La figura dell'hacker tra cinema e videogiochi 24

La figura dell'hacker si è evoluta al pari della tecnologia, passando da macchietta a protagonista di spessore

SPECIALE di Mattia Armani —   07/04/2018

In una piccola stanza buia riecheggia il rumore di tasti percossi a velocità folle mentre la luce di un monitor fende l'oscurità avvolgendo una schiena curva, protesa verso un universo digitale pieno di informazioni, segreti e magie. Questa, che qualche giocatore PC potrebbe chiamare quotidianità, è una delle immagini più diffuse dell'hacker, il ribelle moderno per eccellenza la cui figura si estende dall'eroico nerd blindato in un bunker fantascientifico fino al travagliato Mr. Robot, la cui terza stagione è attualmente su Infinity, ben più credibile, almeno dal punto di vista umano. Anche il tizio in questione, interpretato magistralmente da Rami Malek, vive un'esistenza per molti versi straordinaria, ma è tratteggiato con una complessità ben superiore a quella degli stereotipi da film d'azione hollywoodiano che premendo un paio di tasti a casaccio salvano la vita all'eroe di turno. Di queste comparse, comunque, ci interessa meno. Ci preme più a la figura dell'hacker come protagonista, un eroe dei tempi moderni che ha un ruolo rilevante al cinema e nei videogiochi.

Ribelle, supereroe, disturbato e macchietta

Matrix estende il concetto dell'hacking all'intero scibile, gioca sull'illuderci che la realtà possa essere infranta, ci rivela che si tratta di una messa in scena tecnologica e ci chiede di pensare a che cosa la distingua effettivamente dal reale. Matrix ci invita a rompere le regole per scoprire cosa c'è dietro, a costo di lasciarci la pelle, con l'obiettivo di arrivare a quella radice che è la realtà stessa, ripulita da tutti i costrutti che come la realtà virtuale ingannano e impediscono di scegliere liberamente. Quasi un manifesto, poi piegato al misticismo, ma pieno di riferimenti a una cultura ricca di sfumature che quasi tutte accomunate dalla fascinazione per le infinite possibilità che ci concede la macchina. Possibilità di essere liberi, di essere potenti e di trovare uno spazio che ha spinto tanti, compresi parecchi paranoici, a chiudersi in un PC alla ricerca di sentieri lontani dai limiti di una quotidianità troppo limitata o troppo scomoda. Ed è stata spesso questa la spinta che ha mosso tanti ragazzi particolarmente svegli a diventare criminali della frontiera digitale, spesso condannati per aver tentato di rompere le regole di una realtà sgradita o percepita come drammaticamente lontana, talvolta anche a causa di patologie che hanno creato alieni dalle capacità straordinarie. Da qui è nato il più credibile tra i ritratti dell'hacker geniale, un personaggio riconducibile direttamente alla realtà grazie a tipi come Gary McKinnon, a suo dire malato di Asperger, che si sta ancora difendendo dal governo degli Stati Uniti in seguito a quella che è considerata l'intrusione militare della storia.

Da un tizio del genere a Mr Robot il salto è breve come lo è da Matrix a .hack, il franchise multimediale di Bandai che tratta l'hacking come abilità speciali, in pieno stile nipponico, anticipando svariati manga e anime che vanno alla grande in questi anni. Fanno invece parte di tutt'altro ramo i due Watch Dogs, forse gli unici veri blockbuster videoludici dedicati all'hacking. Il vero protagonista è il mondo interconnesso, manipolabile dagli hacker attraverso dispositivi e tecnologie che diventano occhi, orecchie e armi capaci di colpire chiunque e in ogni luogo, ma i punti fermi sono le sfide di un mondo sempre più tecnologico e un criminale che diventa eroe ben più complesso, anche nei retroscena, della maggiorparte degli hacker del cinema. E questo vale senza dubbio anche per una pellicola cult come Wargames, che però non manca di spunti piuttosto interessanti. In questo caso il casus belli è un'intelligenza artificiale ingannata da un videogioco strategico che rischia di scatenare la terza guerra mondiale, ma l'inizio è tutto dedicato alla figura del ribelle che con un po' di intraprendenza e un po' di ingegno può tanto dare un pizzico di pepe alla sua vita quanto rischiare di distruggere il mondo per poi salvarlo. E quello interpretato da Matthew Broderick è senza dubbio l'hacker più rappresentativo del cinema degli anni 80, un casinista dal cuore buono che oggi non esiste più, sostituito da personaggi sempre più tridimensionali come lo Zero Cool dell'inizio di Hackers. Purtroppo il personaggio in questione si dissolve, seguendo le curve di una giovane Angelina Jolie che trascina tutto nel piano iperbolico. Qualcosa si salva, tra tecnologie, citazioni, componenti hardware e personaggi discretamente folli, ma l'hacker presentato come giochino tridimensionale e gli adulti rimbecilliti fanno scricchiolare una baracca che crolla miseramente di fronte al malvagio la Piaga, un cattivo troppo ridicolo anche per un film del genere.

Gli hacker sullo schermo tra alte vette e profondi abissi

Col tempo gli ingenui hacker eroici degli anni ottanta sono diventati mercenari tanto al cinema, con il viscido programmatore di Jurassic Park, quantoi nei videogiochi grazie ad Uplink che appartiene a un'ampia schiera di pseudosimulatori piuttosto coinvolgenti per chi ha vissuto la tecnologia degli anni novanta. Tra i migliori di questo genere figura senza dubbio Hacknet anche se la natura ripetitiva e quasi totalmente testuale di un prodotto del genere non è adatta a tutti e non ci racconta molto della figura dell'hacker. In questo senso ci regala decisamente di più else Heart.Break(), un'avventura sulle prime ostica ma che è capace di sorprendere e che ci riporta agli hacker etici la cui fonte di ispirazione spesso ci porta ai ribelli degli anni ottanta, quelli del manifesto hacker che, tecnologicamente più svegli della media, hanno avuto accesso ai computer prima degli altri e hanno toccato con mano una libertà estrema, garantita da una rete ancora acerba, indifesa e priva di barriere. Tizi come Mitnick, protagonista del biopic Takedown, che nella realtà è stato in grado di ingannare tanto i computer quanto l'FBI, garantendo dignità a un film che pur economico permette all'hacker di crescere al di sopra delle macchiette di Mission Impossibile, The Italian Job, Die Hard 4 e GoldenEye. Persino un film come The Net, perdonabile visto che si tratta di delle prime pellicole ad aver combinato hacking e crimini informatici credibili, cede a troppe ingenuità che nel videogioco non troviamo nemmeno nei prodotti più semplici come l'Hacker del 1985 di Activision e nemmeno in quei giochi che utilizzano l'hacking esclusivamente per dare un senso a puzzle e minigiochi.

Non che titoli come Deus Ex non regalino spunti interessanti o che il bio-hacking di Observer non sia interessante, ma è chiaro che nel videogioco la figura dell'hacker non ha molto spazio e che potrebbe maturare nei blockbuster, laddove lo smanettone di The Score, circondato da veri computer e impegnato a giocare a Quake Arena, è uno dei più credibili in circolazione. Per questo saltiamo a piè pari film come Antitrust e Swordfish per passare direttamente al recente Blackhat che risulta a più riprese interessante, anche grazie alla particolare rappresentazione del cyberspazio, ma deve fare conti con un protagonista, Chris Hemsworth, che risulta drammaticamente poco adatto al ruolo. Tutto il contrario di Mr Robot, protagonista in una serie che si prende parecchie licenze dalla realtà ma può contare su un lavoro di sceneggiatura e recitazione che ci restituisce un personaggio tridimensionale, anche nella sua follia. Torniamo quindi a incensare il ritratto più credibile hacker che non ci dispiacerebbe vedere anche quel cinema hollywoodiano che di solito si accontenta di qualche schermata e di paroloni che spesso nascondono un abisso di non senso. Una voragine come quella di Indipendence Day che pretende di farci credere che un virus programmato in pochi attimi sulla terra, grazie all'ispirazione nata da uno starnuto, possa essere inoculato in un mezzo alieno utilizzando tecnologia sconosciuta. In un film del genere, sia chiaro, la trovata da baraccone ha un suo senso e non destabilizza più di tanto una sospensione dell'incredulità che si libra a migliaia di chilometri dal suolo, ma la figura dell'hacker può essere senza dubbio più presente nei videogiochi e più stimolante nelle pellicole di hollywood, anche quelle più scanzonate, fosse anche per dare all'hacking lo spessore che merita in un mondo sempre più in balia delle guerre basate sulle informazioni, un mondo che non fatica a capire un biopick su Assange e che di computer comincia, finalmente, a masticare qualcosa.

#Cinema

Cinema