GameStop USA in crisi: giochi mobile, streaming e tutte le altre cause del crollo 58

Dopo la mancata vendita continua la crisi di GameStop negli Stati Uniti: analizziamo a video le cause del crollo, tra giochi mobile, streaming e mercato digitale.

VIDEO di Raffaele Staccini   —   30/01/2019

GameStop non è più in vendita. La più grande catena di negozi specializzati in videogiochi ha annunciato di aver smesso di cercare un acquirente dopo il fallimento di numerosi negoziati. Una notizia che ha scosso i mercati, portando a un crollo del 27% del valore delle azioni del colosso americano. In questo nuovo video vi raccontiamo i dettagli e i possibili scenari per il futuro.

Nella giornata di ieri, martedì 29 gennaio 2019, GameStop Corporation ha annunciato di non essere riuscita a trovare un accordo per la vendita delle proprie quote di maggioranza a un investitore esterno. Si sono concluse così le trattative iniziate nel giugno scorso, che avevano visto l'interessamento, tra gli altri, dei fondi di investimento Sycamore Partners e Apollo Global Management. Secondo il Wall Street Journal, entrambi erano intenzionati ad acquisire GameStop e i suoi ottomila negozi nel mondo, di cui, lo ricordiamo, ben 370 solo in Italia. Si tratta di un altro duro colpo per la compagnia, il cui valore di mercato è crollato pesantemente negli ultimi anni: rispetto al picco del 2015, infatti, le azioni valgono oggi il 75% in meno.

Crollo Gamestop Dal 2015

Ma come si spiega questo rapido declino? Proprio come gli altri negozi di videogiochi con sedi fisiche, anche Gamestop ha subito la concorrenza dei colossi online e la pressione del mercato digitale. Un mercato che nel 2018 ha generato oltre 100 miliardi di dollari di ricavi, dei quali più di 60 sono arrivati dai giochi per dispositivi mobile. Numeri impressionanti, che secondo alcuni potrebbero portare alla scomparsa del mercato fisico già nel 2022. In un rapporto scritto per una compagnia di servizi finanziari chiamata Piper Jaffray, gli analisti Michael J. Olson e Yung Kim hanno infatti mostrato come la vendita dei giochi retail abbia subito un crollo di circa dieci punti percentuali ogni anno. Se dovesse mantenersi questo trend, da qui a 3 anni i ricavi per i videogiochi arriveranno solo dal digitale, anche grazie alla contemporanea crescita di nuovi servizi come PlayStation Now, di cui presto arriverà la beta anche in Italia, e Xbox Game Pass, che permettono di accedere a una vasta libreria di titoli in cambio di un abbonamento mensile. La possibilità di giocare in streaming potrebbe persino rendere superfluo l'acquisto di console sempre più performanti, eliminando così una barriera di ingresso importante per cominciare a giocare.

Per questo motivo non stupiscono i rumor che vorrebbero anche Apple interessata a creare una sorta di Netflix dei videogiochi e già impegnata a stringere accordi con gli sviluppatori. Certo, al momento si tratta di semplici voci, ma è indubbio che l'ingresso nel mercato della casa di Cupertino potrebbe generare degli scossoni non da poco, e non solo sulle speranze di sopravvivenza di Gamestop.

Ad ogni modo compagnia americana sta cercando di mantenersi a galla in tutti i modi possibili, andando a espandere sempre più il proprio interesse verso gli accessori e i collezionabili. Nel 2016 ha persino provato a diventare editore di videogiochi con l'etichetta Game Trust Games, annunciando di essere al lavoro per pubblicare i nuovi giochi di Ready At Dawn, Tequila Works e Frozenbyte. Tuttavia, dopo la pubblicazione e lo scarso successo di Song of the Deep in collaborazione con Insomniac Games, Game Trust è completamente sparita dai radar. Come se non bastasse, continua senza successo la ricerca di un amministratore delegato permanente, visto che Shane Kim, ex dirigente della divisione Xbox di Microsoft, sta occupando l'incarico ad interim ormai dal maggio 2018.

Nonostante le perdite per quasi mezzo miliardo di dollari annunciate a novembre e il calo generale di vendite per quanto riguarda console e videogiochi, nuovi e usati, restano comunque alcuni spiragli di ripresa, che potrebbero evitare a GameStop di fare la fine di colossi del passato come Blockbuster. Infatti l'ultimo rapporto finanziario di gennaio ha visto una buona crescita nei ricavi generati da accessori, collezionabili e prodotti digitali, spinti dalla sempre maggiore importanza delle valute per gli store online. Nei giorni scorsi è stata anche finalizzata la cessione per 700 milioni di dollari di Spring Mobile, una compagnia specializzata nella vendita di prodotti wireless che GameStop aveva acquisito nel 2013. Resta però da capire se, e come, questi soldi verranno reinvestiti o se serviranno solamente a ripianare i debiti prolungare un'agonia che potrebbe essere ormai diventata inarrestabile.

Ma come sempre è arrivato il momento di dire la vostra: come vedete la situazione di GameStop? E qual è stato fin a oggi il vostro rapporto con questa importante catena? Fatecelo sapere nei commenti al video.

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