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Bully compie 20 anni: perché Jimmy Hopkins è ancora il bullo più amato di Rockstar

Dal 17 ottobre 2006 su PS2 alla causa di Jack Thompson, fino al prototipo di Bully 2 rimasto nel cassetto: storia di Jimmy Hopkins e del gioco Rockstar che i fan non dimenticano.

SPECIALE di Diego Trovarelli   —   17/10/2026
La copertina di Canis Canem Edit
Bully: Scholarship Edition
Bully: Scholarship Edition
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Com'è che si dice? "Gli esami non finiscono mai". Eppure alla Bullworth Academy non ci sono nuovi appelli da ben 20 anni, pensate un po'. Era infatti il 17 ottobre 2006 quando Bully approdò nei negozi statunitensi, per poi arrivare qui da noi appena dieci giorni dopo col nome di Canis Canem Edit; due decenni durante i quali non abbiamo mai smesso di sperare nel sequel di un titolo che ha provato con sfrontatezza a declinare la "ricetta GTA" tra le mura scolastiche, e che ha fatto della freschezza e della spavalderia le sue armi improprie.

Dissacrante e in controtendenza, Bully è stato però soprattutto una piccola gemma di game design; un microcosmo indimenticabile che oggi spegne 20 candeline e a cui noi, per l'occasione, abbiamo deciso di regalare questo speciale. Che ci volete fare, il negozio all'angolo aveva finito le fionde.

Come nasce Bully e perché finisce in tribunale

La nascita di Bully affonda le sue radici nei primi anni duemila, quando la divisione Rockstar Vancouver, precedentemente nota come Barking Dog Studios e acquisita da Take-Two Interactive nel 2002, riceve un compito tanto stimolante quanto ardito: piegare il collaudato ed esaltante concetto di libertà che aveva reso celebre la serie Grand Theft Auto all'interno di un contesto del tutto inedito, ovvero l'universo adolescenziale e le rigide strutture di un collegio privato americano.

La fionda era l'inseparabile compagna di Jimmy in Bully
La fionda era l'inseparabile compagna di Jimmy in Bully

Sotto la supervisione creativa di Dan Houser, lo sviluppo del progetto prende così forma attorno a un'idea di fondo brillante, che fa perno non tanto sulla volontà di creare un simulatore di violenza scolastica, quanto su quella di mettere in scena una commedia di formazione dalle tinte nere, intrisa di quella tipica ironia spregiudicata che ha reso celebre il marchio Rockstar.

Tuttavia, molto prima che il disco di gioco possa anche solo avvicinarsi alle console, il semplice annuncio del titolo provoca una bufera mediatica di proporzioni spaventose. Il termine Bully, associato alla fama di una software house da sempre nelle mire inquisitorie dei male informati, scatena un'isteria collettiva che si traduce in associazioni di genitori, comitati di educatori e politici che insorgono pur senza aver visto un solo fotogramma di gameplay.

Negli Stati Uniti l'avvocato Jack Thompson, celebre crociato anti-videogiochi che ha fatto delle battaglie legali contro il medium la propria ragione di vita, promuove un'incessante campagna denigratoria definendo il titolo un simulatore della strage della Columbine High School, provandole davvero tutte nel tentativo di impedirne la pubblicazione nello stato della Florida.

Le attività da svolgere in Bully erano davvero tante e tutte divertenti
Le attività da svolgere in Bully erano davvero tante e tutte divertenti

La pressione mediatica e legale tocca però il suo apice alla vigilia dell'uscita del titolo, quando il giudice Ronald Friedman viene chiamato a dire la sua per valutare la pericolosità sociale del prodotto. Il verdetto si rivela una doccia fredda per gli accaniti detrattori, perché dopo aver visionato direttamente le avventure di Jimmy Hopkins, Friedman stabilisce che il gioco non contiene alcun elemento di violenza gratuita o esplicita che non sia già visibile nei programmi televisivi della fascia serale, autorizzando così la regolare distribuzione nei negozi.

Fuori dagli Stati Uniti, tuttavia, le cautele commerciali spingono Rockstar a intraprendere una strada più prudente per smorzare i toni della polemica, ribattezzando l'opera con il titolo Canis Canem Edit, chiaro riferimento al motto della scuola e al contempo alla proverbiale legge del più forte che vige nell'istituto.

E così, nonostante le etichette censorie e messe al bando temporanee, Bully sbarca finalmente su PlayStation 2 e il pubblico lo premia. La creatura di Rockstar si afferma immediatamente come una delle perle da non perdere dell'era a 128 bit, specie grazie alla capacità degli sviluppatori di stemperare le tematiche relative al bullismo attraverso una narrazione ironica.

In Bully gli amici si rivelavano spesso e volentieri nemici
In Bully gli amici si rivelavano spesso e volentieri nemici

Il successo spinge Rockstar a pubblicare, tra il 2008 e il 2016, edizioni espanse e riadattate come la celebre Scholarship Edition per Xbox 360, Nintendo Wii e PC, fino alla Anniversary Edition destinata ai dispositivi mobili e commercializzata in occasione del decimo anniversario della sua uscita.

Com'è fatto Bully: lezioni, fionde e un open world in miniatura

Prima del suo arrivo nei negozi, Bully ha quindi attirato su di sé l'attenzione della società per via di ciò che il pubblico potrebbe trovare al suo interno. Ok, ma poi, in concreto, al suo interno cosa c'è?

Al centro della narrazione spicca la figura di Jimmy Hopkins, un quindicenne burbero e irascibile, abbandonato dalla madre e dal suo nuovo e facoltoso patrigno presso i cancelli della Bullworth Academy, scuola privata situata nel New England.

L'accademia si presenta fin dai primi istanti come un micro-inferno sociale, governato dall'ipocrisia del preside Crabblesnitch e suddiviso in fazioni giovanili rigorosamente stereotipate: i bulli, i secchioni, i fighetti, i greaser dai giubbotti di pelle, i reietti e gli atleti della squadra di football. Incastrato dalle macchinazioni sociopatiche e manipolatorie di Gary Smith - l'antagonista principale dell'avventura - e affiancato dal timido e leale Pete Kowalski, Jimmy comprende rapidamente che per sopravvivere in un contesto simile non deve trasformarsi in un prepotente, bensì scalare la gerarchia sociale per riportare l'ordine e smantellare le ingiustizie dell'istituto.

Lo stile di Jimmy rifletteva decisamente la sua indole ribelle
Lo stile di Jimmy rifletteva decisamente la sua indole ribelle

Sul fronte della struttura ludica, invece, Bully rappresenta un'efficacissima lezione di sintetizzazione del concetto di open world perché anziché costruire una mappa sconfinata e dispersiva, il team di sviluppo decide di stringere la propria attenzione sulla densità e sulla cura dei dettagli, creando in questo modo un ecosistema vivo e scandito da ritmi quotidiani precisi.

La giornata del giocatore viene così ricamata attorno al suono della campanella: le lezioni diurne, suddivise in divertenti minigiochi a tempo che spaziano dalla chimica all'inglese, passando per la fotografia e l'educazione artistica, sono più di un semplice elemento di contorno, e offrono vantaggi concreti utili per il prosieguo dell'avventura, come la capacità di fabbricare armi artigianali e abilità verbali potenziate.

In aggiunta, il sistema di sorveglianza gestito dai prefetti dell'accademia e dai poliziotti della cittadina costringe il giocatore a muoversi sempre con astuzia, bilanciando le malefatte con il rispetto degli orari di rientro in dormitorio per evitare di passare un mare di guai.

Per destreggiarsi nel migliore dei modi in questa giungla, viene in soccorso di Jimmy un arsenale che riflette perfettamente lo spirito adolescenziale del titolo: niente armi da fuoco o violenza esplicita, ma fionde, petardi, fiale puzzolenti, polvere pruriginosa e pistole spara-patate. La mobilità trova invece la sua dimensione ideale nell'uso dello skateboard, delle biciclette e dei kart che regalano un senso di libertà e spensieratezza a misura di ragazzo.

A infiocchettare questa formula interviene una progressione stagionale a dir poco evocativa, in cui l'ambientazione si trasforma visivamente passando dal foliage autunnale al tepore della primavera attraverso le abbondanti nevicate invernali con tanto di festeggiamenti per il Natale. Insomma, Bully ha tutto per entrare nei cuori degli utenti e restarci, perché riesce a catturare la quintessenza dell'adolescenza, facendoci sentire parte integrante di una comunità in cui ogni singolo personaggio non giocante possiede un nome, un volto riconoscibile e una routine personale.

Bully 2: il prototipo che non è mai uscito

Sia come sia, la domanda che da vent'anni ossessiona la community è sempre la stessa: a quando un seguito? Le indiscrezioni e le voci di corridoio su un ipotetico Bully 2 si sono susseguite per più di un decennio, alimentando speranze e purtroppo anche cocenti delusioni.

In Bully, la scuola era un ecosistema vivo e con delle regole tutte sue
In Bully, la scuola era un ecosistema vivo e con delle regole tutte sue

Secondo certe testimonianze di ex dipendenti di Rockstar New England, un sequel è stato effettivamente in fase di sviluppo attivo tra il 2008 e il 2009. Il progetto avrebbe raggiunto uno stadio di prototipo per buona parte giocabile, ma purtroppo per i fan, la riorganizzazione interna di Rockstar Games, unitamente alla necessità di dirottare la forza lavoro e le risorse verso progetti dal ritorno economico garantito come Max Payne 3 e il primo Red Dead Redemption ha portato al graduale accantonamento del progetto.

Nel corso degli anni successivi, leak e persino dichiarazioni d'amore per il franchise espresse dallo stesso Dan Houser hanno riacceso a più riprese il lumicino della speranza, ma la realtà industriale odierna della compagnia, completamente concentrata su GTA, ha di fatto congelato a tempo indeterminato qualsiasi velleità di ritorno a Bullworth.

In questo scenario di prolungata astinenza, il titolo più recente che ha tentato di colmare questo vuoto è stato Agefield High: Rock the School, opera sviluppata da Refugium Games e approdata sul mercato nell'agosto del 2026. Etichettato sin da subito come il vero erede spirituale di Bully, il gioco prometteva di far rivivere le atmosfere spensierate e irriverenti delle commedie giovanili dei primi anni duemila all'interno di una cittadina liberamente esplorabile, combinando frequentazione delle lezioni, missioni principali e secondarie e un mood alla American Pie.

I risultati purtroppo sono stati più che mediocri, anche a causa dei suoi fastidiosissimi problemi tecnici, e questo non ha fatto che intensificare la mancanza e l'affetto che tutti gli appassionati avvertono nei confronti di Bully. Certo, la speranza è l'ultima a morire, l'importante però è non morire noi prima dell'avvento del secondo capitolo della serie.

L'eredità di Bully e il caso Agefield High

Al di là delle analisi e dell'aneddotica, c'è da dire che riconoscere l'impatto di Bully dopo tutto questo tempo significa anche celebrare un'era in cui l'industria videoludica non temeva di esplorare ambientazioni insolite e di sfidare i dogmi dell'opinione pubblica con la sola forza delle proprie idee.

Nel corso dell'anno scolastico alla Bullworth Academy era possibile fare amicizia con diverse fazioni di studenti
Nel corso dell'anno scolastico alla Bullworth Academy era possibile fare amicizia con diverse fazioni di studenti

Alla prova dei fatti, Jimmy Hopkins non è mai stato il prepotente che i censori dell'epoca avevano affrettatamente dipinto senza conoscere l'opera, è stato piuttosto un eroe imperfetto armato di fionda e skateboard che ha mostrato ai giocatori come affrontare le ingiustizie con ironia, grinta e lealtà.

Insomma, che Rockstar decida o meno di riportare in vita questo marchio in futuro, quel che è certo è che le avventure tra i corridoi e i cortili della Bullworth Academy continueranno a occupare un posto d'onore nel pantheon delle produzioni videoludiche più apprezzate di sempre. E anche nei nostri cuori.

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