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Kingdom Come: Deliverance e il medioevo è già qui

A Los Angeles abbiamo visto anche un ambizioso titolo di uno studio minore, che recentemente si è fatto strada nelle menti degli appassionati di medioevo

PROVATO di Aligi Comandini   —   22/06/2017
Kingdom Come: Deliverance
Kingdom Come: Deliverance
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All'E3 ci sono due grossi piani principali dove i più importanti publisher e sviluppatori presentano i loro titoli (dopo aver cacciato fior fior di quattrini agli organizzatori per la posizione prestigiosa e facilmente raggiungibile da pubblico e stampa, chiaramente). Le software house meno abbienti - o comunque disinteressate a mostrare pubblicamente i loro titoli - vivono un'E3 molto differente, una fiera passata in uffici simili a degli sgabuzzini, o in stanzette poco più estese dove è difficile trovare anche solo il tempo per mangiare un boccone. In una di queste stanzette però c'era un team esaltatissimo nonostante la situazione, forse a causa degli avanzamenti sensibili del loro progetto: parliamo dei Warhorse Studios, che col loro Kingdom Come: Deliverance sono passati da sognante gruppo di ragazzoni desiderosi di creare un gioco di ruolo fuori dal coro, a casa di sviluppo ben finanziata con una data d'uscita all'orizzonte. Il 13 febbraio 2018 questo ambizioso titolo infatti uscirà nei negozi, e finalmente potremo vedere se le tante promesse fatte in fase di Kickstarter verranno mantenute. Noi intanto all'E3 abbiamo potuto provare una build sensibilmente più evoluta dell'ultima vista e ci sembra il caso di segnalarvi le migliorie apportate, perché non sono affatto poche.

Un medievaleggiante déjà vu

La demo da noi testata era praticamente la stessa già presentata in passato e mostrava la fase iniziale del gioco, in cui il protagonista si ritrovava a dover completare alcune quest per conto di suo padre. Lo scopo delle commissioni del vostro alter ego? Forgiare una spada per un lord in visita, un compito per cui ovviamente servono soldi, materiali, e birra fresca per chi lavora il ferro. Ora, si tratta di quest principali piuttosto semplici: raccogli i soldi dal personaggio uno, vai a comprare i materiali dal mercante due e così via, eppure Kingdom Come: Deliverance sorprende per la varietà di approcci alle varie missioni e per l'influenza che la riuscita o il fallimento di uno specifico compito può avere su un altro evento. Recuperare soldi da un ubriacone di nome Kunesh, ad esempio, non è una passeggiata e può sforare facilmente in una rissa, che se persa malamente si ricollega a un'altra missione in compagnia degli amici del protagonista (si offrono di dare una lezione all'ubriaco in cambio della partecipazione a uno "scherzetto" nei confronti di un simpatizzante di re Sigismundo).

Kingdom Come: Deliverance e il medioevo è già qui

Tali interazioni tra quest sono solo l'inizio, e si ricollegano direttamente alle capacità e alle caratteristiche del protagonista, che può in realtà completare il gioco evitando la stragrande maggioranza dei combattimenti e usando esclusivamente la sua lingua serpentina. È un approccio intelligente a un titolo dove le battaglie sono estremamente complesse e semirealistiche, perché affrontare a testa bassa i nemici è un buon modo per farsi ammazzare in Kingdom Come: Deliverance, e non pensiate nemmeno per un momento di poter sfidare avversari multipli da soli. Uno degli elementi che abbiamo potuto esplorare maggiormente della demo, dopotutto, è stato il combattimento: un sistema a ben sei direzioni (compreso l'affondo centrale) costruito attorno a contromosse dirette e a lente combinazioni di colpi complesse di difficile applicazione. Tutto si basa sui duelli reali con armi medievali, ma vi assicuriamo che si parla di meccaniche lente, convulse, che funzionano bene negli scontri singoli tanto quanto risultano difficili da applicare ai gruppi di avversari. In battaglie di gruppo dovrete sperare, in parole povere, di non venir presi di mira da gruppi interi di avversari, o saranno cavoli acidissimi.

Ferro, sangue e... fortuna

Lo sfruttamento di un sistema simile è sicuramente interessante e coraggioso, ma va detto che ci sono ancora parecchie limature da fare. Al momento gli scontri di Deliverance sono legnosetti, il targeting dei nemici alle volte si perde nel vuoto senza motivo (se i nemici sono due e perdete il puntamento... pregate), e le combinazioni appaiono poco utilizzabili, anche in virtù della stamina che si consuma a una velocità spaventosa. È chiaro che qualche ritocco qua e là andrebbe fatto, se non altro per rendere l'esperienza più fluida, perché la volontà di mantenere i combattimenti ardui la capiamo perfettamente. L'opera di Warhorse non vuole essere un emulo di Skyrim, ma un'avventura medievale completamente diversa dal solito, tutta gestita attorno a vicende ramificate e a epici combattimenti sul filo del rasoio. Qui gli sviluppatori vogliono farvi sentire un reale condottiero di quell'epoca, non un'invincibile macchina di morte mistica che sale di livello ad ogni uccisione. Anche con un'armatura completa e armi di un certo livello, un poveraccio armato di bastone potrebbe ammazzarvi col colpo giusto al momento sbagliato.

Kingdom Come: Deliverance e il medioevo è già qui

Molto interessante nel gioco anche il sistema di reputazione: in base alle vostre azioni otterrete non solo un buon nome in uno specifico centro abitato, ma anche l'amicizia dei singoli personaggi, che vi porterà vantaggi o svantaggi in base all'individuo coinvolto (per farla semplice, un mercante sarà più propenso a vendervi i suoi beni a poco se in debito con voi). Impossibile poi non lodare il lavoro fatto a livello tecnico, poiché siamo passati da una demo spaventosamente rozza, piena di bug, priva di animazioni facciali e ricchissima di problemi meccanici, a una build completamente giocabile, graficamente godibile e fluida anche su console, e dove il lavoro di finitura va fatto solo sull'espressività dei volti (ancora molto legnosi) e sui problemi del sistema di combattimento appena citati. È chiaro che il team lavora duro, che crede molto al progetto e che è consapevole del suo potenziale. La validità del tutto dipenderà dalla struttura narrativa - ricca di bivi ma con un finale singolo - dalla complessità e originalità delle quest, e dalla validità sul lungo andare del gameplay. Si può fare.

Migliorato moltissimo rispetto all'ultima volta che l'abbiamo visto, Kingdom Come: Deliverance promette di essere un'esperienza davvero diversa dal solito, e costruita in modo estremamente brillante. Certo, il titolo di Warhorse è ancora rozzo in vari aspetti, ma se ripulito a dovere potrebbe essere davvero una gradita sorpresa. Speriamo, c'è bisogno di una simile ventata di freschezza nel genere.

CERTEZZE

  • Idea di fondo interessante e ben applicata
  • Quest complesse che si influenzano a vicenda
  • Sistema di combattimento complesso, semirealistico e impegnativo

DUBBI

  • Le meccaniche di combattimento hanno ancora dei problemi e vanno limate
  • Tecnicamente c'è ancora un po' di lavoro da fare su animazioni e rifiniture
  • La campagna reggerà sul lungo andare?