli asset grafici e parte delle animazioni ma il tutto ammodernato con lo scopo di mantenere lo stesso feedback e colpo d'occhio dell'originale. Stando alle parole di Peter Dalton, technical director di Bluepoint Games, il lavoro fatto dallo studio è stato più di aggiunta che restyle perché è vero che il mondo di gioco è stato modellato da zero, ma una volta rimesso tutto al proprio posto il team si è concentrato sulle rifiniture, aggiungendo dettagli ed effetti che nelle versioni passate del gioco non s'erano mai viste. Il lavoro risulta straordinariamente convincente, fatta forse eccezione per il viso del protagonista che in alcune sequenze di gioco sembra eccessivamente paffuto. A stupire nell'ambiente sono gli effetti di luce che grazie ad un sistema di rendering dinamico cambiano realisticamente in favore del contesto geografico, conferendo una precisa identità ad ogni area della mappa.

Chi ha però beneficiato davvero di questo ammodernamento sono i colossi, dove la nuova veste grafica rende i giganteschi mostri sorprendentemente dettagliati specialmente se si osserva attentamente la loro pelliccia: questa ha un preciso aspetto sui colossi antropomorfi mentre appare totalmente diversa quando bagnata sui mostri acquatici o in movimento su quelli volanti. Di contro il dettaglio grafico scopre forse un po' troppo percorsi, appigli e punti deboli dei nemici, risultando a colpo d'occhio più facili da individuare. Ottimo anche il comparto audio dove ovviamente la colonna sonora composta da Ko Otani è ancora il pilastro fondante dell'esperienza ma non va trascurata tutta la cura dedicata agli effetti sonori di ambiente e fauna. Lo scroscio dell'acqua, il canto del vento tra gli steli d'erba, persino il rumore degli zoccoli di Agro sembra più pieno, oltre a risuonare diversamente in base al tipo di terreno battuto. Il risultato ottenuto da Bluepoint dimostra la loro grande maestria sul fronte tecnico maturata nel corso degli anni, ma ciò che davvero scalda il cuore è la delicatezza utilizzata per apportare i piccoli cambiamenti presenti nell'interfaccia sia comandi che grafica.

La vera difficoltà nel creare il remake di un gioco del passato infatti è misurarsi nove volte su dieci con un titolo vecchio e Shadow of the Colossus non fa eccezioni; i problemi maggiori in passato erano certamente radicati nel comparto tecnico ma una volta abituati al framerate ballerino, quello che infastidiva di più erano i comandi del gioco, complessi e decisamente poco intuitivi oltre al feedback non sempre preciso. Il remake per PlayStation 4 offre ovviamente l'interfaccia originale affiancandola però a due rimappature, una moderna e l'altra a metà strada tra la nuova e l'originale. Una mossa corretta e che alza di molto il grado di accessibilità al titolo, specialmente per le generazioni più giovani abituate a comandi più snelli e di rapido apprendimento. Altra modifica è stata fatta sull'interfaccia grafica ovvero gli elementi che compaiono a schermo durante la partita. Dopo tutto il lavoro tecnico fatto per esaltare al meglio l'aspetto del gioco sarebbe stato un peccato lasciare gli indicatori di salute e grip presenti nell'originale. Per questo motivo la barra della salute è meno invasiva e di un rosso meno saturo mentre l'indicatore sferico della presa del protagonista, oltre ad essere diventato di un color oro anziché lilla, presenta una linea sul lato sinistro; man mano che si procede nell'avventura infatti il protagonista diventa più forte e di conseguenza aumenta la durata della presa in arrampicata.

Nel gioco originale purtroppo questo significava un aumento di diametro dell'indicator,e mentre l'aggiunta della barretta permette l'estendersi di questa skill senza diventare graficamente invadente sullo schermo. Dal menù di gioco si può decidere quando visualizzarle oltre ad abilitare/disabilitare aiuti e suggerimenti in gioco. Come accennavamo il titolo non varia nei contenuti tanto da riproporre fedelmente anche i collezionabili presenti nell'originale come le code di lucertola o gli extra sbloccabili nella modalità time attack. L'unica novità assoluta del remake è la modalità foto, che permette ai giocatori di immortalare momenti d'azione e i magnifici scorci di panorama in una fotografia, modificandola poi con una serie di filtri applicabili anche in partita. Ed è proprio a questo punto che gli sviluppatori sembrano aver preso uno scivolone, perdendosi in un bicchier d'acqua.

Trofei PlayStation 4

Come c'era da aspettarsi, i trofei PlayStation sono strettamente collegati ai progressi di gioco, dove ogni colosso sconfitto garantirà una ricompensa, e ai numerosi extra collezionabili nelle prove a tempo. Shadow of the Colossus è uno di quei giochi che regala incredibili sensazioni durante la prima run e che mette nelle successive alla prova le capacità dei giocatori più tenaci.

Bello, forse troppo

Come già detto, il lavoro più grande è stato effettuato sulla componente tecnica, un'operazione certamente apprezzabile ma che forse si è spinta oltre il necessario. La perplessità ruota in particolare attorno alle tanto decantate opzioni grafiche offerte da PlayStation 4 Pro, dove i giocatori potranno privilegiare a loro discrezione risoluzione o framerate. È possibile infatti giocare attivando una tra le due modalità offerte dal remake: cinema o performance. La prima esalta la qualità dell'immagine offrendo a coloro che possiedono uno schermo che li supporta, HDR e 4K dinamici, mentre in performance il gioco scorre fluido a 60 frame al secondo. Bluepoint ha confermato che tale prestazione sarà raggiunta anche su PlayStation 4 (che in fase di recensione non ci è stato possibile provare, quindi possiamo solo far fede alle dichiarazioni degli sviluppatori) ma in tutta questa varietà di opzioni grafiche e personalizzazioni dell'esperienza di gioco, nessuno nell'entusiasmo si è fermato per porsi la domanda più semplice di tutte: era necessario? No, non lo era, specialmente considerando cosa è stato sacrificato.

In ogni sua modalità e versione il gioco appare ovviamente sempre diverso, ma mai rispettando l'originale e visto che a livello pubblicitario è stata messa così tanta enfasi sulle prestazioni offerte da PS4 Pro, affrontiamo la questione con il giusto grado di pignoleria. I 60 frame al secondo della modalità performace sono di certo graditi ma non necessari: chi ha giocato all'originale per PlayStation 2 ricorderà bene i cali mostruosi di framerate, 30 granitici fps erano più che sufficienti... ma non possiamo certo lamentarci di un upgrade tecnico. Il vero problema è che su PlayStation 4 Pro né la modalità performance né la cinema restituiscono la vera palette cromatica del gioco se non attivando l'HDR. Ciò che rende visivamente riconoscibile i lavori di Ueda sono la precisa scelta ed uso di luce e colore, in particolare per Shadow of the Colossus si optò per una patina opaca e verdastra che smorzava anche i toni più brillanti. Una soluzione furba visto che ai tempi dell'uscita non c'erano i mezzi per creare un gioco con un alto livello di dettaglio, ma le decisioni prese sui colori rimangono tali a distanza di oltre un decennio.

Ciò che forse infastidisce più di ogni altra cosa è notare come questa spinta tecnica abbia privilegiato una resa grafica realistica in favore di quell'atmosfera onirica ed estraniante dell'opera originale. Tradire quindi una scelta artistica in favore di un upgrade tecnico fatto esclusivamente non perché c'era la possibilità di farlo, e non certo la necessità, è uno scivolone che francamente non abbiamo apprezzato, specialmente dopo il livello di cura e amore dimostrato nell'affrontare scelte di design più spinose. È giusto che le attuali produzioni camminino di pari passo con le tecnologie offerte, ma se si tratta di un titolo già uscito la priorità è raggiungere il grado di fedeltà più alto possibile e nonostante il gioco sia visivamente appagante non c'è risoluzione, framerate, luce, effetti particellari e profondità di campo dinamica o altre migliorie grafiche aggiuntive che tengano se il tutto non restituisce fedelmente l'atmosfera originale. Il gioco è stupendo da vedere ma anche il più bel panorama sembra asettico, un perfetto esercizio tecnico che nella sua bellezza tradisce lo spirito del passato e favorisce una resa grafica iper-realista in favore dello stile più onirico dell'originale. Less is more.

Digital Delivery
PlayStation Store
Prezzo
39,99 €
Multiplayer.it

8.5

Lettori (110)

8.6

Il tuo voto

Il lavoro fatto da Bluepoint Games dimostra la loro abilità e sapienza: sanno muoversi con il giusto tatto e consapevolezza, qualità necessarie per affrontare un titolo come Shadow of the Colossus dove nulla ai tempi fu lasciato al caso. Il remake è sorprendente e offre un alto grado di personalizzazione grafica dell'esperienza di gioco in base alle possibilità di ogni giocatore, dimostrandosi bellissimo da vedere... forse troppo. Operazioni revival come questa di Shadow of the Colossus ci ricordano molto bene come il target privilegiato di questa particolare tipologia di videogiochi non dovrebbe essere quello dei giocatori che conoscono già il titolo ma coloro che non hanno potuto giocarlo in passato. Questo però non significa al contrario tradire una scelta artistica in favore di un upgrade tecnico nel quale, immersi in un tripudio di effetti grafici e performance spinte, si perde un po' il fascino del titolo originale, che rimane comunque immutato nella storia e nei contenuti di gioco. Ottimo, ma non perfetto.

PRO

  • Contenuto del gioco immutato
  • Ottimo restauro del comparto audio
  • Grande performance tecnica...

CONTRO

  • ... che tradisce l'atmosfera onirica originale favorendo il realismo