We are alright, la recensione 4

We are alright racconta senza filtri alcuni momenti della vita dei membri di uno studio di sviluppo indipendente, all'approssimarsi del lancio del loro primo gioco

RECENSIONE di Simone Tagliaferri   —   31/07/2018

We are alright è l'altra faccia di Indie Game: The Movie. Il regista polacco Borys Nieśpielak sceglie un approccio documentaristico diretto e realista per raccontare la storia del lancio di Lichtspeer, puntando senza filtri lo sguardo sul team di sviluppo Lichthund, in particolare sui suoi due membri chiave, Rafał Zaremba e Bartek Pieczonka, lasciati liberi di fronte alla telecamera, che si limita a seguirli cercando di essere il più possibile discreta ma che, pur non apparendo mai, palesa costantemente il suo ruolo di strumento di osservazione.

Lì dove Indie Game: The Movie metteva in scena delle storie di successo, abbracciando completamente una certa visione retorica che eroizza ed erotizza - seppur in modo discreto - il suo oggetto di analisi, denotando lo sviluppatore indipendente come il genio creativo che riesce a vincere il consenso delle masse grazie alle sue idee pur con fatica e sacrifici, We are alright si accontenta di rappresentare una realtà più terrena, fatta dell'ansia per l'attesa del momento culminante degli sforzi di due anni e mezzo di lavoro (il lancio); di serate al bar a bere birra con gli amici e di un nutrito elenco di cose da fare scritto con un pennarello su di un vetro che si fa involontariamente metafora della condizione degli sviluppatori indipendenti stessi, il cui tempo viene scandito dai cicli di sviluppo e per i quali, nei mesi di intenso lavoro, il mondo esterno finisce per essere sempre più distante e appannato. In tutto questo viene meno l'esaltazione della creatività in quanto tale, che Nieśpielak reinquadra tramite il racconto di quello che è il vero lavoro di qualsiasi software house, fatto per la maggior parte di ore passate a sistemare bug e a risolvere problemi di ogni genere, che vanno dal semplice dover confezionare a mano le edizioni speciali del gioco, per dare un gradevole senso di artigianalità agli acquirenti, al costruire i rapporti con la stampa, cercando di capire chi parlerà del prodotto e come ne parlerà.

Sinossi e annotazioni varie

We are Alright racconta gli ultimi mesi dello sviluppo di Lichtspeer, compreso il lancio, vissuti in presa diretta insieme a Rafał Zaremba e Bartek Pieczonka, i due fondatori dello studio Lichthund. Purtroppo il documentario è disponibile solo in lingua polacca con i sottotitoli in inglese e in russo, quindi dovete conoscere bene una delle lingue citate per poterlo fruire. We are Alright è acquistabile su Steam, nella sezione film, o è affittabile su Amazon USA.

Documentare

Con We Are alright Nieśpielak non si limita a creare una cornice dell'oggetto del suo documentario, ma invita lo spettatore a viverlo dall'interno, ponendo la telecamera sempre all'altezza dei soggetti raccontati e scegliendo una fotografia il più possibile naturale, in modo da non distrarre lo sguardo con soluzioni visive più costruite e in un certo senso facili.

Nieśpielak non evita il ritratto dei suoi protagonisti, ma lo contestualizza fuori dal discorso collettivo, evitando il più possibile di sovrapporsi a quello che è lo scorrere degli eventi. Non è interessato a confezionare una parabola, ma cerca di far emergere il più possibile i meccanismi che regolano il settore, dando il giusto peso al punto di vista degli sviluppatori stessi, che in un certo senso viene presentato come limitato e che proprio per questo è tanto più interessante, soprattutto lì dove traspaiono paure e rapporti di forza con le altre realtà dell'industria. We Are alright è fatto di submission fallite che obbligano a posticipare la data di lancio del gioco, di bug rintracciati guardando una streamer che prova una copia anticipata di Lichtspeer, di amici sviluppatori che portano birra per festeggiare il lancio, di email inviate alla stampa e agli youtuber che non ricevono risposta (in alcuni casi non vengono nemmeno aperte), di una città, Praga, in cui il settore videoludico è in forte sviluppo e in cui i protagonisti ritornano spinti dalla voglia di seguire la loro strada, perché stanchi di lavorare per gli altri.

Nonostante ciò, We are alright non si abbandona mai al sentimentalismo, nemmeno quando in teoria potrebbe sbracarsi completamente, ossia nel racconto dei giorni post lancio di Lichtspeer, quando la delusione per le scarse vendite è palpabile e il futuro diventa improvvisamente incerto. Insomma, lì dove Indie Game: The Movie era in un certo senso un'agiografia che raccontava pochissimo dei meccanismi dell'industria e trasformava gli sviluppatori in personaggi perfetti per un certo immaginario, We are alright tenta di essere pura cronaca di una realtà molto più complessa di quello che traspare normalmente nei discorsi pubblici del settore. Digerirlo è più difficile, ma quantomeno evita ogni possibile inganno.

Multiplayer.it

8.8

We are alright è un documentario insolito per la scena videoludica, quasi profano nella sua sincerità. Chiunque sia interessato allo sviluppo dei videogiochi dovrebbe guardarlo, perché non esiste niente di più diretto in termini filmici. Questa scelta stilistica potrebbe ovviamente risultare indigesta per quella parte di pubblico poco avvezza a forme di racconto cinematografico poco convenzionali. Ce ne faremo una ragione.

PRO

  • Sincero nella sua esposizione
  • Non cede alla retorica di genere
  • Un ottimo spaccato del mondo dello sviluppo indipendente

CONTRO

  • Sottotitoli solo in inglese