Nintendo Game Boy: 10 cose che (forse) non sapevate 9

Concludiamo i festeggiamenti per i 30 anni del Game Boy raccontandovi a video 10 curiosità sulla console Nintendo che forse ancora non sapevate.

VIDEO di Raffaele Staccini   —   24/04/2019

Indice

Il Game Boy ha appena compiuto trent'anni! Era infatti il 21 aprile 1989 quando la console Nintendo è arrivata per la prima volta sul mercato giapponese. Per celebrare questo anniversario abbiamo deciso di raccogliere 10 curiosità sulla console, 10 cose che forse non sapevate ancora.

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Dame Game

Il nome in codice originale del Game Boy era "Dot Matrix Game", ovvero DMG, in riferimento alla tipologia di schermo LCD che il team voleva utilizzare per la console. Una sigla che all'interno di Nintendo ha però regalato al Game Boy un soprannome tutt'altro che simpatico. A causa di alcuni problemi nello sviluppo, soprattutto legati alla leggibilità delle immagini a schermo, alcuni dipendenti hanno infatti rinominato per lungo tempo la console Dame Game, ovvero "gioco senza speranza".

Il primo gioco per Game Boy

A differenza di quello che si è portati a pensare, non sono stati titoli di lancio come Tetris o Super Mario Land i primi giochi per Game Boy. Durante la fase di progettazione, il team di Gunpei Yokoi aveva infatti sviluppato Tombo Tori. Si trattava di un software molto basilare, con delle libellule che volavano ai quattro angoli dello schermo mentre il giocatore cercava di catturarle con una piccola rete a farfalla.

Figlio di un'agenda

Il primo schermo ritenuto effettivamente valido fu quello di un'agenda elettronica. Si trattava della PA-7000, il primo assistente personale digitale, o PDA, commercializzato da Sharp a partire dal gennaio 1987. Aveva uno schermo LCD Dot Matrix da 92x32 pixel, capace di riprodurre non solo le lettere di uno degli alfabeti giapponesi di base, ovvero il katakana, ma persino gli ideogrammi, vale a dire i kanji. Fu questo schermo a dare una svolta alle ricerche del team e a far entrare il progetto DMG in piena fase di sviluppo, anche se non fu quello definitivo della console.

Pa7000

Nintendo Game Gear

A proposito di schermi, la versione finale del Game Boy avrebbe montato proprio una versione avanzata dello schermo LCD prodotto da Sharp. Pochi sanno tuttavia che la partnership tra Sharp e Nintendo, iniziata ai tempi dei Game & Watch, era praticamente saltata durante la progettazione della console portatile. ​​Il team di Yokoi aveva infatti raggiunto un accordo di massima con Citizen, anzi, aveva già firmato per la fornitura di schermi di qualità a un prezzo inferiore rispetto all'offerta di Sharp. Con un vero e proprio colpo di scena, però, Sharp fece irruzione negli studi Nintendo subito dopo la firma del contratto con Citizen, andando a trattare direttamente con il presidente Hiroshi Yamauchi e ottenendo l'accordo. ​​Citizen sembrò accettare di buon grado il voltafaccia, ma a quanto pare stava già preparando una contro mossa. Il 6 ottobre 1990 sarebbe infatti uscito il Game Gear, la console portatile di Sega con schermi prodotti proprio da Citizen. Ma non è tutto, perché secondo Yoshihiro Taki, uno dei responsabili del progetto, l'architettura della console, la sua data di uscita e altri dettagli erano incredibilmente simili a quelli immaginati in un progetto di console a colori fittizio prospettato a Citizen da Nintendo per provare a tenerli buoni dopo il mancato accordo.

Ok, il prezzo è giusto

Al momento dell'uscita in Giappone, il 21 aprile 1989, il Game Boy costava 12800 yen. Un prezzo piuttosto aggressivo sul mercato, visto che il Famicom all'epoca veniva venduto a 14800 yen. Il presidente Hiroshi Yamauchi avrebbe però voluto venderla a un prezzo ancora più basso: "dovrà costare non più di 10000 yen", aveva detto a Yokoi nelle fasi iniziali del progetto. Un obiettivo che il team aveva faticosamente raggiunto, ma tutti gli sforzi sarebbero stati infine vanificati da un nuovo sistema di dazi imposto dal governo giapponese su alcuni componenti elettronici, incluse le RAM. In questo modo, la compagnia ha dovuto alzare il prezzo della console e, per compensare, ha deciso di offrire agli acquirenti niente meno che un set di batterie e degli auricolari stereo per godere al meglio le musiche del gioco.

Non chiamatelo Famicon Pocket!

Il nome Game Boy è diventato sinonimo di console portatile per anni, ma a dispetto di ciò che si potrebbe pensare, il nome della console non è il frutto di un oculato studio di marketing, bensì di una ripicca, di una presa di posizione forte di Gunpei Yokoi. Il capo della divisione Ricerca e Sviluppo al lavoro sul progetto, infatti aveva sempre avuto una posizione di primo piano tra i dipendenti di Nintendo e aveva mal digerito il successo della console del suo collega e rivale della divisione 2, Masayuki Uemura. Per questo avrebbe accettato qualsiasi nome, a patto che non includesse il termine Famicom. Ma da dove arriva allora il nome Game Boy? Il nome venne scelto durante una riunione del 1 giugno 1988: fu allora che Satoru Okada, braccio destro di Yokoi, fece una proposta che avrebbe messo d'accordo tutti, ovvero Game Boy. Curiosamente l'idea deriva dal nome di una rivista di un'omonima rivista di videogiochi giapponese, che per puro caso era su una scrivania insieme ad alcuni numeri di Famitsu. Il nome piacque però tanto a Yokoi che non volle cambiarlo nemmeno quando gli fecero notare che la parola Boy avrebbe escluso le ragazze: "E allora - avrebbe replicato Gunpei - è come per il Walkman di Sony, no?".

Game "Girl"

Alla fine, i fatti diedero ragione a Yokoi. Infatti il Game Boy fu una delle prime console ad avere successo tra il pubblico femminile. Nel 1995 Nintendo annunciò infatti che il 46% degli utilizzatori del Game Boy erano ragazze, contro il 29% del NES. Un dato che da allora è diventato di capitale importanza per il marketing di Nintendo.

Un Game Boy nello spazio

Il primo Game Boy è arrivato nello spazio il 1 luglio del 1993. Infatti, fu proprio in quell'anno che l'astronauta russo Aleksandr Serebrov aveva portato il suo Game Boy nella missione spaziale Soyuz TM-17 verso la stazione Mir. In questo modo la console ha orbitato 3000 volte intorno alla Terra prima di tornare a casa sana e salva 196 giorni dopo la partenza. Pensate che nel 2011 la macchina è stata battuta all'asta a New York insieme a altri souvenir spaziali ed è stata acquistata per ben 1220 dollari.

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Barare sul Game Boy

Cheat, o trucchi che dir si voglia, sono da sempre una realtà associata a qualsiasi piattaforma di gioco. Il Game Boy, ovviamente, non fece eccezione, e già all'inizio degli anni novanta, Codemasters era riuscita a bucare la console attraverso il classico processo di reverse engineening. Fu così che nacque la cartuccia di cheat Game Genie, che dava ai giocatori la possibilità di avere vite infinite e altre agevolazioni. Il team che ha lavorato alla cartuccia ha aperto praticamente ogni gioco esistente solo per scrivere nuovi codici e trucchi.

Non solo un videogioco

Nel 1992, con l'arrivo di palmari come lo Psion serie 3 o l'Apple Newton, un'azienda chiamata Fabtek creò un'app, il Work Boy, che avrebbe permesso al Game Boy di avere una tastiera e funzioni come un diario, una calcolatrice e un convertitore di valuta. Purtroppo l'app non venne mai commercializzata, ma la console Nintendo trovò comunque un'applicazione pratica molto interessante: a quanto pare, infatti, poteva essere utilizzata come strumento di diagnostica per alcuni mezzi a motore.

Diagnostica

Queste erano solo dieci delle tante curiosità che circolano intorno al mondo del Game Boy, ma ce ne sono tantissime altre che abbiamo scartato per questa selezione. Vi invitiamo quindi a postare ognuno una curiosità nei commenti. L'obiettivo? Ovviamente arrivare almeno a 30, una per ogni anno di questa eccezionale console!

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