Il team Ghost assume una nuova forma

Tre lunghe ore in Bolivia per scoprire tutti i segreti del nuovo Ghost Recon

PROVATO di Tommaso Valentini   —   25/01/2017
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Tra poco più di un mese, più precisamente il 7 marzo, arriverà sugli scaffali dei negozi Ghost Recon: Wildlands. Una visione completamente nuova della serie firmata Tom Clancy, che porterà il team Ghost nella caratteristica Bolivia, pronto a debellare il feroce cartello della droga Santa Blanca e a riportare ordine in una nazione impoverita e corrotta dalla stretta di El Sueño. Le novità sono ovviamente tantissime, a partire da una struttura open world che rimpiazza le classiche missioni lineari a livelli fino ad arrivare al sistema di fuoco, rimodellato per adattarsi a un tipo di azione più frenetica e spettacolare. Di dubbi in merito ne sono ovviamente emersi moltissimi durante le nostre precedenti anteprime ma tre lunghe ore di provato ci hanno permesso di approfondire la conoscenza con il titolo in questione, regalandoci un'idea precisa su ciò che ci aspetterà nelle terre selvagge. Unitevi a noi dunque nella scoperta della nuova produzione Ubisoft.

Ubisoft prova a svecchiare la serie di Ghost Recon con un open world convincente sotto molti aspetti

Il cattivone che ti aspetti

El Sueño è il classico capo brutale, spietato e completamente folle. Cosparso di tatuaggi dalla testa ai polsi domina l'intera regione boliviana grazie al suo cartello e, come se non bastasse, l'esercito nazionale è ovviamente in affari con lui. I nostri Ghost si troveranno quindi a dover affrontare un'intera nazione potendo fare affidamento solo su pochi alleati, in un territorio ostile flagellato dalla piaga della droga. Ubisoft come sempre ha cercato di mettere la propria impronta nella creazione del mondo di gioco, arricchendo il titolo con panorami mozzafiato e viste da urlo, spettacolari vedute dalle cime degli altopiani boliviani in grado di lasciare estasiati.

Il team Ghost assume una nuova forma
Il team Ghost assume una nuova forma

Prima di iniziare seriamente a giocare ci siamo persi ad ammirare i mille colori drappeggiati dei villaggi a fondo valle così come le rigogliose foreste dell'america del sud che si stagliano a perdita d'occhio sotto un cielo che muta in continuazione. Il ciclo giorno e notte ed il meteo dinamico funzionano più che egregiamente e non hanno un impatto unicamente sulla qualità dell'illuminazione di Wildlands ma vanno a modificare sostanzialmente anche il modo di affrontare le missioni. Ghost Recon ha sempre messo la strategia e il gioco di squadra davanti a tutto e questa nuova iterazione della serie prova a fare lo stesso, alleggerendo però il carico rispetto a quanto ci hanno abituato Advanced Warfighter e Future Soldier durante la scorsa generazione di console. Avvicinarsi lentamente a un avamposto, esplorare con i nostri droni il perimetro scovando i percorsi delle ronde e poi entrare in azione di soppiatto eliminando rapidamente il bersaglio rappresentano ancora tutti dogmi del gioco ma questa volta si lascia al giocatore la più completa libertà decisionale sui metodi di approccio. Si può attendere la notte per cercare di infiltrarsi nelle basi nemiche mentre la maggior parte delle guardie dorme o si può agire sotto la pioggia per ridurre il campo visivo dei cecchini di vedetta. Possiamo però anche scegliere di imbracciare il nostro lanciagranate ed entrare dall'ingresso principale facendo esplodere tutto senza badare a guardie o rinforzi, sicuri che il piombo sia l'unica legge comprensibile dai criminali. Wildlands cerca insomma di allargare il proprio bacino di utenza offrendo anche un'azione più marcata ma senza mai rinnegare il glorioso passato della serie. Il sistema di gioco così innestato nell'ecosistema di un open world immenso funziona e riesce a regalare ore di divertimento, adattandosi a molteplici modi di giocare ed evitando che il problema usuale legato a noia e ripetitività venga a galla. Tocca però al giocatore, in questo caso, inventare situazioni nuove dato che, per quanto visto, le missioni tendono ad assomigliarsi un po' tutte tra loro e la mappa non ci è parsa poi particolarmente carica di attività secondarie da completare, forse anche a causa di un'estensione dell'area di gioco davvero incredibile.

Meglio soli che mal accompagnati

Ci sono altri elementi tuttavia che non ci hanno convinto del tutto e che sono figli della volontà di rendere il gioco più semplice e accessibile al pubblico. Parliamo infatti della gestione dei nostri compagni di squadra, rigorosamente controllati dall'intelligenza artificiale, e dal sistema di coperture, semplificato forse eccessivamente rispetto al passato. Partiamo dal team Ghost: abbiamo quattro commilitoni che si muovono all'unisono con un obiettivo comune e che sono in grado di sincronizzare le proprie azioni tramite un'interfaccia semplice e intuitiva. Possono sparare nello stesso istante grazie al sync shot, mettendo fuori gioco più cattivoni contemporaneamente, e possono altresì dividersi al momento opportuno (sempre sotto comando) per attaccare su più fronti creando un diversivo.

Il team Ghost assume una nuova forma

Le meccaniche di gestione della squadra nelle sessioni singleplayer funzionano in maniera elementare ma l'impressione che abbiamo avuto è che ci si senta sempre "soli" durante l'azione di gioco. Difficilmente vedrete uno dei vostri compagni prendere un'iniziativa vincente, andare a stanare un nemico o ancora aggirarlo mentre voi fate fuoco di soppressione. È un limite abbastanza grosso per un gioco del genere e sebbene i nostri commilitoni siano effettivamente pericolosi per quanto riguarda mira e danni, ci sono sembrati forse eccessivamente passivi, senza una vera anima a controllarli. Per scongiurare questa problematica basta quindi attivare l'online e accogliere a braccia aperte altri tre giocatori reali, in grado di cambiare completamente faccia a Wildlands, con risvolti purtroppo sia positivi che negativi. Abbiamo giocato circa un'ora e mezza in co-op e l'esperienza di gioco è risultata piuttosto altalenante, un problema che potrebbe verificarsi anche con la versione finale una volta che i server saranno aperti a tutti. Il problema sostanziale è insito nella natura open world del titolo che permette di creare situazioni folli e completamente fuori contesto. Da Ghost Recon ci saremmo aspettati un'impostazione più seriosa visto il setting, magari forzando la mano ai giocatori e togliendogli un po' di libertà in favore di un realismo più marcato. La sensazione è invece spesso quella di trovarsi in un GTA o in un Saints Row qualsiasi, elemento che ci ha particolarmente infastidito. Come dicevamo però questa è solo una faccia della medaglia perché quando i giocatori si organizzano, prendono la missione seriamente e si coordinano Ghost Recon Wildlands sa regalare emozioni fortissime, sa stupire e divertire come pochi altri open world in commercio. Il detto meglio soli che mal accompagnati, in questo caso, è quantomai azzeccato.

Copertura dove sei

Siamo rimasti abbastanza spiazzati dal primo approccio con le meccaniche di shooting di Ghost Recon Wildlands. Le armi restituiscono un ottimo feedback durante il fuoco, il sonoro è maestoso e pure la varietà soddisfa grazie alle oltre settanta bocche da fuoco disponibili, ma è il nuovo sistema di coperture che va sicuramente rivisto e migliorato prima del lancio. È stato abbandonato in toto il vecchio sistema di riparo ad aggancio della serie, favorendo ora coperture automatiche che si "attivano" non appena il giocatore si avvicina a un muro o a una barricata da accovacciato. Questa meccanica rende l'azione di gioco più fluida ma non è stata realizzata alla perfezione.

Il team Ghost assume una nuova forma

Capita spesso che quando ci si apposta dietro un muretto per prendere la mira la visuale resti ostruita dalla struttura dietro cui ci stiamo riparando o peggio ancora che il nostro alter ego non si sporga correttamente.

Il team Ghost assume una nuova forma

Sarebbe bastato prendere l'eccelso sistema visto in The Division e importarlo anche in Wildlands ma evidentemente l'idea non ha convinto gli sviluppatori o, ancor più probabilmente, sono emersi diversi problemi tecnici insormontabili dovuti alla struttura verticale del mondo di gioco. Wildlands riprende infine anche un altro elemento caratteristico della serie: la personalizzazione delle armi. Oltre alle classiche skin per riverniciare le vostre armi preferite (potrete sempre portarvene due appresso più una pistola nel fodero) sono disponibili attachment di ogni tipo, dai caricatori aumentati a ottiche di vario genere, da scovare nelle casse nascoste sparse in giro per il mondo di gioco. Sarà altresì personalizzabile completamente il vostro alter ego sia esteticamente sia dal punto di vista delle abilità. Completando missioni sarà così possibile spendere punti speciali e risorse in diversi rami di specializzazione che vi porteranno a essere un cecchino infallibile o un ottimo assaltatore. Si potrà migliorare la durata e la distanza di scan dei droni (essenziali per segnalare i nemici) o ancora accrescere la capacità di trasporto di granate o chiedere supporto ai ribelli boliviani entrando in possesso di mortai o veicoli speciali. Ghost Recon Wildlands soffre insomma alti e bassi ma i difetti possono essere ancora tutti sistemati prima del lancio ufficiale previsto per marzo. Certo, superare lo scoglio delle nuove coperture per i veterani della serie sarà dura ma il gioco in cooperativa, rigorosamente con un gruppo affiatato di amici, potrebbe addirittura farvi chiudere un occhio su tutte le piccole sbavature riscontrate durante la nostra prova. Se avete ancora qualche perplessità sul gioco il nostro consiglio è quello di iscrivervi alla closed beta che avrà luogo i primi giorni di febbraio, dove potrete toccare con mano tutte le qualità del nuovo open world targato Ubisoft.

CERTEZZE

  • Mondo di gioco credibile e maestoso
  • In co-op con tre amici è fenomenale
  • Ottimo feedback delle armi
DUBBI
  • Online, il rischio che si trasformi in un GTA qualsiasi è altissimo
  • Sistema di coperture poco convincente
  • Da valutare ancora la profondità e l'intensità della trama