State of Decay 2: prepariamoci alla nuova apocalisse 50

Una panoramica sulle informazioni emerse finora per State of Decay 2

ANTEPRIMA di Giorgio Melani   —   17/04/2018

Dopo il lancio di Sea of Thieves, il prossimo evento di maggior rilievo nella lineup interna di Microsoft è State of Decay 2, anche lui inserito dal day one (il 22 maggio 2018) nel catalogo dei titoli scaricabili dagli abbonati a Xbox Game Pass e dunque probabilmente in grado di sfruttare fin da subito una notevole spinta in termini di quantità di giocatori al suo interno, vista la facilità di accesso consentita dal servizio su abbonamento. Siamo ormai vicini all'uscita dunque, eppure Undead Labs ha mantenuto un certo riserbo sul gioco, per cui facciamo qui un riepilogo delle informazioni emerse in questi mesi dopo quell'ultimo approfondimento diretto fatto con il Provato dell'anno scorso. In questi giorni sono riemerse un po' ovunque le solite discussioni sulla differenza di organizzazione e livelli di produzione del software interno tra Sony e Microsoft e in molti hanno ribadito il gap che sembra distanziare i titoli first party del produttore nipponico da quello americano con cui si può anche concordare, ma ci sarebbe da fare una distinzione fondamentale: si tratta di offerte studiate per essere essenzialmente diverse.

Come Sea of Thieves, anche State of Decay non punta ad essere un blockbuster in senso classico, con graficona e regia da kolossal hollywoodiano in grado di rapire l'utente in una narrazione epica e coinvolgente nel corso di uno svolgimento più o meno lineare dell'azione. Il titolo Rare e quello di Undead Labs mettono l'interazione tra i giocatori e il gameplay emergente al primo posto e per forza di cose trascurano una costruzione rigorosa dell'impianto narrativo e registico in favore di un'impostazione più libera, con gameplay e narrazione emergenti e una certa aleatorietà che domina gli eventi in un vasto sandbox con innesti multiplayer. Questo solo per inquadrare le cose nella giusta prospettiva, anche perché State of Decay è un gioco doppiamente particolare: partito al livello praticamente sperimentale con una piccola produzione nel 2013, è stato antesignano di molte tendenze attuali del survival - e - horror, diventando in breve una vera e propria sleeper hit e continuando ad essere apprezzato a giocato ben oltre le iniziali previsioni dello stesso publisher.

Di nuovo all'inferno

Oltre alla sopravvivenza nel vasto sandbox che faceva da ambientazione, la caratteristica forse più memorabile di State of Decay era la gestione dei sopravvissuti, con i rapporti umani che finivano per diventare - nell'accezione più classica dell'horror zombie romeriano - gli elementi più drammatici e terribili dell'intera apocalisse dei morti viventi. In un mercato console dominato da titoli che tendono a semplificare e rendere più pulita e presentabile possibile l'azione di gioco, la quantità di cose da gestire in State of Decay lo poneva necessariamente in una nicchia, e il bello è che il seguito sembra non rinnegare affatto questa impostazione. In barba alla volontà di allargare la base d'utenza, State of Decay 2 resta orgogliosamente fedele alla sua impostazione originale, aumentando anzi le cose da fare e complicando un po' tutto in un'evoluzione esponenziale delle caratteristiche di base del primo capitolo: ci si troverà dunque con un'ambientazione molto più vasta e aperta, ma sempre con praticamente alcuna indicazione precisa sulle strade giuste da seguire e su cosa fare in ogni determinato momento, si avrà a che fare con nuove opzioni nella gestione delle basi e dei sopravvissuti e ci saranno ulteriori tipologie di nemici da affrontare con approcci sempre più tattici.

In un'epoca in cui si sente spesso parlare di accessibilità e allargamento del pubblico potenziale, la nuova fatica di Undead Labs sembra andare quindi in direzione opposta e farlo anche con una certa convinzione, mantenendo anche quelle ruvidità dal punto di visto tecnico che sono anche fisiologiche di una produzione di scala piuttosto ridotta, comunque nettamente evoluta anche grazie al passaggio dal CryEngine all'Unreal Engine 4. D'altra parte, il gioco verrà venduto al prezzo budget di 29,99 euro in Play Anywhere, a rimarcare anche sotto questo aspetto l'onestà di un titolo genuinamente di nicchia, anche se - come ha dimostrato il predecessore - con le sue caratteristiche anche State of Decay 2 può tranquillamente puntare a diventare una nuova hit.

Più grande e più tosto

L'ambientazione è più curata e vasta, posizionata in un luogo diverso rispetto al primo capitolo e in un periodo cronologicamente successivo, con alcuni rimandi alla storia del capostipite ma che non inficiano l'esperienza per chi non ha giocato in precedenza al primo State of Decay. Con una scelta un po' atipica, gli sviluppatori hanno optato per tre mappe al posto di una, ognuna della dimensione di quella presente nel primo capitolo, più o meno, e ciascuna dotata di una forte caratterizzazione ambientale: Cascade Hills è quella montana, Drucker County è posizionata presso un canyon e infine Meagher Valley presenta il tipico paesaggio agreste nord americano. Questo porta maggiore varietà nelle ambientazioni e nelle situazioni di gioco, anche se non è chiaro se sia possibile passare in ogni momento da una all'altra, mentre dovrebbe essere stabilito a questo punto che il single player ce le farà attraversare tutte e tre nel corso della storia.

A proposito della storia, il sistema studiato per State of Decay 2 è completamente dinamico e non-lineare, per cui la narrazione risulta praticamente diversa in ogni partita a causa della costruzione procedurale dei personaggi che fanno parte della propria comunità di sopravvissuti e che innescano eventi diversi, oltre ai vari effetti che derivano dalle scelte intraprese dal giocatore. D'altra parte, il fatto che il protagonista possa incappare in qualsiasi momento nel permadeath, venendo sostituito da un altro personaggio, richiede una struttura meno rigida possibile della storia. In ogni caso, l'approccio al gioco offre una notevole libertà al giocatore che al termine del tutorial può scegliere in quale delle tre mappe iniziare e può quindi affrontare gli eventi nel modo preferito, considerando che la simulazione della sopravvivenza resta al centro dell'esperienza di gioco. Per spostarsi sulle ampie distanze delle mappe sono previsti oltre 40 diversi veicoli che dovranno essere tenuti con grande cura, perché il carburante è limitato e un mezzo di spostamento funzionante diventa ben presto merce rara nel mondo di gioco: l'importanza di questi è rimarcata anche dalla possibilità di modificarli e potenziarli per renderli più resistenti o ampliarne le possibilità di attacco, attraverso kit prestabiliti da acquistare o dedicandosi direttamente al crafting.

Comunità e multiplayer

L'interazione tra i personaggi per la sopravvivenza trova ovviamente la sua massima espressione nel multiplayer cooperativo a quattro giocatori ma non si limita a questo, perché la presenza degli altri sopravvissuti è una costante nella struttura stessa del gioco anche in single player. Il concetto di comunità è basilare in State of Decay 2 come nel suo predecessore: si tratta in sostanza di sopravvivere insieme e affrontare scelte che riguardano il gruppo, non tanto il singolo. In questa meccanica si innesta un multiplayer cooperativo di tipo drop-in drop-out, ovvero che si può innescare in qualsiasi momento invitando amici o lanciando/accettando segnali di richiamo. Il bello è che i mondi di gioco restano comunque collegati anche nelle conseguenze più drammatiche, per cui se il nostro personaggio muore nel corso di una partita cooperativa, sarà comunque finito anche per la partita in single player, costringendo a continuare con qualcun altro.

I personaggi partono da caratteristiche casuali (che possono presentare anche handicap, tipo asma o altri elementi che inficiano le statistiche di base) e possono evolversi ampliando le proprie capacità, ovviamente purché si riesca a farli sopravvivere abbastanza a lungo. Costruzione e gestione della base sono state notevolmente approfondite e ampliate con l'aggiunta di numerose specializzazioni interne e possibilità tattiche in termini di difesa e logistica, con avamposti da posizionare in maniera strategica per assicurare un approvvigionamento costante di rifornimenti. Un ulteriore elemento da tenere sotto controllo sono inoltre i medicinali: l'infezione zombie può diffondersi tra alcuni membri della comunità o ai giocatori attraverso la blood plague e diventa necessario bloccarla attraverso un antidoto che si ottiene solo eliminando i plague hearts, che tuttavia sono più rari e soprattutto tendono a richiamare ulteriori zombie, per cui in questi casi si creano dei momenti particolarmente concitati in stile orda, che ricordano sotto certi aspetti le istanze degli MMO. Tra le situazioni ricorrenti c'è invece la grande minaccia rappresentata dalla notte, momento nel quale gli zombie risultano più aggressivi e l'azione diventa molto più difficoltosa, per cui risulta consigliabile restare al coperto o girare particolarmente equipaggiati.

CERTEZZE

  • Più vasto, ricco e complesso dell'originale
  • Maggiore varietà di ambientazioni e situazioni di gioco
  • Multiplayer cooperativo integrato con il single player

DUBBI

  • Non è ancora chiara la dinamica delle tre mappe separate
  • L'integrazione del multiplayer potrebbe variare gli equilibri del gioco in singolo