The Sojourn, la recensione 6

La recensione di The Sojourn, puzzle game di Shifting Tides per PC, PS4 e Xbox One che strizza l'occhio a The Talos Principle

RECENSIONE di Davide Spotti —   04/10/2019

The Sojourn è il primo progetto realizzato dallo studio indipendente Shifting Tides. La compagine britannica, attualmente costituita da soli quattro sviluppatori, ha dato vita a un interessante puzzle game nel quale viene sondato l'incessante rapporto tra luce e oscurità facendo riferimento a concetti esistenzialisti sulla natura della realtà materiale. Realizzato utilizzando Unreal Engine 4, il titolo è disponibile dalla fine di settembre su PC (in esclusiva temporale su Epic Games Store), PlayStation 4 e Xbox One. Vediamo di scoprire di più attraverso la nostra recensione.

Trofei PlayStation 4

I Trofei di The Sojourn sono complessivamente diciassette, prevalentemente nascosti.

Puzzle game in una terra misteriosa

The Sojourn ci accompagna in un luogo dalle atmosfere evocative, dove a farla da padrone sono ambientazioni ricche di colori e sonorità distensive di sottofondo. Nelle prime fasi non bisogna far altro che seguire due piccole luci farsi strada tra angusti corridoi e piccoli spazi aperti che assumono repentinamente forma al passaggio del giocatore. La variabile fondamentale, in questo contesto così rarefatto e denso di mistero, è rappresentata dalla fiamma che dà accesso al cosiddetto mondo oscuro. Pervasa da tale energia, l'ambientazione circostante muta di tonalità virando verso il blu, determinando una momentanea alterazione della realtà. A partire dal percorso, poiché alcune piattaforme e certe interazioni con gli oggetti necessari alla risoluzione dei puzzle vengono attivate proprio negli istanti nei quali si ha accesso a questo piano alternativo della realtà. Gli effetti della fiamma si esauriscono in relazione alla quantità di passi compiuti nel livello, e viene pragmaticamente rappresentata da un indicatore posto al centro della schermata.

È proprio su questi presupposti che poggia buona parte del concept alla base del gioco: durante queste fasi l'utente viene messo in condizione di scambiarsi di posto con le statue presenti in ciascun livello, limitandosi molto semplicemente alla selezione dell'oggetto e alla pressione del grilletto destro del pad per traslarsi nella posizione desiderata. In alcuni casi è anche possibile inserire una statua in una sezione cilindrica per poi vederla duplicata in un'altra zona del livello, con l'effetto di sbloccare il cancello che conduce al successivo rompicapo. A seconda della situazione è necessario dunque ragionare sulla corretta sequenza di movimenti e sul posizionamento delle risorse a propria disposizione, così da aprirsi un varco verso l'uscita della sezione. Oltre alle statue si aggiungono progressivamente nuovi fattori come ad esempio le arpe, che se fatte suonare con il giusto tempismo attivano ponti attraversabili per brevi intervalli di tempo. Più avanti vengono introdotti anche particolari proiettori di luce oscura che creano sostanzialmente dei tunnel di energia nei quali si accede al medesimo status previsto quando si attraversa la fiamma. Durante il viaggio si sblocca anche l'opportunità di alloggiare una speciale reliquia all'interno degli artefatti, così da potersi scambiare di posizione o interagire con essi anche qualora non ci si trovi pervasi dall'energia del mondo oscuro.

L'atmosfera misteriosa che si respira nel gioco ricorda per certi versi quella sperimentata in The Talos Principle, l'eccellente puzzle game realizzato da Croteam e pubblicato su varie piattaforme tra il 2014 e il 2015. A livello estetico abbiamo invece intravisto piccole similitudini con gli edifici e l'atmosfera rarefatta di The Unfinished Swan di Giant Sparrow, sebbene nel caso di The Sojourn le tinte in bianco e nero siano state sostituite da paesaggi ricchi di colori vivaci, semplici nella loro struttura e altrettanto limitati a livello interattivo, ma davvero piacevoli da osservare. Dopo la sezione iniziale si ha accesso a un imponente edificio nel quale bisogna cimentarsi in una serie di sfide collocate su più piani. Ciascuna di esse prevede la risoluzione di un puzzle, ma dopo aver sbloccato con successo l'uscita dal livello si può anche provare a individuare il percorso necessario per svelare una pergamena come oggetto bonus. Al loro interno tali documenti recano piccole massime filosofiche di natura esistenziale, che in qualche modo sono legate al particolare luogo nel quale l'utente viene immerso, e rappresentano in buona sostanza le uniche indicazioni di carattere testuale oltre ai sintetici concetti espressi all'ingresso in ogni nuova area.

L'atmosfera che pervade The Sojourn assume contorni spiccatamente onirici, ma viene in buona sostanza sostenuta quasi esclusivamente dal gameplay. Non ci viene infatti spiegato niente di concreto né sulla natura né sulle origini del protagonista, così come restano per lo più insondabili le informazioni sul particolare mondo all'interno del quale si opera. Questa considerazione vale anche per lo scenario, piacevole da contemplare e tuttavia molto statico e meno caratterizzato rispetto ai più blasonati esponenti del genere.

Versione testata
PlayStation 4
Digital Delivery
Steam, PlayStation Store, Xbox Store
Prezzo
21,99 €
Multiplayer.it

7.5

Lettori

S.V.

Il tuo voto

La fugace esperienza offerta da The Sojourn si è rivelata stimolante, nonostante le evidenti limitazioni che l'opera si porta dietro. Le idee da cui gli sviluppatori sono partiti per proporre la risoluzione di enigmi ci sono parse appaganti, per quanto a nostro avviso si sia osato fino a un certo punto nel tentativo di mettere concretamente alla prova le capacità deduttive del giocatore, con la conseguenza che alcune sezioni si rivelano tutto sommato fin troppo semplici e veloci da disinnescare. Chi è appassionato del genere potrà comunque trovare un'esperienza di gioco non particolarmente longeva ma di piacevole fruizione, ad un prezzo tutto sommato proporzionato.

PRO

  • Atmosfera piacevole
  • Graficamente semplice ma bello da guardare
  • Concept stimolante

CONTRO

  • Si poteva osare di più con gli enigmi
  • Pochi riferimenti narrativi