Narcos: Rise Of The Cartel, la recensione 7

Il gioco ispirato alla serie TV di Netflix sbarca su PC e console: la nostra recensione di Narcos: Rise Of The Cartel

RECENSIONE di Luca Olivato   —   19/11/2019

Indice

Kuju è un nome noto a qualche giocatore più attento e navigato, visto il titolo di debutto è stato Train Simulator 2001 agli albori del millennio. Da allora lo sviluppatore londinese ha lavorato più o meno nell'ombra, collaborando con altre software house per progetti come Dark Messiah of Might & Magic, Marvel Ultimate Alliance, Sniper: Ghost Warrior 3. Con Narcos: Rise of The Cartels, tie-in dell'omonima serie televisiva prodotta da Netflix di cui leggete la recensione, torna a metterci la faccia in prima persona, sette anni dopo il discreto All Zombies Must Die. Si tratta di uno strategico a turni ambientato in Colombia che racconta, dal punto di vista del detective Steve Murphy, l'ascesa e il declino del Patron Pablo Escobar. In realtà c'è anche una seconda campagna, in cui si controllano i narcotrafficanti, che si sblocca solo dopo aver completato le prime missioni che fungono da lungo tutorial. Parte dei filmati è stata realizzata con gli attori resi famosi dalla produzione del colosso americano; si tratta di un valore aggiunto che cattura l'attenzione anche di chi non ha seguito la prima stagione (quelle seguenti potrebbero essere aggiunte in seguito tramite DLC).

Una struttura di gioco tradizionale

Narcos è uno strategico di vecchio stampo: il giocatore, all'inizio della partita, posiziona i suoi cinque uomini nei punti di inserimento e li deve guidare al completamento degli obbiettivi richiesti, come delle pedine su una scacchiera. Con gli scacchi il gioco di Kuju condivide anche altre regole: ad esempio la posizione dell'avversario è nota sin dall'inizio e, soprattutto, è possibile muovere solo un uomo per volta. Le azioni base che sono, movimento, attacco (se un nemico è nella linea di tiro), riposo e ricarica; altre se ne rendono disponibili man mano che l'unità acquisisce esperienza. Alcune di queste si escludono vicendevolmente: ad esempio non è possibile cambiare caricatore e sparare nello stesso turno. Questa impostazione, inizialmente destabilizzante, differenzia il modo di giocare rispetto a quello classico di Xcom perché porta a sacrificare certi membri del team che fungeranno da richiamo per le allodole mentre si utilizzano gli alleati per colpire il nemico che si è esposto. Allo stesso tempo rende i turni molto veloci sia perché le azioni da fare sono limitate, sia perché la CPU deve occuparsi di gestire i movimenti di un unico agente. I soldati si dividono in cinque categorie: i demolitori, dotati di lanciagranate; i poliziotti colombiani, armati di una semplice rivoltella; i militari dell'esercito che impugnano una mitraglietta; le forze speciali con fucile d'assalto e gli agenti della DEA col loro fucile a pompa. Superfluo ricordare che ciascun mezzo di offesa si caratterizza per capacità di caricatore, raggio d'effetto, danno e precisione. Il roster necessita di essere affinato: abbiamo trovato troppo sbilanciato il granatiere, visto che con la sua potenza di fuoco è in grado di rendere praticamente inutili i suoi compagni di ventura; allo stesso tempo in alcune missioni ci è parso che qualche narcotrafficante fosse troppo forte per qualsiasi membro della nostra squadra, a parte appunto per il demolitore che è parso essere l'unica scelta disponibile per vincere la missione. L'intelligenza artificiale funziona a fasi alterne: a volte è davvero spietata e sfrutta tutte le caratteristiche a disposizione dei propri soldati, altre invece li lascia inermi per turni dando la possibilità al giocatore di prepararsi con calma prima di portare un nuovo attacco.

Manca la parte gestionale

Purtroppo, tolta la parte tattica, l'offerta del titolo di Kuju è molto limitata. Dal campo base si possono semplicemente curare o reclutare soldati, utilizzando i dollari guadagnati al termine delle missioni, ma non c'è modo di sviluppare nuove armi o potenziare la struttura. Dalla mappa si scelgono le missioni da affrontare, secondo uno schema che ci vede costretti a completare alcuni incarichi secondari prima di sbloccare una sfida intermedia il cui successo permette di procedere nella trama. I compiti sono quelli tradizionali a cui giochi di questo genere ci hanno abituato: resisti per un certo numero di turni all'assalto nemico, raccogli degli indizi, distruggi riserve di cocaina, scorta un ostaggio, elimina i leader della fazione nemica. Tutto questo si traduce comunque sempre e solo nell'eliminazione di qualsiasi ostile; certe missioni sono rese più difficile dal fatto che, con cadenza regolare, nuovi nemici compaiono sul terreno di battaglia. Per la parte tecnica è stato utilizzato il versatile motore di Unreal. Le mappe sono piccole e povere di particolari; l'ambiente non è una variabile da sfruttare per creare dei vantaggi strategici (le granate, ad esempio, non hanno effetti sulle pareti di una capanna di legno o su una macchina parcheggiata), a parte i pochi casi in cui si sviluppi su più piani. Le ambientazioni sono varie e realizzate discretamente: passiamo dalle foreste tropicali a scenari da guerriglia urbana, senza disdegnare alcuni interni come quelli di un casinò o di una villa. Ci sarebbe piaciuto vedere un po' di sangue schizzare sullo schermo, considerando l'ambientazione violenta, e soprattutto un comparto grafico un po' più dettagliato: è pur vero che non si tratta dell'aspetto più importante per uno strategico a turni, ma, considerata la pochezza di contenuti, si sarebbe potuto lavorare di più almeno su questo aspetto. In termini di longevità una decina d'ora dovrebbe essere più che sufficiente per completare la campagna della DEA; valore che però si somma a quella dei narcotrafficanti.

Versione testata
PC Windows
Digital Delivery
Steam
Multiplayer.it

5.0

Lettori (2)

8.6

Il tuo voto

Narcos: Rise of the Cartels è un titolo potenzialmente interessante ma realizzato con poca cura: non bastano gli attori di Netflix per mascherare delle lacune importanti, come lo scarso bilanciamento delle unità, la parte gestionale completamente assente, la poca varietà nei combattimenti. Consigliabile solo agli amanti della serie tv o, quando si troverà scontato su Steam, a chi vuole passare qualche ora in compagnia di uno strategico vecchia scuola.

PRO

  • Attori e trama sono quelli della serie Netflix
  • La possibilità di comandare solo un uomo per turno è interessante...

CONTRO

  • ...ma andava approfondita bilanciando meglio le unità
  • Non c'è nessuna parte gestionale
  • Poca varietà strategica