Phoenix Wright: Ace Attorney Trilogy, la recensione per Ps4, Xbox One e Switch 60

Colpevole, innocente o... semplicemente tre grandi giochi in uno? Scopritelo nella nostra recensione di Phoenix Wright: Ace Attorney Trilogy.

RECENSIONE di Francesco Serino —   09/04/2019

Shu Takumi, classe 1971, inizia a lavorare in Capcom insieme a Hidetaka Kamiya nel 1994. La collaborazione inizia sotto l'egida di Shinji Mikami che, dopo un periodo di prova, decide di piazzarlo a capo del progetto Dino Crisis. Per colpa delle difficoltà riscontrate durante lo sviluppo di Resident Evil 2, parte del team già al lavoro con Shu Takumi viene dirottato sul famoso survival horror, e Dino Crisis viene così ultimato da un nuovo director. Tukami torna in sala comandi dirigendo Dino Crisis 2, gioco che riscuote un cosi grande successo da convincere Capcom a dargli carta bianca per la sua prossima idea. Invece di puntare subito in alto, Shu Takumi si accontenta di un minuscolo team composto soltanto da un manipolo di fedelissimi con i quali porta avanti il progetto Ace Attorney, uscito in Giappone su GameBoy Advance nel 2001, e tre anni dopo nel resto del mondo su Nintendo Ds. In terra natia il successo è immediato e travolgente; da noi l'impatto è meno spiazzante ma, grazie alla sua innegabile qualità, Ace Attorney, in Europa Phoenix Wright, riesce ad ammaliare un numero sufficiente di appassionati da trasformarsi comunque in un cult. Shu Takumi curerà in prima persona anche i due seguiti successivi, completando la trilogia che aveva in mente e che ora, dopo essere stata riproposta su Android e iOs pochi anni fa, arriva in alta definizione anche su PlayStation 4, Xbox One, Nintendo Switch e Pc.

Obbiezione

Phoenix Wright (Gyakuten Saiban il titolo originale) è un gioco semplice ma dannatamente efficace: un incrocio micidiale tra una visual novel, genere tipicamente giapponese che non sempre prevede un'interazione decisa da parte del giocatore, e un'avventura grafica con un originale approccio a puzzle ed enigmi. Nei panni dell'avvocato difensore Phoenix Wright (ma non solo), l'utente deve dapprima raccogliere le prove necessarie esaminando gli scenari messi a disposizione da ogni caso, per poi utilizzarle contro l'accusa per smontarne le tesi. Solitamente, ogni caso verrà suddiviso in tre lunghi giorni in cui la parte investigativa si alternerà a quella in tribunale. Naturalmente non si tratta di un simulatore, e la legge viene qui applicata con delle regole semplificate rispetto a quelle reali; chi studia giurisprudenza, e non ha la minima voglia di adattarsi all'universo di gioco creato da Capcom, storcerà inevitabilmente il naso, ma tutti gli altri potranno contare su una veridicità apparente perfettamente in linea con l'ambientazione.

Le parti investigative permettono di muoversi liberamente tra gli scenari che a volte riveleranno ulteriori particolari se visitati in momenti diversi; qui il gioco è una vera e propria avventura grafica con un cursore usato per cercare dettagli e indizi e personaggi con cui dialogare e interagire anche in base agli elementi che avremo nel nostro inventario prove. La parte in tribunale invece è quasi tutta giocata sulle parole, ed entra nel vivo una volta che alla cosiddetta sbarra saliranno i diversi testimoni. Ognuno di questi racconta la sua versione senza fermarsi, una volta finito il giocatore può utilizzare ogni sentenza della dichiarazione per fare ulteriore domande (solitamente prestabilite) o mostrare prova che ne contraddicono i dettagli. I diversi casi, circa cinque per ognuno dei tre episodi inclusi in questa collection, prevedono però tantissime varianti e altrettanti colpi di scena che renderanno ogni deposizione una continua sorpresa, nonché una battaglia che nei ritmi, nelle musiche e negli effetti grafici sembra fin troppo simile a un match di Street Fighter. Naturalmente non vedrete il diligente Phoenix Wright prendere a pugni il colpevole di turno fino al KO, ma l'incidere nella scrittura e nei colpi di scena (e questa sensazione di scazzottare con l'intuito e le parole) trasmettono sensazioni molto simili.

Sì, vostro onore

I diversi casi presenti in questo super pacchetto delle meraviglie spaziano nel genere e nelle tonalità, mettendoci davanti a spericolati quanto cupi casi di omicidio, come a divertenti storie dai personaggi più grotteschi, passando nell'immancabile e sempre efficace thriller paranormale. Molti dei casi sono anche legati da una trama principale molto divertente e appassionante, anche se spesso forse un po' troppo bizzarra per chi non ama un certo stile di scrittura giapponese. La qualità della penna di Shu Takumi non va però messa in dubbio: i tre giochi sono scritti magistralmente, e la miriade di comparse non avranno mai nulla da invidiare ai protagonisti in quanto a caratterizzazione visiva e non solo. Quella di Phoenix Wright, complice anche la piattaforma di debutto che non permetteva certo una confortevole lettura, è una scrittura semplice, asciutta, ma che rimane inspiegabilmente ricca di sfumature e dettagli come grossi diamanti. Merito anche di una traduzione in inglese di primissima categoria, qui l'unica disponibile, quindi nemmeno questa volta potrete godervela in italiano senza eventuali aiuti esterni. Un peccato, visto che con questa nuova ondata di uscite e un lavoro piuttosto modesto dietro, si sarebbero potuti moltiplicare facilmente gli appassionati italiani dell'opera Capcom. Quest'ultima versione della trilogia originale è essenzialmente quella disponibile da tempo su piattaforme mobile, con qualche adattamento qui e lì e un ulteriore strato di pulizia all'interfaccia grafica che non escludiamo sia già arrivato anche su iOS e Android. Tutto comunque sembra funzionare a meraviglia, non possiamo urlare al microfono Objection! come amavamo fare su DS, ma l'alta risoluzione con cui vengono visualizzati scenografie e personaggi ripaga in pari moneta. Nell'aggiornamento grafico però qualcosa è andato irrimediabilmente perso: lo stile ha subito qualche ritocco nei tratti di contorno, dove c'è a nostro parere un ripasso di troppo, e nella colorazione, qui vittima di quel tipico quanto indescrivibile effetto lucido che copre parte del calore originale. C'è poi da dire che la risoluzione dei diversi portatili per cui i tre giochi sono stati concepiti non ha permesso di inondare il display di dettagli, e lo stile generale appare oggi un po' troppo semplice per riempire lo schermo di un 42 pollici, figuriamoci misure più grandi. La maggior parte di questi difetti sfumano in modo naturale se giocati, proprio come gli originali, su Switch in in versione portatile.

Versione testata
PlayStation 4, Nintendo Switch
Multiplayer.it

8.0

Lettori (7)

7.3

Il tuo voto

L'unico vero problema di questa collezione di tre giochi in uno è che, come con le migliori serie tv, può venire anche la perversa voglia di giocarli tutti di fila, rischiando così di ritrovarsi spompati a metà tragitto. Andateci piano, teneteveli lì centellinandoli come un prezioso tesoro, capitolo fondamentale nella storia moderna del videogioco giapponese. È sempre bello quando classici di questa caratura approdano su nuove piattaforme, rimanendo così a portata di mano di chi già li ha amati, e tra le fauci di nuovi curiosi appassionati stanchi dei soliti sparammazza.

PRO

  • Una grande storia di storie
  • Personaggi indimenticabili
  • Tre classici in uno

CONTRO

  • La grafica ha perso parte dello charme
  • Come al solito niente italiano