Bowsette e le identità sessuali Nintendo 95

Bowsette: la sua nascita, il suo successo, il suo futuro

RUBRICA di Alessandro Bacchetta   —   06/10/2018

Prima di parlare dell'utilità o meno di un personaggio come questo all'interno dell'universo Nintendo, ricapitoliamo un attimo le tappe dell'affaire Bowsette. Nell'ultimo Nintendo Direct di settembre c'è stato un annuncio non propriamente esaltante, ovvero la presentazione dell'ennesimo remake/remaster per Switch: Super Mario Bros. U Deluxe, che conterrà anche il DLC di New Super Luigi U, nonché qualche piccola novità. Tra queste la presenza di Toadette, personaggio che, prendendo un inedito power-up chiamato Super Crown, sarà in grado di trasformarsi in Peachette, una versione fungina della principessa Peach. Il gioco uscirà l'11 gennaio, e non ha suscitato troppo entusiasmo: era più temuto che atteso, sia per i tanti remake già pubblicati quest'anno, sia perché un nuovo episodio bidimensionale di Super Mario manca dal lontano 2012.

Tuttavia qualche giorno dopo è avvenuto l'imponderabile: Haniwa, un utente Twitter che realizza fan art, ha pubblicato un fumetto di quattro vignette - che potete vedere qui vicino - in cui Bowser, rifiutato da Peach, decide di utilizzare la Super Crown, tramutandosi così in Bowsette, un incrocio tra la principessa e il signore dei Koopa, che Mario (anch'egli, inutile sottolinearlo, respinto da Peach) sembra apprezzare assai. Il tweet ha ottenuto in poco tempo decine di migliaia di condivisioni e like (ad oggi più di 200.000), e ha scatenato, una volta diffusosi anche in Giappone, una pletora di ulteriori fan art - non ce ne voglia Haniwa, che del resto ha originato il tutto - di qualità decisamente superiore. Il pandemonio è stato così scatenato, la Super Crown è stata elargita plebiscitariamente a tanti personaggi Nintendo, soprattutto ai "cattivi", e sono nati altri personaggi, tra cui Boosette, che umanizza il fantasmino Boo. Nessuna delle nuove creazioni tuttavia ha raggiunto la fama di Bowsette, che continua tuttora a imperversare sul web: centinaia di illustrazioni, tante versioni proposte dalle cosplayer, addirittura qualche decina di porno. Un fenomeno di difficile comprensione, che tenteremo di decrittare, almeno parzialmente, assieme. Partendo da una base ovvia: piaccia o non piaccia, il successo di Bowsette dimostra che il personaggio "funziona".

Identità sessuali

Nonostante in Italia questo tema non abbia (ancora?) la stessa centralità, negli ultimi anni negli Stati Uniti si è discusso molto della sotto rappresentazione nei videogiochi di certe etnie e di alcune identità e/o orientamenti sessuali. Essendo questo articolo piuttosto circostanziato, evitiamo di abbracciare l'argomento a tutto tondo; tuttavia certe premesse sono necessarie. Innanzitutto è abbastanza palese che Bowsette non sia una principessa tradizionale: è maestosa e comunica un travolgente senso di potenza. Esibisce sguardi aggressivi ma anche tratti aggraziati. Ha una conformazione umana, sommata però a delle caratteristiche tipiche di Bowser (corna, coda). Se nel primo fumetto se ne va con Mario, in molte altre creazioni la troviamo assieme a Peach. È una figura che manca nell'universo Nintendo, che è sempre stato accusato di essere eccessivamente conservatore. E in parte a ragione; ma non corriamo troppo. Prima di procedere, per dibattere più competentemente di questa complessa materia, elenchiamo delle informazioni essenziali estrapolate da "Genetica umana e medica", edizione datata 2014, un testo diffuso nei corsi di laurea in Medicina e Chirurgia. Qui si apprende che l'acquisizione della propria identità di genere passa - ed è composta - da varie tappe. La prima è il sesso genetico (XX/XY), la seconda e la terza rispettivamente il sesso gonadico (testicolo/ovaio) e quello fenotipico (gli apparati genitali, ma anche - ad esempio - barba o seno), elementi che appunto vanno a definire l'identità di genere (se, in sostanza, ci si sente maschio o femmina). A tutto ciò andrebbe aggiunto l'orientamento sessuale, ovvero da chi si è più o meno attratti. È importante capire come queste categorie non presentino opzioni dicotomiche, ma possono sfumarsi, in infinite possibilità, integrandosi tra loro.

Bene: un'ultima asserzione prima di concentrarci definitivamente su Bowsette. L'erotizzazione dei personaggi e dei contesti è un tema molto complesso, e questo in qualsiasi mezzo espressivo, videogiochi compresi. Quindi, oltre alla presunta e/o manifesta identità sessuale (qui intesa, in senso divulgativo, come una summa delle caratteristiche elencate poc'anzi) dei singoli personaggi, è importante riflettere su quanto la loro erotizzazione sia necessaria o coerente a livello estetico. E anche qui, purtroppo, si può far tutto tranne che semplificare il tema. Per il momento prendiamo due saghe diverse da Super Mario, ovvero Kirby e The Legend of Zelda. Una è "per bambini", l'altra potremmo definirla "per tutti", e le identità sessuali dei protagonisti sono molto, molto importanti per ribadire questo concetto. Kirby ad esempio è un personaggio asessuato, e questo lo ribadiremmo anche di fronte a comunicati ufficiali al riguardo: lo è per evidenza, non c'è alcuna sua caratteristica che possa farlo appartenere a un genere. È tondo, paffuto, gommoso, simpatico e sempre felice, nonché estremamente affamato. E questo discorso non vale solo per Kirby, ma per qualsiasi elemento che popola il suo mondo (se esistono eccezioni, ora non ci vengono in mente): nemici, oggetti, alberi, armi. Tanto che Kirby, nonostante ingurgiti gli avversari e ne inglobi i poteri (non troppo diversamente da Cappy), non suscita mai "dubbi" o domande dal punto di vista sessuale. Per quanto riguarda The Legend of Zelda, la questione è più ramificata. Nella serie non vengono mai mostrarti rapporti sessuali (à la The Witcher, per intenderci), tuttavia alcuni tratti distintivi risultano palesi, a volte addirittura erotizzanti. Il tutto varia da episodio a episodio, in relazione allo stile grafico e al contesto narrativo, ma prendendo in considerazione l'ultimo capitolo, ovvero Breath of the Wild, possiamo fare alcuni esempi. Link è un maschio, ha tratti fenotipici maschili (ma non molto marcati, non palesa barba né peluria), non abbiamo elementi per sospettare che non si senta un maschio (si veste da donna solo per camuffarsi, anche se ci riesce piuttosto bene), mentre non abbiamo troppi indizi sul suo orientamento sessuale. Sicuramente piace a Mipha, ma non ricambia, e abbiamo qualche indizio che possa interessare a Zelda, ma anche qui il protagonista non prende posizione (idem per Paya). Discorso diverso per il Link di Skyward Sword, che in varie occasioni lascia presupporre di essere attratto da Zelda. Come già anticipato, la principessa nell'ultimo episodio è interessata a Link (il sospetto nasce dal suo diario, la conferma arriva da Kass) ed esibisce anche tratti femminili, enfatizzati dai succinti calzoni cucitigli addosso dai disegnatori nipponici. Link e Zelda sono entrambi personaggi abbastanza attraenti, che quindi vantano un certo grado di erotizzazione. Ad Hyrule, Bowsette sarebbe un personaggio coerente (più o meno); non lo sarebbe invece nel Mushroom Kingdom... o almeno non nella forma attualmente più diffusa.

Bowsette

La serie di Super Mario Bros., pur essendo pensata prevalentemente per bambini (in termini visivi e contenutistici), si pone a metà strada tra gli esempi appena discussi. Più spostata verso Kirby, ma comunque in una posizione tendenzialmente intermedia. È chiaro a tutti, al primo sguardo, che Mario sia un maschio: i baffoni stanno lì a sottolinearlo. Lo stesso discorso vale per Peach: accenno di seno, vestito da principessa, lunghi capelli biondi a rimarcarne la stereotipata femminilità. A differenza di Kirby i personaggi manifestano un sesso biologico, almeno quelli principali (inquadrare Yoshi sarebbe già più difficile). L'orientamento sessuale è solo suggerito: in Super Mario Odyssey l'idraulico avanza una proposta di matrimonio alla principessa, ma il tono è molto ironico, e nell'arco della carriera trentennale dell'italo-americano il tema è stato prevalentemente evitato. Quanto all'erotizzazione, è davvero minima: le caratteristiche sessuali risultano appena accennate, del resto nessuno si scandalizza perché Bowser viaggia nudo (per fortuna). In questo clima alcuni rari episodi fanno eccezione. Il primo è Birdo, che esordisce in Super Mario Bros. 2 (versione USA): in Occidente dopo il debutto è divenuto femmina (per evitare polemiche, immaginiamo), mentre in Giappone continua a essere un maschio (in Super Smash Bros. si riferiscono a lui utilizzando "it"). In breve, si tratta di un draghetto dal sesso biologico maschile, che però si considera una femmina. Un altro episodio celebre è il finale di Super Mario Sunshine, in cui Bowser Jr. ammette di sapere, in fondo in fondo, che Peach non è davvero sua madre - nonostante il padre gli abbia lasciato credere il contrario. Questi, in una storia trentennale, sono i casi più eclatanti.

Sintetizzando il tutto, Super Mario Bros. spesso evidenzia il sesso biologico del personaggio, ma come molte altre opere per l'infanzia evita quasi del tutto il tema dell'orientamento sessuale, e pure l'erotizzazione è minima o, ancor più frequentemente, inesistente. Per questo Bowsette, nella sua versione più famosa, è impresentabile nel cast mariesco. Non perché non sia ben chiaro il suo sesso biologico, ma perché è una figura erotizzante: nei modi, nelle pose e nelle fattezze. Anche nella rappresentazione più pudica e grottesca di tutte non manca l'esibizione del seno, elemento che fuoriesce dai canoni estetici della saga. D'altro canto, l'affaire Bowsette ha evidenziato un nervo scoperto, e dovrebbe far riflettere Nintendo sulla questione. Come dicevamo, non solo un personaggio simile rappresenterebbe una bella aggiunta al cast, ma è lapalissiano, e lo dimostra l'enorme successo guadagnato sulla rete, quanto sia "cool". Abbiamo da poco scoperto che Nintendo non aveva escluso l'idea, tutt'altro: in fondo a questo articolo potete vedere un'immagine tratta dall'artbook di Super Mario Odyssey, un concept art di un prototipo scartato, in cui Bowser, attraverso Cappy o Tiara, si impossessa di Peach. E questa rappresentazione è totalmente in linea con l'universo mariesco: non c'è più il seno dirompente, ma permane l'ambiguità relativa al sesso biologico. Rimarcata ulteriormente, in maniera metaforica, dall'incrocio tra due specie diverse. Se Nintendo non approfittasse della situazione perderebbe un'occasione proficua per modernizzare la propria immagine (sempre che voglia farlo): potrebbe creare una Bowsette più parca di quella vista online, che resterebbe comunque un personaggio atipico e interessante, con cui potrebbero maggiormente immedesimarsi tutti quei bambini e/o ragazzi per cui il "maschio coi baffi" o "la principessa bionda" rappresentano universi troppo distanti dal proprio io. Se poi, anche in questa forma appropriata al Mushroom Kingdom, dovesse disturbare qualcuno, be'... problemi suoi.

#La Bustina di Lakitu

La Bustina di Lakitu