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Esport: la guida per cominciare a giocare e tifare

Gli esport sono una disciplina giovane ma piena di sfaccettature e in questa guida vi spiegheremo come avvicinarvi a questo mondo sia da giocatori che da spettatori.

Esport: la guida per cominciare a giocare e tifare
SPECIALE di Riccardo Lichene   —   13/01/2023

Da quando esistono i videogiochi esistono gli esport. Forse non si chiamavano così, ma se pensate anche al solo Pong dell'Atari, è una certezza che a un certo punto, in qualche scantinato, si sia svolto un torneo e incoronato un campione. Quei partecipanti, probabilmente, hanno persino passato qualche ora, o qualche giorno, ad allenarsi per l'evento ignari del fatto che, 50 anni dopo, la professione del videogiocatore competitivo sarebbe stata rispettata, ben pagata e persino insegnata all'università.

Dai tornei di Street Fighter 2 nelle sale giochi alle prime dirette televisive di Starcraft in Corea del Sud, per finire agli stadi brulicanti di fan che mette insieme League of Legends, gli esport hanno fatto tanta strada (e tanta dovranno farne ancora) ma almeno possiamo riconoscere ai videogiochi competitivi di essere una presenza nel mondo del gaming che non può più essere ignorata. Davanti a tempi di reazione impossibili o alle migliaia di ore necessarie a padroneggiare davvero un gioco competitivo, però, la maggior parte dei fan si spaventa pensando che si tratti di un club esclusivo, inaccessibile ai più.

In questa guida per cominciare a giocare e tifare qualche esport vogliamo sfatare questo mito e accompagnare chi sente il richiamo della competizione esportiva a scegliere il titolo giusto per sé, la community più adatta alle proprie esigenze e, soprattutto, a pesare con cura le proprie ambizioni. Quando intervistati, i professionisti hanno una sola cosa da dire a chi vorrebbe ripercorrere i loro passi: "Non mollate, ma non fatene un'ossessione". Gli esport possono trascinare chi si fa davvero rapire, ma non temete, evitare una situazione del genere è tanto semplice quanto imparare a conoscere i propri limiti e tra le righe di questa guida vi spiegheremo come fare.

La scelta

Scegliere il genere giusto per avvicinarsi agli esport non è facile ma molti titoli sono free to play quindi la sperimentazione è incoraggiata
Scegliere il genere giusto per avvicinarsi agli esport non è facile ma molti titoli sono free to play quindi la sperimentazione è incoraggiata

Il primo fattore da tenere in considerazione avvicinandosi agli esport è la piattaforma che avete a disposizione. League of Legends e Valorant, per esempio, sono disponibili solo per PC; FIFA 23 si gioca controller alla mano, quindi serve una console, e Brawl Stars è un titolo in cui si compete esclusivamente su smartphone. Prima di andare ad investire su dell'hardware dedicato (e su PC la lista può farsi lunga) assicuratevi che un titolo sia nelle vostre corde prima guardandolo e poi, se vi è possibile, provandolo da un amico, a un evento o sul vostro computer anziano che non vi dà più di 25 fps.

Poi c'è la scelta del genere e qui è il vostro cuore che decide perché, per quanto una determinata scena possa essere blasonata, ambita o di moda, quella del professionismo è una strada riservata a pochissimi. Il resto degli utenti usa le competizioni per divertirsi, sfogarsi, legare con gli amici o con un partner e solo giocando a un titolo che appassiona, diverte e intrattiene la frustrazione di una sconfitta è sufficientemente diluita da non essere amara. Quindi, prima di scegliere se dedicarvi a Counter-Strike o a Valorant, per esempio, è meglio decidere se l'approccio tattico (che richiede almeno 15 minuti di allenamento e riscaldamento delle mani prima di iniziare) è il modo giusto per voi di vivere gli esport.

MOBA, Fps, Fighting Game, sportivi e compagnia bella

Giocare a un RTS è quasi come giocare a scacchi, solo che i pezzi prendono vita e combattono sul serio
Giocare a un RTS è quasi come giocare a scacchi, solo che i pezzi prendono vita e combattono sul serio

I videogiochi competitivi si dividono in 6 (+1) grandi categorie, ognuna con i suoi sottogeneri e nicchie. Il nonno degli esport come li conosciamo oggi è senza dubbio Starcraft, principale esponente del genere degli RTS, real time strategy. In questi giochi un singolo giocatore, di solito, costruisce una base, crea delle unità di combattimento e le guida in battaglia (con una prospettiva dall'alto) per provare a conquistare il quartier generale avversario. Le competizioni di Starcraft e del suo sequel sono esplose in Corea del Sud quando è uscito nel 1998 e continuano a restare popolari nonostante l'età del gioco. Questo esport è caratterizzato dalla tenacia, dalla resistenza e dalle capacità di analisi richieste a ogni partecipante per comprendere lo stato del gioco e reagire di conseguenza. È come giocare a scacchi ma con pezzi vivi e sempre in movimento. Un italiano, Riccardo Romiti, da qualche anno è tra i più forti giocatori al mondo.

Il genere che ha regnato indiscusso su tutti gli esport, per numero di giocatori e pubblico di spettatori, negli ultimi 10 anni è quello dei MOBA (multiplayer online battle arena), i cui esponenti più in vista sono League of Legends di Riot Games e DOTA 2, sviluppato da Valve. In questi titoli dalla prospettiva simile a quella degli RTS (i MOBA nascono da una variazione fatta da dei fan di Warcraft 3, un gioco di strategia), due squadre da cinque giocatori si affrontano per il dominio di una mappa composta da tre corsie. Gli eroi disponibili sono centinaia e la chiave per la sopravvivenza e la vittoria è la coordinazione. Ci sono personaggi più resistenti (tank), eroi specializzati nel fare tanto danno ai nemici (AD Carry), guaritori per curare i propri compagni di squadra (support) e tante altre sottocategorie. La chiave per decidere se LoL, DOTA 2 o un altro MOBA fanno per voi, però, è la profondità: iniziare questi giochi significa lasciarsi assorbire sempre di più dalle loro meccaniche e interazioni, studiandole e sfruttandole. L'esperienza in solitaria è decisamente fattibile ma con un gruppo di amici questi titoli prendono davvero vita. Ci sono anche grandi MOBA per console e mobile come Arena of Valor, Pokémon Unite o League of Legends Wild Rift.

Il grande mondo degli sparatutto in prima persona, i first person shoooter, si divide in tre: casual, tattici e battle royale. I primi sono titoli come Call of Duty, Halo e Splatoon che non puntano al realismo ma a un'esperienza piena di azione. Gli sparatutto tattici come Valorant o Counter Strike: Global Offensive, invece, si basano alla precisione chirurgica nei movimenti, negli ingaggi e nella strategia. Questo tipo di giochi ha una barriera d'ingresso piuttosto alta e richiede un allenamento non indifferente per essere competitivi ma, superato lo scoglio iniziale, le soddisfazioni che possono arrivare saranno tante. I Battle Royale, come Warzone, Fortnite o Apex Legends, invece, mettono tra i 50 e i 100 giocatori nella stessa mappa: l'ultimo rimasto in piedi vince. Gli sparatutto competitivi (non abbiamo menzionato Overwatch, Rainbow Six Siege e tanti altri) hanno tanti gusti diversi e sono per la maggior parte free to play, come i MOBA menzionati sopra. Se vi piace la prospettiva, la frenesia o la strategia, questi giochi non chiedono che di essere provati per capire quale sia il migliore per voi.

Da quando esistono i picchiaduro nelle sale giochi, qualcuno ne ha organizzato dei tornei che oggi potremmo definire esportivi
Da quando esistono i picchiaduro nelle sale giochi, qualcuno ne ha organizzato dei tornei che oggi potremmo definire esportivi

Ci sono, poi, i titoli sportivi a cui, però, ci si avvicina se si è fan o si pratica un determinato sport sia esso fisico (calcio, basket, hockey, golf) o motoristico (Formula 1, MotoGP o rally). Ognuno di questi titoli ha una divisione competitiva, quindi se c'è uno sport che vi ha rubato il cuore, quasi sicuramente potrete competere anche nella sua versione digitale.

Dulcis in fundo ci sono i fighting game che in Italia chiamiamo picchiaduro: Tekken, Street Fighter, Mortal Kombat, Guilty Gear, Dragon Ball FighterZ e decine di altri. Sono generalmente in 2D e non si sono mai allontanati troppo dal classico immaginario arcade dell'uno contro uno. Un discorso leggermente diverso può essere fatto per i platform fighter come Super Smash Bros in cui l'obiettivo è buttare i propri avversari fuori dalla mappa. Anche qui la curva di apprendimento non è delle più agevoli, ma quella dei fighting game è una delle community più accoglienti del gaming competitivo quindi se il combattimento è il vostro genere potete iniziare con le molte demo a disposizione per poi scegliere in che universo e con che stile riempire di botte i vostri avversari.

Un discorso a parte va fatto per il mobile gaming che non è un genere, ma una piattaforma. Tra giochi di carte in digitale (Hearthstone, Magic Arena ecc..) e versioni più o meno riuscite di tutti i tipi di giochi menzionati finora, il panorama dell'esport per smartphone è quello in più rapida crescita a livello mondiale perché tutti, bene o male, abbiamo un telefono in tasca con cui potremmo competere. Da Freefire a Mobile Legends Bang Bang, questi giochi stanno conquistando i primi posti nel mondo per numero di utenti e di fan delle competizioni ma, essendo principalmente titoli asiatici, a noi occidentali risultano lontani o poco familiari. Praticamente tutti i titoli in cui si compete su smartphone, da Marvel Snap a Brawl Stars, sono free to play quindi dedicargli del tempo (non del denaro, attenzione alla monetizzazione che dà dipendenza) non è una cattiva idea per scoprire se lo smartphone potrebbe essere la vostra piattaforma preferita.

Mentalità competitiva

Il sistema dei metalli, delle gemme e dei titoli onorifici (maestro e gran maestro) è il più usato per rappresentare gli scalini di una classifica
Il sistema dei metalli, delle gemme e dei titoli onorifici (maestro e gran maestro) è il più usato per rappresentare gli scalini di una classifica

Dopo che avrete sperimentato, testato, vinto e perso con il vostro nuovo gioco competitivo è tempo di iniziare a scalare la classifica. Con leggere variazioni, il sistema competitivo della maggior parte dei titoli esportivi si può riassumere così: chi vince guadagna punti, con abbastanza punti si passa da una divisione all'altra e più è alta la divisione, più potrete vantarvi con i vostri amici o nella community che avete scelto. Per stabilire la divisione di partenza il gioco vi farà disputare delle partite di piazzamento, progressivamente più difficili per capire il vostro livello, terminate le quali riceverete un posto nella classifica che di solito, è suddivisa in bronzo, argento, oro, platino, diamante, maestro, gran maestro ed élite. Ogni scalino è probabilmente suddiviso in sottogruppi per rendere il progresso visibile di partita in partita con ogni vittoria e ogni sconfitta che andranno, rispettivamente, ad avvicinarvi o ad allontanarvi dal vostro traguardo.

I segreti per mantenere l'esperienza competitiva divertente sono solo due: capire quando si è disposti a faticare in un videogioco e sapere quando fermarsi. Sembra una banalità ma la cosa più importante da ricordarsi (a meno che non abbiate meno di 20 anni, tanto tempo a disposizione a un mare di ambizione) è che videogiochiamo per divertirci. La modalità competitiva di un videogioco deve rimanere un'attività che migliora, non peggiora, il nostro tempo e ci sono momenti nelle settimane e nelle giornate in cui essere messi alla prova anche dal nostro passatempo proprio non è una cosa consigliabile. Per questo nessun titolo dall'animo competitivo è dotato solo di modalità in cui c'è qualcosa in palio. Se vedete che siete stanchi, arrabbiati, frustrati o svogliati, concedetevi di fare tutti gli errori possibili in una partita non classificata. Allo stesso modo, visto che non siamo sempre bravi a psicoanalizzarci, potremmo accorgerci 4 o 5 partite in ritardo che non era la serata/mattinata/giornata giusta per competere. Qui è fondamentale fare pace con il fatto di aver perso qualche punto in classifica. Ci sono le giornatone in cui si fanno progressi enormi verso l'agognato gold e serate in cui si perdono 4 partite di fila. Non inseguite le posizioni perse, non farete altro che perderne di più.

Vita da fan

Riccardo 'Reynor' Romiti è stato il numero uno al mondo di StarCraft 2 e ogni anno si gioca il titolo contro i migliori giocatori coreani
Riccardo "Reynor" Romiti è stato il numero uno al mondo di StarCraft 2 e ogni anno si gioca il titolo contro i migliori giocatori coreani

Gli esport sono anche un'esperienza da guardare, oltre che da fare. Niente (tranne forse un coach privato, ma quelli sono molto costosi) può migliorare il vostro cosiddetto gamesense, ovvero la capacità di comprendere lo stato di una partita e reagire di conseguenza, come guardare altri professionisti del vostro gioco preferito. Rubare una build o un posizionamento sulla mappa a chi compete per lavoro non è solo un'ottima idea, ma è una cosa da fare. Il web è pieno di dirette, analisi e content creator per sviscerare ogni aspetto dell'esport che avete scelto: più popolare è il titolo, più persone troverete.

Elencare tutti i tornei, le dirette, e le analisi disponibili richiederebbe giorni quindi, nello spirito di una guida introduttiva, ecco alcuni ottimi posti dove avvicinarsi agli esport più popolari. Il PG Nationals di League of Legends è riconosciuto con uno dei campionati nazionali meglio realizzati d'Europa: i commentatori sono maniacali nelle loro spiegazioni e gli analisti restituiscono un'ottima immagine del flusso di gioco. Su PG Esports, poi, ci sono anche i commenti ai tornei internazionali di LoL per affrontare giocate sempre più complesse (fino ad arrivare ai mondiali) man mano che la vostra comprensione del gioco sale. Dal punto di vista degli sparatutto, la Call of Duty League è un bello spettacolo per i fan del titolo Activision o per chi cerca la frenesia assoluta, c'è la Pro League di Quake. Lato RTS, non c'è spettacolo migliore del Dreamhack Masters di Starcraft 2 dove compete un prodigio italiano chiamato Riccardo "Raynor" Romiti già numero 1 al mondo. La casa dei picchiaduro, poi, è l'EVO, un gigantesco evento che racchiude alcuni dei principali titoli del genere: il prossimo sarà in Giappone dal 31 marzo al 2 aprile, ma potete seguirlo in streaming senza problemi. I fan dei motori potranno ritrovare le loro scuderie preferite di F1 e MotoGP nei rispettivi campionati virtuali mentre gli amanti del calcio possono seguire la loro squadra del cuore (se è una delle 14 partecipanti) nella eSerie A, che si gioca su Fifa 23 o nella coppa Konamici dove le altre 6 competeranno su eFootball 2023.

Sì, ma per chi tifo?

Le G2 Gozen sono il team campione del mondo del circuito femminile di Valorant
Le G2 Gozen sono il team campione del mondo del circuito femminile di Valorant

Soprattutto in occidente gli esport sono una realtà giovanissima, la maggior parte delle squadre è nel business da poco più di 10 anni e quelli che arrivano a 20 si contano sulle dita di una mano. Le rivalità storiche, le sfide entrate nella leggenda e le qualificazioni ai mondiali appese a un click del mouse ci sono, è solo che il grande pubblico del gaming ancora non le conosce. Il calcio, per esempio, ha squadre centenarie che hanno superato i confini regionali e nazionali e ora sono brand mondiali. Gli esport hanno provato a fare la stessa cosa, ma non sono riusciti a raggiungere i livelli che speravano. I fan di League of Legends di tutto il mondo conoscono i Fnatic, i G2, i Cloud9 o i T1 ma queste organizzazioni non hanno ancora quella fanbase allargatissima che speravano.

Dal punto di vista di chi guarda, la strategia migliore per imparare ad amare una squadra è affezionarsi prima a un giocatore. Lo vedete giocare, è un asso e volete rubargli le mosse. Iniziate a seguirlo sui social, e in men che non si dica, sperando che vinca lui, iniziate a tifare per tutta la sua squadra. Quando cambia organizzazione potete scegliere se seguire il vostro idolo o se continuare a supportare il suo vecchio team perché nel frattempo, con vittorie, rimonte, sconfitte e sorprese, forse quell'organizzazione è riuscita a conquistare il vostro cuore. Poi ogni squadra del mondo esport non ha quasi mai un team su un gioco solo quindi affezionarsi a una organizzazione come i G2 o i nostrani Macko vuol dire anche espandere i propri orizzonti competitivi scoprendo nuovi titoli, nuovi player e nuovi campionati.

I videogiochi competitivi possono creare amicizie, relazioni e ricordi indimenticabili tanto giocando quanto guardando il proprio team preferito
I videogiochi competitivi possono creare amicizie, relazioni e ricordi indimenticabili tanto giocando quanto guardando il proprio team preferito

Gli esport hanno un potenziale incredibile per far divertire gli appassionati di videogiochi perché mettono alla prova tanto le abilità dei professionisti sui grandi palchi internazionali quanto le proprie una sera d'inverno in compagnia di amici. La barriera d'ingresso è pressoché inesistente grazie al fatto che quasi tutti i titoli sono free to play e ogni curva di apprendimento trova il suo modo di sorprendere quei giocatori che si ritrovano in sintonia con il game design. C'è spazio per migliorarsi, fare amicizia, sfogare la rabbia e portare a casa un mare di divertimento. Come in tutti i multiplayer online, però, lo spettro della tossicità è particolarmente presente nel mondo degli esport e qui il consiglio è uno solo: mutate il giocatore tossico, tutta la squadra se serve, non lasciate mai che un tizio qualunque si metta tra voi e la vostra scalata alla vetta.