GTA: Vice City, ricordiamo la città del vizio

In tanti chiedono a gran voce una remastered di GTA: Vice City, ma a mancarci probabilmente è la città, non il gioco

SPECIALE di Salvatore Pilò   —   29/08/2021
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Secondo delle recenti voci, i primi episodi 3D di Grand Theft Auto stanno per tornare in una versione ammodernata, e non sorprende che molti siano in fremente attesa di visitare di nuovo le città di Liberty City, Vice City e Los Santos. GTA III, GTA Vice City e GTA San Andreas hanno rappresentano per molti una tappa importante nella propria esperienza coi videogiochi, ridefinendo il linguaggio di un intero genere.

Uno dei Club più iconici di GTA Vice City
Uno dei Club più iconici di GTA Vice City

Al netto del contributo che questi tre giochi hanno dato all'industria, sono le esperienze vissute dai giocatori nei loro open world a renderli così "magici", e a giudicare dai commenti online in questo periodo, sembra che per molti dei fan la più iconica e amata di queste ambientazioni sia Vice City. L'avventura di Tommy Vercetti in quella Miami immaginaria è rimasta così impressa nel nei fan che ancora oggi se chiedete a qualcuno di quei luoghi, nella sua testa risuoneranno le tracce di radio Espantoso. Ma cos'ha GTA Vice City di così bello e particolare? Come mai è rimasto così radicato nel cuore e nella testa di tutti?

Welcome to Vice City

GTA Vice City, chi vuole una lap dance?
GTA Vice City, chi vuole una lap dance?

Sviluppato da Rockstar North, Vice City aveva dalla sua tutta una serie di elementi che, messi insieme, sono riusciti non solo a bissare l'incredibile successo di GTA III ma lo hanno anche superato segnando una nuova tacca sulla storia dell'evoluzione dell'open world. Tommy Vercetti, il protagonista, aveva stile da vendere e a differenza di Claude è ben scritto, studiato e strutturato per essere un personaggio a cui affezionarsi: prima di tutto non è muto come la sua controparte di Liberty City e in secondo luogo la sua ascesa criminale in città è figlia di una storia di intrighi e colpi di scena niente male al punto da rendere il suo arco narrativo letteralmente indimenticabile.

I personaggi che gli ronzano attorno sono scritti e rappresentati con la stessa verve e passione, dall'affascinante femme fatale Mercedes al tronfio e pazzo Ricardo Diaz. Niente sembrerebbe essere fuori posto e persino i personaggi secondari riescono a contribuire al realismo della rappresentazione di questa particolarissima Miami. Ed è proprio la città così ricca e così viva che è entrata nell'immaginario collettivo con una potenza e una forza inaudita. Tutti ci siamo innamorati di Vice City, dei suoi luoghi, dei suoi colori e della sua musica.

Il primo salvataggio in Vice City non si scorda mai
Il primo salvataggio in Vice City non si scorda mai

Allora come oggi gli anni '80 rappresentavano quel periodo storico estremamente "stiloso", gli anni in cui tutti quanti, non si sa bene perché, volevamo vivere: ecco che le strade di Little Haiti e le spiagge di Washington Beach ci sono entrate subito nel cuore. Si respiravano gli anni '80 in tutto, dalle luci ai colori, dallo stile di auto e cittadini alla colonna sonora. Ah, la colonna sonora di Vice City. Che meraviglia: una selezione di tracce così azzeccate che non esisteva una stazione radio migliore di un'altra. Così come la musica anche i "talk" sembravano autentici, contribuendo a dare quella verosimiglianza alla storia di Tommy e alla sua ascesa al potere.

Una città viva e vivace, ecco cosa ci piaceva così tanto del titolo: uscire dall'Ocean View Hotel e ritrovarsi catapultati in una metropoli che ci accoglie subito con la sua inaspettata pienezza. Ci sono i bagnanti che si apprestano a fare un giro in spiaggia, la polizia alle prese col crimine proprio all'angolo, e un piccolo bar in fondo alla strada in cui possiamo vedere decine di persone intente a bevicchiare qualcosa sulla vista di una delle strade più simboliche della serie. L'Hotel, la nostra prima zona franca in cui poter salvare la partita, è anche esplorabile, rivelando lo sfarzo tipico del passato criminoso di Tommy e sottolineando ancora una volta la cura per le ambientazioni di Vice City.

Un open world vivace e credibile

GTA Vice City: Ocean beach signori
GTA Vice City: Ocean beach signori

Ma è solo salendo a bordo della Oceanic, una delle prime auto che troviamo parcheggiata in strada, che si compie la vera "magia": la città si apre in tutto il suo splendore rivelando luoghi e personaggi caratterizzati fin troppo bene per restare semplicemente sullo sfondo. Gli abitanti di Vice City, seppur limitatamente, interagiscono con il mondo di gioco e reagiscono al nostro passaggio rivolgendoci la parola; lo fanno con frasi scriptate e ripetitive, certo, ma tanto bastava per mantenere in piedi l'illusione di un'ambientazione reattiva e dinamica.

Una rapida occhiata al Malibu, uno dei club più in di Vice City, ci catapulta direttamente in una delle classiche serate estive adolescenziali passate in localetti alla moda in spiaggia, così come un giro a Little Havana ci immerge direttamente in tutte quelle serie poliziesche che tanto amavamo (amiamo?) guardare in Tv. Passare per Starfish Island e guardare i villoni dei ricchi di Vice City ci faceva sognare e sperare che un giorno anche noi potessimo abitare in una casa troppo grande per sapere dove diamine abbiamo lasciato le chiavi dell'auto, così come un'occhiata fugace al Golf Club poco fuori Little Haiti bastava per concederci quel minuto di relax necessario fra una rapina e l'altra.

Demoltion Man era probabilmente la missione più frustrante di GTA Vice City
Demoltion Man era probabilmente la missione più frustrante di GTA Vice City

Insomma Vice City e tutti i suoi piccoli quartierini con i loro dettagli e i loro abitanti riesce ad imporsi come il protagonista principale della produzione Rockstar ancora più di Tommy, che non è altro che un altro attore fra i tanti. Ma nonostante tutto, quello che ricordiamo con così tanto affetto rappresenta soltanto una parte, quella bella, dell'esperienza vissuta all'epoca.

Rigiocare GTA Vice City oggi, vent'anni dopo, ci ricorda di quante imperfezioni avesse, e di quante volte abbiamo chiuso un occhio ai suoi problemi di ritmo e ai suoi vuoti, semplicemente perché troppo ammaliati dalle luci della città. C'è un momento in cui, d'un tratto, le missioni principali "spariscono" e ci si trova completamente disorientati, costretti a una scorpacciata di attività secondarie che porta alla fase finale del gioco.

Queste attività secondarie consistono in una serie di missioni da giocare per poter acquistare determinate attività e strutture, e vanno dal più noioso "consegna N gelati" al più frustrante giro in idrovolante per pubblicizzare il nostro prossimo film porno. Il tutto per guadagnare abbastanza da poter acquistare il prossimo luogo e accedere a successive missioni, reiterando e reiterando in un circolo vizioso di ore e ore di... nulla.

GTA Vice City: il gioco e la città

Un'illustrazione nel tipico stile della serie
Un'illustrazione nel tipico stile della serie

Quello nelle ultime ore di gioco è probabilmente il più grande torto che GTA Vice City potesse fare al giocatore, imponendogli di attraversare e vivere quella maledetta città che fino a un attimo prima stava esplorando e amando senza costrizione alcuna. Così consegnare la pizza o improvvisarsi tassisti non rappresenta più un passatempo divertente, ma diventa il focus del titolo. Nella più totale indifferenza e silenzio, GTA Vice City decide che la durata dell'avventura di Tommy va necessariamente dilatata tramite l'espediente più brutto e meschino di sempre: forzare il gameplay.

A quel tempo non era un problema, si tornava a casa da scuola e non era importante quello che si doveva fare o non fare nel videogioco: l'importante era accenderlo, digitare qualche codice e spegnere il cervello per qualche ora facendo esplodere cose a caso. A chi importava davvero di Tommy Vercetti e della sua avventura? A chi importava di dover aspettare dieci minuti di orologio davanti ad una lap dance per poter acquistare un locale notturno?

GTA Vice City: ci crediamo in una remastered?
GTA Vice City: ci crediamo in una remastered?

Nella missione Il Dodo del Dildo, chiudevamo un occhio davanti ai pessimi controlli dell'idrovolante, perché intanto ridevamo del nome e di quanto fosse stupido sfrecciare in quei cieli facendo cadere i volantini di un film porno. Idem per Demolition Man, una frustrante missione pensata male e realizzata peggio, in cui guidare un elicottero radiocomandato dentro un edificio in costruzione per posizionare delle cariche esplosive. Quello che contava al tempo era solo vivere Vice City e... è esattamente quello che conta e che vogliamo oggi. Se ci si esalta per una possibile rimasterizzazione di GTA Vice City non è per l'idea di rigiocare quelle missioni o rivivere quella storia, ma perché presto potremmo tornare a sfrecciare a Vice Point. Sotto sotto quello di cui abbiamo nostalgia non è il gioco, ma la musica, i colori, i personaggi e le emozioni che Vice City ci ha regalato.