Dark Souls: Remastered, la recensione 142

Il primo Dark Souls fa il tanto atteso salto su PlayStation 4 e Xbox One

RECENSIONE di Massimo Reina   —   23/05/2018

Indice

Come abbiamo avuto modo di scrivere in precedenti articoli, Dark Souls è stato con ogni probabilità uno dei giochi più importanti della scorsa generazione, in particolare perché ha saputo reintrodurre una forma di game design che era sparita da tanto tempo, applicandola al campo degli action-GDR e dando vita a un nuovo sottogenere. In un tempo in cui la produzione di videogiochi è in gran parte orientata verso titoli che tendono a regalare un'esperienza di gioco più guidata e cinematografica, spesso a discapito delle meccaniche, Dark Souls rappresenta ancora oggi una vera e propria eccezione, col suo gameplay "duro" e senza fronzoli, un level design tra i più riusciti e un comparto multigiocatore online che è parte integrante dell'avventura principale. From Software ce lo ripropone ora a distanza di qualche anno in una versione adattata per PlayStation 4 e Xbox One che, lo diciamo subito, migliora la fluidità ma non offre novità eclatanti in termini contenutistici e tecnici rispetto all'edizione originale, puntando tutto o quasi sulla splendida atmosfera e sulla giocabilità. Questo, forse, deluderà quei fan che si aspettavano qualcosa di più da questa remastered, ma farà felici quelli che invece auspicavano solo una certa stabilità del frame rate e di ritrovare quindi intatto il cuore pulsante dell'esperienza sotto ogni punto di vista.

Trofei PlayStation 4

Il gioco offre 41 Trofei, dei quali 17 nascosti, suddivisi in 18 di bronzo, 20 d'argento, 2 d'oro e 1 di Platino. Per ottenerli bisogna progredire nell'avventura, stringendo Patti, acquisendo le migliori armi, eliminando determinati boss o portando al massimo livello le magie.

Tenta, muori, impara

Visto che praticamente ogni giocatore conosce il gioco o ha avuto modo di aver a che fare con qualche altro souls-like dotato di caratteristiche simili, non vogliamo annoiarvi con un'inutile quanto dettagliata descrizione del gioco. Pertanto in questa recensione ci limiteremo a sintetizzare il più possibile stile e trama, concentrandoci poi sulle novità offerte da Dark Souls: Remastered. Per quanto riguarda la giocabilità, l'opera di Miyazaki e di From Software propone come sempre un livello di sfida tarato verso l'alto, e premia chi ha pazienza, chi studia i percorsi, le statistiche, le routine comportamentali dei nemici e perfino qualche bug per difendersi e attaccare col giusto tempismo, e non chi parte lancia in resta. Tentare più volte, morire ripetutamente e ricominciare fino a quando non si riesce a superare un ostacolo sono le basi del gameplay.

Il modo corretto per imparare a sopravvivere all'interno di un mondo con una mappa complessa tra le più brillanti mai create, e nemici aggressivi e pericolosissimi. Il castigo e il piacere, tutto concentrato spesso in un attimo, quello che separa l'ennesima morte contro un boss, dall'inebriante soddisfazione di averlo finalmente eliminato. Un concetto, un'idea di gioco espresso attraverso un gameplay per qualcuno forse ripetitivo e perfino noioso, non privo certo di difetti, ma anche complesso e ben strutturato. Da questo punto di vista in Dark Souls: Remastered la giocabilità è rimasta pressoché invariata, con tutti i suoi pro e i suoi contro. Di fatto, se non vi è piaciuta sette anni fa, non comincerà a piacervi ora, anche se tutto risulta ora più fluido grazie ai 60 frame per secondo. I controlli risultano così un po' più reattivi, ma meno di quanto ci si potrebbe aspettare, soprattutto se paragonati a quelli del più recente Dark Souls III. Il personaggio, infatti, risponde bene ai comandi, ma resta legnosetto nei movimenti e nelle azioni, anche a causa di animazioni obsolete e non aggiornate.

La morte scorre sulla rete

Per cercare qualche novità un po' più "consistente", in Dark Souls: Remastered bisogna guardare al comparto online. La struttura principale rimane la stessa, ma sono stati implementati dei server dedicati per stabilizzare il gioco via internet, l'opzione per giocare in sei contemporaneamente (il massimo era quattro nell'originale), e un sistema di password simile a quello di Dark Souls III per facilitare la partecipazione degli amici online. In pratica ognuno può evocarli come "fantasmi" nel proprio mondo condividendo con loro una chiave di accesso, e ospitarli anche se di livello superiore. I personaggi più forti, infatti, solo per quella sessione di gioco vedranno i propri parametri ridimensionati e adattati a quelli dei giocatori di livello più basso. Per il resto, completano l'offerta una serie di piccoli ritocchi, come per esempio un minor numero di fiaschette Estus nel PvP per i "fantasmi", o la modalità Arena per sfide deathmatch tre contro tre.

Durante le nostre prove non abbiamo riscontrato grossi problemi, a parte una disconnessione, qualche sporadico lag e... alcuni avversari che abusavano di "backstab chaining" (attacchi ripetuti alle spalle) e "reverse roll". Qui però entriamo in un altro campo di discussione, quello legato a delle meccaniche di gioco che alcuni utenti non amano, ritenendole subdole e necessarie di ritocchi per meglio bilanciare l'azione, mentre altri apprezzano perché dal loro punto di vista sono mosse legate alla bravura dei giocatori più esperti. Ad ogni modo, tornando alla nostra esperienza con l'online del gioco, è stata positiva, fermo restando che durante i test il numero di utenti connessi era limitato. Sempre in tema di nuovi contenuti, altre novità le ritroviamo nel comparto tecnologico, dove si registra qualche miglioria in termini di pulizia dell'immagine e fluidità generale. Il gioco, infatti, sulla console che abbiamo utilizzato per questa recensione, vale a dire PlayStation 4, gira a 1080p e come scritto prima a 60 frame per secondo anche nelle situazioni più caotiche, compresa nella tristemente famosa Città Infame che nell'originale mostrava dei cali spaventosi.

Si poteva fare meglio

Dal punto di vista grafico, invece, la matrice "old gen" del progetto rimane intatta, palesata negli evidenti limiti nella resa di certe texture, negli arretrati modelli tridimensionali e nella definizione di alcuni elementi di contorno. È vero che da queste edizioni rimasterizzate non ci possiamo aspettare miracoli, ma abbiamo la sensazione che From Software sia stata un po' pigra, visto che avrebbe potuto fare qualcosina in più per abbellire il gioco. A conti fatti la software house si è limitata a traslare di peso il materiale della versione PlayStation 3-Xbox 360 sulle nuove console, saturando i colori, cosa che rende fastidiosa l'esplorazione di alcune aree scure, e migliorando solo effettistica, luci e ombre.

Nonostante ciò, Dark Souls: Remastered riesce a reggersi visivamente su una direzione artistica notevole e sull'ottimo design di nemici e ambientazioni. Il suo mondo, cupo come quello di certe fiabe nere, risulta come sempre affascinante, capace di offrire ancora degli scorci davvero suggestivi nonostante gli anni e il restyling imperfetto. Complice un comparto sonoro azzeccato, che contribuisce a rendere più opprimente quella sensazione di magico, ma anche di isolamento, di abbandono, di terrore e pericolo vissuta dal giocatore nel corso dell'avventura, passo dopo passo, respiro dopo respiro. Un universo fantasy splendidamente "descritto" anche attraverso le immagini, con un retroterra storico criptico ma decisamente affascinante, tutto da scoprire.

Comprendere ogni sfaccettatura della trama richiede al giocatore molta pazienza e molta attenzione, spingendolo a ricercare informazioni all'interno di racconti e situazioni che agli occhi dei più distratti possono sembrare confusi e generici. L'identità "storica" delle varie ambientazioni, dei personaggi incontrati e degli oggetti recuperati, va infatti compresa dal videogiocatore dopo averla decifrata dagli indizi raccolti e messa insieme, pezzo dopo pezzo, come in un enorme puzzle. Frammenti di cui fanno parte anche i contenuti del DLC Artorias of the Abyss, incluso in questo Dark Souls: Remastered, all'epoca del rilascio osannato dalla critica poiché ritenuto persino più criptico e cattivo del gioco base, oltre che in grado di gettare luce su molti degli avvenimenti della campagna principale.

Multiplayer.it

8.0

Lettori (34)

7.8

Il tuo voto

Dark Souls: Remastered è la classica opera difficile da giudicare senza tener conto di fattori come la base di partenza, la tipologia di produzione e il target a cui è indirizzata. Da un lato siamo dell'idea che From Software avrebbe potuto sforzarsi di più per offrire un comparto tecnico migliore e correggere alcune pecche del gameplay, anziché limitarsi al compitino. Ma dall'altro abbiamo apprezzato i miglioramenti al frame rate e all'online, e in generale la possibilità di rimettere le mani su un titolo che a livello di meccaniche è un po' più limitato e a tratti più difficile da gestire rispetto ai suoi successori, ma che rimane bello da giocare e in grado di offrire ancora oggi un'esperienza esaltante. Proprio per questo pensiamo che tutto sommato sia meritevole delle attenzioni di quei fan che vogliono rigiocare Dark Souls così com'era, ma finalmente in maniera più fluida, e di quegli utenti che non avendolo mai provato, sono disposti a chiudere un occhio sulla grafica pur di non perdersi uno dei titoli più belli e importanti degli ultimi anni. Tutti gli altri, invece, soprattutto coloro che si aspettavano una remastered più completa sotto certi punti di vista, possono benissimo togliere mezzo punto dal voto finale e guardare oltre, visto che frame rate a parte, non aggiunge niente di veramente eclatante all'esperienza del Dark Souls originale.

PRO

  • Un mondo fantasy oscuro e carico di atmosfera
  • Giocabilità come sempre spietata, anche online
  • I 60fps garantiscono una buona fluidità generale
  • Il DLC Artorias of the Abyss già incluso

CONTRO

  • Tecnicamente si poteva fare molto meglio
  • I colori saturati danno un po' fastidio in alcune aree
  • Nessuna novità stravolgente
  • Il prezzo potrebbe risultare un po' eccessivo per una certa fetta di utenza