Shenmue 3, la recensione 234

A diciotto anni di distanza dal secondo episodio, Shenmue 3 prova a fare un piccolo miracolo dando un seguito alla serie di Yu Suzuki: la nostra recensione

RECENSIONE di Tommaso Pugliese   —   22/11/2019

Indice

La recensione di Shenmue 3 ci conduce in un viaggio nel tempo con due diverse fermate.

La prima nel 1987, periodo in cui si svolgono gli eventi del gioco, che riprende la storia esattamente da dove l'avevamo lasciata alla fine del secondo episodio. Ryo Hazuki, giovane esperto di arti marziali alla ricerca del killer che ha ucciso suo padre, parte da Yokosuka e approda in Cina, dove si imbatte nella dolce Shenhua Ling, salvandole la vita. I due scoprono di essere legati in qualche modo e di condividere un destino simile, visto che il padre della ragazza è misteriosamente scomparso.

In entrambi i casi tutti gli indizi portano al villaggio di Bailu, primo dei tre scenari che avremo modo di esplorare durante una campagna che si sviluppa giorno per giorno, ora per ora, scandendo le attività del protagonista e la sua voglia di rendersi utile, mentre sullo sfondo ci si trova a osservare curiosi uno spaccato di vita semplice, fatto di PNG variopinti sebbene generalmente stereotipati.

La seconda fermata è nel 2001, anno in cui è uscito Shenmue 2, capitolo preso dagli sviluppatori come riferimento assoluto per le meccaniche che regolano il gameplay di questo sequel da sogno, finanziato inizialmente con una raccolta di successo su Kickstarter e successivamente approdato in casa Deep Silver perché la produzione potesse ambire a un determinato livello qualitativo.

Possiamo dire fin da subito che quest'ultimo obiettivo, per quanto arduo, è stato centrato: le ambientazioni di Shenmue III sono meravigliose per dettagli, ricchezza e colori, e si scende ben presto a patti anche con il peculiare stile visivo dei personaggi, volutamente cartoonesco, a tratti retrò.

Le animazioni risultano datate, il frame rate (sbloccato, quantomeno su PS4 Pro) soffre di tante piccole incertezze e allo stesso modo la regia propone in maniera ossessiva cambi di inquadratura che diventano ben presto stucchevoli, rifacendosi a una tradizione ampiamente superata nell'ambito dello storytelling videoludico. Tuttavia, in linea di massima il comparto tecnico funziona e a tratti addirittura colpisce, il che non può che sorprendere chi si aspettava risultati ben più modesti.

Gameplay: pregi e difetti

Il gameplay investigativo della serie viene riproposto praticamente senza cambiamenti in Shenmue III. Dovremo vivere l'avventura giorno per giorno, alzandoci al mattino per andare in giro fondamentalmente a fare domande agli abitanti del luogo in cui ci troviamo. Questo aspetto risulta per forza di cose un po' datato, anche perché il sistema non fa il punto sui dialoghi già avuti, portandoci a ripetere spesso e volentieri le medesime interazioni finché qualcuno non sa fornirci le informazioni di cui abbiamo bisogno per lo step successivo, che si tratti di un luogo da raggiungere o un altro PNG con cui parlare.

Nel frattempo dovremo mantenerci con dei lavoretti, che sulle prime consistono in minigame piuttosto semplici e ripetitivi, ma anche allenarci nelle arti marziali mettendo alla prova la nostra resistenza fisica e il livello di Kung Fu sfidando una serie di monaci guerrieri.

Il sistema di combattimento è stato modificato in alcuni aspetti, specie quelli più avanzati, tuttavia i riferimenti a Virtua Fighter sono ancora chiari e c'è sicuramente un substrato strategico importante a determinare l'esito degli scontri più incerti; ma anche delle assistenze che rendono la vita più semplice, nella fattispecie la possibilità di assegnare ai trigger l'esecuzione di combo che altrimenti richiederebbero la pressione di svariate sequenze di tasti.

Tutte queste attività vengono regolate da un indicatore della resistenza che funge contemporaneamente da barra della salute e si svuota man mano che ci teniamo in movimento: per ripristinarlo è necessario mangiare e dormire, com'è giusto che sia, ma ciò non fa che aggiungere un'ulteriore complicazione rispetto al ritmo di gioco.

I limiti di Shenmue 3 risiedono nella natura stessa del gioco, nel suo essere un'opera così controversa. Laddove infatti viene di norma spontaneo attendersi delle novità anche rilevanti da parte di un qualsiasi sequel, che possano sancire l'evoluzione del franchise nel corso del tempo, in questo caso specifico le cose funzionano al contrario: guai a cambiare qualcosa, che tutto resti assolutamente come diciotto anni fa. Il che apre chiaramente a due diverse scuole di pensiero: da una parte il giocatore nostalgico che si sente a casa, ritrovandosi virtualmente più giovane di vent'anni, a meravigliarsi di fronte a idee e soluzioni che a quell'epoca apparivano rivoluzionarie e di fatto hanno influenzato in maniera sostanziale il genere degli open world; dall'altra l'utente più distaccato, che altrettanto legittimamente immaginava di cimentarsi con un'esperienza più moderna e rifinita, in una parola migliorata rispetto ai primi due episodi.

Come detto, i passi in avanti che l'opera di Yu Suzuki ha fatto sono più che altro quelli sul piano tecnico e della visione artistica, che grazie proprio alle nuove tecnologie riesce a esprimersi in maniera più consapevole e matura. La gestione libera della visuale e un evidente miglioramento per quanto concerne la mobilità del protagonista rendono l'esplorazione più dinamica, sebbene il sistema di controllo e l'interfaccia riflettano una filosofia ampiamente superata, che deve peraltro scendere a patti con il pur realistico obbligo di mangiare e riposare (andando a letto entro le nove, che fuori è buio), pena lo svuotamento del già citato indicatore della resistenza fisica di Ryo.

Quando però si parla di gameplay e struttura, quegli aspetti che in Shenmue e Shenmue II venivano percepiti come un dolce prezzo da pagare per portare avanti un'avventura che non mancava di tergiversare, prendendosi i suoi tempi nel tentativo di mimare le routine della vita quotidiana, si trasformano inevitabilmente in momenti morti e grinding spinto, entrambi elementi difficili da digerire nel 2019.

Un esempio fra i tanti: durante le ultime fasi della permanenza di Ryo a Bailu, il ragazzo deve convincere un vecchio maestro di arti marziali a insegnargli una manovra speciale. Ebbene, il prezzo dell'allenamento è una bottiglia di costosissimo liquore invecchiato cinquant'anni, che potremo permetterci solo tagliando la legna almeno quaranta volte per il proprietario di un negozio oppure giocando d'azzardo. In quest'ultimo caso l'operazione prevede, nell'ordine, l'acquisto di biglietti per l'improvvisato casinò, la visita a una indovina che ci dirà su quale colore puntare di volta in volta (nel senso che dovremo andare e tornare a ogni giocata, peraltro senza la certezza che vada effettivamente in porto), l'eventuale incasso dei biglietti, la loro permuta presso un negozio che si trova in un'altra zona per l'acquisto di oggetti e infine lo scambio degli stessi ad un banco dei pegni che ci fornirà finalmente i contanti. A seconda dei casi e della fortuna, parliamo di numerosi tragitti avanti e indietro che ci consentiranno finalmente di acquistare l'ambito liquore. Dopo averlo consegnato al maestro, tuttavia, dovremo sottostare ai suoi capricci e portare avanti l'allenamento per brevi sessioni, tornando a casa di volta in volta.

È questa esagerata, artificiosa dilatazione dei tempi a porsi come il più grosso punto debole dell'esperienza di Shenmue 3, perché rappresenta l'eccessivo intestardirsi di chi vuole trincerarsi nel passato e ripercorrerlo anche nelle sue criticità.

Esistevano infatti svariate alternative utili ad arricchire la struttura di gioco, storie che potevano essere raccontate in luogo di missioni secondarie che si limitano a semplici fetch quest, o magari un maggior numero di combattimenti (nella prima metà della campagna ce ne sono davvero, davvero pochi) per valorizzare un combat system anch'esso invariato ma ancora capace di dire la sua grazie all'approccio tattico e a un grado di sfida non banale.

Alla fine dei conti non succede molto e la cosa fa un po' rabbia, specie considerando che Suzuki non ha voluto approfittare della preziosa occasione concessagli per regalare ai suoi fan la conclusione di una storia che pensavano di non vedere mai terminata e che a questo punto potrebbe rimanere incompiuta.

Trofei PlayStation 4

Sono ben 64 i Trofei che è possibile sbloccare in Shenmue 3. Alcuni achievement si ottengono portando a termine azioni che in un modo o nell'altro bisogna fare nell'ambito della campagna, ma la maggior parte è legata all'esplorazione e alle attività collaterali del gioco, invero molto numerose.

Grafica, sonoro ed emozioni

Come accennato in precedenza, Shenmue 3 riesce nell'ardua impresa di offrire un comparto tecnico interessante, fatto certamente di alti e bassi ma dannatamente suggestivo nella composizione dei paesaggi e nella loro capacità di emozionare durante i vari momenti della giornata, che si tratti di un mattino pieno di sole o di un tramonto, di un pomeriggio piovoso o di una serata illuminata dai lampioni o dalle insegne. Spiace che gli inevitabili limiti di budget abbiano impedito al progetto di fare lo step successivo, cambiando ad esempio il comportamento delle persone quando piove o inserendo almeno qualche variante nel saluto che Shenhua ci porge ogni volta che usciamo di casa la mattina.

A tamponare queste mancanze troviamo solo il gusto, l'esperienza e il talento artistico di Suzuki e dei suoi collaboratori, che anche sul fronte dell'accompagnamento musicale non sbagliano e ci consegnano una colonna sonora suggestiva, perfettamente adatta a ogni momento dell'esperienza.

Peccato per il doppiaggio in inglese, avvinghiato anch'esso ai vecchi episodi, che sembra quello tipico dei giochi di vent'anni fa: per lo più monocorde, mal recitato ma senz'altro caratteristico. L'alternativa giapponese è probabilmente migliore ma magari meno legata ai vostri ricordi. In entrambi i casi, i sottotitoli in italiano aiutano a comprendere cosa si stiano dicendo i vari personaggi.

Versione testata
PlayStation 4
Prezzo
59,99 €
Multiplayer.it

7.5

Lettori (75)

8.2

Il tuo voto

Shenmue 3 è un gioco che rimane fedele a se stesso e si barrica nel passato, rifiutando apparentemente ogni tentativo di migliorare una formula ai tempi rivoluzionaria ma oggi inevitabilmente datata. Al contempo è la realizzazione di un sogno per i nostalgici del franchise, che troveranno esattamente quello che volevano e non avranno alcun problema a rapportarsi con una narrazione così diluita, scandita da grinding e attività per forza di cose ripetitive. Sul gusto e la cifra artistica di questa produzione così coraggiosa, a suo modo, nulla da dire: Yu Suzuki e i suoi collaboratori sono riusciti a realizzare un'esperienza visivamente convincente, finanche emozionante, che si distingue orgogliosamente dalla massa... a torto o a ragione.

PRO

  • Visivamente sorprendente
  • La concretizzazione di un sogno per i fan
  • Storia e personaggi affascinanti...

CONTRO

  • ...che meritavano una conclusione
  • Gameplay e struttura piuttosto datati
  • Qualche svarione tecnico