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Il suono dell'ovest

Una folle cavalcata attraverso l'enorme panorama della musica videoludica occidentale

SPECIALE di Mattia Armani   —   28/11/2014

La musica ha avuto un ruolo fondamentale nella vita di chi mastica videogiochi da quando questi erano composti da una manciata di pixel. Le colonne sonore hanno sempre svolto una funzione fondamentale nel riempire tutti gli spazi lasciati vuoti da una tecnologia ancora acerba e nell'ammorbidire quei grossi quadrettoni senza l'aiuto di nessun filtro. Una vera magia che ha trasformato momenti in istantanee sonore capaci di ricordare tappe di vita che per un appassionato di videogiochi sono indubbiamente importanti. Alcuni brani riportano alla mente una stanza fumosa piena di ragazzini urlanti e convinti che giocheranno tutti assieme per sempre. Altri riportano alla mente momenti difficili in cui ci si è tuffati a capofitto in un videogioco per sfuggire al mondo. Altri ancora hanno accompagnato esplosioni tecnologiche o semplicemente momenti di vero relax, di quelli che alcuni videogiochi sanno regalare a prescindere dalla complessità o dall'impianto grafico. Per questo premettiamo che i brani citati nell'articolo sono frutto di una selezione puramente personale, consci che non è sempre facile avventurarsi in un panorama sconfinato, la cui percezione è inevitabilmente legata a ricordi ed esperienze personali. Per questo è bene tenere conto di altri due fattori. Il primo è quello tecnico, con l'evoluzione della musica digitale che ha esaltato alcune colonne sonore consentendo a chi le ha composte di spaziare in un nuovo universo di possibilità. Il secondo fattore da tenere in considerazione è il grado di simbiosi tra la colonna sonora e il videogioco per cui è stata creata. Per questo sarebbe un bene conoscere anche il gioco da cui un brano è tratto per poter apprezzare a pieno una lista di brani videoludici. Ma anche non potendo carpirne completamente l'essenza, alcune melodie rappresentano momenti oggettivi importanti nella storia del videogioco ed è in quest'ottica che andiamo a scavare nel nostro passato con una piccola provocazione. Molti dei grandi brani legati al mondo videoludico provengono dal Giappone e spesso, complici le mille classifiche e le infinite riproposizioni, sono quelli più familiari anche per chi ha iniziato a giocare da tempi relativamente brevi. Proprio per questo noi guarderemo a occidente partendo inevitabilmente da quell'Amiga che è interprete dell'evoluzione del comparto sonoro nei giochi grazie a un chip dedicato che molti all'epoca considerarono magia.

Go up to your brother, Kill him with your gun, Leave him lying in his uniform, Dying in the sun

La svolta

L'Amiga non aveva problemi nel gestire campionamenti e sequencing complessi e per quanto questo specifico elemento non abbia necessariamente a che fare con la musica molti veterani del joystick ricorderanno quell'"Ice Creaaaaam" urlato dal venditore di gelati sugli spalti di Speedball 2. E tantissimi, tornando all'ambito musicale, ricorderanno la colonna sonora di Cannon Fodder impreziosita da tre brani spettacolari il primo dei quali interamente cantato. Non ci crederete ma all'epoca il primo ascolto di War Has Never Been So Much Fun è stato un'epifania, un salto nel futuro, una botta da paura. Non era un qualcosa che si insinuava tra la fruizione del gioco e la suggestione del contesto come la magnifica colonna sonora di Mass Effect. Era un pugno in bocca, una sorpresa, una promessa di un futuro spettacolare. Possiamo tranquillamente dire che l'Amiga, incalzata da console con capacità tecniche superiori, ha tenuto testa alla concorrenza proprio per questa sua superiorità sonora. Questo non vuol dire che non siano state realizzate opere pregevoli anche ai tempi degli 8-bit e che molte delle versioni Atari, console o PC dei brani che ci accingiamo a citare non valgano l'ascolto ma il discorso si farebbe troppo ampio e sarebbe di più difficile comprensione per chi quell'epoca la sente giusto nominare di tanto in tanto negli articoli dei redattori più attempati. Per questo il nostro punto di riferimento è quel magnifico ibrido tra PC e console sfornato da Commodore nel 1987, la macchina espandibile per eccellenza, il primo computer ad aver avuto un vero mercato videoludico anche se flagellato dalla pirateria. Per questo, tra bustoni, X-Copy e la fruizione distratta che spesso si accompagna alle cose ottenute troppo facilmente è probabile che molto di quello che aveva offrire quella macchina non abbia goduto, almeno in Italia, dell'importanza meritata. Ed è qui che ci inseriamo noi evocando Erik the Viking che ha stupito per la complessità o HeroQuestche ha reso immortale il nome di Barry Leitch, vero maestro nell'usare poche sonorità per realizzare brani indimenticabili come il tema di Silkworm o quello di Super Cars II che meritano indubbiamente una citazione. Ma l'Amiga consentiva di fare molto di più come dimostrano le incredibili sonorità di Lotus Turbo Challenge 2 o quelle di Project X attraverso le quali arriviamo al nome di Allister Brimble, colonna portante del successo del Team 17. Gli esempi si sprecano e meritano quasi tutti un ascolto ancora oggi. Lo merita anche Amegas, un clone di Arkanoid che nel 1987 ha avuto la fortuna di fregiarsi della prima colonna sonora MOD, il formato studiato da Karsten Obarski per il suo Tracker musicale lanciato su Amiga nel 1987. Inizialmente il formato era limitato a quattro canali e solo quindici strumenti. Ma i campionamenti e le revisioni, che hanno portato i canali a 32 e gli strumenti a 31, hanno reso i MOD su Amiga sempre più complessi e memorabili senza mai rappresentare una preoccupazione per le risorse della macchina. I MOD erano studiati appositamente per l'Amiga e risultavano quindi leggerissimi da processare risparmiando potenza di calcolo per altre mansioni, sonore e grafiche. Ed ecco che le classiche melodie pulite dell'epoca, adatte a esprimersi anche con poche note, si sono fuse con la techno dando vita a sonorità che, ripulite e riviste, non sfigurano tutt'oggi. Tra i grandi esempi del periodo c'è indubbiamente Turrican con il nome di Chris Huelsbeck che dovrebbe suonare familiare all'orecchio di ogni appassionato di musica. Ma chi non l'ha mai sentito nominare ha comunque la possibilità di colmare rapidamente ogni lacuna. Al giorno d'oggi possiamo infatti contare sulla grande rete, un mare pieno di pietre miliari come l'indimenticabile intro di Cannon Fodder su Amiga, che ha reso famoso il nome di John Hare, o quella di Magic Pockets, una tra le svariate prodezze sonore che hanno accompagnato i titoli Bitmap Brothers.

Il balzo evolutivo

Alcune prodezze musicali dell'Amiga si devono proprio al formato MOD che era piuttosto agile ed evoluto per il suo tempo e pur mantenendo un suo spazio nell'ambito delle demo ha ceduto il passo al MIDI solo quando, in ambito PC, schede audio più potenti hanno permesso di sfruttare adeguatamente quello che era già uno standard nel campo della musica synth. Ed era uno standard che aveva il grande pregio di impacchettare facilmente sonorità pulite e potenti in uno spazio estremamente ridotto "richiamando" le note dall'hardware. Decisamente comodo pensando che ci riferiamo all'epoca dei dischetti da tre pollici e mezzo. Poi è arrivato il CD. Si è creato lo spazio per i campionamenti selvaggi e la voce è diventata uno standard nei videogiochi al pari delle musiche campionate e non sequenziate. D'improvviso non era più necessario sfruttare banche di memoria o ricorrere a micro campionamenti e realtà come Creative e Roland sono diventate aliene al mondo dei videogiochi. Ed è stato quello il salto definitivo verso le sinfonie e le compilation. Un salto dal quale è difficile compiere ulteriori grandi balzi in avanti. Cambiano il numero di canali e la qualità intrinseca della produzione ma un paio di cuffie decenti e un PC qualsiasi danno accesso all'intera sfera musicale. E con l'evoluzione della tecnologia i generi musicali classici sono entrati nel videogioco, le sonorità techno sono state soppiantate da orchestre, da band più o meno famose e da colonne sonore costruite per dare vita a compilation da ascoltare nello stereo di casa o della macchina. In tutta questa varietà i gusti degli utenti sono diventati più importanti di quanto non lo fossero prima quando quello che contava era la melodia del tema principale. Quando le orecchie di tutti, o quasi, erano rapite, gusti o meno, dalla magia di sentir suonare un aggeggio elettronico. La musica che usciva dai nostri stereo era infinitamente superiore ma non veniva processata da un cervellone, non c'era la mistica promessa del videogioco in evoluzione e non era garantita la fusione con l'opera. Questa è ancora un elemento chiave nel caso delle colonne sonore create appositamente per un videogioco mentre le compilation per quanto clamorose come nel caso di Wipeout 2097, Fifa 98, Tiger Woods 2004 o GTA, serie che ha uno dei suoi pilastri nelle immense compilation, non sono state create per fondersi con il gioco che accompagnano. E qui c'è da fare un distinguo. La tipica musica da radio conferisce respiro a un titolo, lo porta fuori dai suoi confini, lo rende, come direbbe Ruby Rods, actual. Una colonna sonora dedicata, invece, è più intima, trascina il giocatore in quel gioco, in un mondo di ricordi ben delineati che accomunano solo chi ha apprezzato quella creazione. Il dialogo con gli sviluppatori è totale e la dimostrazione ce la danno in modo limpido un Halo o, per citare qualcosa di meno conosciuto ma altrettanto potente, un Outlaws, capolavoro western targato LucasArts. Ma non vogliamo fare troppe differenze qualitative tra le due tipologie. Ci sono opere che spesso vivono di un singolo brano, come Battlefield, e ci sono titoli la cui colonna sonora è a dir poco altalenante, come nel caso di Medal of Honor Allied Assault che ci ha però regalato un pezzo memorabile. Inoltre scegliere determinati brani per accompagnare un gioco, come dimostrano molti film, ha una sua funzione, trasporta specifiche atmosfere nei videogiochi. In questo campo il cinema ha ancora molto da insegnare al videogioco. Ma ci sono eccezioni come Brutal Legend e ci sono alcuni momenti memorabili come nel caso di Red Dead Redemption e dell'indimenticabile Far Away di José González che scatta quando ci lanciamo al galoppo attraverso il confine messicano. E ci sono anche dei casi in cui colonna sonora e compilation si fondono. Stiamo ovviamente parlando di Doom, la cui spettacolare colonna sonora la si deve a quella che potremmo eufemisticamente definire come una forte ispirazione.

Il meglio del meglio

I primi momenti di Monkey Island sono un esempio di un tema musicale usato alla perfezione. Un'isola si profila all'orizzonte con qualche luce sparuta e i colori tipici della notte tropicale. Pian piano parte un beat caraibico che comincia in punta di piedi e d'improvviso si trasforma in avventura, un brano magico reso ancora più unico dalla capacità del compositore di evocare sonorità calde nonostante i limiti dei chip musicali dell'epoca. Per trascenderli ci spostiamo avanti nel tempo di qualche anno e ci troviamo in uno sparuto villaggio assediato dal male. Diablo non è solo un pietra miliare dark dell'hack & slash ma è un gioco capace di coinvolgere come pochi altri. L'atmosfera unica del titolo Blizzard, mai replicata pienamente neanche dal fortunatissimo secondo capitolo, la dobbiamo anche al tema del villaggio di Tristram, capolavoro di suggestione e angoscia. Ma il lavoro più massiccio di Blizzard in campo sonoro è senza dubbio quello legato a World of Warcraft e si riassume perfettamente nel memorabile tema principale. E restando nel campo delle colonne sonore memorabili è impossibile dimenticare Another World, uno di quei titoli che ha contribuito a creare il concetto di cura stilistica nel videogioco. Modelli spartani eppure studiati alla perfezione, esaltati da fondali incredibili, sostenuti da animazioni efficaci e abbracciati da una comparto sonoro d'autore. Comparto non tanto improntato sulle musiche, escludendo intro e finale, al contrario di quello di Flashback, suo erede spirituale, che ci ha regalato l'incredibile Memoire, vero gioiello musicale dell'epoca. E nel connubio tra poesia e videogioco trova un suo posto d'onore, non solo musicalmente, Little Big Adventure. Lo strepitoso tema principale, che ritroviamo più volte nel corso di quello che è un ispirato action/adventure, è di quelli che hanno tutto dentro, dall'intro suggestiva fino al crescendo che si fonde con sonorità orientaleggianti e sfocia nella musica tipica dei film d'avventura diventano una colonna sonora compatta e mai noiosa. Un'intensità paragonabile solo a quella di calibri come Outlaws, western d'autore, avventura, sparatutto in prima persona e altra pietra miliare misconosciuta dell'universo videoludico. Decisamente conosciuto è invece il tema di Skyrim, uno di quelli che si fondono con il ricordo e con il gameplay del gioco che accompagnano. Purtroppo non tutte le colonne sinfoniche, spesso pensate per finire in un CD musicale, hanno lo stesso livello di compenetrazione, a prescindere dalla qualità delle composizioni. Certe finezze dell'epoca MIDI, come la musica reattiva di Syndicate, non sono replicabili laddove il comparto sonoro diventa un'unica opera fluida. Ma la qualità è inevitabilmente aumentata. Le sinfonie di Assassin's Creed riempono gli spesso troppo vuoti spazi della serie. Il tema di Deus Ex basta da solo per calarci nelle atmosfere cyberpunk che ci aspettano al di là del menù. Le musiche di Wing Commander tratteggiano un intero universo, si differenziano nettamente di capitolo in capitolo e hanno fatto storia nel campo della fantascienza su PC. Campo in cui si è distinto anche Mass Effect, serie criticabile a seconda dei gusti ma decisamente inattaccabile sotto il profilo di musica e atmosfera. Ma c'è un titolo di fantascienza che lo supera sotto questo profilo e stiamo parlando di The Dig, l'avventura targata LucasArts. Un classico al quale possiamo contrapporre Full Throttle, altra memorabile opera LucasArts caratterizzata dai potenti brani a sfondo motorizzato dei Gone Jakals. Tornando alla fantascienza ci troviamo quindi a Halo che ci ha regalato reinterpretazioni mirabili del proprio tema, prima tra tutte quella suonata da Steve Vai per il secondo capitolo della serie. Non possiamo però sottovalutare l'enorme apporto della fantascienza alle colonne sonore di stampo videoludico e in questo campo è impossibile non menzionare la colonna sonora di Alien Breed targata Allister Brimble. E tra i grandi c'è indubbiamente Beneath a Steel Sky con una composizione d'eccezione, sospesa tra cupi futuri e guizzi vivaci, che riflette alla perfezione le atmosfere del titolo. In tutto questo abbiamo già nominato Another World, Flashback, Wing Commander e Deus Ex, serie di cui anche l'ultimo capitolo ha qualcosa da dire in questo senso. Ma c'è un altra pietra miliare, sottovalutata da molti. Ci troviamo in un mondo costruito con i voxel. La definizione è bassa ma l'immagine è sontuosa, i personaggi sono rotondi, le abitazioni sono complesse. Nevica. La neve è anche per terra. I piedi affondano. Siamo in un nuovo mondo, affascinante e alieno, reso intrigante e misterioso anche dalle note di una filarmonica. Parliamo di Outcast, lo Stargate, meno caciarone, del mondo dei videogiochi.

Un intero universo

Dopo tutte queste righe di testo è ormai chiaro che un solo articolo non è sufficiente per esplorare una frazione dell'immenso panorama musicale legato ai videogiochi. Anche nel campo delle colonne sonore basate su compilation ci sarebbe di che sperticarsi in osservazioni, lodi, finezze e critiche. Ma per quanto lo spazio sia limitato non ci arrendiamo e ci spariamo una piccola cavalcata attraverso il giardino delle meraviglie. Amped 2 merita sicuramente una menzione anche solo per l'immenso quantitativo di brani tutti ascoltabili che metteva a disposizione per le memorabili sessioni cooperative/competitive a 8 giocatori. E non possiamo dimenticarci di Pinball Dreams, uno dei re della musica per Amiga o di Old Gods Of Asgard della colonna sonora di Alan Wake che fa il paio con la suggestiva Late Goodbye di Max Payne 2. Ma non possiamo nemmeno scordarci della serie Tropico, veicolo di qualità della musica latina nel videogioco con brani trascinanti come il main theme del primo capitolo e la traccia BW2 del quinto. I novellini, poi, dovrebbero recuperare le musiche dei titoli Cinemaware, primo tra tutti It Came from the Desert, e dare un'ascolto anche all'intro di Wings of Death e al main theme di Ultima VIII: Pagan, un titolo che non ha convinto tutti dal punto di vista del gameplay ma ha fatto strage di cuori con il tema principale e un'atmosfera dark di grande spessore. E Ultima ci riporta all'introduzione, a quei giochi online in cui ci siamo tuffati per innumerevoli ore in fuga dal mondo. Per i vegliardi uno di questi titoli è stato indubbiamente Ultima Online, patriarca dell'MMO moderno, e chi ha vissuto nelle lande di Sosaria non dimenticherà mai quella splendida colonna sonora MIDI. Era il momento in cui i vecchi formati stavano lasciando spazio al nuovo. Ultima Online è piombato in mezzo al cambiamento e dobbiamo dire che è stata una chiusura con i fiocchi. La chiusura di un'epoca che ci ha regalato Loom, avventura tutta incentrata sul sonoro, ed Escape From Colditz, sempre per citare qualcosa di importante per la storia del videogioco ma difficilmente familiare al giorno d'oggi. E nella scia citiamo anche Shufflepuck Cafè, il folle hockey da tavolo di Brøderbund, per poi andare sul ben più conosciuto theme di Agony, altra pietra miliare, che ci porta a menzionare un altro tra quelli che possono essere considerati i migliori brani dell'epoca 16 bit. Parliamo dell'indimenticabile soundtrack di IK+ di Rob Hubbard, quello dell'incredibile tema di Commando per C64, qui in versione rivista e pompata per Amiga dalle sapienti mani Dave Lowe, altro grande della musica sequenziata. E sull'onda dei grandi nomi torniamo a Huelsbeck con la qualitativamente eccelsa colonna sonora di Apydia per poi cambiare completamente genere e tornare alle sonorità classiche ma indimenticabili dello shooter a scorrimento verticale Dogs of War. Per non parlare di Double Dragon 2, anche qui in versione Amiga, e di Pit Fighter, picchiaduro la cui grafica digitalizzata non rendeva particolarmente bene sulla piattaforma Commodore e dove era ancora una volta il comparto sonoro a fare la voce grossa. A questo punto lo spazio si riduce sempre di più ma ci sono ancora infiniti nomi a riecheggiarci nella mente. Tra questi Inns & Taverns di The Witcher, lo splendido main theme di Baldur's Gate e, per tornare alle musiche non create per un videogioco ma utilizzate alla perfezione nel suo contesto, socchiudiamo la porta con l'intro di Fallout, un brano del 1935 registrato dagli Ink Spots nel 1940, che riecheggia anche tra i fruiscii della Galaxy News Radio di Fallout 3, e incredibilmente adatto alle atmosfere di quello che è uno dei pochi, veri giochi di ruolo esistenti. Per chiudere, invece, ci sembra appropriato l'ending theme di Stalker: Call of Prypiat, brano reso ancora più intenso dall'essere l'ultimo respiro di una serie che si è spenta prematuramente. E come bonus track, per invitarvi a non dimenticare niente di questa lunga storia che ci ha portato fino a qui, la suggestiva Don't Forget di Metro 2033.