Ion Fury, la recensione 22

Ion Fury è vecchio ma nuovo, orrendo ma bellissimo, corre alla velocità della luce raccontando un modo di concepire i videogiochi che non esiste più

RECENSIONE di Simone Tagliaferri   —   25/08/2019

Indice

Per capire completamente l'operazione Ion Fury bisogna fare un lungo salto nel passato. Duke Nukem 3D vendette 3,5 milioni di copie. Oggi possono non sembrare tante, ma nel 1996, per le dimensioni produttive dei singoli giochi di allora, erano il segno di un successo immenso, considerando anche che il gioco uscì inizialmente solo su PC, non proprio la più amichevole delle piattaforme a causa della pirateria. Comunque la eco di Duke 3D fu tale che 3D Realms finì per affiancare Id Software nell'olimpo delle software house pioniere del genere degli sparatutto in prima persona.

Da allora le cose sono cambiate moltissimo: id Software è stata acquisita da Bethesda e ha perso tutti i suoi fondatori, mentre 3D Realms è stata affossata dal suo successo ed è ritornata sulla scena solo negli ultimi anni, rimettendosi a fare quello che faceva allora: sviluppare o produrre, come nel caso di Ion Fury, degli sparatutto in prima persona indirizzati ai puristi del genere e ai nostalgici di quell'epoca.

FPS classico

Ion Fury riparte da Duke Nukem 3D con una devozione che sfiora il fanatismo, al punto da sfruttarne lo stesso motore grafico, il Build, che nonostante gli anni è ancora utilizzatissimo da modder e mapper, e da avere come protagonista una Duke al femminile, la carismatica e sboccata Shelly "Bombshell" Harrison, che nella sua guerra contro il genio transumanista Dr. Jadus Heskel e le sue forze cibernetiche create schiavizzando i cittadini di Washington D.C., non risparmia battute salaci mentre uccide centinaia di nemici correndo come una saetta e sparando come una corazzata ambulante.

Ed è proprio la velocità dell'azione il punto di forza di Ion Fury... perché semplicemente non ci siamo più abituati. Negli anni gli FPS sono stati volutamente rallentati per adattarsi a tutti i tipi di pubblico e dei sistemi di controllo. Voidpoint, il team di sviluppo, è invece voluta tornare alle origini accelerando il tutto lì dove possibile. Entrare in una nuova area con le armi spianate e dover contemporaneamente attaccare e schivare i colpi dei nemici, che ci piovono addosso copiosi è un'esperienza che ormai viene considerata quasi da retrogaming tanto è desueta nel genere. Le armi sono poche in confronto agli esponenti più recenti del settore, ma sono tutte ben realizzate e diverse tra loro, nonché utili dall'inizio alla fine del gioco, compresa la pistola di partenza che dispone di un attacco secondario che consente di colpire più bersagli con una singola raffica. Per il resto l'arsenale comprende una mitraglietta con proiettili infiammabili, un fucile a pompa trasformabile in lanciagranate, una mitragliatrice pesante e altre ancora.

Nonostante tutti questi elementi di differenziazione non c'è mai alcuno squilibrio e non si perde mai il controllo di quello che si sta facendo, tanto che possiamo affermare senza tema di smentita che alcune delle sparatorie di Ion Fury sono tra le migliori giocate di recente, favorite anche dai continui cambi di ritmo resi possibili dall'alto numero di nemici e dal design delle mappe più aperto rispetto a quello degli sparatutto più commerciali.

Level design

Il level design di Ion Fury ricalca quello dei suoi modelli di riferimento in modo creativo e competente. Le mappe sono grandissime e permettono diversi approcci, a seconda di come si vuole giocare: si possono superare limitandosi a uccidere i nemici e raccogliendo le risorse che si trovano in giro, oppure si possono esplorare da cima a fondo alla ricerca di elementi interattivi e segreti. Questi ultimi sono davvero tantissimi e sono ben nascosti, tanto che cercarli è parte del divertimento offerto dal gioco. in molti casi si limitano a essere aree segrete piene di munizioni e armi, ma spesso contengono anche delle gustose citazioni che faranno sicuramente piacere a chi negli anni '90 già giocava.

Oltre ai segreti, la necessità di esplorare è creata dal sistema di gioco stesso: le risorse a disposizione sono limitate e qualche munizione extra fa sempre comodo, i nemici fanno davvero male e rendono necessario andare costantemente alla ricerca di medikit o di altri oggetti curativi, come quelli che si trovano dentro ad alcuni distributori o spaccando dei secchioni. Insomma, in molti riconosceranno tutti quegli elementi che rendevano interessante passare ore a guardarsi intorno in Doom, Shadow Warrior, Duke Nukem 3D, Unreal, Quake e altri FPS simili. Anche la varietà delle mappe è ottima. Nella sua avventura Shelly attraversa i quartieri di una Washington fantascientifica formati da strade fatiscenti, piazze illuminate dal neon, locali malfamati, centri commerciali, tunnel della metropolitana, un treno in movimento e chi più ne ha più ne metta. Tutte le aree sono popolate dalle creature robotiche di Heskel e vivacizzate da esplosioni, aree crollate e dettagli significativi che le rendono insolitamente vive, nonostante il lato tecnico non sia ovviamente il punto di forza di Ion Fury.

Considerazioni finali

I problemi di Ion Fury sono tutti relativi ad alcuni limiti imposti dalla sua stessa struttura. In particolare pensiamo all'intelligenza artificiale dei nemici, non proprio brillante, che viene però mascherata dal fatto che sono stati piazzati manualmente dagli sviluppatori nelle mappe.

Per il resto mettersi a discutere del lavoro di Voidpoint dal punto di vista tecnico non ha molto senso, visto che gli sviluppatori hanno scelto volontariamente di utilizzare una tecnologia desueta che, ovviamente, non può essere messa a confronto con quelle attuali. Diciamo che se vi interessa il gioco sapete a cosa state andando incontro: non certo a qualcosa che spremerà la vostra scheda video. Ion Fury per il resto è un puro distillato di anni '90, a partire dalla protagonista e passando per tutto il resto. Se siete dei cultori del genere, tenetelo in forte considerazione.

Digital Delivery
Steam, GoG
Prezzo
20,99 €
Multiplayer.it

8.8

Lettori (3)

7.6

Il tuo voto

Ion Fury è tutto ciò che gli appassionati di FPS classici possono desiderare: mappe grandi e labirintiche, difficoltà elevata, segreti a iosa, una protagonista carismatica e dalla battuta facile, una campagna che dura decine di ore e tanto altro ancora. Se non vi interessa nulla del lato tecnico desueto e riuscite a passare sopra ad alcune ingenuità dell'intelligenza artificiale, potreste aver trovato il vostro gioco del 2019.

PRO

  • Level design eccellente
  • Tanti segreti
  • Shelly è carismatica
  • Campagna molto lunga

CONTRO

  • Qualche indecisione nell'intelligenza artificiale
  • Ovviamente non aspettatevi una grafica spaccamascella