I migliori bad ending dei videogiochi

A volte certe storie possono finire molto male

SPECIALE di Dario Rossi   —   12/02/2017
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Nel loro desiderio crescente di avvicinarsi sempre più a un'esperienza cinematografica, i giochi che fanno leva su un comparto narrativo, diciamo in particolar modo le avventure, hanno finito per assorbirne diverse regole. Una di queste è l'esigenza di una direzione e un'impronta autoriale conferita al prodotto, considerando che nella maggior parte dietro si cela il lavoro di uno sceneggiatore, in modo da trasmettere un certo tipo di emozione al giocatore/spettatore. E quando si racconta una storia, non è detto che questa debba concludersi con un "happy end", anche se questa alla fine rimane la conclusione più apprezzata dal giocatore, poiché la considera una sorta di premio per lo sforzo speso per arrivare alla conclusione del gioco. Proprio per questo la scelta più facile e popolare da parte degli sviluppatori è quella di proporre diversi finali, partendo da quello classico positivo fino a declinazioni più o meno deliranti, influenzate dalle azioni del giocatore e che sono considerate, anche se non sempre, delle false conclusioni concepite per esortare un nuovo giro. Altri giochi, invece, sono più coraggiosi nell'imporre i toni della storia, anche nella sua chiusura. In questo caso vogliamo analizzare proprio i "bad ending" più rilevanti, ovvero quei giochi che presentano conclusioni tutt'altro che positive, alternative o meno, non necessariamente insoddisfacenti.

L'articolo presenta spoiler riguardo finali dei titoli trattati, sconsigliamo vivamente la lettura per chi non li ha ancora giocati!

A volte i propri sforzi non vengono premiati come speravamo, benvenuti nel bad ending!

Chrono Trigger - Un incubo chiamato Lavos

Il capolavoro indiscusso di Square Enix, uscito originariamente su Super Nintendo, ha ridefinito il genere dei gioco di ruolo giapponesi, merito soprattutto dell'opera combinata di tre mostri sacri del settore: Hironobu Sakaguchi, Yuji Horii e Akira Toriyama. Dal padre della serie Final Fantasy, il designer di Dragon Quest e il creatore di Dragon Ball, per gli amici il "Dream Team", non poteva che scaturire qualcosa di epocale, e così è stato, ma Chrono Trigger viene piacevolmente ricordato anche per la storia, variegata e con le sue accese tonalità apocalittiche. L'intera vicenda ruota intorno al tentativo di scongiurare l'estinzione dell'umanità a opera di una letale creatura aliena, lo spietato Lavos, addormentato per anni nelle viscere della terra ma pronto a scatenare la sua ira a scapito del nostro pianeta. Il bad ending in questo caso è semplicemente il game over, uno dei più agghiaccianti e memorabili: nel caso di disfatta contro Lavos nello scontro finale, vediamo la terra soccombere in balia delle eruzioni provocate dal feroce alieno, che sancisce il suo trionfo con un urlo agghiacciante. La scena è breve ma indimenticabile, l'immagine del pianeta condannato passa in bianco e nero, con una scritta che recita: "Ma... il futuro si è rifiutato di cambiare", con riferimento al fatto che Chrono fa uso dei viaggi del tempo per combattere questa battaglia.

The Last of Us - La scelta di Joel

La "road story" di Joel ed Ellie in The Last of Us non ha mai avuto la pretesa di essere felice, né amichevole nei confronti dello spettatore. Naughty Dog non si è fatta molti scrupoli nel raccontare un mondo ormai in balia dell'apocalisse, arrivata attraverso un pericoloso fungo in grado di trasformare gli umani in feroci morti viventi. Ma come insegnano i tanti film basati sul tema degli zombie, il vero pericolo arriva dall'interno ed è rappresentato dagli attriti generati tra i superstiti in una società ormai al degenero, fisico e morale. Chi ha giocato questo splendido titolo sa già che l'incipit è oltre il tragico e getta subito i toni della storia crepuscolare di un padre che non è mai riuscito a sanare la ferita di una terribile perdita, anche nascondendola sotto un'apparente durezza, tanto da trasformare il legame con Ellie, misteriosamente immune al terribile virus fungino e chiave cruciale per elaborare un possibile antidoto, in un riferimento assoluto, da proteggere a qualsiasi prezzo. L'inevitabile processo di simbiosi tra il giocatore e il protagonista procede incessantemente fino allo sconcertante finale, inaspettato e coraggioso, un vero pugno nello stomaco per chi sperava in un raggio di luce in questo universo degenerato. Nella sua spiazzante ed emblematica conclusione, la vicenda obbliga il giocatore ad appoggiare la scelta morale di Joel , ma a un prezzo davvero pesante per la sorte dell'intera umanità.

The Witcher 3 - Lamento per una rondine morta

Anche il capolavoro di CD Projekt RED presenta un finale negativo, e il team polacco non c'è andato affatto leggero nella sua esecuzione. Ottenerlo è anche altamente possibile, per evitarlo occorre curare con attenzione il rapporto tra Geralt e Ciri, attraverso determinate azioni in momenti chiave, in modo che la ragazza risulti non solo motivata nella sua missione finale contro il Bianco Gelo, ma acquisisca fiducia e rispetto nei confronti del witcher. In caso contrario, la ragazza non farà più ritorno dal suo viaggio, scatenando una serie di eventi tutt'altro che piacevoli. Con questa conclusione viene addirittura messa in discussione la sorte dello stesso strigo, che si precipita alla palude per vendicarsi contro le Megere e recuperare il medaglione di Ciri. Il dolore è però troppo grande da sopportare, anche per un cuore abituato come quello di Geralt che, sopraffatto dalla tristezza per la sorte di Ciri, si lascia circondare da un gruppo di pericolose creature, il suo destino rimane ignoto. Una conclusione che nessuno veramente desidera, cercate quindi di prestare la massima attenzione nel rapporto tra Geralt e Ciri, che poi rappresenta in fondo anche il fulcro di tutta l'avventura.

Silent Hill - Sogni mortali

La celebre serie horror Konami è ricordata per i diversi finali possibili offerti dalle sue iterazioni. Uno dei più famosi e sconvolgenti è proprio quello, alternativo, relativo al capostipite, il mitico capitolo d'apertura che vedeva Harry Mason impegnato nella disperata ricerca della figlia nelle nebbiose strade di Silent Hill. Per ottenere il bad ending occorre affrontare l'avventura nel peggiore dei modi possibili, ovvero non risolvendo i misteri legati a Michael Kaufmann, una figura chiave della vicenda, e non salvando Cybil Bennet. In questo caso, arrivati alla conclusione del gioco vediamo un filmato che mostra Harry esanime all'interno della propria vettura, a seguito dell'incidente d'auto avvenuto proprio in apertura del gioco. Questo finale lascia indicare che tutti gli eventi vissuti sono in realtà un sogno, o l'ultima allucinazione di Silent Hill trasmessa al povero Harry, che è morto sul colpo e non ha quindi mai abbandonato il mezzo. Forse è il caso di iniziare una nuova partita e darsi un po' più da fare.

Final Fantasy XIII-2 - Ma vattene a Valhalla!

Anche se funzionale come collegamento verso gli eventi del capitolo successivo, il finale di Final Fantasy XIII-2, trilogia incentrata sulle vicende di Lightning e i suoi amici, rimane sconcertante per il colpo sotto la cintura sferrato da Motomu Toriyama, director del gioco. Il bello è che si tratta anche della conclusione ufficiale. Una volta sconfitto Caius Ballad e risolto tutte le fratture temporali, Noel e Serah si ricongiungono con i loro compagni, assistendo al crollo dell'impalcatura di ghiaccio che sorreggeva Cocoon. Tutto sembra indicare un lieto finale quasi fiabesco, se non fosse che le cose precipitano alla velocità di un battito di ciglia: la povera Serah muore sul colpo, sopraffatta dalle visioni apocalittiche del futuro, mentre il mondo viene oscurato dal caos scaturito dall'avvento del Valhalla. Come ciliegina sulla torta, prima dei crediti finali vediamo Lightning ridotta a statua. Per scoprire la conclusione degli eventi è necessario giocare il successivo Lightning Returns: Final Fantasy XIII, ma per quanto riguarda questo specifico capitolo, al giocatore viene offerto un bad ending così scorretto da toccare la soglia del WTF.

Red Dead Redemption - Il sapore della vendetta

I toni dimessi e crepuscolari dell'avventura di John Marston non lasciano troppo sperare nella promessa redenzione finale, ma la conclusione del titolo Rockstar è un pugno in faccia in grado di esaltare sentimenti non propriamente positivi, come il rancore e la vendetta. Il protagonista muore per mano degli agenti federali, che assaltano la sua abitazione, e la straziante scena arriva dopo una lunga sequenza che lasciava intravedere il piacere di una famiglia ritrovata. Un destino vagamente infausto fa capolino per praticamente l'intera avventura, quindi la morte di Marston non è totalmente inaspettata, tuttavia togliere di scena il protagonista rimane una scelta sempre traumatica e sicuramente coraggiosa da parte di Rockstar, ma non è finita qui. Il gioco prosegue calandoci nei panni di Jack, il figlio, ora cresciuto, di Marston, in una sequenza interattiva finale di rara freddezza. Jack è alla ricerca di Edgar Ross, responsabile della morte del padre dopo averlo sfruttato per compiere i suoi piani. Il ragazzo riesce infine a trovare l'uomo, uccidendolo dopo averlo sfidato a duello e vendicando così il padre, ma proseguendo in qualche modo la catena di sangue che Marston aveva cercato invano di fermare. Uno degli esempi più fulgidi di "bad ending" perfettamente integrato e coerente con la storia.

Mass Effect 3 - Tutto si trasforma

Le notevoli ambizioni della sceneggiatura della trilogia di Mass Effect si rispecchiano anche nel dibattuto finale, catartico e pessimista, che obbliga a riconsiderare la minaccia rappresentata dai Razziatori, mostrati alla fine come una sorta di deus ex machina spaziale giunto per portare un nuovo ordine, anche se a caro prezzo, tra le forme di vita senzienti. Comunque vada, è il solo comandante Shepard a rappresentare, attraverso il suo sacrificio, una chiave risolutiva. Le varie scelte disponibili contemplano una fusione tra uomo e macchina dal sapore utopistico - ma dal futuro incerto - il controllo dei Razziatori da parte dello stesso Shepard, non fare semplicemente nulla (proseguendo così il ciclo) o distruggere definitivamente la minaccia. Quest'ultimo, detto finale rosso, è considerato da molti come la conclusione maggiormente positiva ed è quella che permette a Shepard di sopravvivere, purché le risorse militari accumulate a fine gioco risultino adeguate. Ma anche in questo caso siamo molto lontani dalle aspettative maturate dal giocatore nel corso della trilogia riguardo un finale maggiormente epico e solare.

Ghosts 'n Goblins - La stanza delle illusioni

Se credete che i vecchi cabinati non presentano dei bad ending dovete rivedere le vostre conoscenze videoludiche, già nel lontano 1985 la celeberrima Capcom ci mostrava come un'avventura iniziata dal rapimento della nostra amata da parte di un demone infernale non poteva chiudersi senza grattacapi. Dopo aver affrontato un numero inenarrabile di peripezie, una serie di livelli oltre la soglia dell'impossibile, e dopo aver sconfitto il terribile boss finale Astaroth, scoprivamo che tutto quanto vissuto finora era solo un'illusione a opera di Satana (!) e come ricompensa per gli sforzi profusi ci ritrovavamo costretti a ricominciare il gioco daccapo. Non solo, Arthur in questa seconda run era equipaggiato con un'arma più debole, un raro esempio di crudeltà e ingratitudine da parte della casa giapponese. Per vedere il vero lieto fine, occorreva quindi ripetere l'intero gioco e sconfiggere nuovamente il demone finale. Pessimismo e fastidio.