The Last Remnant, recensione Nintendo Switch

Una nuova recensione per la versione rimasterizzata di The Last Remnant su Switch

RECENSIONE di Emanuele Gregori   —   24/06/2019
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The Last Remnant è parte integrante di un antico retaggio del jrpg ormai dimenticato. Quando una decina di anni fa arrivò sul mercato, il genere era sì in forte declino, ma con altrettanta forza tentava di sperimentare, regalando anche derive originali e particolari come Blue Dragon e Lost Odyssey. In quel panorama, una Square Enix ormai privata di alcuni dei propri punti cardine, viveva le prime forti fasi della sua confusione, quella che purtroppo conosciamo ancor oggi. Nonostante la decade trascorsa, è più il fumo scaturito dalla brace della software house giapponese, che non un buon arrosto. The Last Remnant rappresenta forse uno dei pochi esempi di sperimentazione che valgono ancora il beneficio del dubbio. Titolo tutt'altro che magistrale, tentava però di svecchiare e semplificare (anche troppo) alcune meccaniche esplorative, per concentrarsi sull'innovazione del combat system. Rivalutato nel tempo, come tutte le opere estremamente avanguardistiche, arriva ora su Nintendo Switch, e non possiamo che consigliarvi di dargli quantomeno una chance.

Intro Kv

L’ennesima storia di ricerca

Cominciamo subito col dire che The Last Remnant vive due vite totalmente separate l'una dall'altra. Questo elemento lo si riscontra praticamente in ognuno degli aspetti del gioco. Per questo la trama non fa eccezione e, se inizialmente parte da una situazione fortemente stereotipata, riesce nel tempo a crescere e regalare più di una sorpresa. Il protagonista è Rush Sykes, fratello di Irina e figlio di una coppia di importantissimi scienziati che studiano i Remnant (artefatti dal grande potere ma anche dalle grandi pretese). I due ragazzi sono in attesa di riuscire a riconciliarsi con i genitori, quando un gruppo di ostili non ben identificati li attacca e rapisce Irina. Rush ormai alle strette, libera un potere sopito in lui e sconfigge gli avversari, convinto a cercare la sorellina e punire i responsabili. Da questo presupposto si dipana una campagna in grado di occupare una trentina di ore solo per quanto concerne la quest principale (il tempo si può tranquillamente triplicare volendo completare ogni incarico secondario). L'elemento difficile da digerire è una partenza veramente con il freno a mano tirato. Le prime ore di gioco sono caratterizzate da un tira e molla tra dungeon di una piattezza disarmante e chiacchiere all'interno delle sale principali delle città; risulta quasi snervante uscire da questa prima fase, che è però in grado di regalare poi uno sprint importantissimo e propizio per il gioco, complice anche una quantità sproposita di luoghi da visitare sulla mappa del mondo. Come detto la quest principale, di discreta fattura, si accompagna a tutta una serie di compiti secondari che però non regalano nient'altro che piccole azioni da compiere, scordandosi totalmente di approfondire narrativamente il background del mondo di gioco. E questo elemento è un gran peccato considerata la qualità con la quale sono curate le cutscene, la recitazione in un ottimo inglese e una sincronizzazione labiale che risulta quasi atipica per un prodotto di quel tempo (e non certamente dal budget smisurato). Ne resta comunque un avventura piacevole che è in grado di rilanciarsi proprio sul fronte del gameplay.

The Last Remnant, recensione Nintendo Switch

Un jrpg come non ne avete mai visti

Abbiamo già detto di come The Last Remnant sia un prodotto atipico, e di quanto questo dettaglio si dipani in elementi positivi e negativi. Nello specifico appare difficile non rendersi conto della lentezza di una campagna che fatica ad ingranare, dividendosi tra lunghe sezioni di dialoghi e spostamenti all'interno di specifici dungeon. È strano pensare a questa problematica, se poi si analizza il gameplay che ne scaturisce, che riduce all'osso qualsiasi possibile perdita di tempo insita nel genere. Se siete stati abituati a crescere con quegli elementi classici dell'esplorazione da JRPG: una mappa aperta di un mondo gigantesco, fatto di diramazioni, dungeon, grandi città e decine e decine di scontri tra un punto di interesse e l'altro, beh, scordatevi tutto. The Last Remnant e suddiviso in zone specifiche, che si palesano su una mappa del mondo disegnata, solo quando richiesto da specifici incarichi. Non esiste la possibilità di esplorare, di girovagare o di prendersi delle libertà in questo senso. Anche le città sono gestite tramite una mappa 3D molto particolare che ne permette la selezione del "distretto", di solito contenente vendor e affini. Ogni lungaggine, ogni fase esplorativa e tutti quei dettami classici che facevano del JRPG il genere per come era conosciuto, si scioglievano come neve al sole in un sistema totalmente diverso. Se si ripensa al fatto che, nonostante questo, la durata del titolo sia di tutto rispetto, è facile comprendere come ci troviamo di fronte ad un'offerta ludica di tutto rispetto. C'è da dire che uno degli elementi che può innalzare il tempo di gioco, è proprio la fase di combattimento: gestita sempre a turni, ma senza incontri casuali, The Last Remnant rivoluzionò totalmente il concetto di combattimento in un RPG.

The Last Remnant, recensione Nintendo Switch

L'individualità degli elementi di un team perde totalmente di significato, al punto da non visionare il proprio numero di punti vita ma quello dell'intera unione di cui fanno parte. La personalizzazione è ridotta all'osso ed è sostanzialmente possibile solo per quanto riguarda Rush. Anche la classica crescita di livello sparisce, demandando il tutto ad un grado generale di potenza dei vari gruppi, che possono a loro volta far evolvere i propri attacchi a forza di utilizzarli in battaglia. Con questi presupposti i combattimenti si svolgono in maniera totalmente diversa rispetto a quanto fatto in passato (e anche rispetto a quanto mai presentato nel genere nei successivi dieci anni) rendendo The Last Remnant un titolo sostanzialmente unico. Ciò che purtroppo non funziona di questo sistema, è una certa difficoltà di apprendimento, che lascia interdetti e scossi nelle prime battute e che non viene praticamente mai davvero approfondito con un tutorial ben riuscito, richiedendo al giocatore un'attenzione totale per comprenderne la profondità. Questo non esclude però la bontà di una meccanica riuscita e fresca, che ancora oggi supera lo scoglio del tempo ed è capace di regalare grandi soddisfazioni. Quando si apprendono al meglio l'utilizzo di arti di guerra, mistiche, le giuste regole di aggancio e accerchiamento e tutto ciò che completa il sistema di combattimento, il gioco sa divertire con grande capacità. Rispetto a dieci anni fa, anche un altro grande limite è andato sparendo, quello del checkpoint. Proprio per la loro natura, i combattimenti sanno essere dannatamente lunghi (più nemici insieme affrontate e più risorse ne ricaverete) e la possibilità di riprendere appena prima, piuttosto che dover ripetere intere sezioni di dungeon, è certamente una grande manna dal cielo.

The Last Remnant, recensione Nintendo Switch

Alti e bassi tecnici

The Last Remnant è mosso dall'ormai vetusto Unreal Engine 3: motore grafico che ci ha però regalato grandi soddisfazioni durante la passata generazione. Per quanto concerne l'aspetto poligonale e delle texture, il gioco si difende ancora oggi molto bene nei confronti dei protagonisti e dei comprimari, complice anche una versione rimasterizzata in maniera più che soddisfacente. Lo stesso non si può dire per ambienti e dungeon, che vivono di quella imperitura problematica nipponica della totale mancanza di attenzione ai dettagli. Tutto è spoglio e morto, vicino alla totale desolazione, talmente separato dal protagonista che visita i luoghi da farlo sempre un elemento inserito a forza con qualche strano rimaneggiamento del codice. In questo certamente non aiuta il suo perenne pattinare sul terreno, con qualche vistoso problema di collisioni. Stesso triste discorso per una colonna sonora che non si avvicina nemmeno alle grandi liriche di altri importanti capolavori di Square Enix, ma si limita ad accompagnare l'avventura senza infamia e senza lode. Ottime invece fluidità e resa di questa versione Switch, che non fatica per nulla nel restituire una versione dignitosa della rimasterizzazione. Il gioco gode anche di un più che discreto adattamento in italiano, che non è mai cosa da sottovalutare.

Commento

Versione testata
Nintendo Switch
Digital Delivery
PlayStation Store, Nintendo eShop
Prezzo
19.99 €
Multiplayer.it

7.8

Lettori (7)

8.1

Il tuo voto

La remastered per Nintendo Switch di The Last Remnant rappresenta forse il modo più semplice ed immediato per riscoprire un titolo troppo bistrattato alla sua uscita. Non si tratta di capolavoro totale, ma è difficile non accettare di avere tra le mani un JRPG atipico ed originale. Se sarete in grado di superare alcuni scogli di apprensione e una prima parte davvero lenta, ciò che ne ricaverete è un ottimo gioco, che saprà regalarvi più di un sorriso soddisfatto.

PRO

  • Narrazione principale ben riuscita
  • Remastered di qualità
  • Ancora oggi è per certi aspetti un titolo all'avanguardia
  • Combat System originalissimo...
CONTRO
  • ...ma che rischia di restare indigesto
  • Quest secondarie dannatamente ripetitive