Cosa vorremmo da Steam  38

Cerchiamo di capire come potrebbe evolversi Steam per diventare migliore

SPECIALE di Simone Tagliaferri   —   08/01/2018

I giocatori PC devono molto a Steam. I motivi sono molteplici, ma volendo riassumerli in un singolo periodo, possiamo dire che ha creato un mercato appetibile e stabile lì dove prima si vedeva solo una terra desolata e inesplorabile, frequentata da troppi brutti ceffi. Insomma, se il PC è tornato a fare numeri, se i publisher che prima ignoravano la piattaforma ora ci pubblicano regolarmente i loro prodotti sopra e se abbiamo fenomeni come Playerunknow's Battleground, lo dobbiamo in buona parte al lavoro di Valve. Steam è diventato un attore così importante per il mercato dei videogiochi PC, e non solo, che moltissimi nuovi titoli vengono lanciati soltanto lì. Addirittura alcuni comunicati stampa parlano di "versione Steam" di un dato gioco e non di versione PC.

Cosa vorremmo da Steam

Insomma, è una realtà gigantesca, che muove diversi miliardi di dollari ogni anno; miliardi che hanno salvato Valve dai suoi molti insuccessi (Steam machines, SteamOS, Hardware Steam, supporto VR e così via), e che le hanno permesso di abbandonare senza grossi rischi il modello di mercato tradizionale, quello dei vari Half-Life e Portal, per abbracciare quello dei videogiochi come servizi (DoTA 2, Team Fortress 2, Counter-Strike: Global Offensive e altri); modello quest'ultimo che Valve stessa ha contribuito a definire e ampliare, rendendo ad esempio sistemica la vendita di giochi ancora in corso di sviluppo con il lancio della sezione "Accesso Anticipato", poi ripresa da altri store e addirittura da Microsoft con il programma Preview di Xbox One. Detto questo, è indubbio che il negozio digitale di Valve abbia dei problemi, alcuni recenti, altri storici. Evidenziarli e chiedere che qualcosa cambi non significa voler infangare la benemerita opera di Gabe e soci, ma solo auspicare che Steam migliori sempre più e che siano aggiustate alcune criticità che, se ignorate, potrebbero svilupparsi, infettare l'intero sistema e diventare più difficili da combattere in futuro. Pensate alle recensioni di Steam: lasciate a loro stesse erano diventate oggetto di frequenti polemiche per l'uso che ne veniva fatto dalla maggior parte degli utenti. A oggi il sistema non è ancora perfetto, ma quantomeno è stato migliorato e alcuni dei filtri inseriti hanno permesso di marginalizzare molta mondezza.

Rinnovare l’interfaccia utente

Prendiamo ad esempio l'interfaccia utente. Steam ormai deve gestire centinaia di funzioni, annidiate in ogni dove.

La soluzione attuale andava bene fino a qualche anno fa, ma a oggi si sente la necessità di una revisione grafica che faccia un po' d'ordine, rendendo più evidenti alcune sezioni e dando un accesso più diretto ad altre. Attualmente l'impressione di "appiccicaticcio" è davvero forte, e sono lampanti alcune soluzioni di compromesso che si sono rese necessarie per implementare in corsa delle funzioni. Insomma, c'è bisogno di una revisione organica del tutto, che magari comprenda anche più strumenti di personalizzazione, con filtri che aiutino a evitare certi contenuti e con settaggi che diano una maggiore scelta sulle sezioni da tenere in primo piano e quelle da escludere. Non dovrebbero mancare anche integrazioni più efficienti e immediate con le funzioni social, ormai inevitabili. Ovviamente chi è abituato con il sistema attuale potrebbe non percepire i problemi descritti; sicuramente non Valve, dato che, com'è noto, sta lavorando proprio al rinnovamento dell'interfaccia per venire incontro alle esigenze dei videogiocatori vecchi e, soprattutto, nuovi. L'unico appunto che è possibile farle è che ci sta mettendo davvero tanto, anche se va considerato che non si tratta di un compito semplice, vista la mole di dati e funzioni da gestire.

Meno sistemi dalla natura ambigua

Il rinnovamento dell'interfaccia dovrebbe essere accompagnato dalla revisione completa di alcuni sistemi che non esitiamo a definire ambigui, quantomeno per i risultati prodotti.

Sicuramente Valve aveva delle ottime intenzioni quando ha lanciato le trading card e gli oggetti di gioco vendibili, per fare due esempi, ma le distorsioni che hanno comportato vanno affrontate il prima possibile. Con le trading card qualcosa si è fatto, anche se i provvedimenti presi non si sono rivelati proprio efficacissimi, mentre il mondo degli oggetti scambiabili e vendibili è diventato una fogna tale che andrebbe pesantemente revisionato, dato che alimenta fenomeni come il gioco d'azzardo tra i minorenni e forme di speculazione selvaggia. In particolare con Playerunknown's Battlegrounds la situazione sta sfuggendo di mano (non che con Counter-Strike: Global Offensive vada troppo meglio) e la caccia agli oggetti sta alimentando fenomeni come quelli dei cheater cinesi, numerosissimi, che rischiano di rovinare il gioco a tutti gli altri. Quando qualcuno acquista un gioco non per divertirsi, ma per fare soldi, si fa ben pochi scrupoli ad utilizzare mezzi illeciti per raggiungere i suoi obiettivi. Capiamo che per Valve fare dei passi indietro significherebbe rimetterci molti milioni di dollari e che Gabe rischierebbe di perdere posizioni nella classifica degli uomini più ricchi degli Stati Uniti, ma ormai i casi limite emersi agli onori delle cronache sono numerosi e non si può continuare a nascondere la testa sotto la sabbia. Bisognerebbe agire prima che lo faccia qualche istituzione, cosa che getterebbe discredito sull'intero settore.

Del resto è innegabile che Valve la sua responsabilità ce l'abbia, perché è vero che non avalla certi comportamenti esplicitamente, ma di fatto non fa nulla per frenarli o lo fa con estrema lentezza. Oltretutto, se Steam è sfruttabile per operazioni illegali o al limite della legalità, la responsabilità ricade in parte anche su chi lo ha progettato. Non si può mettere un fucile carico in mano a uno psicopatico e poi stupirsi che lo abbia utilizzato per compiere una strage.

Un maggiore controllo su ciò che viene pubblicato nello store

Se ricordate, il sistema Greenlight, basato sul voto degli utenti, fu criticatissimo perché dava accesso alla vendita su Steam a titoli ignobili, votati dalla comunità solo per interesse personale (key in regalo e altri piccoli benefit, solitamente concordati con gli sviluppatori). Nei suoi ultimi mesi di vita si erano addirittura formate delle comunità che gestivano le votazioni in un modo che non esitiamo a definire mafioso. Bene ha fatto Valve a intervenire... peccato che lo abbia sostituito con Steam Direct. In cosa consiste? Riassumendo, basta pagare 80 dollari per mettere in vendita un gioco su Steam. Mancando una qualsiasi forma di controllo da parte di Valve sui giochi in pubblicazione ed essendo la cifra d'ingresso troppo bassa per demotivare chicchessia, i primi risultati di Steam Direct sono stati disastrosi, soprattutto per gli sviluppatori indipendenti: in meno di un anno sono stati pubblicati su Steam più titoli che nel resto della sua storia, la maggior parte dei quali sono mondezza pura, creata solo per speculare sulle trading card o per raccogliere spiccioli dagli sprovveduti. Ovviamente gli studi più grossi non hanno subito contraccolpi, perché possono contare su forme di promozione più strutturate e perché Steam, con il giusto investimento monetario dato per scontato a certi livelli, gli offre comunque una grande visibilità.

Inoltre, la mancanza di controlli da parte di Valve ha garantito la commercializzazione di prodotti dai contenuti dubbi, che hanno creato non poche polemiche. Insomma, a parte giochi che proprio non funzionano, cercando si trovano prodotti che inneggiano al nazismo, altri razzisti nelle fondamenta e altri ancora al limite della pedofilia... per non parlare della grande quantità di titoli pornografici mascherati da altro. Valve finora si è limitata a mettere mano solo ai casi più gravi, ma per ora gli interventi sono stati pochi e spesso arbitrari, dettati più dalle emotività della comunità che dalla volontà di fare davvero qualcosa. Ad esempio perché rimuovere "The Key to Home" per pedofilia e non toccare "Monobeno", che si indirizza allo stesso pubblico? Perché bandire un publisher accusandolo di spammare giochi, e non sfiorare tutti gli altri che fanno esattamente lo stesso, solo con più discrezione? Insomma, lasciare alla comunità l'onore e l'onere di fare un lavoro che spetterebbe al gestore della piattaforma sta causando più di qualche problema e sta sollevando molte critiche. Non siamo per la censura, ma riteniamo che un lavoro di selezione all'ingresso dovrebbe essere fatto. Sappiamo che ha i suoi costi ma, visto che se lo può permettere una realtà più piccola come GOG, non capiamo perché Valve sia così reticente nell'ammettere il fallimento di affidarsi ciecamente ai suoi utenti.