Ash of Gods: Redemption, la recensione (della versione localizzata)  7

Un semplice clone di The Banner Saga o qualcosa di più?

RECENSIONE di Tommaso Valentini   —   30/06/2018

Ash of Gods: Redemption è disponibile da qualche mese e in rete circolano già diversi pareri. Il pubblico e la stampa però non sembrano essere concordi sul valore di questa produzione e, nel tentativo di fare un po' di chiarezza, cogliamo l'arrivo della localizzazione in italiano per gettarci a capo chino sul titolo e portarvi la nostra recensione. In un mercato che ormai sembra aver dimenticato i giochi di strategia in tempo reale, gli strategici a turni continuano a prosperare rigogliosi portati alla ribalta da quel The Banner Saga che a breve riceverà il suo terzo ed ultimo capitolo. E questo Ash of Gods: Redemption parte proprio appoggiandosi alla produzione di Aurum Dust come struttura e meccaniche di gioco, ricordandola da vicino anche per ciò che concerne lo stile artistico, distinguendosi però con una storia completamente differente.

L’atmosfera è uno dei punti forti

Ash of Gods: Redemption propone una narrativa interessante e nelle prime ore di gioco verrete a conoscenza dei tre gruppi di eroi che guideranno la storia. Controllerete separatamente le tre storyline, saltando da un gruppo all'altro mentre il racconto scorre veloce e vi avvolge nella sua fitta trama fatta di morti violente, soprusi e pazzia. Non si tratta di salti rapidi da una parte all'altra quanto di veri e propri capitoli da completare prima di passare al party successivo, dandovi così comunque tutto il tempo necessario per affezionarvi ai singoli personaggi, di addentrarvi nelle loro motivazioni e di scoprire tutti i restroscena di una situazione che si rivela essere sin da subito poco banale e ben scritta. Certo, alcuni eroi secondari scivoleranno via velocemente senza lasciare traccia, ma i protagonisti veri e propri sapranno conquistarvi, tanto da mettervi in difficoltà quando dovrete attuare scelte morali decisive, che influiranno positivamente o negativamente sull'esito della storia. Se quindi la struttura portante risulta ben congegnata e solida è la costruzione dei dialoghi con i vari NPC che appare tediosa e poco fluida. Vi troverete a dover chiacchierare con personaggi dall'infima rilevanza cercando di scoprire cosa sta succedendo attraverso discussioni che difficilmente lasciano il segno, localizzate in italiano ma senza l'uso di un linguaggio particolarmente ricercato. Al contrario invece queste annoiano velocemente e finiscono per spezzare il ritmo di gioco e l'evoluzione della storia. Mentre vi farete largo tra i nemici cercando di scoprire i segreti della mietitura, tra semidei e maledizioni, sentirete la pressione del tempo che scorre, meccanica atta a rendere più difficile gli scontri con il passare delle ore e troverete insensato perdervi in chiacchiere inutili nei villaggi di passaggio, pratica che puntualmente sarete costretti a fare per recuperare risorse e far riposare il vostro party. Tra alti e bassi, comunque, la storia di Thorn su Terminum, così come quella degli altri eroi che lo seguono, offre momenti particolarmente interessanti, raccontati con cut scene animate in maniera eccellente e arricchite da una violenza a volte quasi esagerata, nonché inaspettata. L'aura di poesia creata dallo stile grafico molto piacevole si scontra così con un'epoca fatta di guerre brutali per un pacchetto complessivo che offre emozioni contrastanti, un mix difficile da assorbire ma che, proprio per questo motivo, non può lasciare indifferenti. Ciò che fa storcere il naso invece è il gameplay che si presenta come una semplice copia carbone di questo visto nella serie di The Banner Saga, non riuscendo però nemmeno a proporre un bilanciamento consono o nuove idee che potessero rinfrescare le meccaniche di gioco.

Il gameplay non offre nulla di particolarmente nuovo

Esattamente come in The Banner Saga i nostri eroi si troveranno a dover combattere su una scacchiera, dovendo spendere energia per muoversi ed attaccare, usare abilità speciali e poteri magici. La curiosità principale è dunque da ricercarsi in un mazzo di carte da portarsi dietro durante la campagna, sortilegi particolari che possono essere utilizzati sostituendoli al turno dei nostri personaggi e che garantiscono cure extra, debuff di vario tipo o danni sulla distanza. Gli incantesimi si rivelano spesso utili solo nelle prime fasi di gioco ma le meccaniche di gameplay alla base di Ash of Gods: Redemption vi faranno presto dimenticare questa feature, favorendo ovviamente l'uso degli eroi schierati. La gestione dei turni, infatti, non è legata ai team ma ai singoli personaggi, il che significa che avere un gruppo in inferiorità numerica spesso porta enormi vantaggi visto che questi potranno agire più volte rispetto agli avversari. Sostanzialmente ci si alterna con l'intelligenza artificiale utilizzando un personaggio alla volta ma senza poi trarre benefici effettivi da accerchiamenti o colpi alle spalle, rendendo di fatto inutile avere troppi membri in squadra.

Indubbiamente, avere un nutrito numero di guerrieri significa avere più punti ferita a disposizione per concludere in maniera vittoriosa gli scontri, ma due dei tre party che andrete a controllare hanno al loro interno eroi talmente potenti che renderanno sostanzialmente inutile qualsiasi azione eseguita con i gregari, e superfluo dunque avere maggiori membri se non con l'unico scopo di usarli come bersagli mobili. La morte non è comunque da sottovalutare in Ash of Gods: Redemption visto che è permanente dopo che per quattro volte di seguito un qualsiasi personaggio viene atterrato. Per risolvere questa problematica è possibile spendere gli Strix, amuleti magici indispensabili per proseguire nel gioco. Gli Strix sono parte integrante nel gameplay, principalmente perché vi proteggono dalla Mietitutra, il maleficio che ha colpito le terre di Terminum e in secondo luogo perché vengono usati come moneta di scambio per salvaguardare le vite dei vostri compagni. Sarà dunque vostro compito gestirli al meglio e magari scoprire come ottenerne di nuovi non solo comprandoli dai vari mercanti ma anche completando linee di dialogo specifiche e portando a termine missioni secondarie. Se è vero dunque che l'atmosfera di Ash of Gods: Redemption è piuttosto riuscita, grazie anche e soprattutto a musiche eccezionali, la qualità viene diluita nel corso dell'avventura a causa di una scarsissima varietà di nemici che finisce per rendere ripetitivi gli scontri e, di conseguenza, tutta l'avventura. Piuttosto inutile anche il multiplayer, modalità extra poco curata e limitata al solo combattimento tra due sfidanti online.

Versione testata
PC Windows
Prezzo
22,99 €
Multiplayer.it

6.5

Lettori (2)

6.8

Il tuo voto

Un peccato che gli sviluppatori di Ash of Gods: Redemption non abbiano osato di più. Sarebbe bastato poco per fare del titolo un gioco da provare assolutamente mentre così, nonostante le sue indubbie qualità, ci si trova per le mani uno strategico che non riesce a lasciare il segno, a causa di combattimenti fin troppo anonimi e di meccaniche sbilanciate. Un plauso invece va alla colonna sonora e a tutto il reparto animazioni curato a tal punto da lasciare a bocca aperta. Se siete in trepidante attesa del terzo capitolo di The Banner Saga potreste anche dagli una possibilità, sempre che questo non vi rovini pi l'appetito per la portata principale in arrivo tra poche settimane.

PRO

  • Atmosfera eccellente
  • Meccaniche di gioco rodate
  • Storia interessante

CONTRO

  • Fin troppo simile a The Banner Saga
  • Combattimenti estremamente sbilanciati
  • Poca varietà di nemici e situazioni