Captain Marvel, la recensione 73

Abbiamo visto in anteprima il nuovissimo cinecomic della Marvel, Captain Marvel. Ecco la nostra recensione.

RECENSIONE di Gabriella Giliberti   —   05/03/2019

Indice

Lo scorso anno il Marvel Cinematic Universe ha compiuto dieci anni. Dieci anni di emozioni, di grandi personaggi ed epiche avventure; di pellicole non sempre riuscite ma che hanno segnato radicalmente il genere action e quello dell'adattamento del fumetto al cinema. Genere che ormai definiamo cinecomic. In questi dieci anni abbiamo visto diverse eroine e grandi donne alternarsi sullo schermo all'interno delle origin story e dei film più corali, ma in effetti non c'era mai stato fino a questo momento un film interamente dedicato ad una solo figura femminile. Spesso se n'è parlato con Vedova Nera ma mai abbastanza da rendere reale il progetto. Adesso, a poco più di un mese dall'uscita di Avengers: Endgame, quello che dovrebbe essere in definitiva il capitolo che concluderà il Marvel Cinematic Universe così come lo abbiamo conosciuto, per dar vita ad una nuova ed ipotetica storyline cinematografica, arriva in sala Captain Marvel. Andando però oltre quella che potrebbe essere o non essere l'importanza sociale del primo film Marvel totalmente incentrato su un personaggio femminile (in fondo, la DC c'era arrivata prima sebbene con scarsi risultati), Captain Marvel è, senza se e senza ma, una delle migliori Origin story della Marvel, dove conosciamo un personaggio che compie una crescita interessante, usando come punto di forza proprio le sue debolezza.

Carol Danvers: un personaggio universale al di fuori del genere

Il lavoro fatto sul personaggio di Carol Danvers è la colonna portante di questo film che indubbiamente resta un film di transizione obbligata che ci porterà ad Endgame (ma non abbiamo detto nulla di nuovo), ma mette in esce un'eroina tutt'altro che stereotipata. Un personaggio che va ben oltre la questione di genere e, anzi, sfrutta a suo vantaggio il contesto sociale creando quasi un ibrido assolutamente autonomo e capace di raccontarsi ed arrivare a qualsiasi tipo di pubblico, dall'adulto al bambino, dalla donna all'uomo. Perché Carol Danvers è un personaggio testardo e caparbio, una donna sensuale ma anche un maschiaccio, una persona che è sempre stata abbattuta, alla quale hanno sempre legato le mani dietro la schiena ma che, nonostante questo, è andata avanti per la sua strada.

E Carol Danvers parla esattamente a tutte quelle persone che si sono sentite da sempre dire nella vita che non erano abbastanza. Ma abbastanza per chi? Abbastanza per cosa? Emblematica sarà una scena nel film dove con enorme strafottenza la protagonista, impegnata a tirare un bel pugno in faccia a non vi diciamo chi, recita la frase "Io non ti devo dimostrare nulla". Non assistiamo semplicemente alla nascita di un'eroina, quanto più ad un percorso ad ostacoli mirato alla scoperta della propria identità. Una sorta di puzzle game che porterà, appunto, Carol ad abbracciare non solo la verità ma anche il ruolo che il destino le ha riservato e che sarà chiamata a giocare molto presto.

"Limitare" alla sola questione di genere l'efficacia o l'importanza di Captain Marvel sarebbe come metterla sullo stesso piano che Black Panther ha giocato per la comunità afroamericana, ma in questa sede non si sta parlando di ciò. Quanto più del fatto che un personaggio di questo tipo, uno dei migliori mai scritti e interpretati nel Marvel Cinematic Universe, sia finalmente riuscito a unire sotto uno stesso "tetto" un target che non ha genere e non ha età. E da questo punto di vista Captain Marvel è un film quasi rivoluzionario.

Struttura che “vince” non si cambia

Scendendo, però, nei dettagli della pellicola vera e propria, uno dei meriti che ci sentiamo più di elogiare è l'arrivare immediatamente al punto, confezionando una pellicola mainstream di 125 minuti di durata fatti prevalentemente di azione, plot twist ben seminati, che danno ancora di più dinamismo ad una sceneggiatura intelligente. Una base narrativa piuttosto interessante, intervallata da qualche chicca e fan service non troppo invadenti. Si è anche riusciti a dosare i riferimenti agli anni '90 senza cadere irrimediabilmente nella solita e stantia nostalgia.

I dialoghi sono abbastanza contenuti, funzionali e ben sviluppati soprattutto nei "duetti" tra Carol e un giovanissimo Nick Fury; non c'è un abuso, strano ma vero, dell'ironia. Ogni battuta è inserita con cognizione di causa, facendo riferimento alla caratterizzazione del personaggio. Nessuna battutina gratuita o per far scaturire la classica risatina facile è stata inserita, e anche questo è un grande passo avanti. Più deludente, invece, la struttura generale del film che, alla fine della giostra, non differisce particolarmente da altri film Marvel già visti, e che quindi rende sì la visione piacevole ma nulla per cui strapparsi i capelli o urlare, addirittura, al miracolo. Come detto prima, si sente non poco la pesante presenza di Avengers: Endgame dando, soprattutto dalla seconda parte in poi del film, la sensazione del "pellicola di passaggio". Inoltre, anche dal punto di vista del montaggio e della regia delle scene più action, sembra sempre di trovarsi di fronte a qualcosa di incompiuto. Una sorta di accenno alle vere possibilità della scena, ma senza sfogarle, senza sfruttarle al massimo del loro potenziale. Una specie di freno a mano che se, nei dialoghi funziona molto bene, nel dinamismo dell'action vero e proprio fa perdere un po' pathos, di mordente all'azione in sé per sé se non sulle battute finalissime.

Abbastanza imbarazzante, invece, l'adattamento italiano sul quale è davvero difficile riuscire a chiudere un occhio. Ci sono molteplici errori di contesto sociale e temporale, come per esempio fare battute sul Wi-Fi nel 1995; o censurare tutte le parolacce. Nelle stesse battute, a volte, si può percepire la forzatura e, se avrete la possibilità di guardarlo in entrambe le lingue, vi accorgerete della grande differenza di senso che c'è in alcuni dialoghi.

Carol e Nick: la strana coppia

Ottima l'interpretazione di Brie Larson che si mostra essere una Captain Marvel davvero appassionata. Una donna ironica, sorprendente, con molte sfumature. Un personaggio sensuale ma al tempo stesso incredibilmente letale e potente. La Larson ha un ottimo carisma nonché una preparazione tecnica davvero altissima. Un'attrice che non mostra semplicemente il viso ma va alla sostanza stessa del personaggio senza abusare di parole e luoghi comuni sul femminismo o girl power.

Incredibile e molto veritiera anche l'interpretazione di Samul L. Jackson in una versione ringiovanita di sé stesso e del celebre Nick Fury. Un Fury molto più ironico, decisamente diverso da quello che conosciamo ma perché più inesperto e ancora estraneo a quelle che saranno le dinamiche che, invece, hanno caratterizzato gli eroi del Marvel Cinematic Universe conosciuti fino a questo momento.

Nick e Carol sono la coppia più bella, a livello di immagine e interazione, creata dal Marvel Cinematic Universe. Si potrebbe desiderare uno spin-off su di loro per quanto sanno essere coinvolgenti e divertenti dall'inizio alla fine, assistendo alla costruzione di un'amicizia sincera, profonda e basata sul reciproco rispetto. Se a tutto questo ci aggiungente anche la presenza di un gatto particolare, il siparietto è completo.

Multiplayer.it

7.5

Pur non sorprendendo nella struttura, Captain Marvel è la dimostrazione di quanto il mondo dei fumetti, e quello in generale della cultura pop, sappia veicolare profondi e universali messaggi, anche attraverso l'intrattenimento e il divertimento. Vi sorprenderà scoprire quanto, in realtà, gli eroi sono molto più umani e fragili di quello che si potrebbe immaginare, e Carol Danvers ha saputo come rendere le sue debolezze la sua stessa forza, urlando letteralmente allo spettatore, di qualsiasi tipo o genere, di rialzarsi soprattutto quando saranno gli altri a dirci di restare a terra. Alla fine il segreto è sempre quello: andare oltre la superficie, pure quella di un cinecomic.

PRO

  • Brie Larson carismatica, potente, ironica. Regge l'intero film da sola
  • Film che va ben oltre la semplice questione di genere
  • Sa intrattenere, divertire e coinvolgere andando dritto al punto

CONTRO

  • Pessimo adattamento italiano
  • Poca innovazione nella struttura del film
  • Poco convincente il personaggio interpretato da Jude Law