Mad Max, oltre la sfera del videogioco

Come la saga di George Miller ha influenzato il mondo videoludico

SPECIALE di Simone Tagliaferri   —   03/09/2017
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Era il 1979 quando il primo Mad Max vide la luce del grande schermo in Australia (nel resto del mondo fu distribuito nel 1980). Scritto e diretto dal regista australiano George Miller, raccontava la disperata lotta di un ufficiale di polizia, Max Rockatansky (Mel Gibson), contro una gang di motociclisti, i Nightrider, lungo le strade di un mondo ormai al collasso. Il tema sarà ripreso ed estremizzato nel secondo capitolo, Mad Max 2: The Road Warrior, dove un budget maggiore permise a Miller di definire meglio l'immaginario post apocalittico della saga; quindi nel terzo, forse il film più pop della trilogia (diventata una tetralogia nel 2015 con l'uscita di Mad Max: Fury Road, attualmente disponibile anche in 4K su Infinity), nonché il più criticato per l'approccio più manieristico e commerciale.

Mad Max, oltre la sfera del videogioco

Poco importava, in realtà, perché ormai quel mondo fatto di ampi deserti e di gang vestite di pelle, teschi e spuntoni di metallo, a simboleggiare il ritorno a un tribalismo feroce in cui regna solo la legge del più forte e in cui la tecnologia ha perso completamente la sua funzione di volano dello sviluppo, per diventare mero strumento di morte, era penetrato nell'immaginario collettivo, da cui ancora non è uscito. Da allora ogni film post-apocalittico ha dovuto confrontarsi con i Mad Max e ogni volta che qualcuno ha provato a raccontare una società al collasso è dovuto partire da lì (o quantomeno ha dovuto tenere l'opera di Miller come punto di riferimento). Mad Max è una serie iconica per più di un motivo, che si fa allegoria di un preciso momento storico: con la fine della Guerra Fredda, gli anni ottanta hanno segnato il definitivo tramonto delle ideologie, che ha comportato un vero e proprio collasso culturale, di cui ancora oggi stiamo raccogliendo i cocci. Max Rockatansky è l'uomo moderno, cinico, ma con ancora quel briciolo di umanità capace di distinguerlo dagli altri; unico a poter sopravvivere al deserto e alla violenza che lo circondano.

Mad Max nei videogiochi

Definire quanti e quali videogiochi siano stati influenzati da Mad Max è davvero difficile. Il punto di partenza potrebbe essere il gioco ufficiale della serie. No, non quello di Avalanche uscito nel 2015, ma il Mad Max del 1990, pubblicato solo su NES e ispirato al secondo Mad Max cinematografico. Era un semplice gioco di guida con inquadratura a volo di uccello, ambientato in un mondo aperto in cui bisognava sopravvivere andando alla ricerca di carburante, cibo e acqua. Non mancavano scontri con i vari banditi, ma in generale i temi di Mad Max erano appena abbozzati. Molto meglio era andata due anni prima con Wasteland, gioco di ruolo di Infogrames, scritto da Alan Pavlish e Brian Fargo, che riuscì a cogliere appieno le atmosfere dei film, mescolandole alle meccaniche classiche del genere, all'epoca dettate in buona parte dalla serie Ultima di Richard Garriott. Wasteland ha ricevuto un seguito nel 2015, casualmente l'anno dell'uscita di Fury Road (nessuna malizia: Fargo e i suoi avevano iniziato a lavorarci ben prima che si sapesse del film), in cui ha ripreso le atmosfere dell'originale, incastonandole ovviamente in un contesto ludico più moderno. Da Wasteland deriva anche un'altra celebre serie che deve moltissimo ai Mad Max: quella Fallout (non per niente i primi due episodi e un terzo mai concluso, Van Buren, avevano dietro il team di Fargo). Basti pensare alla copertina del terzo episodio, passato in mano a Bethesda, che ritrae il protagonista insieme al suo compagno canino, Dogmeat, in una posa identica a quella di una celebre immagine del film Mad Max 2: The Road Warrior. Ma facciamo un salto indietro, più precisamente al 1992, anno di uscita di Outlander, titolo di guida di Mindscape per Megadrive e Super Nintendo ambientato in un futuro post apocalittico, in cui bisogna vedersela con camion e moto guidati da terribili banditi lungo le strade di un ampio mondo completamente desertico. Cosa vi ricorda?

Mad Max, oltre la sfera del videogioco

Il secondo Mad Max, probabilmente. Il motivo è semplice: Mindscape lo aveva sviluppato come tie-in ufficiale di The Road Warrior, ma aveva perso i diritti del film poco prima del lancio. Non volendo sprecare il lavoro fatto gli cambiò titolo e lo lanciò comunque. Insomma, non è un gioco ufficiale della serie, ma poco ci manca. Una sorte simile è toccata a Carmageddon di Stainless Games, progetto nato inizialmente proprio per sfruttare la licenza cinematografica di Mad Max, quindi dirottato su Death Race 2000 (celebre film del 1975) e infine reso completamente autonomo, nonostante le influenze dei film a cui è ispirato siano evidenti, soprattutto nel design dei piloti e dei veicoli.

Oltre il deserto

Compiendo un altro balzo arriviamo al 2009, quando 2K pubblica il primo Borderlands, sparatutto in prima persona di Gearbox dalle evidenti atmosfere Madmaxiane. Certo, il gioco è ambientato su un pianeta alieno e i nemici che si incontrano non sono predoni terrestri, ma è impossibile non scorgere i richiami alla saga di Miller nel loro design, come in quello del mondo di gioco. L'impressione sarà rinforzata dal seguito (2012) e dallo spin-off The Pre-Sequel (2014), che ribadiranno l'impianto culturale dell'originale. Negli stessi anni, più precisamente nel 2011, è stato pubblicato un altro sparatutto in prima persona che deve moltissimo a Mad Max: RAGE, di id Software, che inizia con il protagonista risvegliatosi in un mondo post apocalittico, con la missione di ripopolare il pianeta Terra ormai completamente in preda a bande criminali e creature mutanti.

Mad Max, oltre la sfera del videogioco

Una delle caratteristiche principali del gameplay è la possibilità di utilizzare dei veicoli per attraversare gli ampi spazi che dividono i luoghi principali. Indovinate un po' a quale serie cinematografica si sono ispirati gli sviluppatori per il design di predoni e veicoli? Ovviamente le influenze videoludiche di Mad Max non si fermano a questa manciata di giochi. Sono moltissimi altri quelli nati dallo stesso humus. Meglio dimenticare il brutto strategico Tribal Rage e concentrarsi su titoli migliori come ad esempio quelli della serie Twisted Metal per console PlayStation, o prodotti meno famosi come il recente Fuel, gioco di corse di Codemasters con ambientazione post apocalittica che non ha ottenuto un grande successo, o il gioco di ruolo indie Age of Decadence, che mescola fantasy e atmosfere post-apocalittiche in modo incredibilmente efficace e cita più volte Mad Max. Volendo potremo infilare nel mucchio anche videogiochi tratti da opere ispirate evidentemente ai film, come i vari tie-in del manga Hokuto no Ken, i cui autori dichiararono apertamente il loro debito con le pellicole di Miller.

Mad Max, oltre la sfera del videogioco

Comunque crediamo che questa veloce carrellata sia sufficiente per rendersi conto di quanto quei tre film, in particolare il secondo, siano stati influenti (il quarto ha ribadito un immaginario già ben sedimentato) per la cultura videoludica. L'unico mistero di tutta questa storia è capire come mai si sia dovuto attendere il 2015 per avere un gioco ufficiale della serie che ne riuscisse a catturare lo spirito. Stiamo ovviamente parlando del già citato Mad Max di Avalanche, che offre un mondo aperto molto fedele a quello dei film, con trama e sequenze d'azione che riprendono con forza le idee di Miller. Probabilmente è la celebrazione più "pura" dei Mad Max in forma videoludica e non solo per il nome che porta.