MediEvil, la recensione

A oltre vent'anni di distanza dalla pubblicazione originale, MediEvil fa il proprio ritorno su PS4 con un remake fin troppo fedele: la nostra recensione

RECENSIONE di Tommaso Pugliese   —   23/10/2019
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La recensione di MediEvil ci dà modo di ragionare sul significato di due parole che negli ultimi anni abbiamo sentito spesso: remaster e remake. La prima sta a indicare un'operazione in cui si prende un gioco e lo si adatta agli standard attuali unicamente in termini di risoluzione, talvolta migliorando qualche effetto, con un lavoro da parte degli sviluppatori che si limita al cambiamento di alcuni parametri del codice e a una verifica finale che tutto funzioni a dovere. Un esempio recente può essere la collection di Shenmue I & II.

Diversa e più sfaccettata è invece la concezione del remake, che dipende principalmente dalle intenzioni di chi la realizza: il gioco resta strutturalmente lo stesso, ma tutti gli elementi grafici vengono ridisegnati da zero e spesso si apportano modifiche anche al gameplay per smussarne gli inevitabili spigoli. Senza voler scomodare il magnifico lavoro fatto da Capcom con Resident Evil 2, possiamo citare le collection dedicate a Crash Bandicoot e Spyro, oppure Shadow of the Colossus per restare in casa Sony.

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Ordunque, MediEvil è stato pubblicizzato come un remake e viene venduto al prezzo di un remake, ma alla fine dei conti non è un remake; non nella concezione a cui Sony stessa ci ha abituati, quantomeno.

Other Ocean ha effettuato una revisione tecnica completa del gioco, ricreando da zero tutti gli asset nell'ottica di un lavoro che da un lato risulta rispettoso dello stile originale, dall'altro cerca di metterci del suo per valorizzarne ulteriormente le atmosfere. Il punto è che però il gameplay è rimasto praticamente identico a quello del 1998, e se questo può rappresentare un valore aggiunto per gli inguaribili nostalgici e i puristi, ahimè finisce per tagliare fuori chi da un videogame del 2019 si aspetta determinate cose.

Storia, personaggi, punti di forza

La nuova voce narrante di MediEvil, unico innesto inedito all'interno del doppiaggio originale in italiano, ci introduce ancora una volta alla storia di Sir Daniel Fortesque, cavaliere senza macchia che sacrifica la propria vita per difendere i confini di Gallowmere dall'attacco del malvagio stregone Zarok. Un secolo dopo il negromante ritorna con il suo esercito di non-morti, ma la magia nera finisce per risvegliare anche Sir Daniel, che pur con le fattezze di uno scheletro non rinuncia a combattere per il suo regno.

Completato un brevissimo tutorial all'interno della cripta in cui il corpo del cavaliere era stato collocato, dovremo cimentarci con quasi venti livelli per eliminare il male che ha nuovamente invaso i territori di Gallowmere e confrontarci per un'ultima volta con Zarok.

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Le atmosfere originali appaiono intatte, finanche valorizzate in questo remake: merito della straordinaria colonna sonora che accompagna l'azione, ma anche di un approccio stilistico che lascia spazio a ben pochi svarioni, laddove si consideri la cosa da un punto di vista squisitamente artistico.

Gli scenari appaiono molto vari e ben differenziati, portandoci a esplorare cimiteri, sotterranei, labirinti, villaggi e foreste abitati da creature sempre diverse, che si distinguono per pattern di attacco e movimento unici. Il bestiario del gioco appare ancora oggi davvero ricco e include zombie, folletti, spaventapasseri, zucche antropomorfe, mummie, demoni e svariati boss.

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Avere la meglio su questi avversari non sarà semplice, a meno che non si dedichi il tempo necessario alla ricerca di oggetti e segreti, nell'ambito di una formula che rende l'approccio completizionista non solo auspicabile ma addirittura necessario perché si possa disporre delle risorse utili ad arrivare in fondo all'avventura.

Bisogna infatti scrutare ogni angolo delle ambientazioni per trovare le bottiglie della vita che aumentano la salute a disposizione del protagonista, fornendoci un importante aiuto per smussare l'effetto di mischie molto caotiche, in cui si finisce irrimediabilmente per subire ingenti danni.

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Così come per sbloccare gli ambiti calici, che si "materializzano" quando si eliminano tutti i nemici e valgono per Sir Daniel l'ingresso nella Sala degli Eroi, dove il cavaliere potrà ricevere armi decisamente più efficaci rispetto alla sua spada spuntata: una balestra, un martello da guerra, un'ascia, vari tipi di arco, spade più o meno magiche, scudi e finanche corazze.

Dopo circa otto ore (game over permettendo: ogni volta che si muore lo stage va affrontato da capo e i tempi possono dilatarsi) ci si troverà ad assistere a uno dei due possibili finali e a sbloccare missioni extra aggiunte per l'occasione, in una sorta di ulteriore omaggio alla rigiocabilità di un titolo che proprio su questo fattore ha sempre puntato, rendendolo un elemento fondante del proprio design e facendone un vero e proprio tratto distintivo.

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Gli extra

MediEvil include una serie di contenuti extra che puntano a sottolineare il valore nostalgico della produzione, nella fattispecie un artbook digitale che evidenzia in maniera molto interessante il lavoro effettuato sui vari asset, la colonna sonora e un fumetto animato con protagonista Sir Daniel Fortesque, simpatico ma francamente bruttino da vedere.

Gameplay e criticità

Chi nel 1998 aveva vent'anni (ogni riferimento autobiografico è puramente casuale) ricorderà senz'altro che l'originale MediEvil aveva i suoi bei difetti in termini di gameplay, derivanti dal fatto che ci si trovava nel mezzo di un cambiamento epocale: il passaggio dalla grafica raster a quella poligonale nell'ambito degli action game. Gli sviluppatori non sapevano esattamente come gestire la terza dimensione e per alcuni anni si è proceduto un po' a tentoni, sperimentando varie soluzioni finché qualcuno (Capcom) non ha trovato la quadra.

Riproporre quel tipo di meccaniche oggi, senza smussarne gli evidenti spigoli, rappresenta una scelta controversa che farà inevitabilmente storcere il naso a chi, come detto, si aspettava legittimamente una produzione sulla falsariga di Shadow of the Colossus.

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Controller alla mano, il remake di MediEvil è terribilmente scivoloso, manca completamente di resa degli impatti, soffre di notevoli problemi con la telecamera e inciampa spesso e volentieri quando si tratta di interazione con lo scenario.

Nel confronto con singoli avversari lo scudo si rivela uno strumento utile laddove si intercetti il movimento di attacco per pararlo e poi affondare, ma i fendenti sembrano muoversi nell'aria anche quando vanno a segno e la cosa risulta accentuata durante le numerose, caotiche mischie in cui bisogna spostarsi rapidamente per evitare di subire troppi danni e continuare a premere il pulsante di attacco nella speranza che qualche mossa vada a segno.

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Utilizzare le armi dalla distanza si trasforma così in una necessità quando si dispone di poca energia e non si vuole rischiare il game over (che, come detto, costringe a ricominciare il livello da capo con lo stesso livello di salute, senza che venga ripristinata), ma con alcuni strumenti il lock-on fa cilecca e ci sono momenti in cui il potenziale bersaglio non viene minimamente considerato dal sistema di mira.

Il semplice gesto di spostare un oggetto diventa problematico perché il personaggio evita l'aggancio e i suoi movimenti sono troppo ampi, ma è soprattutto la regolazione della visuale a creare difficoltà: le strutture in primo piano non diventano trasparenti e quando ci si ritrova in un angolo può capitare di non vedere più nulla. A ciò si aggiunge qualche glitch abbastanza fastidioso, nel nostro caso è capitato che il personaggio si incastrasse in una leva o che non potesse completare un puzzle.

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Trofei PlayStation 4

I 39 Trofei di MediEvil si ottengono portando a termine la campagna del gioco, ma anche dedicando il giusto tempo all'esplorazione degli scenari, alla raccolta delle monete e alla scoperta di segreti. Addirittura è presente un achievement che si sblocca provando a inserire uno dei vecchi cheat dell'originale MediEvil: un simpatico tocco di classe da parte degli sviluppatori.

Realizzazione tecnica

Come accennato in apertura, i ragazzi di Other Ocean hanno ridisegnato tutti gli asset dell'originale MediEvil, facendo molta attenzione a rispettare la visione e lo stile dell'opera targata Studio Cambridge. Il risultato è ottimo dal punto delle atmosfere e del feeling in generale, che non viene in alcun modo stravolto e anzi risulta valorizzato in tanti elementi.

La colonna sonora è inoltre magnifica: una sequenza di brani orchestrali che accompagnano l'azione come meglio non si potrebbe, rimediando almeno in parte a un aspetto che purtroppo appare decisamente meno felice, ovverosia il doppiaggio in italiano. È sostanzialmente quello del 1998, quando si muovevano i primi passi sul fronte della localizzazione audio, con risultati generalmente molto distanti da quelli che abbiamo la fortuna di ascoltare oggi. Magari ve lo ricordavate migliore, come spesso accade, ma è davvero pessimo e rifarlo da zero non sarebbe stato sicuramente uno scandalo o una mancanza di rispetto.

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Passando a un'analisi puramente tecnica, la sensazione è quella di trovarsi di fronte a un progetto nato su PlayStation 3 e poi portato su PS4. Ormai scomodare il pluricitato remake di Shadow of the Colossus appare eccessivo, pensiamo si sia capito che MediEvil è una produzione sostanzialmente meno ambiziosa, ma la fattura dei modelli poligonali, delle ambientazioni e dell'effettistica appare molto datata. Le limitazioni originali ovviamente non aiutano, ma il fatto che su PlayStation 4 Pro il frame rate (generalmente stabile sui 60 fps) abbia degli evidenti cali nelle fasi iniziali della campagna e nei momenti di maggiore caos contribuisce a farsi un'idea non propriamente positiva del lavoro di ottimizzazione svolto dal team californiano.

Commento

Versione testata PlayStation 4
Prezzo 27,90 €
Multiplayer.it

7.0

Lettori (96)

7.9

Il tuo voto

MediEvil è un gioco che si fa molta fatica a valutare, un remake che al di là dell'aspetto tecnico (anche lì con tutta una serie di limiti) si intestardisce nel riproporre il gameplay originale del 1998 senza smussarne i pur evidentissimi spigoli. I nostalgici e i puristi saranno contenti della scelta fatta da Sony e Other Ocean? È possibile, ma allo stesso tempo chi legittimamente si aspettava dei miglioramenti sul fronte delle meccaniche, delle hitbox e della gestione della visuale, come peraltro avvenuto in diversi altri rifacimenti per PS4, resterà deluso. Il nostro consiglio è di provare la demo prima di procedere all'acquisto: nonostante tutto, vestire nuovamente l'armatura di Sir Daniel Fortesque potrebbe rappresentare per voi un sogno che si realizza.

PRO

  • Grande atmosfera
  • Colonna sonora eccezionale
  • Tanti nemici, scenari e segreti
CONTRO
  • Gameplay scivoloso e approssimativo
  • Gestione della visuale problematica
  • Tecnicamente datato