Si sa, ogni generazione di console è dominata mediaticamente dalle grandi produzioni, quelle capaci di monopolizzare le home page dei siti specializzati e i discorsi sui social network. Tuttavia, all'ombra di questi giganti grafici e narrativi, si muove sempre una corrente più o meno sotterranea di titoli che, pur essendosi dimostrati delle esperienze gradevoli, non hanno incontrato quella fortuna commerciale o quel risalto mediatico che avrebbero meritato.
Vediamo allora quali sono quei titoli per PS5 che sarebbero degni di una chance ma che magari sono passati un po' in sordina; quei prodotti che non saranno dei capolavori, ma che sicuramente possono guadagnarsi un'occhiata da parte nostra; o comunque quei giochi che al momento della loro uscita abbiamo sì notato e che oggi - magari anche in seguito ad un'allettante riduzione di prezzo - ci potrebbero far dire "Toh, è vero, c'era anche questo da provare!"
Jusant
Cominciamo con Jusant, una produzione che ha fatto della verticalità e della tattilità la sua intera ragion d'essere. Scalare una torre immensa, priva della pressione del combattimento, ma ricca della sola sfida della gravità e della gestione della propria resistenza, è senza dubbio un atto che ridefinisce il ritmo del videogioco su console, che molto spesso si propone come frenetico.
Qui la potenza di PlayStation 5 non serve a generare esplosioni o scenari bellici, ma a rendere tangibile la consistenza della roccia, la tensione della corda e la vastità di un panorama che si svela lentamente man mano che si sale verso l'ignoto. Il titolo sviluppato da Don't Nod sul finire del 2023 ha ottenuto dalla critica voti più che dignitosi, ma è scivolato via troppo velocemente dalle discussioni mainstream, forse perché percepito come troppo silenzioso o troppo lontano dai canoni dell'action moderno.
La verità è che si è rivelata una delle esperienze più rilassanti e al contempo impegnative dal punto di vista motorio degli ultimi anni; un inno alla pazienza a cui potreste dare una possibilità tra una partita e l'altra a EA Sports FC o Call of Duty.
Wild Hearts
Molto diversa è invece la missione di Wild Hearts, un progetto ambizioso che nel 2023 ha tentato di sfidare il dominio assoluto di un franchise storico come Monster Hunter nel genere della caccia ai mostri, appunto. Sebbene il paragone con il "mostro sacro" di Capcom - espressione quanto mai azzeccata, in questo caso - sia stato immediato, l'opera di Omega Force ha introdotto un elemento di forte rottura tramite il sistema dei Karakuri, dei macchinari fabbricabili in tempo reale per modificare il campo di battaglia.
Insomma, Wild Hearts è stato una vera e propria boccata d'ossigeno che ha riservato ben più di una sorpresa al pubblico, eppure il lancio problematico dal punto di vista dell'ottimizzazione tecnica forse ne ha frenato la corsa iniziale. Sta di fatto che è comunque un'alternativa validissima se la vostra passione è quella della caccia, perché in grado di offrire una buona profondità strategica e soprattutto perché brilla per un design delle creature che attinge a piene mani dal folklore giapponese.
Immortals of Aveum
Un'altra esperienza che forse ha raccolto meno del dovuto, ma che si è comunque distinta per essere uno sparatutto di razza è Immortals of Aveum. Spesso etichettato frettolosamente come un semplice shooter magico, il titolo di Ascendant Studios ha dimostrato invece una coerenza narrativa e una spettacolarità sul fronte visivo che poco hanno da invidiare ai blockbuster più celebrati.
La scelta di abbandonare fucili a pompa e lanciarazzi a favore di una tripartizione della magia basata sui colori potrebbe apparire come un mero vezzo estetico, ma in verità è il perno su cui si appoggia un gameplay concitato che richiede un cambio di mentalità costante per superare le diverse resistenze nemiche. La stampa specializzata lo ha premiato con giudizi molto positivi, sebbene alcuni aspetti siano meno rifiniti di altri, ma chi è alla ricerca di una campagna single-player curata e priva delle lungaggini tipiche degli open world, ecco, magari potrebbe farci un pensierino. Occhio solo al livello di difficoltà, perché da un certo punto in poi, l'avventura potrebbe stimolare qualche imprecazione di troppo. Noi abbiamo avvisato.
The Forgotten City
Guardando alla scrittura e all'investigazione pura, The Forgotten City emerge come un piccolo miracolo di design narrativo e logico. Nato originariamente da una mod di Skyrim, il titolo sviluppato da Modern Storyteller - un nome che è tutto un programma - si è trasformato in un'opera autonoma che proietta il giocatore in un'Antica Roma alternativa per venire a capo di un intricato e affascinante mistero.
È un gioco che non ha bisogno di una grafica iper-realistica per colpire - anzi, sul versante tecnico dobbiamo ammettere che c'è più di un'incertezza -, e questo perché si affida totalmente alla logica del suo loop temporale stratificato che sembra strizzare anche un po' un occhio alle esperienze roguelike. Il nostro consiglio è quindi quello di concedergli qualche ora del vostro tempo, perché la soddisfazione che deriva dallo sbrogliare l'intrigante matassa narrativa di questa città sospesa nel tempo è una sensazione davvero molto gratificante.
Pentiment
Su una lunghezza d'onda simile, ma con un'estetica radicalmente diversa, si muove Pentiment, giallo storico il cui approdo su PS5 forse potrebbe essere sfuggito a molti. Quella di Obsidian è un'autentica lettera d'amore alla storia dell'arte e alla narrazione ramificata; narrazione che ci vede nei panni di Andreas Maler, miniaturista che si trova a dover indagare su una serie di misteriosi crimini nell'Alta Baviera del XVI secolo. Molti utenti potrebbero essere inizialmente scoraggiati dal suo stile grafico che richiama i manoscritti miniati di qualche secolo fa, ma fermarsi alla superficie sarebbe un errore imperdonabile.
Pentiment è infatti un'opera di una profondità rara, costruita sui dialoghi come poche altre in circolazione e che riesce a rendere appassionante lo studio della storia e dell'evoluzione sociale di un piccolo borgo bavarese attraverso gli occhi di un artista. Per farla breve è dunque il gioco ideale per quelle serate in cui si ha voglia di vivere una grande storia e di sentirsi parte attiva di un mondo che cambia sotto i propri occhi, affrontando temi come la fede, il potere e la memoria collettiva.
Deliver Us Mars
Cambiamo completamente genere e fiondiamoci nella fantascienza più pura e malinconica con Deliver Us Mars. Quella confezionata da KeokeN Interactive è la storia di un ricongiungimento familiare, ambientata sulle desolate sabbie rosse di Marte, dove la tecnologia è tanto un mezzo di salvezza quanto un monito costante del fallimento umano.
La vicenda vede l'umanità sull'orlo dell'estinzione, con il nostro compito che è quello di raggiungere il Pianeta Rosso per provare ad assicurare la salvezza alla nostra specie. Nonostante qualche incertezza produttiva e una linearità magari pure eccessiva, l'avventura si dimostra sempre coinvolgente, dall'inizio fino ai titoli di coda, e merita di essere vissuta per la sua capacità di emozionare e per il modo in cui mette l'ambientazione spaziale al servizio di un dramma umano che tocca corde emotive universali.
Pacific Drive
Se parliamo di ambientazioni originali, non si può non menzionare Pacific Drive, un titolo che ridefinisce il concetto di sopravvivenza legandolo a doppio filo a un mezzo meccanico. L'idea di Ironwood Studio è stata infatti quella di rendere una vecchia station wagon il fulcro dell'esperienza, nonché la sua vera protagonista; un oggetto che di fatto è l'unica protezione per il giocatore contro le anomalie di una zona ostile caratterizzata da radiazioni, un vero e proprio collasso ambientale e, tanto per non farci mancare nulla, anche orrori soprannaturali.
Se siete fan di tutto ciò che ruota attorno alle modifiche di un'automobile e amate tutto quello che può essere definito "viaggio", Pacific Drive potrebbe senza dubbio regalarvi qualche ora di puro piacere, anche al netto di una trama e di personaggi non proprio memorabili. Cambiare una ruota o riparare un faro arrugginito può fare la differenza tra una fuga riuscita e una fine ingloriosa, ma è proprio questo legame tra uomo e macchina ad essere quell'elemento che ha reso questo gioco così originale e così pieno di atmosfera.
Banishers: Ghosts of New Eden
Don't Nod riappare nella nostra lista con un'altra gemma che ha saputo mescolare l'azione classica con una narrazione matura e dai toni soprannaturali, ovvero Banishers: Ghosts of New Eden. Ora, di questo gioco si sarà pure parlato a sufficienza all'epoca della sua uscita nel febbraio del 2024, ma in un mercato saturo di sequel e remake vogliamo comunque celebrarlo come una nuova proprietà intellettuale che ha avuto il coraggio di proporre una storia tragica immersa nel folklore coloniale americano del diciassettesimo secolo.
Il dualismo tra i due protagonisti, Red e Antea, uno vivo e l'altra spirito, si riflette in un gameplay che richiede di alternare le abilità di entrambi a seconda delle situazioni, specie in combattimento, ma è nel sistema di indagini e di scelte che il gioco trova la sua vera grandezza, tra implicazioni etiche e ambiguità che mettono a dura prova la moralità dell'utente. Come Jusant, purtroppo anche Banishers è stato un sonoro flop commerciale per Don't Nod; tuttavia la sua qualità non è in discussione e, se cercate un'avventura solida e dallo scenario decisamente originale, potreste farci un pensierino.
Sword of the Sea
Sword of the Sea si pone invece come l'ideale punto d'incontro tra videogioco e poesia visiva in movimento, questo perché l'opera di Giant Squid è essenzialmente un'esperienza di carattere estetico, e come tale va approcciata. Dal punto di vista artistico, infatti, siamo su vette elevatissime; da quello narrativo, invece, siamo di nuovo in quel solco di storytelling muto che ha segnato la storia recente del medium come forma d'arte; alla Journey, tanto per intenderci.
Sfrecciare sulla sabbia cavalcando la nostra spada di luce alla ricerca di qualcosa da fare è un'esperienza sensoriale che, bisogna ammetterlo, potrebbe non essere adatta a tutti i palati, ma se mirate alla bellezza e a un senso di libertà quasi dimenticato in molti titoli moderni, potreste essere proprio nel posto giusto.
Sektori
E chiudiamo con Sektori, twin-stick shooter che rappresenta la quintessenza dell'azione arcade moderna, martellante e soprattutto ipnotica. La sua uscita a novembre 2025 è passata quasi inosservata ed è un vero peccato, perché questo titolo mette sul piatto un gameplay semplice e immediato, una grande rigiocabilità e delle sfide che richiedono una massiccia dose di concentrazione da parte dell'utente.
Come gran parte dei twin-stick shooter è chiaramente un'esperienza che vive di riflessi e di una simbiosi totale tra il giocatore e il controller; un'esperienza in cui ogni errore di valutazione può fare la differenza e rovinare tutto. Insomma, è il classico prodotto che si scopre quasi per caso e che però, dopo pochi minuti di gioco, fa sorgere spontanea la domanda sul perché non se ne sia parlato di più a livello mediatico. Fatevi un favore e provatelo, non ve ne pentirete.
La libreria di PS5 contiene quindi un sottobosco di produzioni magari non imprescindibili per ogni possessore della console Sony ma comunque meritevoli di attenzione o di un recupero a tempo perso. Ve ne vengono in mente altre da consigliare? I commenti qui sotto aspettano soltanto voi.