Wolfenstein: Youngblood per Nintendo Switch, la recensione 49

Wolfenstein: Youngblood arriva anche su Nintendo Switch, con una conversione definita miracolosa dai produttori. È andata davvero così? Ecco la recensione

RECENSIONE di Tommaso Pugliese   —   29/07/2019

Wolfenstein: Youngblood approda su Nintendo Switch carico di aspettative, e dopo la recensione della versione PC eravamo davvero curiosi di scoprire se le parole dell'executive producer Jerk Gustafsson, che aveva definito questa riduzione qualcosa di miracoloso, fossero veritiere oppure no. Ebbene, affrontiamo subito la questione anziché perderci in chiacchiere: strutturalmente il gioco c'è tutto, con i suoi ampi scenari liberamente esplorabili e i tanti nemici di vario genere da affrontare per le strade di una Parigi alternativa del 1980 ancora sotto il dominio nazista. Tuttavia, anche volendo ignorare del tutto la primissima versione del gioco e analizzando unicamente l'aggiornamento 1.1, è chiaro che per portare l'esperienza sulla console ibrida Nintendo si è dovuto scendere a pesanti compromessi.

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Gli aspetti che spiccano maggiormente in tal senso sono il frame rate e la risoluzione: nel primo caso, com'era lecito attendersi, si è passati da 60 a 30 frame al secondo, purtroppo soggetti a cali abbastanza vistosi durante le situazioni più complicate, con tanti nemici ed eventualmente boss sullo schermo; nel secondo caso si invece è optato per un sistema dinamico che abbassa la definizione in base alla situazione per mantenere il più possibile stabile la fluidità, ma ci sono momenti in cui si scende davvero troppo e le immagini che trovate a corredo dell'articolo, tutte catturate in modalità docked, chiariscono quanto sia stato sacrificato da questo punto di vista. A ciò si aggiunge il discorso relativo alla qualità degli asset, con molte texture pixellose messe lì con colpevole disattenzione (specie durante le cutscene) e una gestione traballante delle nebbie volumetriche e degli shader: ci sono ombre che vengono applicate al volo sulle superfici, e che appaiono e scompaiono quando ci muoviamo.

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Si nota inoltre qualche difficoltà di troppo nello stream degli asset (con oggetti che restano "lisci" troppo a lungo) nonché tutta una serie di espedienti inseriti per alleggerire il carico sulla GPU, vedi ad esempio le animazioni scattose dei nemici visti dalla distanza. È insomma chiaro che non ci troviamo di fronte a un miracolo, per tornare alla definizione di partenza, e pur essendo convinti che Panic Button migliorerà ulteriormente le cose con i prossimi aggiornamenti, come già accaduto con DOOM e Wolfenstein II: The New Colossus, è inevitabile concludere che allo stato attuale Youngblood si presenta come una conversione perfettamente in linea, se non un pochino al di sotto, rispetto ai precedenti lavori del team. Il concetto è che, se possedete una qualsiasi altra piattaforma da gioco, non è il caso di scegliere la versione Nintendo Switch di questo pur validissimo sparatutto. Be', a meno che non abbiate per qualche ragione l'esigenza di utilizzarlo in mobilità.

Gameplay e struttura

Visto lo scarso tempo messoci a disposizione per completare e recensire Wolfenstein: Youngblood su PC, ci siamo avvicinati a questa edizione portatile del gioco anche con l'intenzione di verificare alcuni elementi di gameplay che hanno un po' fatto discutere, creando polemiche francamente stucchevoli. Le gemelle Blazkowicz, che si recano nella Parigi controllata dai nazisti per ritrovare loro padre, possono vantare un approccio diverso all'azione rispetto ai precedenti episodi della serie. In primis per via della natura cooperativa dell'esperienza, che anche giocata offline (con il compagno controllato dall'intelligenza artificiale, dunque) presenta sempre sia Jess che Soph sullo schermo, con la possibilità di collaborare in vari modi, scambiarsi un segno d'intesa per ottenere un potenziamento momentaneo e agire insieme per aprire porte, attivare interruttori e quant'altro.

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La co-op, rigorosamente online, si presta alle più svariate interpretazioni: ci si può mettere d'accordo con un amico per completare insieme la campagna oppure aprire la partita a qualsiasi partecipante per ricevere supporto durante le fasi più complicate, o ancora optare per la Deluxe Edition e sfruttare l'interessante Buddy Pass per invitare qualcuno che non possiede il gioco (e che dovrà scaricarne una versione demo gratuita) ad affrontare con noi le missioni. Su Nintendo Switch, inoltre, ai controlli tradizionali si aggiungono quelli a rilevazione di movimento, utilizzabili sia in modalità docked, puntando i Joy-Con verso lo schermo, che in modalità portatile grazie al giroscopio. La seconda opzione funziona meglio, ma alla fine è una questione di regolazioni e di sensibilità personale. Dicevamo però delle verifiche che abbiamo voluto effettuare per l'occasione, e che ruotano attorno agli elementi RPG introdotti da MachineGames per differenziare il gameplay rispetto al passato.

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Le due protagoniste possono salire di livello, guadagnando potenza e resistenza, nonché utilizzare gli ingranaggi e le monete d'argento conquistate sul campo per sbloccare upgrade fisici (salute, corazza, poteri speciali, ecc.) e per migliorare le armi che compongono l'arsenale, che restano fisse nei rispettivi slot della tradizionale ruota di selezione. Montando caricatori estesi, canne più performanti, mirini di precisione, calci stabili e quant'altro si può aumentare in maniera sostanziale l'efficacia di ogni mitragliatrice, fucile e pistola in nostro possesso, così da poter infliggere danni ingenti anche ai soldati corazzati. La differenza di livello con gli avversari può creare il tanto temuto effetto spugna? Sì, ma solo ed unicamente se ci avventuriamo ad affrontare una missione con nemici molto, molto più forti di noi, indicati non a caso con un'icona a forma di teschio.

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Per darvi un'idea, abbiamo provato a completare i primi incarichi della campagna e poi, con Jess e Soph al livello 15, ci siamo diretti verso i cancelli di Brother 3, l'ultimo dei tre terminali che le protagoniste devono sbloccare per poter destabilizzare il comando nazista. Ebbene, nonostante si trattasse di una missione di livello 20, siamo riusciti a completarla senza particolari problemi, tanto da concludere che chi parla di effetto spugna in tali frangenti probabilmente utilizza armi sbagliate (ad esempio il fucile a pompa dalla distanza) e/o non si rende conto del fatto che diversi soldati dispongono di corazzature che bisogna far saltare prima che li si possa ferire davvero. Nella realtà dei fatti, insomma, il sistema di progressione messo a punto dagli sviluppatori non richiede grinding né pone particolari vincoli al completamento degli incarichi, a patto naturalmente che si proceda con un minimo di gradualità e ci si dedichi agli scontati upgrade che di volta in volta diventano disponibili.

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Tutto questo nell'ottica di un impianto sparatutto di grande solidità, frenetico e dinamico, che presta poca attenzione all'eventuale approccio stealth (utilizzabile solo in maniera marginale, per mettere fuori gioco pochi nemici prima che scattino gli allarmi) ma regala grandi emozioni e un grado di sfida adeguato, che tuttavia in cooperativa con un amico capace potrebbe talvolta risultarvi banale. Per fortuna ci sono diversi livelli di difficoltà attivabili in qualsiasi momento e un approccio alle ambientazioni inedito, frutto della collaborazione con Arkane Studios, che enfatizza l'esplorazione e la verticalità perché si possano individuare passaggi segreti, finestre, tombini e zone nascoste, magari da raggiungere al volo per completare incarichi opzionali che si sbloccano nel bel mezzo di una spedizione.

Versione testata
Nintendo Switch
Prezzo
35,90 €
Multiplayer.it

8.0

Lettori (7)

6.9

Il tuo voto

Wolfenstein: Youngblood si conferma un ottimo sparatutto anche su Nintendo Switch, forte di un'inedita vocazione cooperativa che mischia le carte in tavola, un gunplay solido e spettacolare, un sistema di progressione che si allaccia eventualmente ai tanti incarichi secondari sbloccabili e un level design sorprendente, che introduce tante interessanti novità enfatizzando l'elemento esplorativo e gli approcci alternativi alle missioni. Il tutto accompagnato da una narrazione coinvolgente e ben scritta, in puro stile MachineGames, che anche stavolta si dipana all'interno di cutscene dirette in maniera perfetta. Purtroppo a livello tecnico il gioco scende a pesanti compromessi, riducendo il frame rate a 30 fps, risparmiando sugli effetti e in alcuni casi abbassando la risoluzione così tanto da rendere sfocati e poco distinguibili persino i modelli poligonali di nemici che si trovano a pochi metri di distanza.

PRO

  • Gameplay solidissimo, narrazione di qualità
  • Level design arioso, non lineare
  • Buddy Pass e tanti contenuti rispetto al prezzo

CONTRO

  • Pesanti tagli al comparto tecnico su Nintendo Switch
  • Pochi scenari, il backtracking si fa sentire
  • Si poteva fare di più sul fronte dei boss