Dragon's Crown Pro: la recensione 73

Vanillaware torna su PlayStation 4 con il punto più alto della propria produzione

RECENSIONE di Emanuele Gregori   —   08/05/2018

Indice

Sono anni che attendiamo al varco i Vanillaware con il loro ultimo progetto, 13 Sentinels. Nel frattempo George Kamitani e soci sono già approdati su PlayStation 4 con una straordinaria versione riveduta e corretta di Odin Sphere. In quel frangente, causa anche un titolo invecchiato sì benissimo ma che necessitava di qualche ritocco per tramutarsi nella perla che abbiamo avuto il piacere di ri-giocare, le modifiche in termini di bilanciamento e l'aggiunta di una barra della stamina avevano portato il titolo dei ragazzi di Osaka ad un livello quasi inimmaginabile. Dopo un paio d'anni e pochissime informazioni sul prossimo gioco, è tempo di tornare nelle Hydelands in cerca della Dragon's Crown. Questa volta, partendo da un titolo pressoché perfetto, la versione Pro del gioco dei Vanillaware non è altro che un porting nudo e crudo, con texture migliorate e una fluidità che rasenta il miracolo.

Alla ricerca della Corona perduta

Quando Dragon's Crown arrivò sul mercato, nell'ormai preistorico 2013, ciò che sconvolse maggiormente fu la capacità di reinventare un genere che ormai sembrava essersi lasciato alle spalle gli anni dello splendore. L'amore di Kamitani per i beat 'em up a scorrimento, sulla falsariga di Golden Axe, non è mai stato un segreto e, seppure i suoi titoli siano sempre stati in grado di portare aria fresca nel genere 2D, tutti approcciavano una progressione molto più lineare e basata sulla narrazione delle storie dei propri protagonisti. Dragon's Crown, al contrario, mette in secondo piano questo aspetto, relegando tutto ciò che riguarda la trama del titolo a splendide schermate fisse disegnate a mano, che fungono da espediente per gli incontri con i (pochi) personaggi secondari. Ciò che invece accompagna il giocatore è una voce fuori campo che si comporta come il classico Game Master di una tipica sessione di D&D.

Qualsiasi sia il protagonista che sceglierete, tra le sei classi disponibili, il vostro compito sarà sempre quello di mettervi sulle tracce della Dragon's Crown che da il titolo al gioco. Attraverso una miriade di dungeon colmi di nemici, trappole e altrettanti boss, il piacere di avanzare e potenziare il proprio alter ego è la ciliegina sulla torta di un'esperienza che, nonostante i cinque anni sulle spalle, si conferma il punto più alto mai raggiunto dal questo genere. Con una campagna non estremamente lunga, ma che basa la propria longevità sul fattore della rigiocabilità e della difficoltà aumentata, Dragon's Crown è un titolo in grado di rubarvi un quantitativo di ore fuori dal comune, coadiuvato da un comparto multiplayer e un cross play con PlayStation 3 e Vita a chiudere un cerchio talmente perfetto da fare invidia a Giotto.

Ne voglio ancora

Se la vostra intenzione è quella di comprare un titolo in grado di regalarvi ore di divertimento facile e indolore, probabilmente non avete mai toccato un gioco di Vanillaware. Dragon's Crown, ancor più rispetto agli altri, rappresenta l'apoteosi del concetto di grinding, complice anche un sistema di looting eccezionale e una gestione delle risorse in grado di portarvi via parecchie ore solo nella scelte della vostra migliore build. Tutto il sistema di Dragon's Crown è basato sulle differenze sostanziali tra le varie classi. Mai come in questo caso, scegliere un guerriero o una maga cambierà sostanzialmente il vostro approccio al gioco e anche le strategie da utilizzare in battaglia. Per questo ripercorrere le strade già calcate e ripetere fino alla nausea la decina di dungeon (che raddoppiano con le strade alternative) presenti all'interno del gioco non risulta mai estenuante. Per rendere ancor più differenti le esperienze, Vanillaware ha pensato di adottare un sistema di abilità e accessori unici per le diverse classi. Ecco quindi che se il guerriero utilizza spada e scudo e richiede il combattimento brutale corpo a corpo, l'elfa avrà invece dalla sua la forza della distanza, grazie all'utilizzo dell'arco. Discorso diverso per quanto riguarda le classi basate sulla magia, che richiedono l'utilizzo di mana e la ricarica dello stesso tramite la pressione prolungata del tasto quadrato. Si capisce facilmente come, alla luce di queste forti differenze, sarà impensabile lanciarsi nella mischia con il mago, o cercare di tenersi a distanza quando si utilizza l'amazzone. Ad arricchire ancor di più la personalizzazione ci pensano una serie di tratti (divisi tra quelli comuni e quelli specifici di ogni classe) che è possibile acquisire dopo aver speso punti abilità. Questi vanno dal classico aumento dei punti vita, fino alla possibilità di innalzare scudi che coprono gli alleati, senza tralasciare attacchi particolari e combo, che aumentano le possibilità di ogni personaggio in battaglia.

Chiudiamo una carrellata di caratteristiche di un titolo già più che sviscerato negli scorsi anni con un dettaglio che i nuovi giocatori non devono assolutamente dimenticare: la componente online. Già nella sua versione originale, Dragon's Crown adottava un sistema di cooperativa immediato e divertente. Semplicemente entrando all'interno delle zone adibite alla scelta dell'avventura da intraprendere, è possibile decidere se unirsi ad una partita causale o organizzare un'escursione con i propri amici. Un netcode stabilissimo e una velocità più che incoraggiante permettono di ritrovarsi in partita con persone provenienti da tutto il mondo, allargando il bacino d'utenza grazie al già citato cross play. Un dettaglio non indifferente se si considera che tutto il gioco resta basato sulla ripetizione forsennata degli stessi dungeon alla ricerca di nuove armi e pezzi di armatura in grado di aumentare le proprie caratteristiche o di infondere particolari benefici e resistenze al proprio personaggio. Proprio la possibilità di giocare con gli amici è particolarmente consigliata quando si conclude la prima fase dell'avventura e il gioco innalza la sua difficoltà mettendovi di fronte a nemici esponenzialmente più forti e boss devastanti, dandovi anche l'opportunità di innalzare vertiginosamente il livello del vostro alter ego. Questo quadro generale mette in luce un titolo colmo di contenuti e quasi totalmente scevro da difetti, nonostante un feedback dei colpi purtroppo vicino all'inesistente e una quantità di elementi a schermo che spesso rischia di confondere il giocatore, non più certo di dove si trovi e di cosa stia effettivamente attaccando. Nulla di incomprensibile, ma certamente necessita di riflessi pronti e una certa attenzione, elemento comunque migliorato tramite una resa visiva ottima e una fluidità straordinaria.

Digital Delivery
PlayStation Store
Prezzo
49,99 €
Multiplayer.it

9.0

Lettori (20)

8.5

Il tuo voto

Dragon's Crown torna su PlayStation 4 con una riedizione che non apporta nessun tipo di modifica al titolo originale dal punto di vista dei contenuti. Questo può rappresentare per alcuni un valido motivo per rinunciare all'acquisto, ma è indubbio che parliamo ancora oggi del punto più alto del proprio genere e di un acquisto quasi obbligato per tutti coloro che un lustro fa si sono persi un piccolo grande gioiello. Sperando che Vanillaware continui su questa strada e che 13 Sentinels possa innalzare ancor di più il livello delle proprie produzioni, il consiglio è di recuperare Dragon's Crown e lanciarsi a capofitto nel suo mondo fatto di fantasy e mitologia.

PRO

  • Dragon's Crown in tutto il suo splendore
  • Una mole di contenuti impressionante
  • Sei classi totalmente differenti l'una dall'altra
  • Visivamente è un'opera d'arte
  • La fluidità della versione Pro è una gioia per gli occhi

CONTRO

  •  Un paio di nuovi dungeon sarebbero stati perfetti