Code Vein, la recensione

La recensione di Code Vein per PlayStation 4: Vampiri, Soulslike ed RPG nel nuovo gioco targato Bandai Namco

RECENSIONE di Simone Pettine   —   26/09/2019
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Indice

Vampiri. Combattimenti ai limiti dello splatter. Riferimenti culturali e artistici allo stile barocco e gotico in ogni dove. Aggiungiamoci anche un pizzico di meccaniche soulslike, che stanno bene con tutto. Questo e molto altro, contiene la nostra recensione di Code Vein. Questo e molto altro ha da offrire quello che è a tutti gli effetti il più ambizioso progetto di Bandai Namco del 2019. Il titolo ha avuto una gestione tormentata, è vero. Nelle prime versioni mostrate mancava carisma, le meccaniche di gioco non avevano poi questo granché da dire, e tutto sembrava tecnicamente molto poco rifinito. Le cose, per buona parte, sono cambiate. Code Vein si è reincarnato, come i Redivivi nella loro lotta eterna, insaziabile, contro i Corrotti. Abbiamo trascorso con loro ore ed ore di gioco. Volete leggere il verdetto finale, non è vero?

Gameplay: action, soulslike, RPG

Non cominciamo parlandovi dalla narrazione questa volta, ma dal gameplay di Code Vein. Questo perché tutto il valore dell'opera, la scintilla che potrebbe spingervi all'acquisto, risiede proprio nella funzionalità delle sue meccaniche di gioco; viceversa, è importante anche conoscerne i limiti, per evitare di rimanere delusi da un eccesso di aspettative. A quale genere appartiene Code Vein, esattamente? Si tratta di un action RPG in terza persona, vissuto per la quasi totalità dell'intera trama principale in un party minimo composto da due membri (uno controllato dalla CPU, o da un vostro amico online).

Questa precisazione è importante, perché a prima vista il gioco sembra un soulslike, qualcosa di molto, molto simile a Dark Souls e a Bloodborne. Anche le prime due mappe di gioco consolidano questa idea di fondo, così come la collocazione dei nemici e la loro incredibile forza, che spingono ad un approccio molto cauto e riflessivo. Ma, e i giocatori dei soulslike se ne sono già accorti da tempo secondo il parere di chi scrive, Code Vein non è un soulslike. Ha preso in prestito dal genere alcuni spunti, procede in modo simile, a volte è punitivo allo stesso modo: ma può anche essere affrontato come un semplice action impegnativo. E potenziando il proprio protagonista, soprattutto, diventa molto accessibile, se non addirittura semplice.

Code Vein 09

Lo spunto più originale della produzione risiede nei codici sanguigni. Si tratta di build preconfezionate e liberamente interscambiabili, con le quali è possibile personalizzare in ogni momento il proprio protagonista. Si comincia il gioco con i codici dell'Occultista, del Combattente e del Ranger, tutti ampiamente mostrati nel tutorial, poi se ne sbloccano di altri; tanti altri, quasi uno per ogni personaggio presente nella narrazione. I codici possono essere ottenuti o per gentile concessione degli sviluppatori, che ne regalano alcuni ad un certo punto della trama principale, o trovandoli all'interno dei livelli, molto spesso in bella vista.

Ognuno di essi presenta parametri differenti, modifica le statistiche del personaggio in un certo modo, consente di utilizzare o meno certe armi, sblocca e nega il supporto a determinate abilità speciali. Con l'Occultista potrete ad esempio diventare dei maghi-vampiri in grado di scagliare proiettili energetici a lunga distanza; questo sarà impossibile equipaggiando il codice del Combattente o del Berserker, specializzati invece in fendenti e massacri ravvicinati.

Code Vein, la recensione

I codici di Code Vein si possono sganciare e scambiare in qualsiasi momento. È evidente la differenza con i principali Souls, dove si assegnano dei singoli punti per ogni statistica salendo di livello; per modificare le statistiche e le abilità del personaggio lì bisogna quindi cominciare una nuova partita, creare un nuovo protagonista. In Code Vein è sufficiente modificare il codice per cambiare lo stile di gioco: un bel vantaggio. La perdita di profondità è solo apparente, perché ogni codice possiede dei Doni, abilità specifiche che possono a loro volta venire potenziate e salire di livello, ma solo se utilizzate adeguatamente in battaglia.

Per sbloccare tutto e provare ogni combinazione, quindi, il giocatore viene incentivato a sperimentare. E molto spesso proprio la sperimentazione consente di superare alcuni momenti ostici per proseguire. Questa sperimentazione in un singolo aspetto del gameplay trova corrispondenze in tutti gli altri aspetti: abiti/armature (i veli del sangue), armi di ogni tipo (martelli giganti, spade a due mani, spade ad una mano, baionette), consumabili, collezionabili. Di fatto rende Code Vein un RPG profondo, longevo e ricco di segreti. Questi sono tutti aspetti positivi della produzione.

Il mondo di gioco, il vischio

Code Vein è ambientato in un unico, vasto mondo di gioco post-apocalittico. Poche aree sono separate da questo contesto, tutte le altre vengono collegate tra loro attraverso una mappa centrale, la vecchia città in rovina. Man mano che si prosegue nella narrazione principale, si trova un modo per sbloccare aree inizialmente inaccessibili della città in rovina, che possono condurre alle ambientazioni più strane e disturbanti: fogne invase da esseri velenosi, cime innevate, una splendida città bianca dove un tempo forse risiedeva la Regina. Per spostarsi da una zona all'altra è possibile proseguire a piedi falciando i mostri (sconsigliato) o piuttosto utilizzare il vischio, cioè i falò di Dark Souls di Code Vein, o le lanterne di Bloodborne se preferite. Ogni vischio consente il teletrasporto verso un'area già sbloccata, o con l'hub di gioco principale, la base degli eroi di turno (protagonista, Luis, Coco e via dicendo).

Code Vein, la recensione

Il vischio rappresenta anche un elemento imprescindibile del gameplay. Raccogliendo abbastanza foschia dai mostri nei livelli è possibile salire di livello, potenziare il proprio personaggio, ereditare nuovi Doni per il rispettivo codice sanguigno (e poi equipaggiarli per usarli in combattimento). Riportando la foschia alla base, quest'ultima viene utilizzata assieme al ferro della regina (un materiale nascosto un po' ovunque) per potenziare armi e armature, rendendoli più letali e resistenti. Quando il giocatore muore, tutta la foschia raccolta finisce a terra: nella run successiva è necessario raccoglierla, ma se si viene eliminati di nuovo la stessa è perduta per sempre. Dal momento che ad ogni morte si viene rigenerati presso l'ultimo vischio visitato, è importante esplorare l'area circostante il più possibile; non ve ne sono molti, comunque, quindi è opportuno procedere sempre con estrema cautela.

Trofei PlayStation 4

Code Vein possiede un Trofeo di Platino scintillante su PlayStation 4: per ottenerlo dovrete dedicarvi alla raccolta dei vari collezionabili (memorie dei protagonisti e oggetti per potenziare armi e armature). Ancora, ci sarà bisogno di portare al massimo livello il vostro equipaggiamento, di ereditare la maggior parte dei Doni presenti nel gioco, nonché di vedere tutti i diversi finali.

I nemici, la progressione

Code Vein assomiglia nell'impostazione dei livelli e nella progressione ad un soulslike, abbiamo detto. Ma è davvero molto più accessibile rispetto a qualsiasi altro titolo del genere: basta equipaggiare una nuova arma trovata nella specifica area di gioco inedita, aumentare il livello del personaggio e lasciare che il proprio compagno faccia il suo lavoro, per proseguire. I nemici, mostri e Boss, possiedono un comportamento molto prevedibile, e a volte sono così stupidi da finire nei dirupi da soli. La difficoltà di gioco comunque non è dosata in modo ottimale, non solo perché potenziandosi tutto diventa molto più accessibile, ma soprattutto perché in determinati frangenti si innalza verso l'alto all'improvviso.

Ciò rende la stessa progressione altalenante, ora spedita ora estremamente lenta. Ci sono aree in cui appena due nemici dominano spazi aperti, e altre in cui in un piccolo pertugio gli sviluppatori hanno ammassato fino a sei nemici di grossa taglia, tra l'altro letali. Considerando anche che la maggior parte dei corridoi e dei percorsi dei livelli è molto stretta, non è possibile affermare che il level design di Code Vein sia troppo intelligente, né che lo sia il posizionamento dei nemici. E c'è anche un'altra osservazione da fare: la stamina è abbastanza generosa, e la fuga resta sempre un'opzione invogliante, soprattutto per i nuovi arrivati. Anche se correre ed evitare tutti i mostri fino al boss non sembra comunque il modo più sensato di giocare.

Code Vein, la recensione

La trama, i pregi e i difetti

Imprecisioni e difetti in Code Vein sono frequenti, sia nel gameplay che nel comparto tecnico. Qualche compenetrazione di troppo, qualche calo di frame rate inspiegabile in zone senza nemici in azione, capelli del personaggio che si fondono con gli indumenti; movimento dell'eroe talvolta leggermente legnoso, azioni e abilità dalla varietà non eccellente, una CPU non brillante sia nei compagni (superpotenziati) che nei nemici (a volte ottusi). Ma questo non deve dare la falsa impressione che Code Vein non sia un gioco valido, anzi: la produzione si mantiene su un livello più che discreto, anzi ottimo. Poteva ambire a voti più alti e risultati memorabili, ma non bisogna dimenticare quanto c'è di buono.

E di buono ci sono tante cose. A partire da una mole di contenuti davvero significativa, che permette di personalizzare quasi tutto e tutti, in primis lo stile di gioco vero e proprio del protagonista. La trama, tra l'altro, si mantiene per tutto il tempo su discreti livelli, nonostante un incipit della narrazione tutt'altro che memorabile. Basta chiudere un occhio all'insistita ricerca del fanservice nelle forme femminili. Tra l'altro la storia dei Redivivi, nella loro lotta per la sopravvivenza e per il mantenimento della propria umanità (fisica, ma soprattutto morale e mentale) fornisce spunti di riflessione estremamente attuali. Una volta diventati fisicamente dei mostri, è ancora possibile restare umani almeno nei rapporti sociali, aiutare chi non si fida di noi? Code Vein solleva costantemente domande etiche non di poco conto, anche se a volte le risposte scadono nel banale. Non sempre, per fortuna.

Commento

Versione testata
PlayStation 4
Digital Delivery
Steam, PlayStation Store, Xbox Store
Prezzo
69,99 €
Multiplayer.it

8.0

Lettori (49)

7.8

Il tuo voto

Alla fine della recensione riteniamo Code Vein una produzione ambiziosa, nonché molto difficile da valutare. Il gioco eccelle in molti aspetti, pecca troppo in altri, si mantiene in bilico su un'identità non sempre chiaramente definita, né definitiva. Questo essere sempre sospeso tra due estremi finisce con il limitare un titolo che avrebbe potuto ambire a risultati ancora più significativi. Di riuscito abbiamo la narrazione, duratura, piacevole, a volte scontata ma non priva di colpi di scena; un gameplay che riesce a risultare originale nella gestione delle statistiche e delle abilità del personaggio principale; un RPG corposo, pieno di segreti e oggetti da collezionare, armi e doni da ottenere, ricordi da sbloccare e rivivere (grazie ad Io, la ragazza dai capelli bianchi). Resta l'impressione che ad un valido action-RPG si sia cercato di aggiungere (a forza) una componente soulslike mai realmente sfruttata fino in fondo, penalizzata anche da un combat system che aveva bisogno di maggiori rifiniture. Forse per far sì che, a conti fatti, Code Vein restasse un titolo accessibile alla maggior parte del pubblico. Lo è. E tutto sommato, forse va bene così.

PRO
  • Atmosfera, contesto, direzione artistica molto ispirati
  • I codici del sangue sono un apporto originale
  • Accontenta sia gli amanti degli action RPG che dei soulslike
CONTRO
  • Livello di difficoltà gestito in modo altalenante
  • Il combat system aveva bisogno di rifiniture, così come le collisioni
  • Livelli funzionali, ma troppo basilari (quasi sempre semplici corridoi)