Dragon Quest XI S: Echi di un'Era perduta - Edizione definitiva, la recensione

Dragon Quest XI arriva finalmente anche su Switch: scoprite se è davvero l'edizione definitiva che i possessori della console Nintendo stavano aspettando da anni nella nostra recensione

RECENSIONE di Christian Colli   —   26/09/2019
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Indice

È strano ritrovarsi a scrivere questa recensione di Dragon Quest XI S, a un anno dall'uscita occidentale su PlayStation 4, due anni dopo il lancio giapponese insieme all'edizione Nintendo 3DS. Square Enix aveva promesso una versione Switch fin dall'inizio ma questa ha faticato a concretizzarsi per tutto questo tempo, conducendoci a credere che, forse, non l'avremmo mai vista, che forse non si poteva fare. E invece, eccoci qui, a poche settimane dall'uscita di una demo che ha sfatato ogni dubbio legittimo su una conversione difficile ma che non poteva esprimere le vere potenzialità di questa presunta edizione definitiva che Square Enix sbandiera nel titolo. Abbiamo rigiocato Dragon Quest XI con grande piacere - non poteva essere altrimenti: è uno dei migliori giochi di ruolo nipponici di questa generazione, e non solo - e abbiamo scoperto tante piccole migliorie, evidenti come la rinnovata colonna sonora orchestrale, meno lampanti come la possibilità di velocizzare sensibilmente i combattimenti. E abbiamo giocato Dragon Quest XI in 2D, scoprendo i pregi e i difetti di questa modalità tanto pubblicizzata. Ma andiamo con ordine e ricominciamo dall'inizio...

L'odissea del Lucente

Dragon Quest non è mai stato particolarmente famoso per le storie che racconta, ma Yuji Horii questa volta ha deciso di adeguarsi a standard più moderni senza tradire lo spirito fiabesco e parodistico che contraddistingue da sempre la serie. Grazie alle inquadrature più dinamiche nelle cinematiche, all'eccellente adattamento italiano dei dialoghi e all'implementazione del doppiaggio, disponibile sia in inglese, sia in giapponese, Dragon Quest XI conserva un ritmo che la serie, fino a questo momento, si era sempre sognata. Nel prologo una donna mette in salvo il figlio in fasce pagando il suo coraggio a caro prezzo, ma il pargolo, trovato e adottato un po' come Mosè, cresce e diventa il nostro protagonista senza nome. Raggiunta la maggiore età, il giovane scopre di essere la reincarnazione del Lucente, un eroe leggendario che si manifesta ogni volta che il Signore Oscuro minaccia di invadere il mondo.

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Il problema è che molti considerano il Lucente un portatore di sventura, così il nostro eroe dovrà affidarsi a una pittoresca banda di avventurieri. La sceneggiatura annette i nuovi personaggi al gruppo con una certa organicità, dando al giocatore il tempo di impratichirsi coi loro stili di combattimento e col loro repertorio di magie. Si potrebbe criticare il character design non proprio ispiratissimo di Akira Toriyama, ma la sua sobrietà rende i protagonisti molto più accattivanti, anche perché Dragon Quest XI non si dimentica della loro esistenza, ma anzi ne esplora i retroscena, spiegando le loro motivazioni e coinvolgendo il giocatore in un viaggio lungo e pieno di sorprese. Non è un caso che l'Edizione Definitiva per Switch calchi la mano sul cast con una serie di missioni secondarie inedite, incentrate sui singoli membri della banda, che si sbloccano nella seconda parte del gioco: in queste missioni aggiuntive, il giocatore assume il controllo dei vari personaggi e di alcuni comprimari d'eccezione che si uniscono temporaneamente a loro mentre vivono avventure mai raccontate prima.

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La quintessenza del JRPG

A questo punto, Dragon Quest dovrebbe essere una serie sufficientemente riconoscibile da chiunque anche nel nostro paese, dov'è diventata particolarmente famosa grazie a Dragon Quest VIII: in questo senso, Square Enix ha proseguito lungo quel sentiero sicuro, senza rischiare in strani esperimenti. Il giocatore controlla il protagonista ed esplora le mappe in cui è suddiviso il mondo di Erdrea: Dragon Quest XI non è un titolo open world, anche se la vastità degli scenari suggerirebbe altrimenti, e le zone sono separate da caricamenti piuttosto brevi. Fortunatamente ci si sposta in fretta: il protagonista impara l'incantesimo di Teletrasporto nel giro di poche ore, inoltre è possibile tenere premuto un tasto per correre automaticamente, anche se i giocatori più smaliziati preferiranno ricorrere alle cavalcature che si possono richiamare suonando le apposite campane oppure l'inedito Fischietto equino, una novità su Switch. Alcuni nemici, una volta sconfitti, diventano cavalcature a loro volta e conferiscono al giocatore capacità aggiuntive come la possibilità di volare sull'acqua e saltare più in alto, raggiungendo così piattaforme precedentemente inaccessibili.

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Nonostante sia possibile domare cavalcature che non erano presenti nella versione PlayStation 4, si continua a sentire la mancanza di un'esplorazione più elaborata, magari di qualche rompicapo ambientale in più, ma Dragon Quest XI è effettivamente un titolo abbastanza facile, almeno finché non ci si imbatte in qualche boss o in certi nemici veramente duri. In quei casi, il gioco sprona a impiegare con intelligenza gli incantesimi e le tecniche nell'arsenale dei vari personaggi.

Il giocatore ha un certo controllo sulla loro crescita: ciascuno di essi è legato a una sorta di scacchiera che permette di consumare i Punti Abilità guadagnati ai level up per progredire in direzioni diverse che rappresentano le varie competenze: ogni nuova casella sbloccata consente di accedere a quelle circostanti in una specie di catena che richiede un minimo di pianificazione. È tuttavia possibile resettare i punti spesi in qualunque momento, pur rinunciando a una piccola quantità di denaro. Anche questa è un'agevolazione che allontana Dragon Quest XI dagli aspetti più frustranti dei suoi predecessori.

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A tal proposito, vale la pena ricordare che è possibile spuntare una serie di voci, all'inizio di una nuova partita, che permettono di personalizzare l'esperienza, per esempio rimuovendo la possibilità di fuggire dagli scontri o di acquistare nuovi oggetti presso i mercanti. L'Edizione Definitiva per Switch aggiunge all'elenco qualche nuova opzione gustosa che consentirà ai giocatori di complicarsi artificialmente la vita. In Dragon Quest XI, infatti, non esiste un vero e proprio Game Over, visto che la sconfitta del party ci rispedisce direttamente all'ultimo salvataggio col portafoglio dimezzato. Nonostante ciò, Square Enix ha implementato una novità che alleggerisce sensibilmente il tutto, e cioè l'accampamento. Si tratta di una zona sicura, ubicata in ogni mappa, in cui i giocatori possono rigenerare completamente e gratuitamente punti vita e punti magia, ma anche conversare col gruppo per scoprire nuovi dettagli sulla storia e salvare la partita presso la statua che fa le veci delle tradizionali chiesette.

Presso l'accampamento è inoltre possibile usare la forgia celestiale, un sistema di artigianato molto simile a quello già implementato in Dragon Quest VIII e Dragon Quest IX. Una volta imparata una formula alchemica - spesso nascosta nelle librerie sparse per il mondo - è possibile fabbricare l'oggetto corrispondente attraverso un simpatico minigioco: completando il processo con un minimo di attenzione, è possibile mettere le mani su armi e protezioni estremamente efficaci senza doverle comprare nei negozi. Nella versione Switch è possibile accedere alla forgia celestiale in qualunque momento, usandola semplicemente dall'inventario: è una soluzione visivamente poco elegante, ma decisamente utile, dato che ci permette di fabbricare un oggetto dopo aver trovato un materiale senza doverci recare all'accampamento più vicino.

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La ricerca dei materiali più rari e delle formule nascoste spinge il giocatore a esplorare ogni angolo del mondo, il che è tutt'altro che frustrante o noioso visto che i nemici compaiono sullo schermo e si aggirano con facilità. È inoltre possibile attaccarli preventivamente per cominciare lo scontro con un piccolo vantaggio: a quel punto, il gioco carica i membri del party nella canonica fila che si contrappone ai nemici. La possibilità di scegliere un sistema di controllo alternativo, che permette di orientare la telecamera a piacimento e di spostare i personaggi sul campo di battaglia, non ha alcun effetto pratico sullo scontro: probabilmente serve solo a concedere ai giocatori una maggior libertà nella disposizione dei personaggi qualora decidessero di condividere una foto.

Il sistema di combattimento è semplice e intuitivo, adatto particolarmente ai neofiti del genere. Non sono necessari grandi menti tattiche e i nemici sono così buffi e curati nelle animazioni da rendere deliziosa ogni battaglia. I poteri pimpanti sono probabilmente la dinamica più "complessa": quando i personaggi subiscono una certa quantità di danni, diventano temporaneamente più forti e sbloccano una serie di attacchi speciali cinematici che possono eseguire insieme ai loro compagni. Lo stato pimpante dura diversi turni e non si esaurisce necessariamente alla fine di un combattimento, perciò i giocatori possono manipolare questo potenziamento per affrontare i boss e risolvere le missioni secondarie più impegnative.

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Alcuni abitanti di Erdrea, infatti, ci affideranno dei piccoli incarichi da completare in qualunque momento per ottenere in cambio oggetti, armi o formule. Dragon Quest XI è un titolo estremamente longevo. La sola "campagna" principale, per così dire, dura una cinquantina di ore, alle quali bisogna aggiungere un nutrito post game che, in realtà, non è proprio opzionale, ma una specie di seconda parte della storia che conduce a un gran finale ancora più soddisfacente. È una soluzione intelligente e diversa dal solito che sfrutta un ingegnoso escamotage narrativo: se amate completare al 100% i JRPG, Dragon Quest XI potrebbe essere in grado di stupirvi senza mai annoiarvi.

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La versione Switch

Erdera è un mosaico di culture diverse. Ogni città si ispira a qualche paese del nostro mondo e una di esse, Gondolia, in cui gli abitanti parlano un dialetto che mischia inglese e italiano con risultati esilaranti, ricorda addirittura Venezia. Come abbiamo già detto, però, la versione Switch di Dragon Quest XI implementa un'opzione dual audio che farà certamente felici i puristi del character design nipponico. È una delle grandi novità di questa edizione per la console Nintendo, persino per i giapponesi: casomai non lo sapeste, la versione PlayStation 4 non era stata doppiata in patria e Square Enix aveva impiegato molto più tempo a localizzarla proprio per offrire al pubblico occidentale un doppiaggio in lingua inglese. Riproponendo Dragon Quest XI su Switch, la software house nipponica ha deciso di fare le cose in grande, doppiando il gioco anche in giapponese per i fan che nel Sol Levante erano rimasti scottati.

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A proposito di scottature, non possiamo non sogghignare pensando a quella che ha preso Koichi Sugiyama, lo storico quanto famigerato compositore della serie che ha tenuto a lungo in ostaggio le colonne sonore di Dragon Quest per vendere CD e concerti. A differenza della versione PlayStation 4, in cui le musiche erano semplici midi, l'Edizione Definitiva per Switch include la colonna sonora in versione sinfonica ed è possibile passare dall'una all'altra selezionando l'apposita opzione nel menù delle impostazioni. Chiunque abbia giocato la versione PlayStation 4 noterà immediatamente il salto di qualità: sebbene non tutte le musiche siano state riarrangiate in versione orchestrale, la maggior parte rende finalmente giustizia alle composizioni del controverso musicista.

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Se nella versione PlayStation 4 il comparto sonoro era effettivamente l'elemento più debole del pacchetto, ora le parti si sono rovesciate. Abbiamo appurato che Dragon Quest XI è una gioia per le orecchie, resta da verificare che figura faccia a schermo. Lo vogliamo ribadire: questa Edizione Definitiva per Switch di Echi di un'Era perduta è un mezzo miracolo. E diciamo mezzo perché purtroppo qualcosa si è perso nel processo di conversione, ma fortunatamente si tratta di piccolezze che noteranno soltanto i giocatori che hanno sviscerato la versione precedente: chi può godersi il titolo per la prima volta, neanche se ne accorgerà. È chiaro che Square Enix ha dovuto sacrificare qualcosa, perlopiù in termini di definizione e di illuminazione: qualche ombra è scomparsa, così come i bagliori o i riflessi più sofisticati, alleggerendo così il carico di un titolo che restituisce comunque un mondo fluido e coloratissimo a trenta fotogrammi pressoché costanti. Se lo stile cartoonesco sopperisce a queste mancanze, risulta più evidente la minore definizione che si traduce in un'immagine leggermente più sporca, soprattutto in modalità portatile. Non è niente che non si possa affrontare a testa alta, intendiamoci: Dragon Quest XI S resta un gioiellino anche nella sua risoluzione dinamica, un JRPG incredibile da tenere nel palmo della mano.

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La modalità 2D

Vogliamo concludere la nostra recensione di Dragon Quest XI S dedicando un paragrafo a parte alla fantomatica modalità 2D. Ispirata a quella della versione Nintendo 3DS, la modalità 2D su Switch non è... proprio come ce l'aspettavamo, mettiamola così. Concepita originariamente come esperienza speculare sullo schermo inferiore del vecchio handheld Nintendo, la modalità 2D su Switch assume invece due identità distinte. Chiacchierando coi sacerdoti nelle chiesette o interagendo con le statue negli accampamenti, potremo scegliere di passare alla modalità 2D, solo che la transizione non è istantanea come credevamo: una volta salvata la partita, saremo costretti a ricominciare da capo uno dei capitoli della storia che abbiamo già completato. Pur mantenendo i livelli raggiunti o gli oggetti raccolti nel frattempo, dovremo comunque ricominciare da quel punto predefinito che magari abbiamo già superato e nel caso in cui decidessimo di tornare alla modalità 3D si verificherà lo stesso inghippo.

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Questa strana soluzione praticamente costringe il giocatore a rigiocare ogni capitolo in 3D e in 2D. Il procedimento è macchinoso, poco intuitivo e rallentato dalla necessità di dover salvare ripetutamente il gioco, cosa che peraltro genera non poca confusione nella schermata dei file. È un peccato, perché la modalità 2D riproduce in una deliziosa pixel art il mondo di Erdrea, le città e i vari personaggi, sprite colorati che contano due animazioni in croce ma che trasmettono un adorabile fascino retrò. In questa modalità, i combattimenti diventano casuali come nei vecchi Dragon Quest e il party diventa invisibile: vedremo soltanto gli sprite inanimati dei nemici e i modesti effetti delle nostre magie. La povertà dell'interfaccia di combattimento complica non poco la vita: è difficile capire chi è afflitto da qualche condizione negativa da rimuovere o chi è pimpante. È chiaro che questa modalità ha un suo fascino, ma noi speravamo di poterla usare per risparmiare la batteria e magari grindare un po' più in fretta.

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La modalità 2D funziona molto meglio nella città di Achronia, uno dei contenuti esclusivi su Switch. Nel viaggio tra Kaldoh e Galoppoli ci imbatteremo in un Tempireo, uno spiritello che ci trasporterà nella sua città, trasferendoci automaticamente alla modalità 2D. Qui saremo incaricati di trovare i Tempirei sparsi per il mondo che conoscono le passat-parole, incantesimi che ci permetteranno di entrare nei diari che narrano le storie dei dieci Dragon Quest precedenti. Qualcuno sta cercando di manomettere il passato per cambiare la storia e aiutare il male a trionfare, quindi dovremo introdurci in queste realtà alternative per proteggerne alcuni momenti iconici: per esempio, dovremo assicurarci che Ortega sposi sua moglie, altrimenti non potrebbe mai generare il protagonista di Dragon Quest III. Sono missioni molto brevi, in realtà, ambientate quasi tutte in piccole mappe costituite da poche stanzette, e quando non si ricollegano al mondo 3D, qualche volta si risolvono sul posto oppure entrando negli altri tomi. Pur essendo un contenuto relativamente limitato, le missioni di Achronia strizzano l'occhio ai fan del franchise con una trovata che prolunga ulteriormente la durata di un titolo già longevo di per sé.

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Multiplayer.it

9.2

Lettori (48)

8.6

Il tuo voto

Dragon Quest XI è uno di quei titoli che si gioca col sorriso perennemente stampato in faccia: è divertente e appassionante, intuitivo e al tempo stesso complesso, e racconta una storia intrigante piena di personaggi pittoreschi e sorprendenti colpi di scena. Square Enix ha trovato un equilibrio pressoché perfetto tra l'innovazione e la tradizione, modernizzando un brand storico senza snaturarlo in alcun modo: il risultato è probabilmente il miglior Dragon Quest mai realizzato in trentadue anni di onorato servizio, impreziosito in questa Edizione Definitiva per Switch da una notevole quantità di migliorie e contenuti inediti che non fanno minimamente rimpiangere quel poco che si è perso nella miracolosa conversione da PlayStation 4.

PRO

  • I contenuti inediti sono interessanti e prolungano un'avventura che era già estremamente longeva
  • La colonna sonora orchestrale e il doppiaggio in giapponese
  • Conversione eccellente, al netto di qualche piccolo compromesso tecnico

CONTRO

  • La macchinosa modalità 2D poteva essere strutturata meglio
  • Aggiunte trascurabili per chi ha già comprato e completato la versione PlayStation 4 o PC