PES 2019: la recensione 124

Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare: PES 2019 riporta la serie ad alti livelli

RECENSIONE di Rosario Salatiello   —   05/09/2018

Indice

Quando qualche mese fa Konami ha annunciato di non avere più la licenza della Champions League in PES 2019, confessiamo di aver provato un sussulto di preoccupazione. Ritenevamo infatti che la differenza con FIFA in termini di licenze ufficiali fosse già troppo ampia per riuscire a subire anche questo duro colpo, soprattutto alla luce del fatto che la competizione per club più importante del mondo passava dritta alla concorrenza. A posteriori, possiamo dire di essere stati troppo pessimisti nei confronti della simulazione calcistica del publisher giapponese: PES 2019 si dimostra infatti più vivo che mai anche dopo la perdita della Champions League, regalando agli estimatori della serie un gioco che finalmente sembra in grado di potersi avvicinare ai fasti di una volta. C'è ancora da lavorare, certo, ma l'enorme attenzione a ciò che avviene sul rettangolo di gioco rende PES 2019 un titolo che punta tutto sulle dinamiche che regolano lo sport più bello del mondo, regalando ai propri estimatori un'esperienza davvero appagante. Non vogliamo saltare alle conclusioni senza avere prima scritto tutto ciò che c'è da sapere su PES 2019, ma proprio a causa dei nostri dubbi - che immaginiamo siano stati gli stessi di altri - ci sembrava doveroso mettere subito in chiaro come stanno le cose. Andiamo a vedere perché.

Trofei PlayStation 4

PES 2019 arriva con un totale di cinquanta Trofei. All'immancabile Platino se ne affiancano tre di tipo Oro, sei Argento e quaranta Bronzo. Per ottenerli tutti quanti il giocatore deve confrontarsi con tutte le modalità che il gioco offre, sia online che offline, ottenendo la vittoria anche in situazioni particolari. Non mancano obiettivi particolarmente legati all'abilità dell'utente, come il gol su punizione da oltre ventincinque metri o su schema da calcio piazzato.

Il gameplay: il bello del calcio

La scaletta classica per un titolo sportivo ci direbbe di partire con le modalità offerte dal gioco, ma nel caso di PES 2019 vale la pena dare la precedenza a ciò che avviene sul campo da calcio. Gli investimenti di Konami per l'edizione di quest'anno sono infatti andati ancora una volta nella direzione del gameplay più puro, per inseguire l'obiettivo di liberare PES 2019 dai problemi storici che la serie Pro Evolution Soccer si continuava a portare dietro da anni. La base su cui gli sviluppatori hanno lavorato è stata quella già buona offerta da PES 2018, in particolare per quanto riguarda il controllo della palla da parte dei calciatori. Dopo avere introdotto un anno fa la possibilità di toccare il pallone con tutto il corpo, Konami ha evoluto ulteriormente il sistema che domina la gestione della sfera, lavorando soprattutto sul modo in cui essa si comporta nelle situazioni di gioco più sporche. Come dicevamo in occasione del provato di qualche giorno fa, PES 2019 apre le porte all'imprevedibilità che contraddistingue le partite reali, nelle quali non è detto che un contrasto o un colpo di testa riescano sempre in modo pulito. Spizzate, rimpalli e altri elementi finora poco comuni nei giochi di calcio - o comunque poco credibili - vengono gestiti da PES 2019 puntando al massimo della simulazione, grazie anche a un modello fisico molto ricercato.

La strada sulla quale ha deciso di proseguire Konami si dimostra giusta anche nel modo in cui PES 2019 va a impostare le partite, obbligando il giocatore ad aprirsi una strada nella difesa altrui per riuscire ad arrivare in rete. L'alternativa principale è quella offerta dalla tattica e dal gioco, sfruttando un sistema di passaggi che con la complicità di un certo "peso" della palla è in grado di essere davvero molto appagante. Il rovescio della medaglia è rappresentato dal fatto che un controllo errato o una posizione non ideale per il movimento che si intende effettuare può portare il giocatore a tardare nella sua esecuzione, perdendo l'attimo ideale. Quello che dicevamo un anno fa vale ancora oggi: nel momento in cui si riesce a imbastire un'azione di successo, Pro Evolution Soccer 2019 permette di assaporare il calcio in tutta la sua essenza. Tutto ciò non significa che il gioco metta completamente al bando i dribbling, i quali però non sono frutto di combinazioni impossibili coi tasti del controller: l'abilità principale in tal senso sta sempre nel riuscire a effettuare il cambio di velocità o una sterzata al momento giusto, aiutandosi con eventuali trick del giocatore che stiamo controllando. Personaggi come Messi sanno sempre essere letali, insomma, ma il loro impatto sulla gara è molto ridotto rispetto al passato.

Arbitri, portieri e intelligenza artificiale

Nelle edizioni di Pro Evolution Soccer degli anni passati le problematiche principali riguardavano uno o più dei tre aspetti che danno il titolo a questo paragrafo. Ci è sembrato quindi logico metterli sotto la lente d'ingrandimento sin dai primi contatti che abbiamo avuto con le versioni finali di PES 2019, per capire se il gioco potesse riuscire a porre la parola fine ad alcune magagne storiche. La risposta è sì, anche se come stiamo per vedere per Konami c'è ancora del lavoro da fare. Partiamo dagli arbitri, a lungo criticati per la loro "cecità": in PES 2019 i direttori di gara appaiono generalmente ligi al loro dovere, risultando il più delle volte puntuali nel fischiare fallo ed eventualmente sanzionare con un cartellino. Capita talvolta che questo atteggiamento vada un po' a modificarsi anche nell'arco di una stessa partita, lasciando quindi che l'arbitro sorvoli su situazioni fallose o si dimentichi un cartellino sacrosanto.

Per i portieri va fatto un discorso simile, partendo dal modo in cui essi sembrano ormai sicuri tra i pali rispetto al passato, sfruttando l'intero nuovo set di animazioni che Konami ha introdotto nel corso del tempo per tutti i giocatori. I più abili tra gli estremi difensori sono in grado di compiere veri e propri miracoli anche in caso di conclusione ravvicinata da parte dell'attaccante di turno, posizionandosi generalmente in modo corretto per difendere la porta. Resta qualche difetto sulle uscite, nei confronti delle quali i portieri si dimostrano ancora troppo pigri soprattutto quando si tratta di andare incontro a un avversario lanciato a rete. La speranza è che Konami possa farsi carico di questa problematica quanto prima, aggiustando l'intelligenza artificiale dei portieri. Parlando d'intelligenza artificiale, bisogna rendere merito agli sviluppatori di avere dato a PES 2019 una capacità di gestire le situazioni d'attacco davvero notevole, con giocatori pronti a lanciarsi nei buchi ma anche a rispettare eventuali direttive date dall'utente per evitare di sbilanciarsi troppo. L'unico neo che abbiamo notato riguarda la gestione del possesso palla da parte della CPU, soprattutto quando si avvicina alla nostra porta: pochi tiri da fuori, tanti uno-due talvolta anche forzati, ma soprattutto una ricerca costante di cross bassi per l'attaccante posizionato in aria di rigore. A proposito di cross, rispetto a PES 2018 questa nuova edizione ci ha dato l'impressione di penalizzare un po' i gol di testa.

Le modalità: in attesa di qualcosa di nuovo

Adesso che abbiamo visto cosa si prova nello scendere in campo con PES 2019, scopriamo quali sono le alternative offerte al giocatore in termini di modalità. Storicamente votata alla componente singola offline, la serie Pro Evolution Soccer resta ancorata in modo saldo alle sue radici grazie alla storica Master League, presente da ormai quasi vent'anni. Pur restando simile al passato, la Master League di PES 2019 è in grado di offrire una maggiore difficoltà grazie alla possibilità di selezionare il livello Sfida, nella quale la gestione del club risulta complicata da alcuni fattori. Persa la Champions League, Konami si è assicurata la licenza della International Champions Cup, competizione estiva diventata negli ultimi anni un appuntamento fisso. Sarebbe ipocrita dire che la mancanza della Champions League non si faccia sentire, ma a Konami va dato il merito di avere cercato di porre rimedio portando all'interno di PES 2019 tanti campionati minori, accaparrandosi praticamente tutto quello che non è presente nel colosso FIFA. Un capitolo a parte sarebbe da aprire sulla possibilità d'importare file opzioni nel gioco, un'operazione diventata ormai talmente banale da non fornire giustificazioni a chi si esime dal compierla: in pochi passi è possibile ottenere Juventus, Real Madrid e tutte le squadre della Premier League che mancano, superando così il problema delle licenze.

Tornando alla Master League, le altre novità riguardano maggiori opzioni nelle trattative dei trasferimenti, oltre a un elenco di notizie in homepage. Poco da segnalare per la modalità Diventa un Mito, grazie alla quale è possibile impersonare un calciatore creato ad hoc o già esistente per portarlo sul tetto del mondo. Passando alla componente online di PES 2019, spicca come sempre la modalità myClub: alla risposta di Konami a FUT abbiamo già dedicato nei giorni scorsi un approfondimento, per cui in questa sede ci limitiamo solo a dire che gli sviluppatori hanno risposto a molte delle esigenze riscontrate dagli utenti, fornendo così un'esperienza in generale più semplice e meno legata alle transazioni con moneta reale. Sempre per quanto riguarda l'online, è da rilevare la presenza della modalità tre contro tre cooperativa online, utile per aggiungere un po' di varietà alle solite partite uno contro uno. In generale il matchmaking non ha presentato particolari pecche, costringendoci a un'attesa un po' più prolungata solo in rare occasioni. Una volta trovato l'avversario, nel novantanove percento dei casi la partita scorre via senza problemi di lag, quantomeno sulla piattaforma PlayStation 4 su cui abbiamo provato il gioco.

Grafica e sonoro: tante luci e poche ombre

In termini di grafica, PES 2019 riesce a difendersi bene nei confronti di una concorrenza sempre più agguerrita. Come rilevato in passato, gli accordi stretti da Konami hanno permesso agli sviluppatori di usare i giocatori di club come Barcellona, Inter, Milan e Liverpool per riprodurli al massimo del dettaglio sul campo grazie alla scansione facciale 3D. Anche se il salto dai club partner a quelli normali è netto, questo non significa che PES 2019 rinunci a rappresentare a dovere i componenti delle altre squadre. Anzi, anche i team minori possono contare su fattezze simili a quelle reali quantomeno per i loro giocatori più rappresentativi, aspetto che costituisce invece una lacuna storica per FIFA. Dell'uso del motore Enlighten abbiamo già parlato a più riprese, per cui non dobbiamo fare altro che confermare l'ottima impressione che i nuovi effetti di luce sono in grado di avere anche nei dettagli che riguardano i fili d'erba che compongono il campo. La spinta della risoluzione al 4K con HDR permette a chi possiede uno schermo adatto di godere delle potenzialità offerte da PlayStation 4 Pro, contando su un numero costante di sessanta fotogrammi al secondo. Per il resto, Konami ha arricchito gli elementi a contorno della partita, avvicinandone la rappresentazione a quella che abitualmente vediamo in televisione. I giocatori si rammaricano dopo un'occasione subita e i replay sono sempre validi in termini d'inquadratura e dettaglio, anche se per quanto ci riguarda ne ridurremmo solo un po' la frequenza.

Una delle novità di quest'anno, la cosiddetta Fatica Visibile, ci permette di scorgere giocatori che portano le mani ai fianchi dopo un'azione, valutandone così un eventuale cambio effettuabile tramite il menu rapido introdotto da Konami. L'impatto non è però soltanto grafico, visto che i calciatori che finiscono la benzina sembrano maggiormente inclini allo sbaglio di un passaggio o di un tiro, o addirittura all'infortunio, soprattutto quando il loro livello di forma pre-partita era già non al massimo. Un ultimo appunto riguarda i menu di gioco, troppo ancorati al passato e poco intuitivi al punto da nascondere alcune opzioni soprattutto nella Master League. La speranza è che dopo aver sistemato il gameplay, dal prossimo anno Konami possa dedicarsi anche agli aspetti secondari. Il comparto audio vede il ritorno della coppia composta da Fabio Caressa e Luca Marchegiani alla telecronaca, insieme agli stessi problemi di sempre. L'introduzione dei match è spesso sottotono, così come l'enfasi di alcune azioni risulta troppo esagerata rispetto a quanto si vede in campo e viceversa. Nonostante l'aggiunta di alcune linee di dialogo, inoltre, ci è capitato di sentire la stessa frase ripetersi in tre azioni consecutive, segno che c'è ancora del lavoro da fare per migliorare il commento della partita. Per il resto, i cori dei tifosi fanno il loro lavoro così come la colonna sonora, dove figurano brani di artisti più e meno noti.

Versione testata
PlayStation 4
Digital Delivery
Steam, PlayStation Store, Xbox Store
Prezzo
49,99 € / 59,99 €
Multiplayer.it

8.7

Lettori (50)

8.2

Il tuo voto

Arrivati a questo punto, abbiamo davvero poco da aggiungere rispetto a quanto detto in apertura su PES 2019. Pur presentando degli aspetti su cui c'è ancora del lavoro da fare, Konami può finalmente dire di aver sistemato tutti i difetti che la serie si portava appresso da troppo tempo, accompagnandoli con un eccellente sistema di gioco che esalta la passione dell'utente per il calcio. La notizia è senz'altro positiva: al netto delle licenze possedute, FIFA 19 dovrà necessariamente vedersela con un PES 2019 più in forma che mai.

PRO

  • Profondità di controllo palla al massimo
  • Arbitri finalmente puntuali nei loro interventi
  • Il gameplay permette di respirare l'essenza del calcio

CONTRO

  • Menu e modalità necessitano una svecchiata
  • Qualche aspetto di gioco ancora da rifinire
  • La telecronaca potrebbe trarre giovamento da un cambio nei nomi