Destiny 2: Ombre dal Profondo, la recensione 41

La nuova espansione del looter shooter di Bungie rappresenta un grande crocevia, con tutte le certezze e i dubbi che si porta dietro. Cerchiamo di fare chiarezza nella recensione di Destiny 2: Ombre dal Profondo

RECENSIONE di Emanuele Gregori   —   08/10/2019

Indice

L'abbiamo detto già qualche giorno fa in occasione dello speciale dedicato a Destiny: New Light: la separazione di Bungie da Activision rappresenta un'arma a doppio taglio. Liberi ma ancor più condizionati da un impatto derivante dai giudizi della community, che in questo specifico caso non è più possibile giustificare dietro a presunte forzature del publisher americano. La recensione di Destiny 2: Ombre dal Profondo, l'ultima espansione del looter shooter realizzato dai ragazzi di Seattle, risulta quindi più difficile del previsto. Non è una questione legata all'affetto per un titolo che, volenti o nolenti, nei passati cinque anni ci ha sempre convinti a tornare ad immergerci nel suo mondo; quanto una struttura dell'espansione che per forza di cose andrà analizzata nel lungo periodo, ma che oggi richiede un giudizio legato a quanto abbiamo visto finora. Abbiamo passato una quarantina di ore a girovagare per il sistema solare, divise tra la campagna, l'inevitabile farming, le attività di alto livello, le imprese esotiche ed il nuovissimo raid. È arrivato quindi il momento di tirare le somme per ciò che quest'espansione ci ha trasmesso finora, tentando di tracciare anche una linea verso un futuro che appare si incerto nella quantità e nella qualità, ma mai come oggi fortemente ispirato.

Destiny 2 Ombre Dal Profondo

Il viaggio nella Luna

L'importante e storico adattamento del titolo di questo paragrafo deriva da uno dei primi capolavori della storia del cinema. In quel (nemmeno tanto) breve cortometraggio si veniva catapultati sul nostro satellite, donandoci una prospettiva fantastica ed onirica che fino a quel momento non avevamo mai neanche preso in considerazione. La campagna di Ombre dal Profondo fa esattamente questo: ci riporta su un pianeta noto a tutti i vecchi giocatori del primo Destiny, la Luna appunto, e ce lo presenta simile ma mutato, uguale nella conformazione ma esteso, impreziosito di tutta una serie di angoli e pertugi prima irraggiungibili e confezionato dai segni del tempo e delle battaglie passate. È evidente che l'effetto nostalgia vale solo per i vecchi utenti, che però allo stesso tempo vivono anche un riciclo di asset, elementi, location e nemici storici, che i nuovi giocatori per forza di cose non percepiranno. Anche qui quindi si annida lo spettro, e mai termine fu più azzeccato, di una lama a doppio taglio.

Veniamo catapultati sulla Luna perché in qualche modo richiamati da Eris Morn: ex guardiana come noi, divenuta cieca e non del tutto mentalmente stabile dopo aver provato a vincere l'abisso. Unica superstite della sua squadra, è oggi uno dei personaggi più particolari e strutturati dell'incredibile space opera messa insieme da Bungie. Eris ha involontariamente risvegliato qualcosa andando a curiosare lì dove le navi a piramide si sono stanziate, finendo per riempire la luna di incubi.

Questi ultimi altro non sono che emanazioni delle gesta stesse del passato dei guardiani, che portano a ritrovare sul proprio cammino non solo gli spettri di tanti compagni perduti (Eris convive con queste presenze costantemente) ma anche gli incubi generati dai nemici del passato, alcuni tra i più temibili che abbiamo affrontato in questi cinque anni. Per quanto questo elemento possa risultare interessante ad un primo accenno, ed effettivamente si presenti splendido da punto di vista scenico, non si può nascondere la testa sotto la sabbia e non accorgersi della riproposizione di vecchi contenuti in una buona metà della breve campagna di Ombre dal Profondo. Una manciata di missioni che aprono a questo nuovo arco narrativo, tutt'altro che concluso, e che mettono il giocatore nella condizione di ri-esplorare luoghi come la Tomba del Mondo, la Bocca dell'Inferno, l'Ancora della Luce e tanti altri che affiancano la nuova zona dove è stanziata anche la Fortezza Scarlatta.

Ciò che appare sempre poco comprensibile, nell'ottica di una progressione votata alla narrazione, è la necessità di aggiungere più di una fase di farming assolutamente superflua, capace solo di spezzare il ritmo dell'azione e che tra le varie cose indispone un giocatore che si ritrova a passare la metà delle poche ore di storia, a raccogliere materiali per un pianeta liberamente esplorabile.

A fare da contraltare a questo elemento ci pensa però una qualità espressiva all'interno delle cutscene e un livello artistico nella realizzazione di ambienti e scenari, che ancora oggi fanno onestamente pensare che gli artisti di Bungie siano in qualche modo "sprecati" per un FPS. Alcuni degli scorci che ci si ritrova a guardare nel corso delle missioni della storia lasciano veramente a bocca aperta, meravigliati di fronte a quel quadro in movimento che risulta essere Destiny. Ovvio che in questo venga in aiuto una lore profonda e dannatamente ben riuscita, che proprio con questo arco narrativo sembrerebbe arrivare ad un punto di svolta per la storia del franchise e che Bungie stessa considera una pietra miliare nella prosecuzione del percorso.

Gameplay: tra riciclo e rinnovamento

Abbiamo già detto quanto sia difficile giudicare questa espansione? E allora lo ribadiamo a gran voce ora che ci troviamo nell'ambito del gameplay vero e proprio e dei contenuti. Crediamo sia ormai superfluo soffermarci sulla qualità di un sistema di shooting come quello di Bungie. I ragazzi di Seattle insegnano gunplay da una quindicina d'anni e ancora oggi restano insuperati per divertimento e feedback arma alla mano. Sparare in Destiny 2 risulta un piacere, anche dopo parecchie ore consecutive e questo è certamente un grosso punto a favore di un titolo che fa dello sparo il suo fulcro principale. Stiamo però parlando di un looter shooter, di un gioco che deve convincere la propria utenza a restare connessa a lungo e a tornare costantemente in orbita per ripetere quelle attività già completate e possibilmente per trovarne di nuove. Su quest'ultimo punto si basa infatti la scelta cardine di Bungie per questo nuovo processo di sviluppo della sua creatura. Iniziato già lo scorso anno con le stagioni che sono seguite all'uscita de I Rinnegati, questa nuova espansione spinge al limite il concetto di supporto nel tempo, inserendo buona parte dei contenuti nel corso dei primi tre mesi di vita. D'altro canto la road map di Bungie per Ombre dal Profondo non è mai stata un mistero e tutti quanti eravamo ben consapevoli dell'arrivo di alcuni importanti contenuti nelle prossime settimane e mesi. Ciò che il team ci ha tenuto a sottolineare è la sua voglia di utilizzare quest'anno per sperimentare tutto ciò che fino ad oggi non hanno potuto fare, portando avanti l'orizzontalità di una narrazione che si chiuderà solo la prossima estate, inframmezzata da piccoli step di trama verticale: come quella legata ai Vex che fa da sfondo a questa prima stagione. In questo senso risulta davvero difficile giudicare nell'insieme un contenuto che è tutt'altro che rifinito e concluso e che vedrà nel prossimo periodo arrivare nuove imprese esotiche, eventi e perfino il secondo dungeon dopo il grande successo de "Il Trono Infranto" aggiunto nel corso dello scorso anno.

Al netto di questa presa di coscienza, il nostro compito è dirvi se allo stato attuale quel che c'è vale il prezzo del biglietto e la risposta, in linea generale, è sì ma con qualche dovuta riserva. Ombre dal Profondo è infatti un'espansione profondamente ridotta rispetto a ciò che I Rinnegati si rivelò essere un anno fa. Meno contenuti, meno oggetti nuovi e meno attività, per di più una buona parte riciclate da elementi presenti già nel lontano e recente passato della serie. Per questo motivo ciò che più fa effetto è la volontà di Bungie di riparare ad alcune sviste del passato, soprattutto legate alla personalizzazione di armi ed armature, tentando però la via più difficile: quella del lungo termine.

Parlando in termini pratici l'avventura come già sappiamo inizia per tutti al livello 50 di esperienza e 750 di luce. Da questo momento in poi è possibile salire in maniera semplice e veloce fino al primo softcap fissato a 900. Qui le cose si fanno più difficili e, a meno di usare pratiche che hanno a che vedere con l'interscambiare l'utilizzo di vari personaggi, ci si troverà a rallentare esponenzialmente la crescita, fino ad arrivare al definitivo livello massimo di luce disponibile. Anche questo dettaglio non è esattamente vero, perché l'espansione aggiunge all'equazione uno specifico manufatto che permette, tramite l'acquisizione di esperienza, di raggiungere un ipotetico livello infinito di potere, nonostante la richiesta in termini di ore di gioco salga in maniera esponenziale. La particolarità di questo manufatto è che verrà resettato e modificato ad ogni nuova stagione, rendendo quindi imperitura l'acquisizione di esperienza. Inoltre si tratta di un oggetto legato al proprio account e in quanto tale disponibile per tutti e tre i propri personaggi, con una condivisione della crescita che rende utile e comodo giocare con ognuno di essi. Oltre all'aumento di luce, il manufatto sbloccherà anche una serie di perk specifici, alcuni dei quali saranno fondamentali per la prosecuzione all'interno di alcune attività come i cala la notte ed il raid.

Il gioco infatti introduce tutta una serie di nuovi avversari che non è possibile abbattere se non utilizzando degli specifici proiettili o modifiche che è si possono attivare su alcune classi di armi sbloccandone i perk proprio su questo manufatto. È così che campioni corazzati o sovraccarichi possono finalmente essere storditi e messi al tappeto. Questa variabile è interessante e risulta una delle esemplificazioni della volontà di Bungie di rendere Destiny 2 un titolo più vicino ad un RPG. Da questo deriva anche l'aggiunta delle armature 2.0, della personalizzazione estetica e i possibili punti che possono essere spesi per aggiungere le mod, ora non più consumabili ma applicabili alla bisogna pagando un certo quantitativo di materiali.

La particolarità del manufatto legato alla stagionalità introduce anche ad un'ulteriore novità: il pass. Tra le varie opzioni del menù sarà infatti ora possibile visionare i cento livelli che il proprio account potrà scalare nel corso della stagione, comprese le ricompense che ogni livello potrà generare. Ad ogni nuovo step avrete modo di accumulare fino a due oggetti differenti, uno totalmente gratuito e l'altro legato all'acquisto del pass stagionale (compreso all'interno dell'acquisto di Ombre dal Profondo).Questo sistema richiama a gran voce quello di tanti altri free to play sul mercato, ma non ci troviamo di fronte ad una formula pay to win, al massimo solo ad una velocizzazione della crescita e all'accumulo di un certo quantitativo di materiali.

Le singole stagioni costeranno una decina di euro ed introdurranno ogni volta una nuova sottotrama e una serie di contenuti dilazionati nel corso del trimestre di riferimento, fino alla nuova grande espansione in arrivò il prossimo settembre. Questa ormai sembra essere la strada dettata da Bungie, con la speranza che i giocatori possano sentirsi appagati da questa fruizione diluita. A noi l'idea non dispiace sulla carta, soprattutto perché la spinta a fare bene appare chiara fin da subito avendo specificato tutti i contenuti che arriveranno, compresi di giorno di uscita, da qui a dicembre. Ciò che però diventa difficile giudicare è proprio la tenuta sul lungo periodo e la qualità delle attività che arriveranno. Non possiamo per nessun motivo fare un atto di fede e credere alle promesse quando si è in sede di recensione e, per questo, dare un voto oggi a Ombre dal Profondo lo mette nella spiacevole situazione di risultare scarno e poco appagante. Certamente promettente ma ben lontano dalle sensazioni generate da I Rinnegati al suo arrivo sul mercato. Torneremo a parlarne appena sarà il momento, e continueremo a farlo costantemente nei prossimi mesi, convinti di potervi regalare la migliore copertura che Destiny si sia mai meritato.

Il nuovo raid

Due parole a parte le spendiamo sulla nuova Incursione, come spesso ci piace fare. Il Giardino della Salvezza, attività senza matchmaking da sei giocatori, è stata in grado di regalare un po' a tutti delle grandi soddisfazioni. Seppure non proibitiva come il raid uscito un anno fa con l'arrivo di Forsaken, che aveva richiesto ben 19 ore per essere portato a termine dalla prima squadra, ciò che ha sorpreso in positivo è stata la capacità di Bungie di giocare molto sulla mobilità. Chiunque non abbia mai affrontato un raid di Destiny difficilmente riuscirà a comprendere la coordinazione e l'affiatamento richiesto ad un team per comprendere e portare a termine le sue diverse sezioni. Ogni step vive di una sua meccanica unica e irreplicabile, che non viene spiegata ma va compresa tentando e fallendo, tornando a tentare nuovamente fino a comprendere come uscirne. Tutto questo raid unisce la coordinazione alla mobilità, rendendo le arene grandi e collegate da terreni impervi o da lunghi corridoi insidiosi. Una sfida importante ma appagante per tutti i giocatori di Destiny.

Tecnica

Vogliamo spendere le ultime parole riguardo l'aspetto tecnico ed artistico del gioco, come facciamo sempre. Destiny 2 resta ancora oggi un gioiello estetico. Le ambientazioni, gli effetti sonori, il lavoro sulla manualità e il controllo delle diverse classi, rappresentano il fiore all'occhiello del genere di appartenenza. Se su console si percepisce ancora un leggero lag nell'apertura dei menù, il titolo resta straordinariamente ottimizzato su PC anche in questa sua trasposizione su Steam. Rispetto al passato abbiamo notato una perdita di qualche frame, ma si tratta veramente di inezie impercettibili a meno di avere un contatore degli FPS sempre a schermo.

Gli scorci che il gioco ci mette davanti per quanto riguarda le nuove ambientazioni sulla Luna, l'orizzonte visibile dalla Fortezza Scarlatta e il sapiente uso di canyon e alte pareti rocciose per nascondere poi ampie vedute che si aprono in un attimo davanti ai nostri occhi, sono il biglietto da visita di un team di artisti difficilmente ravvedibili altrove.

Ad impreziosire tutto ci pensa l'ennesimo piccolo capolavoro legato alla colonna sonora, con melodie che riprendono il passato e pezzi totalmente nuovi, che sfruttano l'idea di oscurità e di incubo per instillare quel pizzico di tensione tipica dell'horror con sonorità angoscianti alternate alle grandi parti orchestrali. Una gioia per gli occhi e per le orecchie.

Versione testata
PC Windows
Digital Delivery
Steam, PlayStation Store, Xbox Store
Multiplayer.it

7.5

Lettori (2)

8.0

Il tuo voto

Destiny 2: Ombre dal Profondo arriva sul mercato con una discreta dose di contenuti che però impallidisce di fronte a quello che aveva realizzato I Rinnegati un anno fa. Volendo proprio essere obiettivi e cristallini, c'è da considerare anche il riassetto societario e i tempi morti che ne sono scaturiti dopo la divisione da Activision, ma siamo chiamati a giudicare il contenuto e così facciamo. Quel che c'è ora, per quanto poco e troppo spesso puntato al farming estremo e compulsivo è certamente di buona qualità e per quanto siamo chiamati a dare un voto, mai come questa volta Destiny 2 richiede tempo e fiducia. La maggior parte delle attività arriverà nelle prossime settimane e nei successivi mesi, introducendo ad un futuro di Destiny fatto di modifiche tangibili e costanti al mondo di gioco, così come di una narrazione orizzontale che richiederà tempo e dedizione per essere portata a termine. Se per voi tutto questo vale la candela, allora Shadokeep vi accoglierà a braccia aperte!

PRO

  • Divertente come sempre e ancor di più
  • Stilisticamente è un gioiello
  • Il nuovo raid funziona e appassiona
  • La luna è un gradito ritorno...

CONTRO

  • ...ma anche un riciclo di asset non indifferente
  • Al momento i nuovi contenuti non sono poi così tanti