La recensione di Black Panther

Con Black Panther il Marvel Cinematic Universe fa un passo avanti, sia stilisticamente che come ambizione

RECENSIONE di Valentina Ariete   —   15/02/2018
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Elegante, dinoccolato, sguardo fiero: abbiamo fatto la conoscenza di T'Challa (Chadwik Boseman), re del Wakanda e Black Panther, in Captain America: Civil War, dove si è schierato nel team Iron Man di Tony Stark (Robert Downey jr). Dopo la morte violenta del padre, Pantera Nera deve tornare nella terra natia per salire al trono e difendere la sua nazione da nemici che si sono coalizzati per spodestarlo. Creato da Stan Lee e Jack Kirby nel 1966, il personaggio ha ora un film tutto suo, Black Panther appunto, nelle sale italiane dal 14 febbraio, in cui scopriamo qualcosa in più sull'affascinante giovane sovrano, entrando perfino nei suoi sogni.

La recensione di Black Panther

E il diciottesimo film del Marvel Cinematic Universe sembra effettivamente un viaggio onirico, un percorso che arriva alle radici di che cosa voglia dire non solo essere un eroe, ma anche un buon padre e una buona guida, merce sempre più rara in questi tempi di incertezza e paura. Riprendendo il classico percorso di formazione in cui un figlio accetta il proprio destino e capisce che deve avere il coraggio di distaccarsi dagli errori paterni per poterlo compiere (la prima immagine che viene in mente è, vista l'ambientazione africana, Il Re Leone della Disney, ma in realtà la struttura è quella del classico dramma shakespeariano, molto presente anche in Thor, sopratutto quello di Kenneth Branagh), Black Panther si rende conto che il modo migliore di governare non è isolarsi dal resto del mondo e costruire barriere, ma ammettere le proprie mancanze e aprirsi al diverso.

La recensione di Black Panther

Essere re o non essere re?

Lo stesso ha fatto Ryan Coogler, già regista di Creed, che, imparata la lezione dei suoi predecessori, ha capito che l'unicità del personaggio è la sua forza e lo ha quindi trasformato in un'icona, potendo contare molto sul carisma dell'attore, cucendogli addosso il ruolo (come accaduto già per l'Iron Man di Downey jr. e il Dottor Strange di Benedict Cumberbatch): Black Panther ha un suo stile inconfondibile, che si rispecchia nella colonna sonora, che passa con disinvoltura da sonorità hip-hop a tamburi tribali, nei colori, mai così accesi e ipnotici in un film del MCU (forse solo in Doctor Strange), che richiamano quelli dei costumi tradizionali africani, fino alla tecnica di combattimento, a metà tra un'arte marziale e una danza, che mette ancor più in evidenza la fisicità dirompente dei protagonisti. La voglia di osare non si limita all'aspetto visivo: Black Panther prende infatti una presa di posizione forte, trasformando dichiaratamente il protagonista in un simbolo di libertà e riscatto per la comunità di colore, così come è stato per Wonder Woman nel film della concorrente DC. T'Challa è il primo supereroe di peso di colore e nel film la questione del "black power" diventa centrale. Senza però lasciarsi andare a discorsi politici insistenti, ed evitando allo stesso tempo l'umorismo più demenziale di pellicole come Thor: Ragnarock, Black Panther prova ad alzare l'asticella facendo intrattenimento di spessore, in cui i protagonisti si interrogano sul senso della lotta e del potere, sulle responsabilità personali, sull'anteporre il proprio dovere agli interessi personali.

La recensione di Black Panther

Finalmente un grande villain

La vera forza di Black Panther però è racchiusa nei personaggi femminili e nell'antagonista: se fino ad ora le eroine del MCU sono state sempre sbiadite figure di contorno (la stessa Vedova Nera è usata spesso più per mostrare le generose grazie di Scarlett Johansson, che non per approfondire la psicologia del personaggio), le guerriere Nakia e Okoya, interpretate dal premio Oscar Lupita Nyong'o e Danai Gurira (l'inarrestabile Michonne della serie The Walking Dead) sono di tutt'altra pasta, energiche e bellissime nelle scene d'azione, pronte a qualsiasi sacrificio pur di lottare per ciò in cui credono. Lo stesso vale per il maestoso Erik Killmonger di Michael B. Jordan, vittima di un'ingiustizia che lo trasforma completamente: carismatico e imponente, il suo è il primo villain del MCU che non solo convince davvero (Loki di Tom Hiddleston escluso, anche se più ambiguo che davvero avversario), ma che ha delle motivazioni talmente forti da spingere più volte il pubblico a fare il tifo per lui, proponendosi come vera antitesi del protagonista, uscendone come l'altro lato della medaglia, quello oscuro e affascinante, impresa che solo i grandi antagonisti sanno fare. Nota di merito anche per Andy Serkis e Martin Freeman, rispettivamente nei ruoli di Ulysses Klaw ed Everett Ross, trafficante d'armi e agente della CIA, unica "quota bianca" del film, a cui è destinata la maggior parte della "linea comica", come direbbero gli sceneggiatori di Boris.

La recensione di Black Panther

Mescolando tradizione e tecnologia, stile e temi politici, cultura pop e Shakespeare, Black Panther è dunque uno dei film Marvel più coraggiosi e pronti a sperimentare, in cui il mitico Wakanda, regione segreta e ricchissima dell'Africa rimasta sconosciuta per secoli, non è un luogo impossibile da concepire o un'utopia sterile, ma un nuovo modo per pensare la civiltà, aprendosi agli altri, condividendo conoscenze e risorse, pur mantenendo la propria individualità: l'unica risposta sensata (nel caso si voglia contribuire a costruire un futuro e non vedere il mondo bruciare) a minacce come il terrorismo, il cambiamento climatico e soprattutto l'intolleranza, sentimento presente, strisciante, nel cuore di ogni essere umano, anche in quello di un re.

Commento

Multiplayer.it

7.5

Black Panther è uno dei film più coraggiosi e sperimentali del Marvel Cinematic Universe, in cui aspetto visivo e contenuti puntano in alto con ambizione. Mescolando questi elementi alla perfezione, il film rappresenta una nuova fase per il MCU, più matura, anche grazie a un villain finalmente degno del suo ruolo.

PRO

  • Lo stile: i colori, la musica, la tecnica di combattimento e il design fondono egregiamente tradizione e futuro
  • Il carisma dei personaggi femminili
  • Un villain che spinge il pubblico a fare il tifo per lui
CONTRO
  • I primi minuti, che accumulano informazioni in modo quasi bulimico