Days of Doom, la recensione di un RPG mobile post-apocalittico

Diamo un'occhiata a questa nuova interpretazione della post-apocalisse zombie nell'RPG Days of Doom su piattaforme mobile.

RECENSIONE di Giorgio Melani   —   03/03/2021
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Appena si iniziano a vedere scontri a turni, villaggetti da costruire e gemme da spendere per ridurre le attese sappiamo ormai bene cosa aspettarci, ma possono esserci delle parziali eccezioni alla regola, date magari da qualche particolarità stilistica o strutturale, come dimostra questa recensione di Days of Doom. Non tanto perché si tratti di un gioco veramente differente dalla massa di RPG mobile con innesti gestionali, né per una qualità sopraffina della sua realizzazione (anzi), ma semplicemente per lo spirito un po' differente e quasi da RPG classico che sembra animare questa produzione di Atari, rendendola qualcosa di piuttosto diverso da quanto ci si potrebbe aspettare leggendone gli ingredienti, che sembrano portare a una ricetta ormai abusata. Certo, l'ambientazione non è delle più originali, ma usarla come punto di partenza per un gioco del genere è un'idea non proprio trita e il risultato è qualcosa di simile a un misto artigianale, fatto con semplici disegni 2D e un'infarinatura di mappa 3D, tra Fallout e State of Decay, facendo le dovute proporzioni.

Days of Doom propone combattimenti a turni da RPG classico
Days of Doom propone combattimenti a turni da RPG classico


La premessa è decisamente classica: un misterioso morbo ha portato al risveglio dei morti e di antichi esseri che ora vagano sulla superficie terrestre e come risultato l'umanità è stata praticamente distrutta. I pochi rimasugli della civiltà cercano di organizzarsi in piccoli centri autosufficienti ma costantemente assediati dalle orde di zombie e creature simili che infestano il mondo, costringendo alla lotta continua per la sopravvivenza. In questa situazione disperata, ci troviamo a cercare di costruire un villaggio sempre più ampio e organizzato fino a farlo diventare una città fortificata, che faccia da base per un manipolo di eroi intenzionati a ripulire il mondo quest dopo quest, in missioni a difficoltà progressiva in giro per le terre selvagge.

Non il massimo dell'originalità, dicevamo, ma è un'ambientazione che svolge sempre perfettamente la sua funzione quando si tratta di mettere in scena la sopravvivenza estrema, tanto più se viene rappresentata in maniera piuttosto particolare come in Days of Doom, che sembra a tutti gli effetti una sorta di fumetto animato, o un vero e proprio gioco di ruolo pen and paper con illustrazioni fatte a mano. Tra Mad Max, Left 4 Dead, State of Decay e Fallout, le suggestioni da altri titoli famosi sono numerose ma formano un misto in grado di mantenere un certo interesse sulla storia, tanto più visto che non si tratta - per una volta - del solito fantasy.

Days of Doom si divide tra costruzione e gestione di una città e quest con combattimenti in stile RPG
Days of Doom si divide tra costruzione e gestione di una città e quest con combattimenti in stile RPG

Gestione della città e quest

Il gameplay di Days of Doom si sviluppa su due sezioni principali: la gestione del villaggio che fa da base ai personaggi e le quest da intraprendere in giro per il mondo, composte sostanzialmente da una serie di scontri in sequenza. Dove l'abbiamo già letta una cosa del genere? Praticamente in tutte le recensioni di RPG mobile free-to-play da qualche anno a questa parte, in effetti. Il gioco Atari segue pedissequamente il canovaccio tipico del genere ma riesce a distinguersi soprattutto grazie alla sua caratterizzazione e una gestione dei personaggi e dei combattimenti che richiama più di molti altri giochi la tradizione più classica del gioco di ruolo. Già il fatto di non riempire la schermata iniziale di banner con offerte promozionali per drop speciali o non sovraccaricare il sistema di gestione dei personaggi con decine di sotto-menù e meccaniche di crescita costruite per spingere alle micro-transazioni, rende Days of Doom più simpatico di molti altri titoli simili, anche se le storture ci sono anche qui. In particolare, la parte gestionale comprende tutto il classico sistema di attese per la costruzione o l'evoluzione degli edifici che puntano a far spendere la valuta in-game per comprimere i tempi, così come ogni nuova quest richiede un dispendio di altra valuta in-game per potervi accedere. Si tratta, insomma, delle solite trappole da free-to-play, anche se le ricompense interne riescono a mantenere un buon equilibrio, oltre al fatto di dover pazientare per dosare i tempi di attesa.

La gestione dei personaggi di Days of Doom è abbastanza semplice e classica, ma anche per questo soddisfacente
La gestione dei personaggi di Days of Doom è abbastanza semplice e classica, ma anche per questo soddisfacente


Gli scontri e la gestione dei personaggi sono forse gli aspetti più genuinamente ruolistici di Days of Doom, sebbene piegati anche questi alle esigenze della struttura mobile moderna, per cui non manca un sistema gacha per l'arruolamento dei personaggi (attraverso un sistema random di incontri alla taverna) né la possibilità di abilitare l'autoplay e la velocizzazione dei combattimenti, che derivano da una meccanica non troppo strategica nella maggior parte dei casi e dall'abbondante reiterazione della stessa tipologia di nemici e scontri. Il combattimento a turni ha però degli aspetti interessanti nella gestione delle abilità speciali e nel possibile assortimento di personaggi nel party con caratteristiche diverse, diventando anche impegnativi in certe situazioni, specialmente quando ci si trova davanti ai boss. La gestione dei personaggi dipende sempre molto dalla spesa di valuta in-game ma ha un aspetto più classico e semplice, incentrato sull'allenamento e sull'equipaggiamento di vari oggetti e slegandosi da meccaniche troppo cervellotiche. Il risultato di tutto questo è una progressione inizialmente piacevole tra quest e livellamento dei combattenti, ma la ripetitività emerge evidente dopo qualche ora.


Allo stesso modo, la caratterizzazione peculiare da fumetto vecchio stile che aiuta a tratteggiare un'identità piuttosto unica per Days of Doom finisce però per incrementare questa monotonia, data la ripetizione degli elementi e la semplicità anche eccessiva con cui costruisce l'ambientazione e mette in scena i combattimenti.

Commento

Versione testata
Android 1.0.66
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App Store, Google Play
Prezzo
Gratis
Multiplayer.it

6.7

Lettori (3)

2.8

Il tuo voto

Days of Doom risulta riconoscibile già a una prima occhiata, e non è poco per un gioco uscito dal medesimo stampo da cui escono mensilmente decine di altri titoli su Android e iOS. Peccato che dopo le prime impressioni si cominci quasi subito a scorgere il solito meccanismo dell'RPG mobile free-to-play, con le conseguenti trappole legate alle attese, ai drop e alle micro-transazioni. L'aspetto un po' grezzo e artigianale riesce a renderlo simpatico anche per la sua apparente vicinanza alla tradizione classica del gioco di ruolo "pen and paper", e questa è un po' la sua caratteristica peculiare, ma al di là di atmosfere e suggestioni, il gameplay non offre praticamente nulla di diverso rispetto ad altri titoli che, peraltro, possono essere più curati e ritmati in maniera migliore. Tuttavia, il livello di sfida risulta da subito più impegnativo di altri e rende combattimenti e costruzione del party maggiormente coinvolgenti e significativi rispetto alla media di questo tipo di giochi.

PRO

  • Caratterizzazione semplice ma particolare
  • La maggiore attinenza allo stile da RPG classico è aria fresca, paradossalmente
  • Ambientazione un po' trita ma sempre affascinante
CONTRO
  • Il meccanismo tipico da RPG mobile free-to-play c'è sempre, con le sue storture
  • Ripetitivo, sia nelle meccaniche che nell'aspetto
  • Fin troppo grezzo esteticamente