Link's Awakening, il provato 28

Abbiamo iniziato a giocare con la versione definitiva del remake di The Legend of Zelda: Link's Awakening: ecco le nostre prime sensazioni

ANTEPRIMA di Alessandro Bacchetta   —   13/09/2019

Indice

La prima immagine che abbiamo visto di questo remake, nella Nintendo Direct di qualche mese fa, è la stessa che abbiamo ammirato una volta lanciata la versione finale del gioco: ci riferiamo all'introduzione animata, smaccatamente nipponica, in cui Link perde il controllo della sua barchetta e, traghettato dalle onde nella feroce tempesta, raggiunge inerme l'isola di Koholint. Da lì, durante la stessa introduzione, lo stile grafico cambia subitaneamente, virando su quello delizioso (e infantile) che potete osservare nelle foto qua attorno: in questo splendido diorama che vi accompagnerà per tutta l'avventura, Marin, una giovane ragazza fulva, trova Link sulla spiaggia, e lo salva. Come spesso accade in The Legend of Zelda, dopo aver deciso il nome del protagonista, l'avventura parte alzandosi da un letto. Ma prima di avanzare nella descrizione, vi facciamo notare alcuni dettagli che hanno attirato la nostra attenzione.

Link's Awakening ha un nuovo logo, con palme e spiaggia, ma esibisce anche una diversa scritta "The Legend of Zelda", almeno rispetto all'originale: sono gli stessi caratteri di Breath of the Wild, quelli erosi dal tempo. Che qui non c'entrano molto, ma evidentemente è diventata la nuova versione canonica della scritta. Il capitolo per Wii U e Switch ha influenzato anche il menu iniziale, che esibisce un minimalismo - pur adornato da una tonalità aurea - poco consono all'estetica generale di Link's Awakening.

L'accompagnamento sonoro è, come spesso accade in questa saga, eccezionale fin dall'inizio: tuttavia non possiamo che notare l'incoerenza stilistica appena riscontrata. In pochi secondi siamo passati da un filmato disegnato a mano (che sembra uscito da un anime giapponese di qualche anno fa) a un micromondo tridimensionale di plastilina, senza trascurare l'interfaccia minimale che cozza un po' con entrambi.

Piccolo o eroico?

Chi ha già giocato Link's Awakening, saprà benissimo che anche nel gioco originale, uscito nel 1993 su Game Boy, lo stile grafico variava molto tra l'introduzione animata - molto più elementare, ma già presente all'epoca - e l'effettivo inizio dell'avventura. Non siamo certo noi a smentirlo. Tuttavia all'epoca era normale una diversificazione del genere, altrimenti, visti i limiti tecnologici, un filmato introduttivo non si sarebbe proprio potuto fare: un video simile aiutava anche a immaginare il resto del gioco, a vedere in quei pochi sprite verdognoli lo stesso Link eroico ammirato nell'introduzione. Adesso le cose sono cambiate molto, e quell'apprezzabile animazione ci sembra più che un omaggio al passato che una scelta coerente all'attualità: ed è questo il dubbio principale che abbiamo per questo remake. In senso figurato chiaramente, non in modo limitato allo stile grafico. Quanto sarà ancora apprezzabile un gioco del 1993, realizzato su e per Game Boy? Quanto sarà ancora sensato, soprattutto?

Non bisogna dimenticare che, giocandolo adesso, sembra un The Legend of Zelda cesellato e denso all'inverosimile; tuttavia, all'epoca era l'avventura più vasta, imponente e sontuosa che si potesse realizzare su quella piattaforma. Era diviso in quadranti per necessità, era denso per lo stesso motivo. Link's Awakening nemmeno per un attimo desiderava apparire carino e cesellato: lo era, sicuramente lo era. Ma il suo obbiettivo, e su Game Boy ci riusciva eccome, era fornire un'avventura complessa e straniante. E non parliamo solamente delle famose citazioni delle altre saghe (i Goomba e i Categnacci da Super Mario, ad esempio); ci riferiamo proprio all'assurdità di alcuni abitanti, alla mostruosità al limite del surreale di certi nemici. Ecco, questo remake ci ha dato l'impressione di perseguire solo in parte quello spirito. E forse giustamente. Non c'era possibilità di rimanere fedeli sia all'anima che al contenuto del gioco, ed è stata fatta una scelta chiara.

Il gioco

Finora vi abbiamo esternato i principali dubbi che abbiamo avuto, soprattutto a livello concettuale, e consci della natura ammodernante di questo progetto: tuttavia l'aspetto più importante rimane che, pad alla mano, si tratta ancora di un gioco fantastico. Ulteriormente aiutato dai pulsanti di Nintendo Switch, ben più ricchi di quelli del Game Boy, che permettono di trasportare contemporaneamente due oggetti, oltre alla spada e allo scudo (al solito, associato al dorsale destro). Un po' a sorpresa ci siamo resi conto che il controllo non è davvero analogico, pur essendo gestito col control stick, bensì limitato a otto direzioni principali: non dà fastidio spostando Link per la mappa, anzi, nei dungeon è probabilmente più adatto, comunque girando il protagonista sul posto - a 360° - è una cosa che si nota bene. Una buona notizia per gli esperti: è possibile iniziare l'avventura già in Modalità Eroica, quindi coi nemici che infliggono il doppio dei danni - a complicare ulteriormente l'inizio - e con l'impossibilità di racimolare cuori tagliando l'erba. Già, i cari vecchi prati di The Legend of Zelda, che sobillano il nostro lato ossessivo, tentandoci ogni volta di tagliarli tutti, casella per casella: celano cuori, ma anche rupie, e a volte perfino power-up.



Più volte ci siamo domandati come sarà, per chi ha conosciuto la serie con Breath of the Wild, passare a questo gioco: sarà strano, non abbiamo dubbi. L'esplorazione è quasi sempre limitata da un un elemento - un fiore, una buca - che per essere oltrepassato necessita di un particolare oggetto. Non si possono scalare alberi, né incendiare gli steli d'erba. Comunque questa non è una colpa di Link's Awakening e, onestamente, non è nemmeno un limite: una volta entrati nel suo mondo, si scopre che le sue regole funzionano ancora benissimo. Esplorare con fluidità Koholint, una volta composta da tanti riquadri, è davvero un piacere.

Siamo dentro al secondo dungeon, e del tutto incerti sull'impressione finale che ci lascerà il gioco. Una cosa è certa: da guardare è splendido. Viene voglia di afferrare Link con le dita, per metterlo sul tavolino di casa.

Siamo all'inizio di Link's Awakening, per la precisione a metà del secondo dungeon. Abbiamo alcuni punti fermi, e cioè che si tratta di un'avventura graficamente adorabile, ed estremamente piacevole da giocare, e da esplorare. Tuttavia abbiamo ancora molti dubbi sulla qualità complessiva dell'opera, sulla sua sensatezza: nel 1993 era il più grande titolo che potesse esistere su Game Boy, con dei mostri quasi surreali e un'atmosfera straniante. Adesso è talmente grazioso che difficilmente riuscirà a stordirci: le meccaniche restano di qualità adamantina, ma lo spirito è totalmente diverso. Ecco, su un elemento siamo sicuri: voi penserete che non ci voglia un genio a capirlo, ed effettivamente era intuibile, ma giocarci ce lo ha reso inconfutabile... sono passati quasi trent'anni, e Link's Awakening, pur identico nei contenuti, ormai non c'entra quasi niente col sé stesso dell'epoca.

CERTEZZE

  • Splendido stile grafico
  • Ottimi controlli
  • Meccaniche ancora valide...
  • ... e, volendo, modalità Eroica fin da subito

DUBBI

  • Framerate imperfetto
  • Troppo zuccheroso?
  • Che valore ha nel 2019?