Mosaic, la recensione 5

Un racconto oscuro, una riflessione sul senso della vita e la recensione di Mosaic

RECENSIONE di Giorgio Melani   —   07/11/2019

Se siete tra coloro che considerano i videogiochi come un mezzo espressivo dal grande potenziale, in grado di veicolare contenuti, emozioni e riflessioni attraverso un nuovo sistema di comunicazione e narrazione, allora potreste essere molto interessati a questa recensione di Mosaic. Annunciato nel lontano 2016, si tratta della nuova produzione di Krillbite Studio, autori del particolare horror Among the Sleep, che mostrava già una certa predilezione del team all'adozione di particolari punti di vista e prospettive su argomenti comuni, peraltro con un utilizzo quasi espressionista della grafica in grado di far scaturire la meraviglia (o l'orrore) da elementi apparentemente innocui e quotidiani. Questa caratteristica si ritrova facilmente in Mosaic, che si configura come una metafora della vita moderna, impostata su binari inamovibili da un sistema capitalistico disumano e fine a sé stesso, che trasfigura la società in un mondo grigio e privo di emozioni. Il gioco mette in scena le giornate di un anonimo impiegato (nel vero senso della parola: non ne conosciamo il nome né la storia pregressa e non ha caratteristiche particolari) che trascorre i propri giorni principalmente lavorando per una gigantesca corporazione, schiacciato da richieste lavorative e spese sempre maggiori, incapace di intessere una qualsiasi relazione con altri esseri umani.


C'è però un barlume di speranza nel grigio omino protagonista di questa storia, che balugina in alcuni momenti in cui sembra emergere ancora la capacità di meravigliarsi, di emozionarsi e provare empatia. Non è un caso che, in un mondo rigidamente impostato secondo le esigenze della burocrazia e della produzione capitalistica, in cui le relazioni sono mediate da app per smartphone, questi momenti di umanità finiscano per sembrare degli accessi di follia. Ci ritroviamo così a parlare con pesci rossi, a scoprire progressivamente i segreti della società per cui si lavora come in un incubo complottista, a diventare minuscoli e venire schiacciati sotto le scarpe di un qualche colletto bianco troppo occupato a non far tardi per il lavoro, in una successione di eventi disparati che vengono messi in scena giorno dopo giorno, mentre ci addentriamo all'interno della città nel percorso da casa al lavoro. Ma queste follie quotidiane non sono altro che segni del progressivo ritrovamento della propria umanità da parte del protagonista, che sotto la guida di un pesce rosso e con il supporto di musica e colori si ritrova ad essere il protagonista di un'eroica epopea personale, che lo porterà a ritrovare sé stesso svelando l'insensatezza del meccanismo che lo ingabbia.

La vita quotidiana, più o meno

Il senso di Mosaic è dunque la critica alle storture della società moderna, messa in scena in modo da metterci nelle condizioni di riflettere sulla nostra esistenza e su quello che si potrebbe fare per migliorare la nostra condizione e quella della società in generale. Un messaggio di grande profondità e un intento di enorme portata per un videogioco e bisogna rendere merito a Krillbite per la capacità di utilizzare questo medium per uno scopo particolarmente elevato, ovvero invitare alla riflessione. Si potrebbe sollevare qualche questione sull'originalità del tutto, dall'argomento trattato alle modalità di rappresentazione della disumanità della società moderna, che riprendono stilemi ed elementi ormai quasi standardizzati in produzioni di questo tipo, ma le visioni e le situazioni in cui ci si viene a trovare in Mosaic sono bizzarre, affascinanti e ispirate. L'argomento principale non si può considerare banale e la volontà di portarci a riflettere su questo, anche se con modalità non inedite, è sempre da valutare positivamente ma c'è l'impressione che la storia segua un canovaccio in parte già visto e che il ritmo sia anche troppo diluito, nonostante il gioco duri una manciata di ore (circa tre, a fare le cose con calma). Una decina di anni fa, lo strano prototipo di "Every day the same dream" di Molleindustria riusciva ad illustrare quasi lo stesso argomento in maniera forse più diretta e incisiva in brevi istanti di gioco, tanto per fare un esempio.


C'è però anche un gameplay da tenere in considerazione, perché Mosaic è effettivamente un'avventura in terza persona con alcuni innesti puzzle. È su questo punto, in effetti, che emergono alcune magagne: il controllo via touch screen su dispositivi iOS è semplicemente snervante ma il movimento del protagonista risulta piuttosto macchinoso e impacciato anche usando il controller. In ogni caso, non bisogna considerare Mosaic come un'avventura standard quanto piuttosto un vero e proprio racconto interattivo: non vengono proposti dei veri e propri enigmi ma delle possibili interazioni contestuali, di fatto facendo rientrare il tutto nella dinamica del "walking simulator", visto che non ci sono elementi di sfida o ostacoli al fluire della narrazione (che avviene per lo più in forma grafica). L'unico momento di gioco vero e proprio è costituito dal puzzle game che rappresenta il lavoro al computer del protagonista, nel quale dobbiamo far confluire delle "risorse" verso una "pietra miliare": in sostanza si tratta di costruire dei percorsi su griglie esagonali per far scorrere dei punti da alcune basi di produzione a una zona di arrivo. Pur nella sua semplicità, questa soluzione riesce bene nell'intento di costruire una metafora videoludica del meccanismo produttivo capitalistico, sotto forma di un puzzle che risulta anche abbastanza coinvolgente.


Dove Mosaic eccelle è poi in alcuni particolari, che si rivelano fondamentali per il coinvolgimento e la costruzione di un mondo credibile e tremendamente vicino a noi. L'utilizzo dello smartphone, per esempio: ogni mattina ci sveglia e ci tempesta di spam, tra presunti amici che ci invitano a utilizzare qualche app e notizie opportunamente selezionate da una sorta di regime della comunicazione. Nel corso della storia possiamo scaricare delle app che sono parodie talmente ben fatte da sembrare vere, tra le quali un clicker game che può facilmente passare davvero per una delle centinaia di produzioni mobile simili, in grado di dimostrare l'assurdità di certi passatempi e di come vengano ampiamente fruiti, semplicemente mettendoli in scena così come sono nella realtà.

Versione testata
iPad 1.0.1
Digital Delivery
Steam, PlayStation Store, Xbox Store, Nintendo eShop, App Store
Multiplayer.it

7.2

Lettori (5)

7.2

Il tuo voto

Mosaic è un racconto interattivo di grande fascino che ha il pregio di portarci a riflettere su una condizione che riguarda tutti, incentrandosi sulla critica alla società moderna. Non è un argomento inedito e alcune suggestioni stilistiche possono sembrare quasi derivative, ma il gioco ha la capacità di rappresentare le storture della realtà con una forza notevole, grazie anche a soluzioni apparentemente marginali. Come si conviene a un'opera più artistica che di semplice intrattenimento, la sua potenza espressiva è indiscutibile ma la struttura di gioco arranca nel cercare di dare compattezza alla sequenza di visioni, con una narrazione che risulta particolarmente ermetica. In ogni caso, il messaggio degli sviluppatori emerge chiaro e colpisce duro, portando con sé anche una bella dose di speranza se si ha la pazienza di arrivare in fondo.

PRO

  • Stilisticamente affascinante tra grafica e musiche
  • Il suo messaggio è sempre valido e arriva con chiarezza
  • Il puzzle game condensa una metafora di notevole impatto

CONTRO

  • Il "gioco" è un po' la parte peggiore dell'esperienza
  • Corto e scarsamente rigiocabile