I temi del 2017 - Il grande ritorno di Nintendo 21

Il 2017 è stato anche (o soprattutto) all'insegna di Nintendo

SPECIALE di Giorgio Melani   —   28/12/2017
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L'abbiamo ripetuto fino alla nausea ma questo non toglie che si tratti di uno dei temi più caratterizzanti del 2017 agli sgoccioli: il grande ritorno di Nintendo, grazie al lancio di Switch, è probabilmente la storia più appassionante di quest'anno. A ben vedere l'andamento sinusoidale è una sorta di tradizione per la casa di Kyoto, come abbiamo visto succedere dai tempi del Nintendo 64 in poi, eppure in pochi avrebbero scommesso su un avvio così travolgente per questa nuova e strana console dopo i risultati deludenti di Wii U. Il suo annuncio è stato preceduto da una vera e propria tempesta di voci di corridoio, con tanto di fake minuziosamente costruiti ad arte da qualche buontempone in possesso di una manualità notevole, tanto per dimostrare come il clima sia sempre piuttosto elettrico prima della presentazione di una nuova console Nintendo, anche per la segretezza che la compagnia riesce sempre a mantenere sulle proprie produzioni hardware.

I temi del 2017 - Il grande ritorno di Nintendo

Nonostante tutte le ipotesi e le informazioni emerse, la presentazione effettiva di Switch ha avuto comunque un impatto notevole e un grande effetto sorpresa sul pubblico. Dopo il cocente fallimento commerciale di Wii U, la posta in gioco era alta e i rischi altrettanto importanti: c'era da mettere in piedi un piano perfetto per riconquistare l'utenza e possibilmente attrarre anche nuove fette di pubblico, perché la sfortunata console precedente aveva comunque spinto parecchio sui titoli first party, come sempre, eppure evidentemente non erano bastati a fare breccia sul mercato. C'è stata dunque un'attenta pianificazione anche in termini di comunicazione, in modo da supportare un concetto di console in grado di distinguersi dalle altre per alcuni motivi di chiara lettura, che si è sommata a una programmazione di uscite devastante nel corso dei primi mesi di presenza sul mercato, dopo un lancio che ha visto il ritorno di una vera e propria killer application. Tutti questi elementi sono riusciti a incastrarsi in un meccanismo perfetto che ha ricevuto una risposta adeguata da parte dell'utenza.

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Nintendo difference

Il mercato dell'hardware console conta su pochissimi attori e ha ormai una struttura consolidata: è insomma un sistema che va avanti su regole sedimentate nel quale sembra non esserci molto spazio di manovra sul fronte del marketing, tra fidelizzazione dei clienti e tradizione. Se ci si trova però a dover partire da una piattaforma che ha chiaramente fallito i propri obiettivi, presentandosi in maniera sfasata rispetto all'andamento generazionale imposto dalla concorrenza, la differenziazione e la necessità di lanciare un messaggio preciso su una propria visione peculiare dell'hardware diventa di fondamentale importanza. D'altra parte, è anche difficile stabilire se questa condizione sia diventata la conseguenza o la causa stessa di questo sfasamento di Nintendo nei confronti della concorrenza diretta, fatto sta che la casa di Kyoto ha quasi sempre proposto console in qualche modo "concettuali", basate su una propria visione dell'intrattenimento videoludico differente da quanto proposto dagli altri.

A volte il messaggio funziona benissimo, a volte molto meno, tanto da rendere sempre difficile un pronostico preciso sul successo di una macchina Nintendo, come dimostrano le solite sparate degli analisti che spesso falliscono ampiamente le previsioni per quanto riguarda le produzioni della grande N. Che qualcosa si stesse muovendo nella giusta maniera è cominciato a emergere già dalle reazioni dopo il primo trailer di presentazione alla fine dell'anno scorso, con una grande quantità di visualizzazioni e apprezzamenti che dimostravano quantomeno una certa curiosità nei confronti di Switch, poi l'interesse si è andato affermando all'avvicinarsi del lancio della console. Il bello di Switch è che il "gimmick", su cui spesso si sono basate le macchine Nintendo delle recenti generazioni, è la console stessa: il fatto di aver a che fare con una piattaforma domestica che può essere portata in giro si è rivelato un'idea vincente, evidentemente, così come la possibilità di giocare in multiplayer facilmente, ovunque e in qualsiasi momento. E tutto questo senza nemmeno stare a considerare i giochi.

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I maestri del gameplay

Insomma, idea vincente e perfettamente comunicata questa volta, ma qui non vogliamo limitarci a celebrare le vendite di Switch come ottimo prodotto del marketing, perché la risposta del pubblico è solo una conseguenza (fortunatamente congrua) di quanto fatto dalle divisioni interne di Nintendo in questi mesi, che poi è semplicemente una ripresa delle posizioni più classiche della compagnia. Non ci sono roboanti tagli cinematografici qui, né tante "esperienze" alternative per un pubblico eletto: si tratta di puro e semplice gameplay di vecchia scuola, proposto da artigiani e artisti del codice che badano a mettere insieme prima di tutto giochi divertenti, senza stare tanto a guardare le eventuali contaminazioni con altri medium.

È insomma una Nintendo che torna a fare la Nintendo, sfruttando i suoi titoli storici per cesellare gameplay di fattura purissima come sempre successo, ma in questo caso concentrando una lineup potentissima in un arco di tempo piuttosto breve e proponendo in questo modo quasi un titolo first party enorme al mese nei primi nove mesi di presenza sul mercato di Switch, oltre a sopperire ad eventuali mancanze con esclusive third party di grosso calibro. In questo modo è riuscita a imporre un ritmo mai visto alla lineup, derivato forse anche dalla decisione di spostare progetti originariamente destinati a Wii U su Switch e senza disdegnare operazioni di riproposizione più o meno diretta come il pur ottimo Mario Kart 8 Deluxe. Una strategia spregiudicata rispetto a quanto ci aveva abituato finora Nintendo, ma che sta funzionando perfettamente anche nel recupero di idee e soluzioni di gioco ingiustamente rimaste trascurate dai più alla loro uscita su Wii U. È insomma nello straordinario incontro fra qualità e quantità del supporto software che si trova la vera arma di Switch, al cui confronto l'intero concetto di console portatile con le particolarità hardware che questo si porta dietro passa decisamente in secondo piano.

Bakumatsu

Le contaminazioni e l'apertura all'esterno sono spesso legate a periodi di crisi, determinando un definitivo collasso dello status quo o dando origine a un rafforzamento che emerge da uno step evolutivo importante. In pochi pensavano forse che quei vecchi samurai isolazionisti di Nintendo avrebbero trovato nell'apertura all'esterno una nuova spinta verso il successo, attraverso il rinnovamento di strategie e organizzazione. Invece, la pianificazione della ribalta è passata anche attraverso un'intensa attività di supporto agli sviluppatori, con la casa di Kyoto che si è dimostrata quanto mai pro-attiva nei confronti di third party e team indie, in modo da allargare quanto più possibile il supporto a Switch. Essendo una macchina profondamente diversa dalle altre, questa avrebbe potuto scoraggiare gli sviluppatori ad affrontare la sfida del supporto, oltretutto per una console giunta in tale ritardo sulla scena, ma l'atteggiamento di Nintendo, oltre al lavoro svolto in collaborazione con Nvidia sui tool di sviluppo, ha convinto molti ad appoggiare la nuova piattaforma, mentre molti altri sono stati poi attratti dall'evidente popolarità che questa sta riscuotendo.

L'apertura, tuttavia, si riscontra in diversi frangenti per quanto riguarda questo nuovo corso di Nintendo: da una parte, la sua espressione più ovvia è la quantità di titoli che stanno uscendo sulla console, che si sta confermando peraltro come macchina perfetta proprio per quegli indie che un tempo sembravano così distanti dalla filosofia della compagnia nipponica. A questi si aggiungono anche titoli third party tripla A che difficilmente ci saremmo aspettati di vedere su Switch come Doom e Wolfenstein II, ma sono molti i publisher che hanno deciso di dare fiducia alla particolare visione di Nintendo sul mercato console. Dall'altra parte, un'espressione di questa apertura si può intravedere anche nel modo in cui i grandi titoli first party appaiono alquanto diversi su Switch: l'open world di Zelda e in un certo senso anche di Mario, le dinamiche da sparatutto multiplayer online di Splatoon sono in qualche modo frutto di un sincretismo che, lungi dall'imbastardire l'essenza dei franchise più classici e preziosi, ne ha invece esaltato il valore, facendoli evolvere in varie direzioni.

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Cosa significa una Nintendo in forma

Riuscirà Switch a mantenere il suo "momentum" a lungo, dopo un avvio così positivo? Non sarà facile, anche perché uguagliare un primo anno in cui sono usciti The Legend of Zelda: Breath of the Wild e Super Mario Odyssey (tra gli altri) è praticamente impossibile, ma tra annunci e semplici supposizioni possiamo comunque prevedere un 2018 ancora molto interessante per Nintendo. Combattere contro avversari così agguerriti e con una Sony in grado di piazzare oltre 70 milioni di PlayStation 4 nel giro di quattro anni è un compito improbo, ma questo mercato ha un disperato bisogno di Nintendo, essendo così appiattito su macchine e proposte simili, ulteriormente confuso e ingarbugliato da una guerra tecnologica che ha prodotto la strana aberrazione delle console di mezza generazione. In tutto questo, la risposta positiva del pubblico a Switch è una notizia davvero ottima per chiunque apprezzi il mondo dei videogiochi in generale, sia perché assicura un futuro tranquillo alla casa di Kyoto e alle sue produzioni interne, sia perché dimostra come i brand classici e il puro e semplice divertimento dato dal gameplay posto prima di tutto siano ancora in grado di fare presa su un'utenza che sembra sempre più incanalata verso la fruizione di titoli fortemente serializzati e "modaioli".


Anche dal punto di vista della gestione del brand sul fronte storico, Nintendo sta dimostrando una grande capacità di capitalizzare sulla rievocazione nostalgica con il lancio della sua linea di Mini console. I Nintendo Classic Mini NES e Super Nintendo sono diventati in breve tempo degli oggetti del desiderio in grado di attirare un numero di utenti enorme, tanto da costringere la compagnia a rivedere il piano di approvvigionamento dei prodotti sul mercato, pensati inizialmente come oggetti in tiratura limitata e costretti a tornare a disposizione in massa a furor di popolo, tanto per dimostrare come l'affezione al marchio Nintendo sia ancora forte a diversi livelli, anche dal punto di vista storico. Il ritorno di Nintendo ha dunque anche il valore di riequilibrare le forze in campo e proporre un'alternativa che è allo stesso tempo estremamente tradizionalista ma anche originale e unica rispetto a quanto è possibile trovare sulle altre console. Non è ancora passato un anno e restano comunque da vedere diversi elementi da mettere in gioco per Nintendo: la gestione della famiglia di veri e propri portatili (ovvero il futuro, che nonostante le dichiarazioni sembra a questo punto incerto, di Nintendo 3DS), l'implementazione del servizio online e l'arricchimento delle caratteristiche multimediali di Switch, altre variabili su cui la compagnia deve giocare con l'astuzia che sembra averla contraddistinta fin dall'inizio dell'intera avventura della nuova console.

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