Return of the Obra Dinn, la recensione 32

Dopo Papers, Please, Lucas Pope torna con Return of the Obra Dinn, un altro capolavoro concettuale, come cerchiamo di raccontare nella nostra recensione.

RECENSIONE di Simone Tagliaferri   —   26/10/2018

Indice

Return of the Obra Dinn è molto più simile a Papers, Please di quanto possa sembrare a un primo sguardo. Lucas Pope, cui dobbiamo entrambi, è un maestro della narrazione emergente, forse uno dei pochi veri autori rimasti nel mondo dei videogiochi, capace com'è esprimere la sua poetica nei rapporti tra le meccaniche di gioco e rappresentazione, senza doverla esplicitare in altri modi. Lì dove Papers, Please riusciva a raccontare efficacemente un sistema di potere, trasformando il giocatore in una sua emanazione burocratica, Return of the Obra Dinn, dietro l'apparenza di un'avventura investigativa, è invece un gigantesco affresco della discesa nella follia dell'essere umano, tratteggiato attraverso la ricostruzione causale e non lineare di una serie di eventi chiave.

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I disegni di uno dei passeggeri sono essenziali per definire le identità dei 60 passeggeri della Obra Dinn.

Meccaniche investigative

In Return of the Obra Dinn, il giocatore veste il ruolo di un investigatore assicurativodella Compagnia delle Indie Orientali, il cui sesso viene scelto casualmente, che deve fare luce su quanto accaduto alla nave Obra Dinn, salpata per l'oriente nel 1802, con a bordo duecento tonnellate di merce e sessanta uomini, tra equipaggio e passeggeri. La nave era stata data per dispersa dopo sei mesi di navigazione, quando non aveva raggiunto Capo di Buona Speranza come pianificato. Il 14 ottobre 1807 però, è riapparsa alla porto di Falmouth. A bordo non c'è nessuno e le merci sono sparite. Il nostro obiettivo è fare una stima dei danni, nonché scoprire cosa li abbia causati. Saliti sulla nave avremo a disposizione due strumenti per condurre le nostre indagini: una bussola con sopra inciso un teschio e un libro diviso in dieci capitoli, ma dalle pagine completamente bianche, a parte per l'indice, l'elenco dell'equipaggio, alcune mappe, dei disegni e un utile glossario. Per capire la funzione di entrambi basta trovare il primo cadavere: osservandolo, la protagonista estrae la bussola che inizia a vibrare. Premendo il tasto interazione accediamo al momento esatto della sua morte, congelato nel tempo e nello spazio.

Qui possiamo esplorare letteralmente la scena muovendoci al suo interno, per individuare i personaggi coinvolti e per notare qualche dettaglio utile all'indagine. Ogni ricordo esplorato fa apparire dei contenuti nel libro, sostanzialmente delle schede che lo riassumono e che comprendono il ritratto del morto, il punto della nave dove si trova il suo cadavere e un'immagine del momento della morte. Il nostro obiettivo è definire l'identità del cadavere, selezionandola da un elenco che comprende tutto l'equipaggio, il motivo della sua morte e l'eventuale assassino. È qui che inizia il gioco vero e proprio: ricostruire i destini dell'intero equipaggio incrociando gli indizi e cercandone di nuovi esplorando più volte le singole scene. Dedurre è la parola chiave, perché Return of the Obra Dinn aiuta pochissimo il giocatore nelle indagini, fornendogli sì tutti gli strumenti utili alla ricostruzione dell'accaduto, ma lasciandolo libero di fare i suoi ragionamenti e di prendere le sue scelte e nel caso anche di sbagliare. L'unica concessione che viene fatta, se così la vogliamo chiamare, riguarda il blocco di tre destini corretti alla volta (due nelle fasi finali), che ovviamente finisce per ridurre le possibilità di scelta rendendo progressivamente più semplice determinare i destini rimasti.

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Alcuni dettagli apparentemente insignificanti possono aiutare a ricostruire il destino di uno dei membri dell'equipaggio.

Gameplay

Ovviamente Return of the Obra Dinn richiede un giocatore mediamente intelligente e attento per essere fruito come merita. Per determinare un destino bisogna infatti valutare moltissimi elementi differenti. Gli indizi sono tanti e spesso assumono senso solo sbloccando altre sequenze, quindi è importantissimo ritornare sui propri passi per rifinire i ragionamenti e verificare le intuizioni. Tutto può aiutare nella ricostruzione di un'identità: lavoro svolto sulla nave, posizione sulla stessa al momento della morte, indumenti indossati, i brevi dialoghi udibili all'inizio di ogni ricordo, l'etnia, il sesso e quant'altro. Per fare un esempio banalissimo, un uomo di fatica non sarà sicuramente il capitano o uno degli ufficiali di bordo, mentre un personaggio che presta cure mediche agli altri ha evidentemente un ruolo ben definito. Comunque sia l'interfaccia non abbandona completamente il giocatore, dandogli qualche suggerimento.

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Il libro si riempie mano a mano che esploriamo i ricordi.

Ad esempio i ritratti nel libro rimangono sfocati finché non ci sono abbastanza indizi per individuarne l'identità. Quando vengono messi a fuoco, ossia diventano identificabili, sopra di essi appare l'indicazione della difficoltà della deduzione da compiere. In questo modo il sistema ci aiuta quantomeno a seguire un certo ordine nella determinazione delle identità, consigliandoci implicitamente di svelare prima quelle più semplici e poi quelle più complesse, in modo da non rimanere bloccati. Del resto a volte basta riosservare il ricordo giusto per cogliere un dettaglio che ci era sfuggito e riuscire ad andare avanti, quindi si può procedere un po' come si vuole. Nel suo complesso il sistema funziona così bene ed è talmente equilibrato che possiamo definire Return of the Obra Dinn come il miglior gioco di investigazione che sia mai stato realizzato, uno dei pochi che rispetta davvero l'intelligenza del giocatore lasciandogli tempo e modo di condurre l'indagine senza imboccarlo a ogni passo.

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Esaminando un personaggio dei ricordi ci viene mostrato accanto al suo ritratto in in uno dei disegni contenuti nel libro.

Un'altra grande intuizione del gioco è quella di non svelare completamente la sua storia. Diciamo che i dieci capitoli da cui è composta formano un racconto comprensibile, ma di fatto incompleto: è il giocatore che deve mettere insieme i pezzi accettando la natura frammentata del racconto stesso. A molti sembrerà un'assurdità, ma la presenza di buchi è propedeutica al concetto stesso di indagine. Gli investigatori mirano infatti a rimettere in sesto gli eventi nel modo più preciso possibile, sapendo però che la ricostruzione non coinciderà mai davvero con la realtà e che qualcosa rimarrà inevitabilmente fuori. Allo stesso modo Pope è attentissimo a modulare la narrazione in modo tale che comunichi l'esistenza di fatti e circostanze avvenute fuori dai ricordi che vengono mostrati, rendendo ancora più convincente e coinvolgente l'intera esperienza di gioco, che viaggia così su due binari: da una parte c'è il racconto e dall'altra una riflessione continua sulle modalità di accesso allo stesso che ne rappresentano il limite oggettivo.

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La bussola permette di accedere ai ricordi.

Grafica e longevità

Venendo a questioni più terrene, un altro elemento di spicco di Return of the Obra Dinn è lo stile grafico scelto per rappresentare il mondo di gioco. In un'epoca in cui anche i testicoli dei cavalli vengono animati, Pope ha voluto puntare tutto su un bicromatismo vintage, nonostante la grafica sia completamente in 3D. Questa scelta estrema non solo dà al suo gioco una personalità fortissima, ma consente anche di mascherare efficacemente alcuni limiti, soprattutto nei modelli 3D. In generale l'avventura si svolge in un ambiente molto piccolo, (la Obra Dinn) ricostruito però con grande attenzione per i dettagli, nonostante la stilizzazione estrema. Il lavoro di ricerca fatto sulla scenografia e sull'equipaggio stesso è davvero impressionante e vi possiamo garantire che il risultato è ottimo, soprattutto in movimento (le immagini 2D rendono pochissimo). L'unico vezzo tecnico dell'opera, se così lo vogliamo chiamare, è rappresentato da dei filtri grafici che consentono di modificare la palette dei colori, per imitare quelle di sistemi molto vecchi.

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La storia è piena di momenti drammatici.

In termini di longevità Return of the Obra Dinn ha una durata estremamente variabile. Per sbloccare tutti i ricordi ci vogliono circa quattro ore, ma per ricostruire l'intera catena di eventi dando un destino a ogni membro dell'equipaggio il tempo di gioco cresce moltissimo. Noi per concluderlo abbiamo impiegato poco meno di undici ore, ma considerando che la parte deduttiva è preponderante, è evidente che il tempo richiesto per arrivare alla fine sia maggiore o minore a seconda delle capacità investigative del giocatore. Infine, vogliamo lodare l'ottima traduzione in italiano, che non sfigura assolutamente di fronte ai testi originali in inglese.

Digital Delivery
Steam, GoG
Prezzo
16,79 €
Multiplayer.it

9.2

Lettori (24)

9.0

Il tuo voto

Return of the Obra Dinn è un'opera importante, quantomeno per chi considera i videogiochi qualcosa di più di un passatempo con cui divertirsi. Si tratta di uno dei pochi giochi autoriali degli ultimi anni, realizzato con grande gusto e capacità. Come scritto nella recensione, è uno dei migliori giochi d'investigazione che siano mai stati realizzati, se non il migliore in assoluto. Consigliato senza riserve.

PRO

  • Uno dei migliori giochi d'investigazione di sempre
  • Meccaniche perfette e meditate
  • Rispetta l'intelligenza del giocatore

CONTRO

  • Niente di rilevante da segnalare