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Dragon Quest VII Reimagined, la recensione di un classico ripensato

Square Enix ci riporta nel mondo frammentato del settimo Dragon Quest con un remake a metà che serve da perfetto punto d'ingresso per chi non conosce il JRPG più JRPG che c'è.

RECENSIONE di Christian Colli   —   02/02/2026
I protagonisti di Dragon Quest VII Reimagined
Dragon Quest VII Reimagined
Dragon Quest VII Reimagined
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Dragon Quest VII Reimagined rientra in quella che potremmo ormai definire un'operazione quasi archeologica: si tratta di recuperare certi classici che avrebbero meritato una maggiore risonanza o che rappresentano un traguardo troppo iconico per lasciare che il passare del tempo li consegni all'oblio. È un'operazione di revisione a più livelli che calza a pennello per una serie come Dragon Quest, perché permette a Square Enix di cambiarla fino a un certo punto, rendendo ogni gioco vintage più appetibile ai palati odierni senza snaturare una serie che oggi consideriamo la pietra angolare del genere JRPG.

Final Fantasy, l'altro pilastro di Square Enix, può anche rappresentare l'innovazione o la sperimentazione, ma Dragon Quest è la tradizione e da quella non si schioda, semplicemente non può farlo. Forse è per questo che Dragon Quest VII Reimagined, alla prova del nove, si è rivelato un "remake" molto più conservatore del previsto.

Reimagined o HD-3D Remake?

Se un paragone va fatto, ha senso solo in parte farlo con il Dragon Quest VII uscito su PlayStation nell'estate del 2000, e mai arrivato in Europa, oppure con il primo remake pubblicato per Nintendo 3DS nel 2013 con il sottotitolo Frammenti di un mondo dimenticato. In realtà, sarebbe più logico mettere a confronto Dragon Quest VII Reimagined con i recenti HD-2D Remake dei primi tre capitoli perché, a conti fatti, di questo si tratta: la filosofia impiegata nella ricostruzione dei giochi è praticamente la stessa e forse si è scelto il suffisso Reimagined per distinguere l'estetica 3D nuova di zecca con la pixelart in HD-2D dei Remake in questione.

Dragon Quest VII Reimagined impiega un look peculiare basato sulla scansione 3D di bambolotti
Dragon Quest VII Reimagined impiega un look peculiare basato sulla scansione 3D di bambolotti

Alla fine, però, le riproposizioni dei quattro giochi seguono tutti lo stesso principio: sono praticamente copie carbone (o quasi) dei titoli originali, riformulati parzialmente sotto certi aspetti che avevano davvero bisogno di essere svecchiati, cosa che si poteva fare senza compromettere l'identità e l'integrità classiche dei singoli titoli. Dragon Quest VII Reimagined implementa una pletora di soluzioni, in tal senso, che vanno a impattare il gameplay, non necessariamente con l'intenzione di semplificarlo, ma di renderlo più scorrevole, accessibile, pulito. Il che comporta una flessione al ribasso della difficoltà, peraltro ampiamente personalizzabile grazie a tutta una serie di opzioni inedite che possono andare a intaccare la progressione, il combattimento e l'esplorazione.

Per intenderci, il Dragon Quest VII originale era un JRPG celebre per la sua lunghezza: si poteva giocare per più di cento ore prima di vedere i titoli di coda, mentre la versione Reimagined si completa in praticamente la metà del tempo. Ma all'epoca non c'erano indicatori che contrassegnavano gli obiettivi da raggiungere, promemoria a schermo, punti di ristoro gratuiti generosamente distribuiti nei dungeon presso cui guarire e salvare la partita, tutte cose che Reimagined invece ha.

I nemici sono visibili sullo schermo come in Dragon Quest XI e altri JRPG recenti
I nemici sono visibili sullo schermo come in Dragon Quest XI e altri JRPG recenti

Se nell'originale gli incontri erano casuali e si perdeva tempo a caricarli anche quando non si aveva voglia di combattere, in Reimagined vediamo i nemici sullo schermo e possiamo aggirarli oppure colpirli per iniziare lo scontro con un piccolo vantaggio, scontro che peraltro possiamo automatizzare e pure velocizzare. Sono funzionalità - miglioramenti nella qualità della vita - che abbiamo visto e stravisto negli anni, ma che nel Dragon Quest VII del 2000 erano assenti. E non sono certamente gli unici: abbiamo scorciatoie per curare il party fuori dai combattimenti, chiamare il tappeto volante o "telefonare" all'Abbazia Mutationis per cambiare Vocazioni in qualunque momento, punti di salvataggio automatici, contatori di Minimedaglie e Frammenti giusto per capire cosa ci manca e dove trovarlo, e chi più ne ha più ne metta.

Sono "aiuti" che Square Enix ha aggiunto alla sua revisione di un Dragon Quest che, escludendo queste modernizzazioni, resta classico che più classico non si può. Reimagined è ancora Dragon Quest VII così com'era nel 2000 e nel 2013, e il prologo - sicuramente snellito rispetto alla famigerata introduzione originale - è quasi uno specchietto per le allodole, su cui lo sviluppatore ha passato una mano di magnifica vernice. Si è parlato per mesi di questa nuova interpretazione visiva che Square Enix chiama "stile diorama": una combinazione di scansioni in 3D di bambolotti reali e scenari poligonali in alta definizione che ricostruiscono meticolosamente quelli originali. È una soluzione che funziona, entro certi limiti.

I combattimenti sono i più colorati e spettacolari della serie
I combattimenti sono i più colorati e spettacolari della serie

I modelli 3D dei personaggi principali - praticamente i sei membri del party - sono effettivamente inappuntabili, anche se deve piacere il peculiare character design di un Akira Toriyama più vicino a Dr. Slump & Arale che a Dragon Ball, considerate le proporzioni spesso buffe e innaturali: il dettaglio e le animazioni di questi pupazzi scansionati sono incredibili, ma lo sforzo creativo si potrebbe dire che finisca lì. Per quanto sia meticolosa e pulita la grafica in generale, si capisce subito che gli scenari comuni e i modelli 3D di nemici e personaggi vari hanno pescato la pagliuzza più corta, e forse è per questo che le cinematiche inedite sono poche e sparute, perlopiù brevissime e circoscritte a momenti particolarmente importanti della storia. Poi, infatti, il gioco ricicla e ricolora ogni altro modello 3D e arriva a descrivere intere scene sotto forma di testi bianchi su sfondo nero, esattamente come ventisei anni fa, quando si sarebbe potuta aggiungere una cinematica o un'illustrazione.

Il problema sta proprio nel divario abissale che c'è tra una parte del gioco - i protagonisti, la mappa del mondo - e tutto il resto: alla lunga lo stacco si comincia a notare un po' troppo e la colonna sonora di Koichi Sugiyama, sentita e risentita ormai allo sfinimento, fa venire il sospetto che questo Dragon Quest VII ripensato non sia stato poi così tanto ripensato. Per dire, Square Enix ha anche doppiato molti dialoghi, e in due lingue per buona misura, ma non tutti: resta perciò un senso di incompiutezza fastidioso, come un rumore bianco di sotto. Naturalmente il gioco è stato tradotto completamente e ottimamente in italiano, con il tipico adattamento nostrano di Dragon Quest fatto di dialetti e giochi di parole.

Non adatto ai deboli di turni

La scelta di ricostruire 1:1 quasi tutte le mappe e gli scenari ha senso perché, come dicevamo, superato il prologo riveduto e corretto, Dragon Quest VII Reimagined segue le orme dell'originale, eccezion fatta per qualche passaggio che è stato effettivamente accorciato o proprio rimosso per i motivi più disparati. Il risultato, però, non è una trama più lineare o striminzita: Reimagined non è un bignami di Dragon Quest VII e resta fedele alla struttura a vignette che è diventata negli anni il vero e proprio modello di riferimento della serie. Allo stesso tempo, però, questa fedeltà si traduce ancora in una narrativa tutto sommato insipida, incentrata più sui singoli scenari che sul cast di protagonisti, che brilla solo in brevi momenti e soprattutto nella seconda metà dell'avventura.

Dragon Quest VII Reimagined è una compilation di piccole grandi storie
Dragon Quest VII Reimagined è una compilation di piccole grandi storie

Il filo conduttore è assai semplice: l'umile protagonista senza nome e il suo amico Kiefer, principe di Estard, scoprono insieme alla grintosa Maribel un modo per viaggiare nel tempo e visitare nel passato le isole misteriosamente scomparse dal loro oceano. Si ritrovano così a risolvere una miriade di problemi, legati tutti più o meno indirettamente al profetizzato ritorno del Signore dei Demoni. A quel punto il gioco si sviluppa pressappoco seguendo un ordine che si ripete dall'inizio alla fine: i nostri trovano abbastanza frammenti per ricomporre una tavoletta nel Tempio dei Misteri, viaggiano nel passato e risolvono i problemi di un'isola ottenendo nuovi frammenti, tornano nel presente e visitano la stessa isola ora ricomparsa, dove scoprono come è proseguita la sua storia e trovano altri frammenti, compongono una nuova tavoletta e il ciclo ricomincia.

È un ciclo che funziona, nonostante sia sostanzialmente incentrato sul riciclo degli scenari: infatti visiteremo la maggior parte delle città e dei dungeon almeno due volte, nel passato e nel presente, trovando alcune differenze che cercano di contenere il più possibile un inevitabile senso di déjà vu. La scrittura, però, riesce sempre a trovare un modo per giustificare le sortite e bisogna dire che le vignette di Dragon Quest VII sono ancora oggi tra le migliori che Yuji Horii e i suoi abbiano scritto per la serie. Nonostante il look cartoonesco del mondo e dei suoi personaggi, alcune storie sono serissime, se non incredibilmente tragiche, ed esplorano gli angoli più bui dell'animo umano parlando di lutti e vendette, tradimenti e rancori, ma sempre con una propensione alla speranza e una spensieratezza di sottofondo che inquadrano Dragon Quest come una perfetta favola contraddistinta dalla gioia di vivere, di aiutare il prossimo e di scoprire l'ignoto che alimenta i protagonisti.

Il sistema delle Vocazioni, bilanciato e rifinito per l'edizione Reimagined
Il sistema delle Vocazioni, bilanciato e rifinito per l'edizione Reimagined

Sotto questo punto di vista, Dragon Quest VII Reimagined è un JRPG davvero poco "anime" per gli standard odierni e infatti la maggior parte degli scenari trae ispirazione dal nostro mondo e dalla sua diversità, mettendo i protagonisti in secondo piano per gran parte del tempo. A eccezione di alcune storie in cui sono coinvolti più o meno direttamente, i personaggi sono perlopiù osservatori nelle vignette e abbiamo apprezzato la scelta di aggiungere una buona quantità di dialoghi (perlopiù facoltativi) che servono a delineare meglio le loro personalità e i rapporti che instaurano una volta entrati nella squadra del protagonista.

Le Vocazioni in un certo senso servono anche a questo e ogni personaggio ne possiede almeno una personalissima e distintiva. Per chi non lo sapesse, le Vocazioni sono i "Job" di Dragon Quest, per dirla nella lingua di Final Fantasy, o le classi per dirla in ogni altra lingua, che guadagnano punti esperienza specifici, slegati dai livelli dei personaggi, e sbloccano nuove abilità e incantesimi. Pur avendole fin dal primissimo momento, è solo dopo parecchie ore di gioco e dopo aver risolto i guai dell'Abbazia Mutationis che si sblocca la possibilità di cambiarle e combinarle pure con un secondo mestiere: massimizzando alcune combinazioni specifiche si sbloccano nuove Vocazioni, abilità sempre più potenti e un maggior numero di strategie e sinergie da impiegare in battaglia.

Talvolta dovremo risolvere dei piccoli puzzle ambientali per proseguire nei dungeon
Talvolta dovremo risolvere dei piccoli puzzle ambientali per proseguire nei dungeon

Diciamo che il sistema delle Vocazioni c'è ma non si vede per una buona parte del gioco: è solo nella seconda metà che si comincia a sentire la necessità di formare un party adeguato ai nemici che ci sbarrano il passo, tenendo anche da conto le frenesie combattive che conferiscono le Vocazioni, cioè quelle "super mosse" utilizzabili in momenti di crisi, una meccanica inaugurata da Dragon Quest VIII che Square Enix ha deciso di inserire anche in questo Reimagined. Fortunatamente non è necessario "grindare" troppo per massimizzare le Vocazioni e completare il gioco, quantomeno se si scelgono i mestieri da migliorare con un minimo di lungimiranza, anche perché lo sviluppatore ha riveduto e corretto il bilanciamento generale delle classi, spostando qualche abilità o incantesimo per arrotondare la loro utilità.

In un modo o nell'altro, però, Dragon Quest VII Reimagined resta comunque un JRPG a turni estremamente classico: l'ordine (invisibile) delle azioni dipende dalle velocità individuali e il funzionamento dei combattimenti è tradizionale che più tradizionale non si può, soprattutto ora che i personaggi hanno accesso a un inventario comune ed è possibile cambiare la formazione durante lo scontro. Non ci sono meccaniche interattive e anche le sinergie tra le abilità sono molto intuitive, gli incantesimi consumano PM e il gioco è pieno di consumabili per rigenerare ogni risorsa.

Le città sono piene zeppe di segreti e oggetti da raccogliere
Le città sono piene zeppe di segreti e oggetti da raccogliere

Questa intuitività, un po' anacronistica nel mondo dopo Clair Obscur, fa però di Dragon Quest VII Reimagined un titolo particolarmente adatto ai neofiti del genere o a chi si avvicina alla serie (Square) Enix per la prima volta, sebbene Dragon Quest XI gli sia nettamente superiore sotto ogni aspetto: Reimagined non reinventa la ruota né tanto meno sé stesso, ma consegna al pubblico contemporaneo una perla che altrimenti pochissimi giocatori avrebbero continuato a citare più per il suo soporifero inizio che per la straordinaria aria di avventura che si respira fuori dalla Baia delle Sardine.

Conclusioni

Versione testata PlayStation 5
Digital Delivery PlayStation Store
Prezzo 69,99 €
Multiplayer.it
8.0
Lettori (14)
8.3
Il tuo voto

Dragon Quest VII Reimagined aggiunge un nuovo tassello al sempre più sfaccettato universo dei remake e delle remaster: questa volta ci troviamo di fronte a un titolo praticamente rifatto da zero ma assolutamente fedele negli intenti e negli scopi all'iconico JRPG originale, con tutti i pregi e i difetti che ne derivano. È una revisione di valore, soprattutto alla luce di ritocchi, aggiunte e miglioramenti vari, ma Dragon Quest VII resta per sua natura un titolo fondamentalmente anacronistico, arroccato su uno specifico modo di raccontare le cose e farle giocare. Se è troppo classico oppure no sta a ciascuno di noi deciderlo: è semplicemente Dragon Quest, è fatto così e diversamente sarebbe un'altra cosa. Questa edizione Reimagined lo capisce e ce lo riconsegna in una condizione più attuale, limitata solo dal suo spirito conservatore.

PRO

  • Il look diorama è stupendo anche se limitato al party e a certi scenari
  • Rifinisce un gioco molto particolare nella progressione e nella narrativa
  • È perfetto per chi vuole giocare un vero classico con una marcia in più

CONTRO

  • La trama centrale è abbastanza dimenticabile
  • Sistema di combattimento a turni asciutto e senza sorprese
  • Chi si aspettava un ammodernamento a tutto tondo potrebbe restare deluso