Una Nintendo da grande schermo  70

Nintendo sembra aver sussurrato di essere interessata ad altre forme di espressione. Quali brand potrebbe coinvolgere?

SPECIALE di Marco Perri —  13 Settembre 2015

Mario, al cinema, c'è già stato ma non a mangiare pop-corn: sul grande schermo con i baffi, la testa pelata, qualche capello ai lati e un fratello che sembrava uscito da un episodio di Scuola di Polizia. Era il 1993 quando il film Super Mario Bros approdò nelle sale americane, Miyamoto stava compiendo 41 anni. A Shigeru la pellicola non dispiacque, almeno non troppo: disse che il problema maggiore, dal suo punto di vista, fu la volontà di forzare i collegamenti con il gioco invece che provare semplicemente a esporre una storia. Fuori luogo e mal raccontata, in realtà, anche se i difetti vengono coccolati dalle sensazioni di un'era in cui quel film - primo mai prodotto su un personaggi videoludico - rappresentava qualcosa di magico.

Una Nintendo da grande schermo
Shinya Takahashi

Non bello o appagante, ma emozionante sì. Nel '93, Super Mario era un po' il mito di quella parte di humus videoludico in fasce che faceva di luoghi di ritrovo ormai scomparsi - sale giochi incluse - i propri nascondigli, abitazioni dei fortunati che possedevano Super Mario World o Super Mario Kart incluse. Il film fu distrutto dalla critica e divenne un piccolo cult-movie; non è poi così strano che da quel giorno Nintendo non abbia più fornito licenze dei propri personaggi per produzioni similari. Questo, almeno, fino a poco tempo fa perché qualcosa, nell'ingranaggio, ha ripreso a muoversi. "Mentre osserviamo con maggiore lungimiranza quale sia il ruolo di Nintendo come azienda dell'intrattenimento, stiamo iniziando a pensare sempre più al modo in cui i film possano entrare nel nostro business. Stiamo guardando anche a questo tipo di cose per il futuro" ha rivelato poche settimane fa Miyamoto. La società si è ufficialmente aperta ad altre forme di collaborazioni, con Takahashi di SPD incaricato della supervisione. Conoscendo la caratura del personaggio verrebbe da dirne solo che è un bene. Il problema è che sono passati vent'anni, il medium è spopolato e vedere un tributo videoludico in forme estranee al gaming, oggi, non rappresenta più una primizia.

Nintendo sembra voler entrare nel mondo del cinema: quali franchise potrebbe portare sullo schermo?

Universo N

Vogliamo iniziare con un passo extra-settore di grande forza: la cooperazione con Universal Parks & Resorts (la compagine della firma dedicata ai parchi d'attrazione) per aggiungere, all'interno delle proprie strutture, specifiche aree a tema Nintendo. La annunciò Iwata diversi mesi fa, l'operazione fu da lui diretta; un segnale importante, un'apertura di mentalità inaspettata che potrà far bene alle casse della società e rinfrescare i brand kyotensi alle nuove generazioni statunitensi.

Qualcosa di simile c'era già stata nel 2012; l'inserimento di Bowser all'interno di Ralph Spaccatutto fu più un cammeo che altro. Iwata se ne è andato, ormai è storia assimilata, peccato certo che come rappresentante del nuovo corso, a salutarlo, sia stato scelto Pixels, sicuramente non il migliore degli esponenti. Le mascotte di Kyoto meritano molto, molto di più di una comparsa comica in una pellicola che prende il medium e lo tinge di tutto fuorché profondità, per poi darlo in pasto ai critici. Pensarci da soli, a casa propria, curando il tutto in ogni aspetto è quasi sempre la soluzione migliore; Miyamoto ci era già arrivato, i corti di Pikmin stanno lì a riprova. Li ha rilasciati Nintendo poco meno di un anno fa: tre opere in computer grafica brevi ma di qualità, perfetto specchio dell'atmosfera che circonda i piccoli esserini, ormai ben avviati verso la maturità. Al tempo ci sembrò una buona idea, ora assume invece connotati diversi: erano esperimenti di idee che oggi assimiliamo con più chiarezza. Il messaggio è cristallino: Nintendo vuole entrare nel mondo della produzione cinematografica. Non tutti i brand sono così esprimibili, ma qualche idea la avremmo pure.

M for mature

Difficile trasporre prodotti che fanno di puro gameplay arcade l'anima: Smash Bros non potrà mai divenire film, né Mario Kart o Wave Race. Non c'è nulla da narrare, niente da estraniare dalla competizione dei singoli giocatori, pertanto non avrebbe nemmeno senso mettersi a tavolino per discuterne. Per fare un film a base videoludica ci vogliono trama, ambientazioni facilmente associabili, un inizio, una progressione e una fine credibili ma soprattutto un manipolo di protagonisti precisi che siano assoluti in termini di fedeltà e non modificati per l'occasione.

Stiamo parlando ovviamente di un'opera che sia degna del brand specifico, non di qualche macro-operazione commerciale che da esso prende il nome e vi inserisce in maniera confusa tutto ciò che ne riesce a estrapolare. Sappiamo a quale parola state pensando: maturità. E quindi The Legend of Zelda, Metroid, Eternal Darkness, Star Fox. Quanti di voi ci vedrebbero bene degli attori in carne e ossa? Di aspiranti Samus, là fuori, ce ne sono a tonnellate e basterebbe prendere un po' del giusto staff per ricreare l'atmosfera di Tallon (un pianeta a caso). Certo, Yokoi ci ha lasciato tanti anni fa ma abbiamo ancora Sakamoto a potersi affiancare a SPD per curarne la sceneggiatura e traghettare bene il progetto. Il problema è che il brand è stato lasciato un po' troppo appassire: Metroid, oggi, non ha a supporto un ambasciatore ludico fresco, in grado di agire da catalizzatore per il grande schermo. Prima di un qualsiasi spin-off al cinema, Nintendo dovrà fornirci un nuovo episodio che ricordi al mondo quanto il franchise mantenga sempre il potenziale per stupire. Star Fox sta nuovamente volando verso di noi ma i tempi della magnificenza del chip Super FX sono ormai retaggio di un passato lontano. Qui, ora come ora, è il contrario di Metroid: una pellicola che racconti delle guerra di Lylat servirebbe come veicolo per corroborare il ritorno del brand su Wii U. Ma sono chiamati a rispondere con una produzione massiccia, di certo non le marionette dei Nintendo E3 Digital Event.

Tanti e belli

L'eroe che salva la principessa, la storia di un'intera vita trascorsa a raccontare gesta leggendarie: il canovaccio è già pronto, basta che Aounuma decida quale linea guida a livello artistico seguire. Un episodio luminoso e fiabesco oppure un approccio oscuro e più tenebroso? Magari una via di mezzo sarebbe l'ideale; Zelda è un brand molto versatile e dall'ampio respiro, in grado di valorizzare al massimo le tecnologie moderne per consegnare ai fan una pellicola maestosa. Ci vediamo bene una serie televisiva: c'aveva già pensato qualcuno a mettere in giro un rumor secondo il quale ne era in preparazione una su Netflix, ma a oggi nessuna novità.

EAD3, se ci sei, batti un colpo, per favore. Di Eternal Darkness possiamo dire molto poco, è un brand giovane dentro e vecchio fuori: 14 anni di vita eppure un solo episodio. Un potenziale enorme, sfruttato solo in parte; difficile pensare che qualcuno ci rimetta le mani per un adattamento cinematografico. Se invece viriamo bruscamente su anime e computer grafica, qui la scelta è veramente ampia: Splatoon, Donkey Kong, Animal Crossing, Kid Icarus, i personaggi del regno dei funghi, Tingle e tanti altri che ci stiamo sicuramente scordando. Pikmin è stato l'apripista ideale ma l'elenco è sterminato e nemmeno di così difficile realizzazione; il target della metà rappresentata dai franchise più leggeri è decisamente diverso. Dei Pokémon siamo già stati invasi da serie a cartone animato, quindi li consideriamo un prodotto extra-medium ormai assodato. Insomma, capite da soli quanto per Nintendo le vie da percorrere siano parecchie e tutte diverse: ci possono stare preferenze, antipatie, smorfie nell'affrontare l'apertura di Kyoto verso altre forme di espressione, ma è innegabile il beneficio in termini di visibilità, comunicazione e fatturato che un'operazione organica strutturata e ben sviluppata potrebbe portare. Quanto ci scommettiamo che tra un paio d'anni saremo qui a recensire film Nintendo?